Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Primedonne: da Abbado alla Callas sino al video promo dell’intervista a Magda Olivero su OperaClick.


Ci sarebbe tanto da dire sulla questione del ritorno alla Scala di Claudio Abbado, ma gli appassionati e competenti amici della Voce del Loggione stanno già sviscerando il problema con brillanti argomenti.

Io mi permetto solo un piccolo inciso.
Mi pare che si stia esagerando, dopotutto si tratta solo di musica e la vicenda invece, per certi aspetti ai quali lo stesso Abbado non è estraneo, sta diventando il solito baraccone casinaro all’italiana con relativo codazzo di politici, affaristi e manutengoli vari in cerca di visibilità.
Taccio sulla strategia della vendita dei biglietti che ha adottato la Scala, perché diventerei davvero volgare.
Quindi, visto che come già detto nel post precedente il prossimo appuntamento in teatro è per L’elisir d’amore al Verdi di Trieste, sabato prossimo, oggi dirò la mia su di un’altra incisione storica (1955, quindi ormai sono storico anch’io, strasmile) molto controversa e cioè il Rigoletto della EMI.
Una registrazione che non riesce a salvare neanche Maria Callas.
Mi si potrà ribattere che i suoi compagni di cordata fanno peggio, ma dalla Callas ci si aspetta sempre il meglio no?
Il fatto è che qui Santa Maria Nostra ha tante belle intenzioni, ma ne realizza poche e anzi spesso il risultato è modesto, perché la sua Gilda non è stucchevolmente bamboleggiante ma non è neanche una ragazza violata che “cresce” nell’arco dell’opera, come vorrebbe il Giudici. Canta correttamente (e ci mancherebbe pure! Ma ci scappa pure qualche nota bruttina forte), ma il personaggio alla fine non ha alcuna identità specifica, non è né carne né pesce, insomma.
Nei momenti più belcantistici, segnatamente il Caro nome, sono davvero tanti i soprano che hanno cantato meglio e, a costo di coprirmi di ridicolo (I mean, una volta più una meno…), cito la Elena Mosuc che ho ascoltato in teatro qui a Trieste, nel 2006 mi pare. Per non parlare di altre interpreti che hanno inciso il ruolo.
La Callas, peraltro, non è certo aiutata dal direttore Tullio Serafin, che impone tempi lenti ma soprattutto una mancanza di fraseggio orchestrale mortifera, che appiattisce tutto.
E neppure nei passi più drammatici si apprezza quella rivoluzione copernicana del ruolo alla quale la Callas ci ha abituati, perché io ci sento anche un po’ di sbracamenti e forzature tipiche di chi confonde un’interpretazione temperamentosa con il cattivo gusto paraverista.
Degli altri, e “gli altri” sono il baritono Tito Gobbi (Rigoletto) e il tenore Giuseppe Di Stefano (Il Duca) sarebbe quasi bene non parlare.
Tra i due mostri sacri (o solo veri mostri? Smile) almeno Gobbi segue un’idea interpretativa con coerenza, ma spesso le sue buone intenzioni sconfinano nel teatro di prosa, neanche troppo raffinato.
Inoltre non ci risparmia, se possibile enfatizzandole, tutte le pessime abitudini del tempo: cachinni, urla, portamenti.
D’altro canto Di Stefano non ha neanche una strategia, limitandosi a sbraitare e regalandoci delle vere e proprie urla, perlopiù stimbrate e calanti e un accento genericamente forsennato che compromette in molti casi la prosodia del testo.
Routinaria la prestazione di Adriana Lazzarini quale Maddalena mentre, in alcuni sprazzi, Nicola Zaccaria tratteggia un bel Sparafucile.
Insomma, se è vero che ogni artista e figlio del suo tempo è anche vero che Maria Callas anticipò i tempi con le sue interpretazioni ,ma qui si pone al di sopra del resto della compagnia di canto più per manifesta inferiorità di quest’ultima che per meriti propri.
Oggi, lo dico senza alcun timore d’essere smentito, un Rigoletto così verrebbe sonoramente fischiato e dalle contestazioni si salverebbe, appunto, solo una Callas in tono minore.
Parlando poi dei bei tempi andati, vi segnalo che su OperaClick tra qualche giorno sarà disponibile una straordinaria intervista con Magda Olivero.
Ecco qui il “promo”, una delizia.
E buon fine settimana a tutti.

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21 risposte a “Primedonne: da Abbado alla Callas sino al video promo dell’intervista a Magda Olivero su OperaClick.

  1. utente anonimo 6 marzo 2010 alle 4:44 pm

    da Giuliano:
    a me dispiace molto che tanti – troppi, ormai tutti – non riescano a capire cosa ha veramente significato Claudio Abbado.
    A casa mia nessuno sapeva niente di musica e di teatro, se non ci fossero stati Abbado, Paolo Grassi e Strehler non mi sarei mai appassionato alla grande musica e al grande teatro. Che poi era teatro fatto con pochi mezzi, al risparmio: sale minuscole e scomode come il Piccolo di via Rovello, per esempio.
    Tanti ragionano come se si trattasse di nostalgia, come se si rimpiangessero i miei bei vent'anni – decenni di tv berlusconiana hanno marchiato indelebilmente le teste.
    Poi, dal punto di vista artistico, ognuno è libero di dire "meglio questo, meglio quest'altro", ma quello che ha fatto Abbado come impegno civile e per la diffusione della grande musica non lo ha mai fatto nessun altro. Se si provasse, per esempio, a mettere in fila le locandine dei concerti di Abbado…Basterebbe l'elenco puro e semplice delle musiche scelte per cominciare a capire.
    Questi sono brutti tempi per la nostra cultura, e hai fatto bene a ricordare Veltroni e Melandri: persone molto ben intenzionate ma che non sanno che cos'è veramente la grande  musica. Con la legge sulle Fondazioni si sono accodati a quello che diceva la destra, tristemente.
    Povero Strehler, povero Grassi! Due ragazzi di vent'anni che prendono una piccola sala scalcinata e ne fanno un esempio di come si fa teatro: queste cose potevano capitare nel '45. Speriamo nelle generazioni del '90.

    (scusa la tirata! sono andato a vedere su quel sito "la voce del loggione" e mi sono un po' depresso – mi manca molto la Scala, ma sono contento di essere fuori da quel giro)

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  2. utente anonimo 6 marzo 2010 alle 4:46 pm

    da Giuliano:
    dimenticavo: Se il maestro Abbado, con tutto quello che ha passato in questi anni, ha desiderio di tornare alla Scala, ne sono contento.
    Tutto il casino che si è montato in proposito, è cosa ben triste.

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  3. amfortas 6 marzo 2010 alle 5:21 pm

    Giuliano, ti capisco benissimo e m'aspettavo una tua reazione "forte", perché so quanto tu sia legato a Abbado e a quel periodo che a proposito si può definire storico.
    Ciao!

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  4. Ninci 6 marzo 2010 alle 8:12 pm

    Penso che Giuliano, leggendo "la voce del loggione", abbia letto una cosa diversa da quello che c'è scritto. Nessuno ha mai fatto riferimento al periodo passato da Abbado alla Scala, periodo che tutti rispettano, anche se nessuno in quel tempo ha camminato sulle acque, come un po' sembra credere Giuliano. Ed anche se ancora c'è una distanza, magari piccola, fra Abbado e S. Francesco. Si parlava solo dell'assurdo cancan montato intorno a questo evento, divenuto di un'idiozia unica (ah, quegli alberi nelle vasche alte un metro e trenta…). E poi della scandalosa politica di vendita dei biglietti. Tutto qui. Buona messa, con pueri cantores annessi, a tutti i nostalgici.
    Marco Ninci

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  5. utente anonimo 6 marzo 2010 alle 10:59 pm

    da Giuliano
    ecco, meglio stare zitti – questi sono i tempi, caro Paolo…

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  6. amfortas 6 marzo 2010 alle 11:10 pm

    In realtà credo che in questa occasione abbia ragione Ninci, Giuliano.
    La polemica non era diretta "contro" Abbado, ma contro il polverone che si è sollevato per il suo ritorno, complice la sua demagocica (a mio parere) richiesta arborea.
    Credo, Giuliano, che tu sia molto più vicino alle posizioni di Ninci di quanto ti sembri così di primo acchito 🙂
    Anche perché conosco Ninci (da ciò che scrive) come persona equilibrata e poco sensibile alle fanfare del presente e del passato, prossimo o remoto.
    Un caro saluto ad entrambi.

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  7. utente anonimo 6 marzo 2010 alle 11:19 pm

    da Giuliano:
    mah, quel paragone con san Francesco, la battuta sui pueri cantores, il richiamo alla nostalgia… Chissà se chi mi ha risposto ha letto i miei due commenti.
    Manco dai teatri dal 1997, a questo punto ne sono contento. Ma già allora i tempi erano cambiati, ha fatto bene Muti ad andare via.  (e qui mi fermo, caso mai torno al prossimo post)

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  8. utente anonimo 7 marzo 2010 alle 1:20 am

    prendiamo i fatti per quello che sono. abbado torna in scala…péché de véillesse…pure toscanini lo fece e lo farà pure muti, magari per soldi e non per alberi.
    con abbado la scala era aperta a tutti e la produttività era altissima. si effettuavano registrazioni entrate nella storia (anche se ad abbado io ho sempre preferito muti, de gustibus)
    lissner, cui va il merito di avere fatto una stagione perfetta (almeno quest'anno), è notoriamente uno stronzo. francese per giunta. ma ce lo abbiamo messo noi italiani là…fosse stato per me lo avrei lasciato a far casini ad aix-en-provence.
    non c'è molto altro da aggiungere. a parte che concordo sul giudizio impietoso riguardo la divina che nel rigoletto tanto divina in effetti non è.
    ah, dimenticavo. la eterna olivero è sempre simpatica…girano certi video su you-tube da morir dal ridere. lunga vita allora. che poi riflettevo: è coetanea della levi montalcini..quella era una buona annata!

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  9. Ninci 7 marzo 2010 alle 7:04 am

    Caro Giuliano, io ho letto i tuoi commenti. Vedi, nessuno, e meno che mai io, discute la grandezza veramente rimarchevole del musicista Abbado, E anche la sua statura di uomo di cultura. Ma il fatto è che questa volta secondo me ha profondamente sbagliato. Quanto sarebbe stato meglio che fosse ritornato per i soldi e non per gli alberi! Che avesse preteso un normale cachet e non si fosse atteggiato a guru ecologista! Con questo ha scatenato le peggiori tendenze dei suoi fans, che tendono a vedere in lui una figura sublime, un maestro di libertà, un assoluto sottratto alle vicende del tempo; e così via. Mentre invece è "soltanto" un grandissimo direttore d'orchestra, come Muti, come Ozawa, come Boulez, come Jansons, come Thielemann, fatte salve le differenze fra questi musicisti. Io ho letto quello che si dice nel sito degli Abbadiani; non c'è alcuna criticità, solo adorazione. Ma lo sapevi che hanno distribuito semi di tiglio al pubblico che entrava alla Scala? Io ho ascoltato a Modena il Fidelio, magnificamente diretto da Abbado, in un palco insieme a due abbadiani; ti assicuro che dai loro discorsi non era difficile dedurre che avevano gettato il cervello all'ammasso, come si diceva dei comunisti negli anni Cinquanta e Sessanta. Ecco, è questo che io rifiuto con tutto le mie forze; il fanatismo rispetto a Muti si ripete uguale per Abbado; negli anni Settanta e Ottanta tinto di colori politici, adesso trasfigurato nel dolore per la malattia, per la quale, sia chiaro, ho i massimi rispetto e comprensione. E tuttavia io, che da buon toscano cerco di vedere i fatti con estremo distacco, sono molto diffidente nei confronti di un pubblico come quello milanese, travolto dall'irrazionalità, sempre in bilico fra l'amore e l'odio, sposato con alcuni, vedovo di altri.
    Un caro saluto
    Marco Ninci

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  10. amfortas 7 marzo 2010 alle 8:50 am

    Beh intanto spero che Giuliano e Ninci si siano spiegati in qualche modo, perché davvero credo, come ho detto nel primo commento, che le loro posizioni siano assai vicine.
    C'è (oggi più che ai bei tempi) una frangia di abbadiani piuttosto estremista, e come tale per default intransigente e adoratrice. Succede anche con altre grosse personalità in campo non solo musicale.
    A me gli spin off non piacciono anche perché per formazione culturale (gli studi scientifici sono propedeutici in tal senso) sono per l'hic et nunc.
    Resta il fatto, credo incontrovertibile, che la gestione della biglietteria alla Scala sia stata scandalosa più del solito.
    8, la stagione della Scala non mi pare perfetta ma più decorosa degli anni scorsi, che è gia una cosa.
    In quanto a Lissner, ti dirò, non so se sia uno stronzo come dici tu ma sono certo, tanto per restare nel campo delle sottili metafore, che la merda sia merda ovunque e quindi la provenienza francese non sia determinante 🙂
    Vedremo l'anno prossimo che combina.
    Buona domenica a tutti, qui soffia la bora e fa un freddo bestia, accidenti.

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  11. daland 7 marzo 2010 alle 9:47 am

    Ero anch’io,  complice l’anagrafe, a Milano e spesso alla Scala negli anni di Abbado, per il quale nutro la stessa ammirazione di Giuliano: Abbado non era solo un musicista – come è stato poi Muti, per dire – ma era anche un visionario, forse anche lui, come tanti figli o fratellini del ’68 (Pollini per primo) accecato da tutte le utopìe di quell’epoca. Ma lui e Pollini davano, alla Scala, a gratis, concerti per i lavoratori, e che concerti! Poi, certo, firmavano appelli sempre a senso unico, che però davano il senso del loro essere nella realtà, e non solo nella metafisica musicale. Forse la colpa, se si può così chiamare, di Abbado (e Pollini) è quella di essere rimasti ideologicamente laggiù: certi atteggiamenti del primo a Cuba e del secondo sempre, appaiono oggi fuori luogo o ridicoli.
     
    Ma di certo non sono scusabili i fans ciechi e talebani, che strumentalizzano tutto, a partire dalla ridicola questione dei 90000 alberi.
     
    Quanto al concerto e alle modalità di assegnazione degli ingressi, vedo che si arriva ad accusare gli abbonati di essere camorristi e mafiosi, o come minimo di essere dei mangiapaneatradimento, gente che entrerà solo perché arruffianata con Lissner. Vorrei ricordare a tutti che gli abbonati – preciso che io lo sono – garantiscono il pagamento di stipendi e cachet per buona parte della stagione, in attesa dell’arrivo dei fondi FUS e degli incassi al botteghino. Altro che privilegiati!

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  12. amfortas 7 marzo 2010 alle 10:05 am

    Daland, questa me la sono persa:

    Quanto al concerto e alle modalità di assegnazione degli ingressi, vedo che si arriva ad accusare gli abbonati di essere camorristi e mafiosi,

    Dove si può leggere tale perla? No, perché è meritevole d'elogio chi l'ha scritta.
    Per il resto sono ovviamente, direi, d'accordo con te.
    Ciao e grazie.

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  13. daland 7 marzo 2010 alle 2:05 pm

    Amfortas, è il senso di molti interventi.
    Della serie: se c'è un corrotto, ci dev'essere un corruttore, cioè i beneficiari della corruzione.

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  14. amfortas 7 marzo 2010 alle 3:37 pm

    Ah, ora ho capito e mi pare una forzatura a voler esser buoni.
    Ciao!

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  15. utente anonimo 8 marzo 2010 alle 10:58 pm

    come tutte kle cose anche abbado ha fatto il suo tempo….ha dato tantissimo…ora potrebbe tranquillamente andare in pensione…il fatto è che c'è un insostenibile livello di gerontofilia/gerontocrazia…..Il futuro è un altro e noi si continua a guardare al passato in modo sbagliato

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  16. Ninci 9 marzo 2010 alle 8:27 am

    Riguardo all'ultimo commento anonimo, che cosa vuol dire la pensione per Abbado? Abbado non è un relitto del passato, ma una presenza viva e vitale. Io ho sentito a Firenze un suo concerto all'ultimo Maggio; quel concerto era un autentico splendore e di un'originalità interpretativa assoluta. Quindi può tornare alla Scala tutte le volte che vuole; e questo ritorno è un guadagno per il teatro. Altra cosa è il modo di questo ritorno; ho già detto che la sovraesposizione del tutto è per me una cosa assolutamente idiota. Di pensione secondo me si può parlare solo nel senso di mandare in pensione certe eccessive nostalgie per il passato o certe furie idolatriche francamente ridicole. Ma solo in questo senso.
    Un caro saluto
    Marco Ninci

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  17. amfortas 9 marzo 2010 alle 10:08 am

    Ninci, hai perfettamente ragione che vuoi che ti dica. Però la gente è strana, lo sappiamo bene.
    Il discorso sulla gerontocrazia sarebbe pure condivisibile, ma non applicato ai fuoriclasse come Abbado, bensì ai tanti burocrati inutili ed incapaci che soffocano *anche* il mondo dell'opera.
    Magari se il 15 vuole precisare meglio, siamo qui.
    Un saluto a tutti.

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  18. utente anonimo 10 marzo 2010 alle 1:11 pm

    Preciso meglio. Mi inchino alla grandezza di Abbado, per il quale nutro la più alta stima dal punto di vista artistico e professionale. Un grande che  lascerà un notevole vuoto dietro di sé. Eppure il suo tempo volge ormai al tramonto: un grande tramonto all'estero, un tramonto miserando e tipicamente italiano in patria.  Abbado ha scelto di tornare da vecchio sui passi della gioventù, e non è sempre una buona scelta. Lo dimostra il modo in cui ha gestito (o qualcuno ha gestito per lui) il rientro a Milano. Tanto fumo e poco, pochissimo arrosto. Un  artista è quello che si vede in questo caso sul palcoscenico, ma è anche tutto quello che gli gira attorno. Piaccia o non piaccia. E mi sembra che ci sia gran poco da stare allegri in questo caso.
    Tutto è così superficiale che l'arte ci rimette e Abbado ci fa la figura barbina. Dire questo è offensivo nei confronti di un grande? Non credo…ma il mondo deve guardare avanti. Pensando a tutto questo can can  non faccio che rimpiangere  la discrezione, il silenzio, la sofferenza di altri grandi, che pure in nome della musica  hanno sofferto, pensato e che la vita ad un certo punto ha costretto al silenzio (vedi Carlo Maria Giulini a cui Milano doveva non certo di meno rispetto a quello che deve ad Abbado). Altri tempi ed altri uomini evidentemente………
    AB 

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  19. amfortas 11 marzo 2010 alle 8:20 am

    AB, ok e grazie per il chiarimento. Ciao.

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  20. Adriano 20 aprile 2012 alle 8:17 pm

    Peccato che un trio così famoso non abbia tirato fuori il meglio di se,Come nel calcio anche per l’opera se si “perde “la colpa e’dell’allenatore,Serafin.Neanche la musica non regala particolari emozioni.ritmi troppo lenti,esecuzione ordinaria.Io mi rifaccio le orecchie con Rigoletto di Muti del 94,Grande Bruson,non male gli altri,qualche volta l’orchestra corre un po’.ma il risultato finale e’notevole.Adriano

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