Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

E lucevan le stalle.

Prendo spunto dall’accorato appello che mi ha fatto mamikazen nei commenti al post precedente per scrivere due righe due sullo spettacolo “Mettiamoci all’opera”, che è andato in onda su RAI1 la sera di Santo Stefano.
Ok, faceva cagare, per usare un termine molto tecnico. Una stalla.
Su OperaClick abbiamo lanciato un sondaggio sul gradimento dello spettacolo da parte dei melomani, e i risultati seppur parziali e da confermare (mi sento come un politico qualsiasi dopo la chiusura dei seggi d’un’elezione qualsiasi, strasmile) parlano chiaro.
Credo però che siano opportune un paio di considerazioni.
Innanzitutto la trasmissione ha incassato uno share discreto, il 18% per 3.504.000 spettatori, mica sono pochi. Mi riferisco a questo dato perché introduce la successiva considerazione e cioè che per i dirigenti della televisione conta solo questo, lo share, che è il dato decisivo per vendere gli spazi pubblicitari.
Il numero di spettatori, per me sorprendentemente alto, si è potuto ottenere grazie a tutte quelle che noi melomani consideriamo vere e proprie porcherie: il taglio delle arie, gli interventi da idiozia pura di Francesco Salvi e Lillo&Greg, le risate da deficiente di Fabrizio Frizzi.
Molto banalmente, dobbiamo farcene una ragione, in televisione tutto viene livellato verso il basso e una trasmissione seria sull’opera non avrebbe senso perché incongrua con gli obiettivi della RAI che, lo ribadisco, non sono fare cultura (per favore…) ma raggiungere un numero consistente di spettatori.
La musica lirica è argomento di nicchia, al pari di molte altre discipline, e quindi se la discriminante sono le percentuali d’ascolto o si organizza una baracconata o non si fa niente.
Io preferisco niente.
Se proprio si deve fare qualcosa sarebbe bene puntare su giovani veri, magari tra i tanti che girano inutilmente il mondo facendo concorsi di canto o tra coloro che affollano i conservatori, non su cantanti già in carriera (per quanto modesta) come Sonia Visentin di cui c’è ampio curriculum disponibile in Rete (ricordo che la quantità non fa la qualità).
E poi, giovani chi? Non certo questi concorrenti, almeno non tutti. Ci si può considerare giovani, nella prospettiva di tentare una carriera nella musica lirica, a 25 anni al massimo, dopo si passa nel limbo (ma più spesso è un inferno) delle eterne promesse mai mantenute.
Tutto qui.
Buona settimana a tutti.
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14 risposte a “E lucevan le stalle.

  1. utente anonimo 28 dicembre 2009 alle 5:16 pm

    ma, io credo che siamo un pò duri nel giudicare. lo spettacolo faceva si cagare, ma -a parer mio- può avvicinare gli spettatori, il grande pubblico ai teatri d’opera. se l’opera fosse popolare come il calcio nessun imbecille di ministro taglierebbe il budget del fus, rischiando di essere linciato.
    i teatri italiani sono spesso mezzi vuoti ahimé! magari spettacoli come questi possono avvicinare nuovo pubblico. almeno, lo spero. non vorrei che la risata imbecille di frizzi sortisse l’effetto contrario…
    saluti

    ps. bel blog. aspettiamo il post con la lista dei 10 migliori personaggi/cantanti e spettacoli d’opera del decennio. non puoi sottrarti! é tradizione!

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  2. daland 28 dicembre 2009 alle 5:44 pm

    Scusate,  ma sabato sera, alle 21, era finita da poco la diretta dal MET di una più che discreta (anche se tagliuzzata ) Elektra diretta da tale Fabio Luisi.

    Che si potesse, dopo tanto Strauss, mettersi a guardare un caravanserraglio quale quello di Frizzi, è per me cosa degna solo di masochisti. Oppure (come nel caso di 3.500.000 italiani) di gente cui della lirica "nun glie ne pò ffregà dde meno!" 

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  3. amfortas 28 dicembre 2009 alle 5:44 pm

    1, insomma che i teatri siano mezzi vuoti non è vero dai, anzi, di solito si fatica a trovare i biglietti. Hai ragione sui ministri e i tagli al FUS, il teatro non è un serbatoio di voti, non lo è la cultura in generale.
    Io, opinione personale, ho molti dubbi che qualcuno s’avvicini all’opera vedendo spettacoli come questo, però c’è da dire che qualche disgraziato si è appassionato leggendo i miei post, quindi tutto può succedere 🙂
    Per la top ten passo già ora, non ho tempo.
    Ciao e grazie!

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  4. utente anonimo 28 dicembre 2009 alle 8:59 pm

    da Giuliano:
    Queste trasmissioni servono più che altro per confermare gli ignari nei loro tranquilli luoghi comuni: "se la lirica è questa roba qui, è roba da deficienti e posso continuare a infischiarmene".
    E’ quello che pensavo anch’io prima dei diciott’anni, poi ho scoperto cosa c’era davvero dietro e da allora non ho mai smesso di curiosare.
    (merito anche di Ingmar Bergman, di Bernardo Bertolucci, e di Stanley Kubrick, ormai lo sai).
    Saluti, e Vidxig a tutti!
    (VIDXIG è la parolina che devo digitare: sarebbe un bel titolo per un’opera sui vichinghi…)
    🙂

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  5. Milady-de-Winter 28 dicembre 2009 alle 9:20 pm

    Non l’ho visto quindi non parlo, anche se condivido a scatola chiusa le tue considerazioni. Quello che mi fa ridere (o pensare) è che mia madre, insegnante in pensione di latino, donna dall’eloquio sempre misurato, mi ha telefonato dicendomi: "ma sai quel programma sull’opera, con Frizzi, l’altra sera? faceva cagare". E non aveva letto il tuo blog.

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  6. amfortas 29 dicembre 2009 alle 8:45 am

    Giuliano, sai io credo che per appassionarsi alla lirica ci voglia anche una sensibilità propria intrinseca e che gli input esterni siano propedeutici ma non indispensabili. Certo che tra i tuoi, di input, e Frizzi, c’è una bella differenza.
    In più, forse oggi manca il tempo, 3-4 ore per ascoltare (non sentire) un’opera sono un lusso. Mah!
    Ciao e grazie.
    Milady, beh magari da latinista tua madre voleva dire che la trasmissione non era tale da vergognarsi, sai come parlano codeste persone colte…naturalia non sunt turpia.
    Pensa se avessi risposto così alla genitrice, che figurone avresti fatto 🙂
    Ciao!

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  7. annaritav 29 dicembre 2009 alle 8:48 am

    Molto banalmente, dobbiamo farcene una ragione, in televisione tutto viene livellato verso il basso e una trasmissione seria sull’opera non avrebbe senso perché incongrua con gli obiettivi della RAI che, lo ribadisco, non sono fare cultura (per favore…) ma raggiungere un numero consistente di spettatori.
    La musica lirica è argomento di nicchia, al pari di molte altre discipline, e quindi se la discriminante sono le percentuali d’ascolto o si organizza una baracconata o non si fa niente…


    Non mi sento di togliere o di aggiungere niente a queste tue parole, caro Amfortas, che inquadrano sacrosantamente la situazione italiana. Riguardo ciò che dici sui teatri pieni, posso fare, dal mio piccolo punto di vista, il medesimo discorso per le librerie: anch’esse sono piene, ma solitamente di clienti abituali, di lettori forti che girano alla larga dall’espositore in cui campeggiano i best seller del momento e continuano a cercare i loro libri. E l’opinione di Giuliano sugli ignari mi ha fatto venire la pelle d’oca!
    Meno male che ci sei tu con il tuo blog, che insieme con il marito melomane contribuisce di molto alla mia crescita in questo affascinante e vasto campo
    Ti auguro un brillante 2010, pieno di musica e di serenità con tutti i tuoi cari! Salutissimi, Annarita

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  8. amfortas 29 dicembre 2009 alle 8:48 am

    Daland, approfitto della tua segnalazione postuma per ricordare a me stesso l’emozione che mi procurò l’Elektra alla Fenice, mi pare l’anno scorso.
    Magari nella prossima puntata le cose andranno meglio e la trasmissione sarà migliore (sì come no!)
    Ciao 🙂

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  9. megbr 29 dicembre 2009 alle 2:08 pm

    vabbè.. è vero… hai ragione perfettamente … . però l’idea di fare una sorte di x factor delle voci liriche non è male…  televoto il tenore o il soprano leggero? mah… un dilemma che non avrei mai immaginato…

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  10. utente anonimo 29 dicembre 2009 alle 2:16 pm

    sono d’accordo in tv o la lirica si fà sul serio,o niente.E meglio

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  11. amfortas 29 dicembre 2009 alle 2:41 pm

    Annarita, non saprei se il paragone librerie-teatri possa reggere, ma ci sono analogie tra molti best seller e alcuni prodotti discografici, vedi Andrea Bocelli.
    C’è però una differenza fondamentale e cioè che a nessuno, credo, passa per la testa di affermare che Moccia sia il nuovo Dostoewskij, mentre Bocelli viene presentato come un tenore fenomenale, degno dei fuoriclasse del passato.
    Per quanto riguarda il 2010, nel ricambiare gli auguri, ti posso dire che mi sto organizzando bene!
    Ciao 🙂
    megbr, guarda che da un certo punto di vista non spiacerebbe neanche a me, se fosse fatto bene, un Xfactor per cantanti lirici. Ma "bene" e televisione sono due vocaboli che non stanno insieme, ahimé!
    Ciao.
    10, siamo in tanti a pensarla così, tra gli appassionati, non so se sia un bene…
    Ciao anche a te e grazie.

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  12. utente anonimo 29 dicembre 2009 alle 3:30 pm

    da Giuliano:
    ricordo il concorso intitolato alla Callas, quasi 30anni fa… ne uscirono dei buoni professionisti, Cecilia Gasdia, Alaimo, Matteuzzi.
    Dubito fortemente che si possa rifare.

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  13. utente anonimo 29 dicembre 2009 alle 5:23 pm

    A proposito di baracconate…
    Hai ragione: la capacità di sdegnarmi ancora ce l’ho…
    Buon anno a tutti! Melomani e non.
    Ghismunda

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  14. amfortas 29 dicembre 2009 alle 5:33 pm

    Giuliano, quelle erano cose più serie…non credo neanch’io si poss rifare, sono altri tempi questi, non so se in emglio o in peggio ma sicuramente diversi.
    Ghismunda, lo so e il mio augurio e di mantenere quella capacità, ciao!

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