Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Maria Callas e Tiziano Scarpa.

Col passare degli anni ricevo sempre meno regali.
Le persone mi conoscono meglio e, giustamente, pensano: "Perché dovrei regalare qualcosa ad Amfortas?" e non trovano risposta.
Come non capirle, queste persone?
Perciò i regali me li faccio da solo, qualche volta.

Quest’anno, attirato dal prezzo davvero basso e pungolato dal totale disordine della mia discoteca, mi sono regalato questo:
Lo potete trovare qui, ad esempio.
Ho pensato tante volte di scrivere recensioni di dischi storici ma un po’ per pigrizia e un po’ perché gli avvenimenti contingenti offrono sempre buoni spunti di riflessione, non l’ho mai fatto.
Ora ho deciso, nelle fasi di stanca di notizie scriverò le mie opinioni su questi documenti straordinari, senza aver la pretesa di dire qualcosa di nuovo, ma cercando di ascoltare senza pregiudizi (nel caso della Callas quasi sempre positivi).
Alcune di queste incisioni non le sento da tempo, addirittura anni in qualche caso, quindi potrei, io per primo, essere sorpreso dalle mie reazioni.
Vi prometto che le scriverò in modo chiaro, anche se dovessero risultare indigeste ai puristi.
Nei commenti al post precedente ho preannunciato che avrei comprato e letto il libro di Tiziano Scarpa, Stabat Mater. Così è stato e mi voglio togliere subito il pensiero.
Non mi ha deluso, anzi, superato lo scoglio delle prime venti pagine, piuttosto impegnative, l’ho trovato originale nei contenuti e ben scritto.
C’è qualche incongruenza storica, ma l’autore stesso l’ammette in un’esaustiva nota alla fine del romanzo.
La protagonista si chiama Cecilia, non a caso suppongo (Santa Cecilia è la patrona della Musica) e del suo

conflitto interiore, pesantissimo, si parla in questo libro.

Io non sono affatto sicura che la musica si innalzi, si elevi. Io credo che la musica cada. Noi la versiamo sulle teste di chi viene ad ascoltarci.

Ho estrapolato questa frase che Cecilia dice per strette questioni logistiche (non anticipo nulla del libro), perché anche a me succede ogni tanto di sentirmi sepolto dalla musica, specie da quella di alcune sinfonie: la terza di Mahler, la quinta di Beethoven, ad esempio, ma anche altre di compositori diversi.
Il libro è in alcuni momenti un po’ pretenzioso e in altri inopinatamente puerile, ma è un buon libro.
Alcuni passi sono emozionanti, specialmente all’inizio.
Costa troppo, però, e se da un lato lo consiglio volentieri dall’altro suggerisco d’aspettare l’edizione economica.
Credo, per tornare al discorso iniziale, che comincerò le mie recensioni con le due opere veriste per antonomasia: Pagliacci e Cavalleria Rusticana.
Buon fine settimana a tutti.
 

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10 risposte a “Maria Callas e Tiziano Scarpa.

  1. biondasirocchia 9 gennaio 2010 alle 8:14 pm

    Ti sei fatto un regalo stupendo. Credo che lo suggerirò alla mia dolce metà per il mio compleanno, se trovo una maniera non troppo sfacciatamente ruffiana di dirgilelo. A proposito, grazie per aver parlato del maestro Antoniozzi (che nella mia ignoranza operistica abissale non conoscevo). Ho rimediato e l’ho trovato grande.

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  2. amfortas 10 gennaio 2010 alle 9:17 am

    Biondasirocchia, sono tutte incisioni che conosco già e che ho da qualche parte, però averle lì in un unico cofanetto è comodo.
    Mancano i libretti, ti avverto, ma credo che troverai una scusa per farti fare il regalo.
    Ciao!

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  3. utente anonimo 11 gennaio 2010 alle 10:06 am

    da Giuliano:
    mah, io sono arrivato alla conclusione che se non regalano niente alle volte è meglio. Anche ai nipoti, ragionando da zio, dare i soldi non è fine ma è sicuramente meglio.
    A me hanno detto più volte: "non saprei cosa regalarti". Mi bastava anche una Nona di Beethoven, una a caso…

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  4. amfortas 11 gennaio 2010 alle 12:49 pm

    Giuliano, forse bisognerebbe avere più interessi, boh…magari se fossi appassionato di sumo amici e parenti avrebbero un’alternativa. E poi credo che mi donerebbe, per dire, un completino da lottatore di sumo.
    Ciao 🙂

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  5. Milady-de-Winter 11 gennaio 2010 alle 2:12 pm

    Gran bello, il tuo auto-regalo. Direi che, essendosi il mio consorte premiato con l’integrale di Bach (che poi, via, lo ascolto anch’io ma non glielo dico!), potrei fare gli occhi da bambi per vedere se si commuove e me lo dona.

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  6. amfortas 11 gennaio 2010 alle 5:28 pm

    Milady, a me riescono bene gli occhi da bamba, più che da bambi, quindi mi è preclusa anche questa possibilità…
    Ciao!

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  7. utente anonimo 11 gennaio 2010 alle 6:21 pm

    Callas, e con dischi di allora! Certo non ti invierò un regalo, ma gli auguri per un anno che ti faccia bene  (a te e alla Comandante) questo sicuramente si. La mia pigrizia è l’ennesimo motivo che aggiungo agli altri in precedenza segnalati, per mottivare la mia lunga assenza dai tuoi post( indirettamente già provvidi , ancor più pigramente con l’occasione di inviare i saluti tramite il blog di Vitty agli amici che ospita) Ma sono anche impegni ecc. che mi bloccano. Callas: penso di ricordarmi la mia sorpresa ascoltandola alla radio e prime volte alla TV, quando mi domandavo come fosse possibile esprimere quella voce. Al di là delle sue interpretazioni. In attesa di tornare, se posso con una stretta di mano, e fuggo veloce. Giovanni

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  8. amfortas 11 gennaio 2010 alle 6:56 pm

    Giovanni, ti ringrazio tantissimo per gli auguri, che ricambio sinceramente.
    La Callas stupisce sempre, figuriamoci l’impatto che deve aver prodotto agli esordi, una vera rivoluzione del gusto interpretativo.
    A presto, allora!

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  9. gabrilu 12 gennaio 2010 alle 3:31 pm

    Ecco.
    Una delle cose che  mi manca è   la Callas   nel Parsifal.

    Ma forse mi manca perchè  in realtà  ho sempre temuto di ascoltarla in Wagner,  temendo mi deludesse.
    Per la serie. "Non voglio sentirla!"  (e in un  "a parte":    "e  se poi mi crollasse un  mito? Orrore").
    Certe  agnizioni non avvengono per caso,  come diceva il   Porcello  Viennese.

    Adoro la Callas   nella cherubinica  Medea,.

    Manco  Euripide avrebbe mai pensato di trovarsi un giorno faccia a faccia con una  (splendidissima)  assatanata di tal fatta…  E infatti  ha saggiamente    provveduto a morir molti secoli prima.

    In quanto  ai regali beh.
    L’unica cosa raccattabile    che  ha lasciato  Mao    è quel suo "contare sulle proprie forze"  ma  che noi da queste  italiche  parti   avevamo già da mo’ scoperto e  divulgato con il celebre motto "chi fa da se  fa per tre".

    L’ultimo regalo che mi sono fatta io  è  stata la mega-cofanata della tetralogia di Boulez-Cherau,

    Mo’ tra qualche giorno  è il mio compleanno e ho  già deciso che regalo mi regalerò. 

    Oh,  Numi!

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  10. amfortas 12 gennaio 2010 alle 4:27 pm

    Gabrilu, arriverà anche il momento del Parsifal della Callas, credo. Se non l’avrai ascoltato nel frattempo, ne leggerai qui e incroceremo le tastiere!
    Hai fatto bene a sceglierti in anticipo i regalo, io fino a giugno ho tempo…
    Ciao!

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