Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Carmen di Bizet alla Scala di Milano: a poche ore dalla prima, ancora un paio di considerazioni semiserie.

Scrivere qualcosa che non sia scontato e/o banale sulla Carmen di Bizet, che aprirà lunedì prossimo la stagione operistica alla Scala di Milano, non è facile.
Sarebbe facile invece prendere i sacri testi e avviare un mesto lavoro di copia e incolla, e anche questo si è già visto in giro troppe volte.
L’opera è popolarissima o perlomeno la vicenda è piuttosto conosciuta, se non nota a tutti.
Ci posso provare, però, magari cominciando col riportare fedelmente (beh, nella traduzione italiana) un passo della novella di Prosper Mérimée dalla quale Henri Meilhac e Ludovic Halévy trassero ispirazione per il libretto. Ho scritto trassero ispirazione non a caso, come vedremo più avanti.
 
“Alzai lo sguardo e la vidi. Era venerdì e non lo dimenticherò mai. All’inizio non mi piacque e tornai al mio lavoro, ma lei secondo il costume delle donne e dei gatti, che non vengono quando si chiamano e vengono quando non si chiamano, mi si parò davanti e mi rivolse la parola.” (Don José)
 
Poi ecco un breve passo dall’arcinota habanera, sempre tradotto in italiano, dal libretto dell’opera.
 
 
“Se tu non mi ami, io ti amo-se io ti amo…bada a te!” (Carmen)
 
Opera di contraddizioni, di antagonismi, di furori, d’incomprensioni.
Una composizione che ha rischiato il lieto fine e probabilmente, in questo caso, si sarebbe assicurata l’oblio, confusa tra la melassa  indistinta delle opere note solo ai musicologi più agguerriti.
Sì, perché i dirigenti del Teatro dell’Opéra Comique di Parigi, avrebbero preferito un finale rosa invece che rosso sangue, tanto da consigliare agli spettatori di lasciare a casa madri e figli: uno spettacolo a luci rosse, XXX rated, per quei tempi.
Le cronache dell’epoca (esagerando un po’) parlano di un fiasco alla prima, il 3 marzo 1875. Eppure in qualche modo lo spettacolo dovette colpire il pubblico se appena qualche mese dopo, il 3 giugno, i funerali di Georges Bizet, inopinatamente scomparso, furono seguiti da una marea di persone.
Il musicista francese aveva riscosso un discreto successo solo con Les Pêcheurs de perles (I pescatori di perle), gli altri suoi lavori erano passati quasi inosservati.
Opera di tradimenti.
Il più clamoroso e forse meno noto al pubblico quello di Nietzsche, che di fronte alla concretezza della drammaturgia di Carmen abiurò il suo amore per la musica di un tale che si chiamava Richard Wagner, compositore nebuloso e che non aveva certo il dono della sintesi (strasmile).
Opera di folli rincorse.
Nei primi due atti Carmen “corre dietro” a Don José, negli ultimi due ad inseguire è proprio il soldato contrabbandiere.
I librettisti fecero un lavoro incredibile, come ho detto all’inizio, tanto da trasformare un umile picador (questo è nel testo originale) nel torero Escamillo: un’icona del machismo, un Don Giovanni senza tormenti interiori. Una botta e via, se due meglio, altrimenti c’è un’altra donna pronta che aspetta da qualche parte.
L’antagonista di Don José.
Anche Carmen, personaggio forte, aveva bisogno di un contraltare e allora ecco che i due (librettisti) s’inventano Micaela (non esiste nella novella), che è tutt’altro che una biondina scipita. Micaela è una doppia sfida per Don José, perché è da sposare e soprattutto, perché è la sua connessione (in)conscia con la madre lontana.
Questo tratto archetipo della moglie-madre sembra sia sottolineato nella regia di Emma Dante e mi fornisce l’occasione di fare un piccolo inciso.
Mai come quest’anno l’opera che inaugura la Scala è stata oggetto di speculazione sul web e non solo, visto che io, ad esempio, ho già sentito la registrazione di una delle prove generali.
Inoltre, c’è stato il “fattaccio” della defezione imprevista del tenore Jonas Kaufmann alla recita dedicata agli under 30, che ci ha riportato, seppur per motivi diversi, all’atmosfera dell’anno scorso, quando Giuseppe Filianoti fu protestato alla vigilia della prima in favore di Stuart Neill.
Per l’occasione scrissi, o meglio non scrissi questo.
Sembra che Kaufmann ce la faccia per lunedì, ma un doppio in bocca al lupo è d’obbligo!
Torniamo a qualche altra considerazione sulla nostra gitana.
Carmen è un personaggio da “Fuori orario” di Scorsese, che ti catapulta in un mondo che non conoscevi ma che ti attrae.
Anche lei ricorda Don Giovanni, o forse, meglio, il mito di Don Giovanni: fa la vita che le piace, senza pentimenti, sino alle estreme conseguenze. Una donna doppiamente diversa, zingara e libera.
Poi, certo, un musicologo serio o un critico decente parlerebbe degli interventi dei filologi: Oeser, Guirod, Didion, analogie con lo singspiel tedesco ma da questi pulpiti si ammanisce roba semiseria, mica cultura.
Io la penso così, sulla questione recitativi o dialoghi parlati: recitativi, perché i cantanti sono spesso pessimi attori. Spero che gli artisti cantino bene, se la prima alla Scala sarà un successo il motivo consisterà in questo ed eclisserà anche la concertazione, qualsiasi sia, di Daniel Barenboim.
Passerà in secondo piano anche la già discussa regia di Emma Dante, in cui vedo il pericolo che per evitare uno stucchevole folklorismo spagnoleggiante cada nella rappresentazione della sicilianità da esportazione e cartolina illustrata. Sarebbe peggio ancora.
Voglio dire, un compositore che fu costretto dalle bizze della diva di turno (Célestine Galli-Marié) a riscrivere un’aria 13 volte, non meriterebbe tale affronto (strasmile).
Direi che a questo punto siamo tutti pronti a vedere e sentire questa bellissima opera, i riferimenti in tal senso sono nel post precedente. Non mancherà ovviamente RADIO3.
 
Pure la recensione semiseria arriverà, però mi preme molto sottolineare che a Fidenza, dopo l’appello che potete trovare qui e che è stato raccolto dalle migliori menti del Paese (strasmile), qualcosa si muove in senso positivo.
Sicuramente il merito non è solo della mobilitazione e delle firme, ma è anche certo che si è trattato di un’iniziativa positiva.
A presto, quindi.
 
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4 risposte a “Carmen di Bizet alla Scala di Milano: a poche ore dalla prima, ancora un paio di considerazioni semiserie.

  1. Princy60 6 dicembre 2009 alle 12:17 pm

    amfortas: bravo! incisivo e originale!

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  2. amfortas 6 dicembre 2009 alle 5:11 pm

    Marina, troppo buona, si fa il possibile 🙂
    Ciao!

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  3. mamikazen 6 dicembre 2009 alle 9:57 pm

    Ho due archetipi operistici: Barbiere e Carmen.
    Mai due archetipi più lontani tra loro albergarono nell’animo di una bimba, probabilmente.
    Mio padre, che adorava – e adora – il Barbiere, me lo infliggeva nei lunghi viaggi in auto per andare a trovare i parenti nella bassa marca. A otto anni cantavo a memoria tutto il primo atto.
    Mia madre è stata ossessionata tutta la vita da Carmen, ed è stata la prima opera che mi ha portato a vedere, a quattordici anni, allo sferisterio di macerata. Una carmen sui pattini a rotelle, ambientata nella new york degli anni ’80 (del ‘900, s’intende), con josé sbirro (povero carreras,quante ne hai viste in vita tua) ed escamillo pugile e carmen… beh, immaginate voi. Mia madre non lo sapeva e per poco non l’è venuto un colpo, io invece mi sono divertita e immunizzata, da quella volta riesco a godermi qualsiasi cosa a teatro astraendomi dalla messa in scena (posso ben affermare "je dis que rien m’epouvante"!)
    ma che mi dici di questa nuova fantastica mezzos. di cui tanto si favoleggia?

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  4. amfortas 7 dicembre 2009 alle 11:22 am

    mami, belli i tuoi aneddoti! Certo che i cantanti, con le regie…
    Della protagonista di questa Carmen scaligera ti posso dire che da quello che ho sentito e se canta come in prova, sarà l’autentica sorpresa della serata.
    L’emozione è una brutta bestia, però…
    Ciao e grazie!

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