Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Mini recensione semiseria di Salome di Richard Strauss al Teatro Comunale di Bologna.

Su questo allestimento della Salome di Richard Strauss al Teatro Comunale di Bologna avevo letto e sentito pareri contrastanti, che nella migliore tradizione dei relata refero gossipari andavano da spettacolo sublime a porcheria immonda.

Salome partitura  
Inoltre, quasi tutte le opinioni venivano da fonti attendibili. Quasi.
Perciò ho deciso di andare a controllare di persona, perché almeno di me stesso mi fido quasi sempre anche se a voi, me ne rendo conto, può sembrare una folle enormità (ma anche una follia enorme eh?).
Quindi insieme a ex Ripley ho assistito allo spettacolo pomeridiano di domenica scorsa.
Tralascio di descrivere in quali condizioni ho trovato Bologna, un po’ com’era successo l’ultima volta che ci sono stato, per la Norma di Daniela Dessì. Mi limito a dire che non ho memoria di una città che si è tanto degradata in un così breve lasso di tempo e la smetto qui.
Allora.
Contrariamente alla Stuarda triestina, qui la regia non era schifosa, ed è già un bel cominciare.
Gabriele Lavia traspone la vicenda all’inizio del Novecento e per me l’operazione è senza infamia e senza lode, però almeno l’allestimento non mette in difficoltà i cantanti costringendoli ad acrobazie inutili sul palcoscenico. E mi pare di poter affermare che non ci siano incongruenze tremende col libretto.
Però non voglio soffermarmi troppo sulla regia, preferisco parlare del lato prettamente musicale.
Aggiungo solo che nel complesso, anche grazie al magnifico impianto luci di Daniele Landi e alla scenografia di Alessandro Camera, lo spettacolo è godibilissimo ed emozionante. Trattandosi di una coproduzione tra le fondazioni di Trieste e Bologna, lo vedrò anche qui al Verdi, non so quando.
Ho trovato magnifica la direzione di Nicola Luisotti, che ha guidato l’Orchestra del Comunale di Bologna sorprendente per disciplina e colore bellissimo, in una partitura scabrosa.
In particolare ho apprezzato che Luisotti sia riuscito a evitare i clangori che spesso riducono questo capolavoro di Strauss (ma anche Elektra) a una specie di uragano di suoni indistinti.
Ho messo questa foto di Strauss perché ricorda me qualche anno fa, quand’ero più giovane.
Anche in questa Salome c’è stata una sostituzione dell’ultim’ora, e cioè quella della prevista Nadja Michael con la sconosciuta (a me, perlomeno) Erika Sunnegårdh, soprano svedese naturalizzata americana.
Proprio sulla prova di quest’artista avevo raccolto le maggiori perplessità e la sua prestazione m’offre l’occasione per chiarire come la penso io sull’opera come “spettacolo”.
Io l’ho trovata una Salome eccellente e un’artista completa ed intelligente.
Intanto, nonostante non abbia vent’anni, il personaggio esce per quello che dev’essere e cioè giovane, priva di effetti caricaturali grossolani, quegli stessi che identificano nell’immaginario collettivo la figlia di Herodias come una mangiauomini scollacciata tipo B movie soft porno o peggio.
L’erotismo estremo, la passione perversa che caratterizzano Salome sono resi in modo elegante, raffinato, sostenuti da una recitazione mai sopra le righe e di ottimo gusto e esaltati da una padronanza scenica assoluta. Bravissima nelle coreografie, per esempio, una bravura che non si esplica solo nella danza dei sette veli ma anche in una costante leggerezza nei movimenti, una grazia che seduce sin dall’entrata in scena (questa signora qui sotto, qualcuno la ricorda?).
Dal punto di vista vocale ha un merito fondamentale e cioè quello di non forzare mai la voce nel tentativo di bucare l’orchestra e trovare una voce imponente che non le appartiene, specialmente nella prima ottava.
Quando sale agli acuti la voce si espande e diventa bella sonora, anche se il colore non è particolarmente attraente.
Detto questo è vero che io, che ero nella penultima fila di platea in alcuni momenti, quando sotto l’orchestra era furibonda (per esigenze di partitura) mi sono perso qualche frase, ok. E allora?
Perché sia chiaro, Erika Sunnegårdh sa cantare e pure bene. Non sarò certo io a sottovalutare le esigenze di un canto corretto, accidenti!
Però signori trattasi di teatro lirico, teatro, ripeto, la prestazione di un artista va valutata nel suo complesso.
Per me la cura nella recitazione, l’eleganza del fraseggio, il buon gusto compensano ampiamente un minimo di deficit di volume vocale, soprattutto in un’opera dall’orchestrazione ipertrofica. Non so che farmene di una voce che passa l’orchestra urlando o di un’altra perfetta per la parte ma inespressiva e algida.
Il soprano in questione ha una voce leggermente sottodimensionata alla parte, tutto qui, non mi pare un dramma, un avvenimento tale da strapparmi i capelli e piangere per tutto il web.
Passiamo, brevemente, agli altri protagonisti.
Mark S.Doss ha impersonato Jochanaan e mi è parso di un livello artistico inferiore alla collega, ma comunque il personaggio è stato delineato nella sua grandezza e maestosità.
Io, al contrario di Daland (e qui vedete come i gusti personali possano incidere nella valutazione di uno spettacolo) avrei preferito una voce di colore più scuro, che ritengo più adatta alla parte del profeta.
Bravissimo il tenore Robert Brubaker che era nei panni scomodissimi di Herodes, a suo agio anche dal lato attoriale. La voce non è bellissima ma voluminosa e la sua caratterizzazione di un Tetrarca volitivo seppur travolto dalla passione mi ha convinto.
Un po’ urlacchiante Dalia Schaechter, che si è rivelata una Herodias piuttosto spenta e incolore.
Lo sfigatissimo Narraboth (non c’è niente da fare, se c’è un personaggio demenziale è roba da tenore) è stato interpretato da Mark Milhofer, che non si deve essere dannato molto per approfondire almeno un po’ la psicologia del Capitano delle Guardie di Herodes.
Lo definirei querulo, gracchiante, ecco. Non che Narraboth sia una parte per tenori dalla voce stentorea, però a me piacerebbe un timbro più corposo.
Compagnia artistica Salome Bologna.  
Tutti gli altri cantanti, e sono tantissimi nei ruoli comprimari, si sono rivelati all’altezza di uno spettacolo che a me è piaciuto molto e ancora di più ha incontrato il favore del pubblico bolognese.
Meritano almeno la citazione: Nora Sourouzian (Paggio), Gabriele Mangione, Paolo Cauteruccio, Dario Di Vetri, Ramtin Ghazavi, Masashi Mori (I cinque giudei), Rainer Zaun e Paulo Paolillo (Due Nazareni), Cesare Lana e Rainer Zaun (Due soldati), Edoardo Miletti (uno schiavo).
 
Un saluto a tutti.
 
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12 risposte a “Mini recensione semiseria di Salome di Richard Strauss al Teatro Comunale di Bologna.

  1. annaritav 26 gennaio 2010 alle 7:36 pm

    Ho visto una sola volta Salome qui a Roma, tre anni fa, e non ricordo quasi niente, brutto segno. Dovrei farmi rinfrescare la memoria dal coniuge melomane, che lui si rammenta sempre bene tutto, a partire dall’Otello con il mitico Mario del Monaco che ascoltò a 15 anni senza vedere quasi niente perché si era dimenticato a casa gli occhiali.
    Ho un ricordo più vivo dell’Elektra con quell’Agamennon iniziale che mi scosse i precordi al san Carlo di Napoli.
    Grazie per la bella recensione, sei bravo come sempre. Altro che folle enormità o follia enorme che dir si voglia!
    Chi è la bella in veli della foto? Pino mi ha raccontato di quando Monserrat Caballé interpretava Salome e una ballerina la danza dei sette veli al posto suo…
    Salutissimi, Annarita

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  2. utente anonimo 26 gennaio 2010 alle 9:32 pm

    Anch’io ho visto questa Salome, giovedì sera; cantava il secondo cast, quindi erano presenti una Salome e un Jokanaan diversi… almeno secondo quanto mi ha detto un signore che faceva la fila per il loggione davanti a me; ammetto di non aver tenuto molto in conto i nomi sul cartellone, visto che nella mia ignoranza non conoscevo nessuno al di là di Doss, già visto in un’Italiana in Algeri con Florez  registrata al Regio di Torino… anche la Salome che ho visto io aveva una voce un pò troppo piccola per la parte, nelle zone più basse sembrava parlare, ma ha recitato bene la parte; è stata brava soprattutto nella conclusione dell’opera, sopra il testone del Battista. Bravo anche il Battista, una voce bella robusta, che si sentiva benissimo anche nei momenti in cui il profeta era serrato in fondo al pozzo. Devo dire che per un ascoltatore di opere come me che non è mai riuscito a penetrare gli abissi dell’opera tedesca -Wagner in primis 😉 – l’opera è stata davvero una sorpresa! Una sorpresa piacevole! 🙂 Un ricordo della serata? Lo spettatore vicino a me che durante la fatidica danza dei sette veli fremeva e alla fine si è dato alla pazza gioia quando la signorina è rimasta nuda… con grande gioia delle signore che assistevano allo spettacolo sedute dietro di noi… 😀 

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  3. utente anonimo 26 gennaio 2010 alle 9:35 pm

    Certo che sono testone! Non ho firmato neanche questa volta… recupero adesso! Lorenzo

    PS: Su Youtube gira un video con la Caballe che canta la Salome… e che balla la danza dei sette veli, senza controfigure… 😛 

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  4. gabrilu 27 gennaio 2010 alle 1:35 am

    Eh, quando si parla di Strauss  Richard  ammè mi si  smuovono  le budella.
    Le sue opere (tutte) sono sublimi.
    E su questo non sono disponibile  a discutere 

    Lui però era  una vera  merda di  persona, ed io  al  posto tuo,  caro  Amf,  non sarei così lieta di sbandierare la somiglianza  con frasi del tipo  "Ho messo questa foto di Strauss perché ricorda me qualche anno fa, quand’ero più giovane."
    Poi, per carità…  so bene  che  c’è tutta  un’onorata   scuola  di pensiero che cinguetta   giulivamente  il refrain:  "ma l’opera non è l’artista, e l’artista non è l’opera".

    A me sono bastate  tre -paginette-tre    di Klaus Mann ( do you  know,  Klaus  Mann?)  per rendermi conto di che  pasta fosse quest’omiciattolo   Richard Strauss  che   però scriveva musiche  meravigliose e aveva la gran furbizia di avvalersi  di grandi librettisti  e fonti letterari di prim’ordine.

     Beh, fino ad un certo punto, però.
    Perchè  quando si trattò di  Zweig  Stefan (1934 opera Die schweigsame Frau (The Silent Woman) fu tutta  un’altra musica.

    Strauss Richard   aveva scelto   Zweig Stefan tutto pimpante  perchè     si trattava   di  un giovine scrittore viennese di talento.

      Quando poi  lo  Strauss  Richard  scoprì essere   lo Zweig  Stefan   uno  sporco  ebreo,   allo Strauss Richard    venne  un   mal  di pancia… ma un mal di pancia…sorbole, ragazzi… s’era in Austria nel 1934, e  Strauss  sapeva  che    ormai il  vero Direttore d’Orchestra  era un tizio  di nome Adolfo…

    Ma andando a Salome:  che meraviglia, quel     finale!

      (Strauss era sempre grandioso, nei  finali…diciamocelo!     penso anche, per es., a   quello dell’ Elektra….)

    Vabbè,  ciao e grazie

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  5. amfortas 27 gennaio 2010 alle 8:41 am

    Annarita, credo tu abbia visto la Salome con la regia di Giorgio Albertazzi e le tette di Francesca Patanè 🙂 che, in effetti non è ricordata come una Salome particolarmente incisiva.
    Del Monaco addirittura? E beato il consorte. Sulla Salome della Caballé siamo alle leggende metropolitane, ormai!
    Ciao!
    Lorenzo, mi pare che la tua Salome fosse Elena Nebera, mentre non mi viene il nome del Profeta.
    Davvero il tipo si è esaltato alla caduta dell’ultimo velo? Ormai si vede ovunque molto di più 🙂
    Tra l’altro, visto che lo nomini, la trovata del testone di Battista non mi è spiaciuta.
    Ciao e grazie!
    Gabrilu, grazie per il piccolo compendio biografico 🙂
    Zweig ha scritto anche la biografia di Stuarda da cui Gianni Gori ha tratto la breve piece teatrale che ho visto la settimana scorsa.
    Di Klaus conosco meglio il padre, come immaginerai 🙂
    E a proposito di donne, spererei di trovare il tempo di vedere quella senz’ombra che si aggirerà per il Comunale di Firenze tra un paio di mesi.
    Strauss piace molto anche a me, e credo di aver scritto anche qui che l’Elektra è un’opera sconvolgente.
    Ciao!

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  6. gabrilu 28 gennaio 2010 alle 5:00 pm

    Vabbè. 
    Mi par di capire che  di Strauss tutti  sanno   anche le peggio cose, ma  di lui  si deve dire  solo che la sua musica era bella.

    …’Mazza, però, non me lo immaginavo che  su certi autori vigessero  (ancora ?!?!?)    schermi protettivi    e  <i>pruderies</i>  di tal fatta…

    E perchè, poi?  Il musicista Strauss  è amatissimo e riconosciutissimo da <i>tout le monde</i>.

    Richard   Strauss   musicista  non ha proprio nulla   da temere.

    Di che cosa hanno paura,  allora,  quelli che non vogliono si dica  che    Richard Strauss   non era forse   quel   tipo di persona  che  molti  di noi   si sentirebbero     di indicare   come modello ed     esempio   di comportamento?

    Si possono fare i distinguo  e si possono tenere insieme le cose. Non perdere di  vista l’artista a spese dell’uomo, ma neanche fare il viceversa.

    A volte, con i  Grandi Artisti, ci tocca  fare proprio questo:    tenere insieme  le contraddizioni.

    Senza negarle.
     
    Ho sempre da imparare  molto   da questo blog, caro  Amf .
    Questo scambio  l’ho trovato molto istruttivo, grazie   sempre    ^__^
     

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  7. amfortas 28 gennaio 2010 alle 5:28 pm

    Gabrilu, non mi taccerai mica di negazionismo all’indomani della giornata della memoria vero? 🙂
    Se io non m’avventuro troppo in certi argomenti non è per negarli o sottostimarli, ma perché so benissimo che possono essere spunto per polemiche interminabili con i talebani della politica, e non ho voglia né tempo per queste cose. E poi quando mi provocano divento cattivo e perdo quella signorilità che mi contraddistingue ovunque 🙂
    Inoltre i commenti ai post sono sempre di complemento indispensabile per la riuscita del post stesso, perché provvedono a colmare qualche lacuna nel testo.
    In questo senso ti ringrazio per i tuoi interventi, sempre interessanti e precisi.
    Insomma, sei un integratore culturale, mica pizza e fichi eh?
    Ciao!

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  8. colfavoredellenebbie 29 gennaio 2010 alle 8:16 am

    (mi soffermo un attimo solo su Bologna: hai ragione Amf. Difficile riconoscerla, specie se si serba il ricordo di com’era… Un saluto)

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  9. amfortas 29 gennaio 2010 alle 8:23 am

    Zena, il problema è proprio il ricordo di una città bella, viva, pulita, pulsante, giovane nel senso più ampio della parola.
    L’altro problema, quello più doloroso, è che per questo scempio non pagherà nessuno. O meglio, stanno già pagando i bolognesi.
    Ciao.

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  10. utente anonimo 29 gennaio 2010 alle 4:46 pm

    beh la salomé di roma fu splendida non vocalmente, ma a livello di scenografie. quel finale con la grotta che diventa la testa del battista è indimenticabile. e anche le tette della patanè. lol

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  11. amfortas 29 gennaio 2010 alle 6:10 pm

    10, ti auguro di vedere dal vivo una regia di Calixsto Bieito 🙂

    In arrivo la recensione di Maria Stuarda, la vendetta del secondo cast 🙂

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  12. Pingback:SALOME di Richard Strauss (Comunale di Bologna,2010) su Rai 5 | Wanderer's Blog

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