Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria di Manon Lescaut alla Fenice di Venezia: ovvero “La liceale nella classe dei ripetenti”.

L’orrida Venezia è sempre bella, solo la città lagunare può offrire scorci malinconici come questo qui sotto.

La malinconica Venezia
Sono bei momenti, perché i sensi si risvegliano in simili occasioni, ti pare quasi di percepire l’effluvio di centinaia di anni di pensiero, di Arte, di raccoglimento.
La magia di Venezia.  
Capisci in un attimo che il cerchio sta per chiudersi e che non può che arrivare Brunetta come sindaco (strasmile).
Ma veniamo all’esito della recita pomeridiana di domenica.
 

Viola Manon Lescaut

L’offesa più grave che può fare un regista a un compositore non è ideare un allestimento strampalato o incongruente col libretto, ma contraddire l’essenza della musica scritta, mortificare la creatività del musicista.
Sulla genesi della Manon Lescaut di Puccini si sono scritti fiumi di parole e io non starò certo qui a far tracimare gli argini di questi corsi di liquido ingegno (scusate, non so che m’abbia preso oggi).
Non credo sia un caso peraltro che tutti gli studiosi seri, chi più chi meno, considerino la terza opera del lucchese come affine al Wagner del Tristan e alla musica di Richard in generale.
I leitmotiv, il tentativo di superare la gabbia dorata del pezzo chiuso, la fluidità sinfonica dell’ispirazione musicale ne sono testimonianza. Insomma, continuità nell’azione drammaturgica.
E quindi, per default, mi verrebbe da scrivere, una concezione registica che preveda cambi scena di dieci minuti e un intervallo di tre quarti d’ora (e mi dicono che è un risultato ottenuto grazie alla bravura delle maestranze della Fenice, perché alla prima la sosta era di oltre 50 minuti) è già sbagliata dal punto di vista intellettuale.
Se poi il regista, Graham Vick, Manon1moddi cui ho spesso apprezzato il lavoro, dà i numeri, allora siamo alla baracconata di regime, all’ostentazione del nulla, alla masturbazione intellettuale. Insomma, la citazione della cagata pazzesca di fantozziana memoria è inevitabile, soprattutto per chi come me ha una cultura limitata e una mentalità gretta, meschina, codina e reazionaria.
Non mi pare che il teatro lirico oggi abbia bisogno di queste alzate d’ingegno che, tra l’altro, sono pure costosissime. Non sono questi i momenti per scialare i soldini delle fondazioni liriche (che poi sono i nostri eh?).
C’è di buono che le scenografie e i costumi, firmate rispettivamente da Andrew Hays e Kimm Kovac, fanno scompisciare dalle risate, specialmente nel primo e nel terzo atto.
L’inizio assomigliava a un film soft porno, non per nudità esibite, ma per ambientazione.
Gli studenti scemi (in calzoni corti i maschietti e gonnellina, calzettoni e ciuccetti le femminucce) scrivono “amore” sulla lavagna; poi entra lo studente ripetente (il cavaliere Des Grieux) e subito dopo la bellona (Manon Lescaut). Il fratello ruffiano (Lescaut) e il vecchio porco (Geronte) ci sono già anche nel libretto originale.
“La liceale nella classe dei ripetenti”, appunto. C’è pure una citazione di Cicciolina, con l’orsacchiotto di pelouche rosa (insomma, si fa per dire, sarà stato alto tre metri) e l’omaggio alla cultura psichedelica fine anni 60 (volano cigni di dimensioni spropositate, che per fortuna non sono diarroici o incontinenti, è già una cosa).
Vabbè.
Nel secondo atto la nostra Manon vive nel lusso e, ideona che forse vorrebbe evidenziare la modernità dell’opera, si fa i tatuaggi e il suo tatuatore sniffa cocaina. Minchia, averci pensato io.
Nella scena del minuetto il maestro di ballo è trasformato in fotografo di moda: banale e scontato, per non parlare delle contraddizioni con il testo.
Manon4mod
Nel terzo atto le prostitute stanno appese ingabbiate come lampadari e man mano che sono nominate (sono undici, Manon compresa: Rosetta, Madelon, Ninetta, Caton, Regina, Claretta, Violetta, Nerina, Elisa, Ninon e Giorgetta) vengono calate sul ponte e alcuni loschi figuri con il giubbotto dell’Anas le disimpegnano dai lucchetti. Una non ci riesce, povera, e resta ingabbiata, speriamo che l’abbiano liberata in serata.
Il quarto atto, che si svolge nel deserto, è quasi normale. Bella forza, siamo nel deserto, che doveva inventarsi il regista?
Inoltre, senza che ci sia alcuna motivazione, ogni tanto qualcuno del Coro doveva lanciare stelle filanti sul palcoscenico. Forse perché siamo a Carnevale?
Cosa si scrive quando le luci sono infamia e senza lode? Che sono suggestive. Ecco. Le luci di Giuseppe Di Iorio erano suggestive.
La coreografia di Ron Howell? Boh, io non l’ho notata, ma magari c’era e ho rimosso.
In tutto questo c’era un direttore, Renato Palumbo, alla guida di un’ottima Orchestra della Fenice.
Direzione così così. Magniloquente e retorica, fredda e metallica, gelida nello splendido Intermezzo. Clangorosa, anche, in qualche occasione.
L’attrazione della serata era il soprano Martina Serafin, che ascoltavo dal vivo per la prima volta e della quale mi era stato detto un gran bene.
Beh, non le manca il volume, questo è certo, è una voce importante. Però ha cantato tutto forte o mezzoforte perciò non ho sentito né una ragazzina innamorata né una tentatrice capricciosa né tantomeno una donna disperata, ma solo una ragazzona ansiosa. Una lettura troppo superficiale, parzialmente riscattata da una buona esecuzione dell’aria dei gioielli.
Gli acuti inoltre non mi sono sembrati facilissimi e un paio erano pure calanti. La voce non ha particolari attrattive timbriche e spesso suona aspra e segaligna.
Insomma, non mi è parsa un portento ma, almeno ieri, solo un’onesta cantante con una buona propensione ai ruoli drammatici, più per tonnellaggio vocale che altro.
Dal punto di vista scenico non saprei che dire, anche perché conciata da ragazzina con i calzettoni, lei che è una signora bella grande, non credo si sentisse a proprio agio.
Voglio dire, una Manon Lescaut che non seduce né con la voce né con la recitazione, il fraseggio, non può considerarsi riuscita.
Walter Fraccaro era Des Grieux e si sa che da questo tenore non ci si possono aspettare troppe nuances interpretative, visto che punta sempre ad un approccio muscolare e monolitico al personaggio, sia che impersoni Radames sia che affronti un Cavaradossi.
Ieri però mi è sembrato in cattiva giornata, perché la voce, di per sé abbastanza voluminosa, usciva come ovattata e gli acuti parevano forzatissimi. Molta fatica si è percepita già nella prima aria, Tra voi belle, brune e bionde, in cui la gestione pessima dei fiati ha compromesso la buona riuscita della sortita. La parte ruota tutta sulla cosiddetta “zona di passaggio” ed è molto impegnativa, bisogna sottolinearlo, per cui anche un si bemolle pesa parecchio, un po’ come nell’Otello verdiano che sembra che il tenore canti qui al Verdi di Trieste tra un paio di mesi (non voglio fare la Cassandra, ma insomma…speriamo bene).
È mancato l’approccio amoroso, il turbamento dei sensi e della mente che porta alla perdizione e alla fine alla rovina.
Il baritono Dimitris Tiliakos, in una parte sfuggente e di difficile lettura psicologica, si è limitato al compitino appalesando una voce esile, secca e poverissima di armonici. Gli riconosco una buona presenza scenica e una generica correttezza vocale.
Alessandro Guerzoni era Geronte di Ravoir e non mi è dispiaciuto almeno perché era abbastanza sonoro e non ha accentuato il lato volgare di un personaggio già fastidioso di suo.
Il tenore Saverio Fiore, impegnato sia come Edmondo sia come Lampionaio non ha demeritato.
Bene il Coro, preparato da Claudio Marino Moretti e dignitosi tutti i comprimari: Gionata Marton (Oste), Anna Malavasi (Musico), Stefano Consolini (Maestro di ballo), Carlo Agostini (Sergente), Salvatore Giacalone (Comandante) e i quattro Musici (Nicoletta Andeliero, Emanuela Conti, Gabriella Pellos, Francesca Poropat).
Il pubblico ha accolto bene tutta la compagnia di canto, regalando ovazioni a Martina Serafin e Walter Fraccaro.
Compagnia di canto Manon Lescaut.  
Non ci sono state contestazioni al regista, com’è successo alla prima di venerdì scorso, ma comunque Graham Vick o non c’era o se c’era dormiva, come avrebbe fatto bene a fare anche quando gli proposero di allestire questa Manon Lescaut.
Cena leggera e un bel sonno ristoratore e sereno, così magari il riposo non è disturbato da incubi popolati da cigni rosa giganti e orsacchiotti grandi come Tirannosauri (stramile).
Buona settimana a tutti e un saluto a Adalberto e Ilaria.
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31 risposte a “Recensione semiseria di Manon Lescaut alla Fenice di Venezia: ovvero “La liceale nella classe dei ripetenti”.

  1. utente anonimo 1 febbraio 2010 alle 10:57 pm

    Non mi sembra proprio che tu abbia motivo di tornare sul tuo agghiacciante" del precedente post: non era poi così azzardato, eh?!
    Almeno, mi sembra di capire..
    Quindi, tirando le conclusioni, un generale
     
    da cui poco si salva.  Ma il tuo modo di recensire è sempre equilibrato e civile, come confermato anche da chi ha ben più titolo di me!
    Certo non mi fa rimpiangere di non poter assistere a certi spettacoli…
    Grazie di tenerci aggiornati e di farci anche sorridere! 
    A.Im.

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  2. amfortas 2 febbraio 2010 alle 8:23 am

    A.Im, in effetti non ho motivo di ritirare l’aggettivo…e inoltre anche l’esecuzione vocale è stata deludente.
    Insomma, spero di rifarmi stasera a Milano, almeno su uno dei due fronti!
    Ciao e grazie 🙂

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  3. utente anonimo 2 febbraio 2010 alle 8:30 am

    Io c’ero domenica…purtroppo.
    Io ho speso piu’ di 300 euro per esserci…….purtroppo.
    Io ho viaggiato per piu’ di due ore in treno…purtroppo.
    Ho pianto tanto…..
    Il regista e lo scenografo sarebbero da picchiare.
    Il Fraccaro da ignorare.
    Non ho piu’ parole.
    IRIS

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  4. daland 2 febbraio 2010 alle 9:17 am

    Un intervallo di 50 minuti, in effetti, è proprio wagneriano! Invece, 10 minuti di vuoto ogni 20 di musica come questa, sono un’idiozìa.
    Il pannello con orsacchiotti e orsacchiottone mi ricorda quello delle reliquie ex-voto della recente Carmen dantesca: dev’essere un’avveniristica genialata che sta contagiando tutte le regìe!
    Deduco dalla tua esperienza che la monotonia del canto della Serafin – chiaramente percepita per radio alla prima – non è, ahinoi, colpa della ripresa audio, ma sua propria di lei medesima!
    Fraccaro si conosce, nel bene e nel male: certo se lo chiamano a fare Radames alla Scala, poi DesGrieux alla Fenice e – apprendo da te – Otello al Verdi, allora c’è da preoccuparsi. O, sull’altro lato del tavolo, da abbassare i prezzi dei biglietti.  
    Per certe regìe – lo sai – io invoco articoli del codice penale!
    Nonostante le premesse… buon Don Giovanni!

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  5. amfortas 2 febbraio 2010 alle 10:59 am

    Iris, mi spiace molto per te, io almeno questa volta non ho speso tanto perché mi sono accontentato del loggione. La scelta di un posto non costosissimo è stata dettata proprio dal cast che non presentava particolari attrattive. Ci sono andato per la Serafin che non è stata granché, spero di essere più fortunato la prossima volta.
    Ciao.
    Daland, Fraccaro è un onestissimo professionista e ovviamente ha il diritto di scegliersi i ruoli che ritiene più opportuni.
    Credo che il suo repertorio sia questo, solo che la voce, rispetto a pochi anni fa, è come velata e priva di squillo, che invece tempo fa aveva. Poi sai, magari era solo una giornataccia.
    Il discorso che fai sul costo dei biglietti non è sbagliato, ma purtroppo o per fortuna i teatri sono spesso esauriti o quasi, quindi chi glielo fa fare?
    Le entrate della biglietteria coprono mediamente un 11-12 /% delle spese di gestione di un teatro. Non è molto, ma di questi tempi…
    Piuttosto si dovrebbe intervenire con una penale sul lavoro dei registi, quando il loro lavoro è conclamatamente insensato.
    Mah!
    Ciao.

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  6. utente anonimo 2 febbraio 2010 alle 9:59 pm

    Non sono d’accordo con tutte le persone che si sono scandalizzate alla rappresentazione. Il regista ha voluto dare un taglio moderno e nel 2010 è noto che i più alle feste ( cosa che non condivido) sniffano coca.Puccini era un rivoluzionario, un anticlericale uno spregiudicato (specialmente il Puccini giovane) ed ai nostri giorni forse con maggiore sobrietà ed eleganza  cosi’ avrebbe rappresentato in nostri costumi.
    Un lucchese

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  7. mamikazen 2 febbraio 2010 alle 11:14 pm

    Ma a Puccini, il teddy bear formato gigante, sarebbe piaciuto? e le prostitute ingabbiate con le coscione al vento?
    va tutto bene quando ha un senso, quando chi guarda dice "non mi piace, ma capisco". magari poi va a casa e ci pensa su. ma se è oggettivamente brutto e inutile, è oggettivamente brutto e inutile. non c’ero, ma mi fido dell’Amfortas.
    si può ancora sognare con l’opera, o dobbiamo rassegnarci a incubi inguardabili per traghettare l’opera nella contemporaneità? ma ‘sto traghetto, sarà poi mica quello di Caronte? e lo dico non riferendomi al signor Vick che, come si dice anche qui, ha fatto cose belle assai e, ripeto, questa non l’ho vista. dico però in generale: c’è un limite? e se sì, dove si pone? 

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  8. utente anonimo 2 febbraio 2010 alle 11:50 pm

     siete dei dinosauri

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  9. gabrilu 3 febbraio 2010 alle 12:23 am

    Caro Amf, i  tuoi  post mi confortano  e mi consolidano  sempre e vieppiù (bello, eh,   poter    una tantum scrivere  un   "vieppiù   — smile)  nella mia decisione di non andare  più in teatro.

    Non vado  "all’opera" da anni  e vivo serena   e contenta.
     
    Sono lieta di poter dire:

    "Ammè non  m’hanno".

    E, scusatemi tanto, ma non ho  la minima intenzione di farmi sanguinare il cervello  intorcinandomi in   tremebondi interrogativi  del tipo: "Sarò io che    ‘so scema  e non  ho capito il genio oppure  è lui che   è proprio un cretino?"

    Preferisco  di gran lunga passare direttamente per cretina  io  ma  vivere serena e contenta  (refrain and smile)
     

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  10. utente anonimo 3 febbraio 2010 alle 1:29 am

    Un caro saluto anche a te Notung! Mi ha fatto molto piacere rivederti! Spero ci saranno altre occasioni!
    A me in realtà lo spettacolo è piaciuto molto, Vick dava spunti a mio avviso molto interessanti, la seconda parte DECISAMENTE meglio della prima!
    Non so se a Puccini sarebbe piaciuto o meno, chi può dirlo! 🙂
    Un abbraccio a te e tua moglie… sperando che la prossima volta il tempo sia clemente, e non mi crei un principio di assideramento! 😉

    Ilaria

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  11. utente anonimo 3 febbraio 2010 alle 7:47 am

    300 Euro per un biglietto?!?

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  12. utente anonimo 3 febbraio 2010 alle 8:09 am

    190 euro due biglietti in palco laterale parapetto.
    100 euro treno freccia biana andata e ritorno due biglietti.
    20 euro due pizzette con birra.
    Noi saremo anche due dinosauri, pero’…….
    Ci deve essere coerenza tra cio’ che si vede e le parole cantate.
    Quante ragazze al giorno d’oggi vengono mandare in convento dal padre?
    (Non vanno nemmeno a messa…….)
    Quante donne vengono imprigionate per un tradimento? (L’italia sarebbe
    una prigione)
    Quanti prigionieri per punizione vengono deportate in America? (forse
    sarebbero contenti).
    Se il Signor Vick voleva descrivere la societa’ decadente e ammorbata
    dalla cocaina del giorno d’oggi, i tatuaggi, l’assenza di valori, il suo
    anticlericalismo…poteva scrivere un’opera sua, cosi’ come fa Andrew Loyd Webber; e allora ci poteva mettere i gatti, i conigli, gli orsacchiotti giganti,
    la coca, l’ecstasi, il fumo……….ma non distruggere una creazione perfetta
    di un genio.
    Per il lucchese in particolare: Puccini e’  un patrimonio dell’umanita’, in
    particolare della tua terra benedetta da Dio e va ESEGUITO, non
    INTERPRETATO perche’ e’ gia’ perfetto cosi’.
    Ciao a tutti
    IRIS

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  13. amfortas 3 febbraio 2010 alle 9:35 am

    Risposta cumulativa perché sono ancora a Milano e ho poco tempo.
    Mi hanno riferito che ieri alla Fenice c’è stata una contestazione piuttosto severa alla regia, peraltro rintuzzata da chi invece l’ha gradita.
    Mi pare strano doverlo puntualizzare, visto che spesso ho scritto di questo argomento, ma ribadisco che io non ho posizioni preconcette nei riguardi di nulla e nessuno. Perciò accuse di essere un dinosauro non ne accetto a meno che non siano riferite al mio aspetto fisico 🙂
    Io resto dell’idea che questa regia fosse pessima però rispetto l’opinione diversa di Ilaria, che già me l’aveva detto in teatro.
    Non sono d’accordo con gabrilu, che non va più a teatro, perché comunque credo sia meglio vedere le cose di persona. Capisco invece che abbia la domanda che si pone, e di solito alla stessa domanda io rispondo che gli scemi sono gli altri :-), perché ho un’alta opinione di me stesso.
    Sui prezzi invece ci sarebbe da dire molto, ma è indubbio che certi posti costino una cifra assurda e me ne renderò conto meglio quando tirerò le somme della mia trasferta milanese, peraltro non improntata al risparmio sotto nessun punto di vista.
    Un’ultima considerazione per mami: il limite ci dovrebbe essere, ma di fatto non c’è…ho visto cose che voi umani ecc ecc…tali da far passare questo allestimento di Vick per un capolavoro.
    Un saluto a tutti!

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  14. daland 3 febbraio 2010 alle 9:43 am

    Sottoscrivo in pieno i commenti dei “dinosauri”, in particolare quello di IRIS, che centra in pieno il cuore del problema.
     
    Operazioni come questa si configurano come “appropriazione indebita di opera d’arte”, opera poi smontata a pezzettini e rimontata dal regista-ladro attorno al proprio “Konzept”, bello o brutto, interessante o imbecille esso sia. Il valore aggiunto rispetto all’originale è semplicemente nullo, e questo nel migliore dei casi.     

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  15. utente anonimo 3 febbraio 2010 alle 10:12 am

    Caro Amfortas, ci sono momenti in cui mi sento davvero contenta di non essere andata a teatro, voglio dire che spero di azzeccare la serata giusta quando e se mai avrò 300 euro per andarci … Ciò di cui non mi pento mai invece è passare di qui e leggere i tuoi post.  Se non avessi visto le fotografie avrei pensato che ci stavi prendendo un pò in giro… Avrei avuto difficoltà soprattutto con l’orsacchiotto-Rex….
    Elena

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  16. utente anonimo 3 febbraio 2010 alle 11:34 am

    Certo che se io, che non conosco nulla di lirica, mi ritrovassi a pagare 300 euro per vedere peluche, prostitute in gabbia, piccioni giganti e stelle filanti… francamente non so se tornerei a teatro… Ma questo è un MIO limite, lo so bene.
    La domanda per te invece è: perché per essere "geniali, interessanti, suggestivi, intelligenti…" bisogna inventarsi qualche immane stupidaggine?
    Perché un regista che si attiene all’originale è noioso?

    Tanto per farti un esempio vagamente attinente, la Bisbetica domata che ho visto la scorsa estate (prosa, chiaramente) che per far capire di essere, appunto, bisbetica, deve presentarsi in scena in pantaloncini e fa kick-boxing A ME NON PIACE. È una scelta inutile. E tu sai che io di antipatia me ne intendo.

    La prolissa Margot

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  17. amfortas 3 febbraio 2010 alle 1:03 pm

    Mi sto chiedendo come farò a parlar bene della regia del prossimo Romeo et Juliet a Trieste, ci dovrò mettere impegno se lo spettacolo mi piacerà come alla Fenice l’anno scorso 🙂
    Una puntualizzazione sui 300 euro, che sono tanti, ma credo sia giusto dire anche che in teatro ci si può andare spendendo meno soldini.
    Certo bisogna sacrificarsi un po’ e scendere a qualche compromesso (di visibilità di solito, le voci si sentono abbastanza bene quasi ovunque).
    Però capisco bene anche le recriminazioni di margie ed Elena.
    Margie ci ricorda che qui si parla di lirica, ma che anche nel teatro di prosa non si scherza, in quanto a regie…stravaganti.
    Daland, ti vedo come un TRex, devo dire la verità 🙂

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  18. utente anonimo 3 febbraio 2010 alle 2:27 pm

    Non e’ che mi devo giustificare, pero’,,,,,,
    sposati 20 anni fa, senza un quattrino..niente
    viaggio di nozze, ora, con i figli grandi, ci si permette
    finalmente di sottolineare una ricorrenza con una
    spesa che, per noi operai, e’ ENORME.
    Una scelta MOLTO romantica, la Manon a Venezia…….
    e guarda come e’ andata a finire.
    Ora capite perche’ sono cosi’ INCA…….
    IRIS

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  19. utente anonimo 3 febbraio 2010 alle 3:11 pm

    Quanto cattivo gusto in questa Manon !
    Che ridicolo il tenore bassotto in calzettoni  che intona "Manon Lescaut mi chiamo….."in mezzo ad una ipotetica classe che si lancia palle di carta…il massimo del luogo comune!
    Un maestro di ballo che diventa un fotografo cocainomane che fa tatuaggi sulla caviglia di Manon mentre canta "..in quelle trine morbide " !
    Quanti marchingegni  e assurdità da cantiere che distraggono dalla delicatezza ineffabile delle melodie Pucciniane…che rischiano di essere così stravolte e irriconoscibili.
    Meno male che alla fine la piattaforma assurda non è caduta in testa ai cantanti…sopra un deserto ….da discarica… ma almeno quello è rimasto !
    Se fossi stata io l’organizzatrice dell’evento, alla prima prova il regista lo avrei mandato via a calci nel….culo.
    Che vada alla Biennale e che rispetti Puccini…
    Saluti
    Loredana di venezia

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  20. amfortas 3 febbraio 2010 alle 5:33 pm

    Iris, hai tutte le ragioni del mondo, mi verrebbe di dirti di riprovare alla Fenice a settembre (mi pare), per la Traviata di Verdi diretta da Carsen…ma se poi non ti piace? 🙂
    Ciao e grazie!
    Loredana, hai tutte le ragioni del mondo, a mio parere.
    Solo ti prego di non ispirare con il tuo lapsus (divertentissimo) l’ineffabile Vick: è il soprano, non il tenore che intona "Manon Lescaut mi chiamo…" 🙂
    Comunque forse Vick pensava che l’opera si chiamasse "Manon La Scout", per quella l’ha vestita in calzettoni e treccine.
    Battuta pessima, lo so, ma almeno è gratis 🙂
    Ciao e grazie anche a te.

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  21. utente anonimo 3 febbraio 2010 alle 6:37 pm

    da Giuliano:
    di shock ne ho avuti tanti, per esempio quell’Ernani con regia di Ronconi tutto piscine e lamiere – però poi lo spettacolo era bello, me lo ricordo ancora volentieri. E avrei voluto esserci negli anni ’70, con le Valchirie in abito da sera e guanti lunghi che scandalizzarono i presenti.
    Spettacoli brutti o sbagliati ne ha fatti perfino Strehler – negli ultimi anni gli capitava, ma sì – lo ripeto anch’io:
    – C’è un limite a tutto!
    E soprattutto direi: basta cazzate e cazzatine. Conosco ragazze giovanissime che non amano i tatuaggi, e la cocaina non la usano mica tutti: lo si vuol far credere, ma non è così.
    Quanto ai gusti di Puccini, li direi sanissimi! L’unica cosa che lo ha rovinato è stato quel maledetto sigaro, sono sicuro che se tornasse qui starebbe ben lontano dalla cocaina e dalle altre droghe. (dalla gnocca certamente no, se posso permettermi… 🙂   )
    (beh, in fin dei conti ieri sera ti ga visto el Don Giovanni!)

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  22. utente anonimo 3 febbraio 2010 alle 6:51 pm

    da Giuliano:
    Post Scriptum:
    dovremmo essere noi a fare uno sforzo (anche piccolo) per capire i grandi del passato, e non "attualizzarli".  Le melodie di Puccini sono bellissime ancora oggi, e si capiscono al volo (idem quelle di Haendel), per la drammaturgia, l’epoca di Manon era già antiquariato cent’anni fa…

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  23. amfortas 3 febbraio 2010 alle 8:34 pm

    Giuliano, le regie strane più o meno riuscite sono sempre esistite e io trovo pure che sperimentare abbia un senso, non per modernizzare qualcosa che non ha bisogno di essere modernizzata, ma per trovare magari qualche spunto di riflessione, come diceva più su Ilaria.
    E poi l’opera d’arte è in assoluto qualcosa in movimento, non può essere statica. Purtroppo la modernizzazione passa troppo spesso attraverso la strada, larghissima e facile, della banalità e della stupidaggine.
    E comunque hai ragione, spesso basterebbe non voglio dire studiare, ma almeno informarsi un po’.
    Io non conosco ragazze giovani, perciò mi fido, per quanto riguarda le loro abitudini e i loro costumi (non è vero, però mi piace fare un po’ il paraculo :-))
    Ciao!

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  24. daland 3 febbraio 2010 alle 9:29 pm

    Amfortas, scusami, ma la povera Loredana ha ragione! Poco dopo che le ha pronunciate la protagonista, anche il tenore canta "Manon Lescaut mi chiamo", ripetendo le parole della bella che lo ha letteralmente fulminato!

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  25. amfortas 3 febbraio 2010 alle 9:46 pm

    Daland, lo so, ma il Fraccaro è l’unico della classe di dementi che ha i calzoni lunghi e non è bassotto :-), guarda la foto!
    Ciao 🙂

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  26. utente anonimo 3 febbraio 2010 alle 11:49 pm

    Alla replica di Amfortas ha già gentilmente risposto Daland.
    Quanto al tenore bassotto con i calzettoni mi riferisco alla replica con De Grieux interpretato da Francesco Anile alla quale ho assistito io.
    Sono contenta che Fraccaro si sia sottratto alla pagliacciata.
    Ciao  e grazie
    Loredana

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  27. amfortas 4 febbraio 2010 alle 8:02 am

    Loredana, non sapevo avessi visto il secondo cast, come hanno cantato, a tuo parere?
    Ciao!

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  28. utente anonimo 4 febbraio 2010 alle 11:21 pm

    Non capisco perchè ci si debba scandalizzare per l’allestimeno di quest’opera. Sono nato con le arie di Puccini, da me i ristoranti i bar gli alberghi si chiamano Tosca,Turandot,Fanciulla del  West,Tabarro e cosi’ via. Puccini era un grandissimo che aveva anticipato i tempi e faceva scandalizzare i contemporanei cosi’ come ai nostri tempi ha fatto Freddy  Mercury (scusate l’accostamento) od altre rock star.Da Lucca fu quasi cacciato per una relazione con una donna sposata ad un lucchese. Vi immaginate lo scandalo a quei tempi?. Correva in macchina, fumava, beveva, andava a caccia ed aveva una grande esposizione mediatica. A Broadway ho visto un musical che si chiamva Rent ispirato a Boheme dove la protagonista moriva di AIDS invece che di tisi. Nessuno si è scandalizzato.  Se ogni tanto ( non sempre) vedamo un allestimento nuovo che ben venga!.
    Un lucchese (amante di Puccini)

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  29. amfortas 4 febbraio 2010 alle 11:44 pm

    Amico lucchese, nessuno avrebbe avuto nulla da ridire se Vick si fosse ispirato alla Manon Lescaut e ne avesse fatto un musical :-), che è cosa del tutto diversa da un’opera lirica, ne converrai.
    Comunque io non mi scandalizzo per niente, affermo solo che lo spettacolo era brutto e banale.
    Ciao e grazie.

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  30. utente anonimo 15 febbraio 2010 alle 3:21 pm

    Cari Amici, condivido in pieno le vostre posizioni negative sulla regia di questo allestimento e dopo tutte le vostre osservazioni non voglio essere ripetitiva. Ho trovato questo, mi sembra decisamente eloquente del nostro degrado culturale!
    Una veneziana
    http://ricerca.gelocal.it/nuovavenezia/archivio/nuovavenezia/2010/01/31/VT2VM_VT204.html
    http://ricerca.gelocal.it/nuovavenezia/archivio/nuovavenezia/2010/02/10/V2TPO_V2T02.html
    http://ricerca.gelocal.it/mattinopadova/archivio/mattinodipadova/2010/02/10/VT2MC_VT202.html

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  31. amfortas 15 febbraio 2010 alle 5:18 pm

    30, grazie dei link, che confermano proprio che xe pezo el tacon che el buso.
    Le recriminazioni di Chiarot sono veramente di rara idiozia.
    Ciao.

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