Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Maria Stuarda al Teatro Verdi di Trieste: un primo sguardo semiserio.

Riprende venerdì prossimo, dopo la pausa di fine anno, la stagione operistica al Teatro Verdi di Trieste.
Nel frattempo alla Sala de Banfield domenica 3 gennaio c’è stata la prima rappresentazione in tempi moderni dell’opera “Marinella”, del compositore triestino Giuseppe Sinico.
L’argomento opere liriche tratte dal medesimo testo teatrale (in questo caso si tratta di Le Roi s’amuse di Victor Hugo, che fu d’ispirazione a Verdi per il Rigoletto) è molto interessante e mi ripropongo d’affrontarlo tra qualche tempo.
Dicevo che si ricomincia a Trieste e il prossimo titolo è veramente impegnativo: la Maria Stuarda di Gaetano Donizetti.
L’opera è tratta dal testo di Friedrich Schiller,

un autore che è stato spesso “saccheggiato” dai nostri librettisti e compositori. Si pensi almeno ai Masnadieri, al Don Carlos e alla Luisa Miller di Verdi o al Guillaume Tell di Rossini.
Ci sono molti aspetti di questo lavoro che andrebbero indagati con attenzione, ma intanto credo sia importante sottolineare che Donizetti attenuò di molto i risvolti politici dell’originale di Schiller.
Questo “dimagrimento” è dovuto ad esigenze drammaturgiche, quasi Donizetti anticipasse il famoso detto “brevità e fuoco” di Giuseppe Verdi, e ovviamente anche alle solite preoccupazioni per la censura.
Nonostante le precauzioni, il previsto debutto al San Carlo di Napoli fu bloccato, nel 1834, dai censori borbonici. Come se non bastasse alla prima rappresentazione, che avvenne alla Scala di Milano nel 1835, la protagonista Maria Malibran

decise di fare di testa sua e cantò versi (sui quali tornerò più avanti, perché sono davvero roba forte, strasmile!) che le erano stati amichevolmente sconsigliati. Il risultato fu che dopo qualche recita l’opera fu sospesa e mai più ripresa sino al 1865.
Insomma, le solite manfrine che abbiamo visto tante volte e che sono attualissime, tra l’altro.
Non posso fare a meno di notare, divagando un po’in modo semiserio, che nella Maria Stuarda troviamo uno degli esempi più clamorosi di stupidità del tenore (smile).
Di solito i personaggi tenorili sono dei bellimbusti spavaldi, arroganti, sempre pronti a menare le mani e a combinare casini, che corrono dietro ai soprano, ma qui siamo proprio all’imbecillità pura!
Il nostro eroe, che si chiama Roberto Conte di Leicester, ha una relazione (la faccio breve…) con entrambe le donne, Elisabetta Regina d’Inghilterra e Maria Stuarda Regina di Scozia. Due soprano al prezzo di uno, insomma.
Il fatto è che la prima è inferocita come una biscia e sospetta fortemente che tra la rivale politica e di talamo (che non vede da molto tempo, perché l’ha fatta imprigionare) e il bel Roberto ci sia una tresca, per cui a un certo punto chiede con noncuranza al Conte: Com’è, è ancora carina (è leggiadra, dice il testo originale)?
E l’impiastro, tanto per dissipare ogni sospetto, risponde con le parole fredde e distaccate tipiche di chi è un astuto calcolatore, aduso a non farsi scoprire nelle sue marachelle:
 
Ah sì!
Era d’amore l’immagine,
degli anni sull’aurora:
sembianza avea d’un angelo
che appare, e innamora;
era celeste l’anima,
soave il suo respir.
Bella ne’dì del giubilo, bella nel suo martir.
 
Un vero deficiente, diciamolo (strasmile).
 
Dicevo sopra dei versi proibiti che la Malibran cantò nonostante fosse stata caldamente sconsigliata.
Pensate che già alle inutili prove napoletane, le due primedonne prescelte per la recita poi sospesa, Giuseppina Ronzi de Beignis (che si sa che era matta come un cavallo…)

e Anna del Sere si picchiarono selvaggiamente rinfacciandosi presunte “relazioni pericolose” col Compositore.
Sembra che Donizetti per sbollire gli animi intervenne con una frase destinata a rappacificare gli animi:
 
Io non proteggo nessuna delle due, ma due puttane erano quelle e due puttane siete voi due!
 
Non ho parole ma solo parolacce, mi verrebbe da dire (smile).
 
Questo il passo incriminato.
Maria Stuarda sopporta per un po’ gli insulti di Elisabetta, ma poi sbotta così:
 
Figlia impura di Bolena,
Parli tu di disonore?
Meretrice indegna e oscena,
In te cada il mio rossore.
Profanato è il soglio inglese,
Vil bastarda, dal tuo piè!
 
Ecco, capite che non ci sarebbe bisogno del mio prossimo post per capire che per la Stuarda non finirà benissimo.
Vi allego un ascolto in formato mp3 della scena completa, protagoniste Leyla Gencer (Stuarda) e Shirley Verrett (Elisabetta), nell’allestimento storico del 1967 a Firenze, sul podio Francesco Molinari Pradelli.

DUETTO MARIA STUARDA

Nei prossimi giorni ci saranno, da questi pulpiti, altre curiosità su quest’opera magnifica.
Buona settimana a tutti.
 
 
 
 
 
 
 
 
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23 risposte a “Maria Stuarda al Teatro Verdi di Trieste: un primo sguardo semiserio.

  1. annaritav 18 gennaio 2010 alle 8:08 pm

    C’è proprio gusto a leggere queste tue semiserie recensioni, molto più interessanti di quelle ufficiali
    Tempo fa mi ero appassionata alla figura di Maria Stuarda, avevo anche comperato un po’ di libri su di lei. Devo decidermi a vedere e ascoltare quest’opera
    Dovrò ritentare più avanti con il link perché al momento la connessione cade per eccessiva attesa.
    Grazie e salutissimi, Annarita

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  2. amfortas 18 gennaio 2010 alle 8:17 pm

    Annarita, grazie per le tue parole!
    Credo che scriverò almeno un post ancora su quest’opera bellissima.
    La connessione ti cade perché c’è un sacco di gente che sta scaricando il file, magari riprova più tardi.
    Ciao!

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  3. utente anonimo 19 gennaio 2010 alle 12:06 am

    Io non proteggo nessuna delle due, ma due puttane erano quelle e due puttane siete voi due!

    Ah AH  forte Donizetti 

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  4. utente anonimo 19 gennaio 2010 alle 1:28 am

    io vado a vedermi la stuarda del san carlo. devia-ganassi..e scusa se è poco.
    rosica (scherzo)

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  5. amfortas 19 gennaio 2010 alle 8:59 am

    3, si vede che pure nel linguaggio parlato Donizetti era avanti…magari avrebbe potuto evitare, ma insomma…ciao!
    4, beh un po’ rosico, perché il cast di Trieste non è così prestigioso…però non dispero, non si sa mai che non ci sia qualche bella sorpresa!

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  6. megbr 19 gennaio 2010 alle 2:29 pm

    clap clap anche da parte mia…. non è affatto facile sorridere parlando delle Regine inglesi…  mercì 🙂

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  7. Milady-de-Winter 19 gennaio 2010 alle 4:03 pm

    Però cantare certi versi (tipo questi) è catartico…io li ululo a piena canna mentre passo lo straccio e poi affronto le riunioni scolastiche molto più calma e tranquilla! (fantastico l’mp3, quelle due insieme erano una forza. Mi stupisco ogni volta che il duetto non finisca in regal rissa).

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  8. utente anonimo 19 gennaio 2010 alle 4:20 pm

    Non so se dirlo, un po’ mi vergogno, ma io tra Anna Bolena, Lucrezia Borgia e Maria Stuarda faccio sempre un gran casino. Sarò in tempo per rimediare?

    Sulle battute dei compositori, che peccato non essere stati lì! Penso che il peggiore-migliore sia stato Verdi, ma mi sa che le diceva sottovoce, contenendosi.

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  9. Badoero 19 gennaio 2010 alle 6:22 pm

    ah…una delle mie preferite…
    tra l’altro un po’ come Romani con la Lucrezia Borgia di Hugo, Bardari ha "edulcorato" un po’ il testo di Schiller. Mary non si limita ad insultare Elisabeth, ma anche la madre…"certamente non avete preso l’umiltà da vostra madre…ma sappiamo tutti per quale eletta virtù Anna Bolena è salita al trono" – "Il trono inglese è profanato da una bastarda e il nobile popolo brittanico è insultato da un’astuta istriona (sic)"
    bello, no?

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  10. amfortas 19 gennaio 2010 alle 8:19 pm

    megbr, è vero, provarci è un azzardo 🙂
    Milady, immagino che sia catartico, i tuoi "sudditi" sono ingovernabili e soprattutto, nella maggioranza, assolutamente inpermeabili a tutto.
    Io ti vedo a scaglaie un’invettiva, ma ai genitori 🙂
    Sì, l’ascolto è bellissimo ma nel prossimo post ne metto un altro altrettanto bello.
    8, di che ti vergogni…sapessi quanto sono ignorante io. E poi Regina di Francia, di Scozia, d’Inghilterra. Non c’era a quei tempi il conflitto d’interessi?
    Ok, oggi c’è, almeno in teoria 🙂
    Martino, sì il testo è stato edulcorato ed è giusto così. Nonostante ciò la censura colpì duramente.
    Tra l’altro Donizetti stesso, più che Bardari, ne fu responsabile.
    Ciao a tutti!

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  11. utente anonimo 19 gennaio 2010 alle 9:18 pm

    da Giuliano:
    l’otto sono io, ma non ero in incognito: ero solo distratto, pensavo alla Caballé nell’Anna Bolena e canticchiavo "il segreto per esser felici" (in che opera è? la Lucrezia?) (è un’aria da fisarmonica, ma quando la canta la Horne…)
    🙂

    quella in primissimo piano è la Malibran?

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  12. amfortas 19 gennaio 2010 alle 9:57 pm

    Giuliano, pensavo fossi tu (hai scordato di firmarti anche nell’altro post!) ma non ne ero certo. In questi momenti noi juventini siamo nel pallone 🙂 O se preferisci, visto che parli della Bolena, siamo proprio al dolce, senza che ci abbia guidati nessuno…
    Sì, è la Borgia.
    Ciao!

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  13. utente anonimo 20 gennaio 2010 alle 9:43 am

    Credo di averlo già detto, ma lo ripeto: giù le mani dalla "mia" regina!!!
    (Comunque Robert Dudley non era genialoide neanche nella realtà.)

    Bellissima la frase di Donizetti… sto ancora ridendo.

    L’elisabettiana Margot

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  14. amfortas 20 gennaio 2010 alle 10:46 am

    Margie, sapevo che avresti apprezzato!
    I personaggi maschili, Conte compreso, in quest’opera sono un po’ dei concentrati di molti personaggi: vale soprattutto per Lord Cecil e Talbot.
    Questa circostanza è dovuta, come dicevo nel post, all’esigenza di condensare la vicenda e di evitare espliciti riferimenti politici.
    Ciao!

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  15. AntonioSabino 20 gennaio 2010 alle 1:18 pm

    Fantastica recensione davvero, piena di spunti interessantissimi, tra le mille cose mi è nata spontanea una domanda: chissà cosa ne avrebbe pensato Wagner della "brevità e fuoco" auspicata dal buon Verdi
    Ciao.

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  16. amfortas 20 gennaio 2010 alle 2:11 pm

    Antonio, non è la recensione…ma solo qualche notazione a margine.
    Wagner è un altro mondo, né migliore né peggiore, semplicemente è…altro 🙂

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  17. gabrilu 20 gennaio 2010 alle 3:17 pm

    Solo due  paroline  sulla battuta di Donizetti:

    "Io non proteggo nessuna delle due, ma due puttane erano quelle e due puttane siete voi due!"

    Ma caro il mio  Dear  Amf.  Fattene una ragione.

    Donizetti era un uomo, e che vuoi che  pensi un uomo che abbia    a  che fare con ben ***quattro – dicansi – quattro*** regine?

    Due di queste quattro  — la Elisabetta e la Stuarda Maria —   hanno  non solo  realmente    vissuto e regnato ma    entrambe  —  ciascuna a suo modo   e con le sue possibilità —  hanno avuto  persino potere di vita e di morte anche  su molti maschietti.

    Le altre due (la Giuseppina Ronzi de Beignis e la Anna del Sere, quelle del palcoscenico)    non solo par fossero  belle e brave  (mi fido  di te, che lo dici), ma  avevano  soprattutto    il difetto  di non esser defunte e quindi   il porello   se le trovava sempre in  mezzo ai piedi.

    Mangiandosi i gomiti, perchè  non le sopportava ma di loro aveva  bisogno: gli ci voleva pur  qualche femmina, che gli cantasse la sua opera. E dunque era costretto a mangiar  rospi su rospi.  E rane, anche.

    … E noi ci stupiamo  apprendendo  che   questo pover’uomo  di Donizetti    esplose  un bel dì    in   un catartico e  (spero per lui, ma non ci credo molto)   liberatorio   "siete tutte puttaneeeeeeeeeeee!".

    Tutto normale, Dear Amfortas.  Tutto normale.

    Non ti pigliare collera.

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  18. amfortas 20 gennaio 2010 alle 4:18 pm

    Gabrilu, io credo che Donizetti, beato tra le donne, è proprio il caso di dirlo, sia stato esasperato dal primadonnismo delle signore in questione. Non è l’unico compositore, come ben sai, che ha dovuto fare i conti con le intemperanze dei soprano, ci sono passati tutti da Mozart a Bellini, da Rossini a Donizetti e così via.
    Ti dirò che la frase non è bellissima, anche perché sembra che il Nostro avesse una relazione con entrambe (non so se augurarmi contemporaneamente o cosa). Insomma, non è certo una dichiarazione politically correct.
    Ne farò una anch’io, visto che ci siamo, e cioè che oggi la situazione non è diversa, anzi, le peggiori zoccole pontificano sulla loro serietà e integrità morale coram populo, in televisione e nei mass media in generale, magari da una poltrona da ministro.
    Peraltro, non so Donizetti, ma io certo non mi sono mai fatto passare per una persona elegante e forbita.
    Un carissimo saluto a te 🙂
    P.S.
    Se sapessi un po’ di francese ti appellerei anch’io in qualche modo, ma sono del tutto a digiuno di quella musicalissima lingua…mi vuoi suggerire tu o ti accontenti di un mon chérie Gabrilu, nell’improbabile eventualità che sia la forma corretta?

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  19. utente anonimo 20 gennaio 2010 alle 10:26 pm

    Gabrilu non vorrai  mica farti molte nemiche ?

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  20. gabrilu 20 gennaio 2010 alle 11:55 pm

    #19    ma  io parteggiavo spudoratamente   per le  Quattro Regine!
    Infatti Amf   l’ha capito subito  ed è arrivato tosto  e lesto a   mollarmi     una   presta  randellata  

    Amf, grazie per    il mon chérie.
    Bello,   esser  considerata  un cioccolatino  

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  21. amfortas 21 gennaio 2010 alle 9:22 am

    gabrilu, evviva le regine allora :-)…e anche i cioccolatini!

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  22. megbr 22 gennaio 2010 alle 10:14 am

    http://crist[..] Sulla musica -linguaggio universale dei popoli e delle genti- ci sono diverse passioni: ad esempio c’è la passioni di AM sulle regine inglesi , o quelle di Bob sulle sinfonie tedesche o acnora quelle di Chat su Rachmaninov e molte molte altre, [..]

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  23. amfortas 22 gennaio 2010 alle 10:59 am

    Un bel grazie a megbr per la citazione 🙂

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