Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria dell’Elisir d’amore al Teatro Verdi di Trieste: ovvero “Ma va’ a morì larmoyant, topo morto!”

Dopo questo Elisir d’amore al Verdi di Trieste ho preso una decisione che definirei storica.

Elisir Trieste.
No no, non ho intenzione di usare termini tipo larmoyant o di parlare di transitus regularis o irregularis (di note, che avevate capito?). Che dio me ne scampi e liberi. Esci da questo corpo, critico musicale!
Ci ho pensato molto, perché non sono argomenti da prendere alla leggera, però, tenetevi forte, dichiaro ufficialmente che Davide Livermore è il mio nuovo idolo.
Perché, vi chiederete voi (ma anche no eh?).
Perché dopo avermi fatto vedere nella scorsa stagione Eva Mei che si metteva le dita nel naso e tirava caccole un po’ovunque sul palcoscenico, quest’anno mi ha fatto vedere Eva Mei che mostra la coscia assassina, un sergente dall’alito importante e un saltimbanco che lancia un topo morto tra la folla (e forse c’è una relazione tra l’alito e il topo morto, mi verrebbe da pensare).
Insomma assistere ad un allestimento di Livermore è come rivivere gli anni del liceo: donne discinte, gesti di dubbia eleganza, scherzi grevi e poca igiene. Una rimpatriata della cena di maturità senza l’angosciante confronto col passato e relativo genocidio di specchi al momento dell’incerto e traballante ritorno a casa, con conseguente sfiga per i successivi mille anni.
Praticamente un elisir di lunga vita (ultrastrasmile).Sira Mei
Insomma ‘sto Livermore ha il grande dono di essere leggero senza essere superficiale, serio ma non serioso, colto ma non didascalico e poi cita più lui che un magistrato che si occupa d’intercettazioni telefoniche.
Qui cita il Fellini di La Strada, e fa introdurre e accompagnare Dulcamara da due mimi che interpretano Gelsomina e Zampanò. E poi tra l’umanità varia del paesotto di contadini appaiono Ginger e Fred, i clown, e pure la mitica sedia del regista sulla quale, assai indegnamente, Dulcamara appoggerà l’ampio deretano (che sarebbe il culo, per coloro che amano il linguaggio tecnico).
Mitico Zampanò con la gestualità e la classe innata del Mago Oronzo: solo con l’imposizione delle mani ti faccio ingoiare il bordeaux.
Tutto questo senza che le ragioni del libretto e della musica siano maltrattate o vilipese: una tradizione rivisitata con intelligenza.
Sull’opera lirica, sulle sue tetre convenzioni, sul conservatorismo becero aleggia un sorriso divertito che non diventa mai sghignazzo volgare.
Poi, la musica di Donizetti aiuta, evidentemente, soprattutto quando la compagnia di canto è omogenea e di buon livello, e l’orchestra è diretta bene.
Paolo Longo, sul podio dell’ottima Orchestra del Verdi, ha dimostrato che si può dirigere Donizetti con grazia ed eleganza, senza combinare casini nei concertati, seguendo amorevolmente i cantanti, e senza perdere di vista il filo di una narrazione briosa, spumeggiante, ma allo stesso tempo ricca di sfumature patetiche quando è il caso. Bravo Maestro!
Il Coro è fondamentale in quest’opera, anzi, agisce come un vero e proprio personaggio e come tale Livermore ne organizza i movimenti, fornendo un’identità precisa alle masse: più che un regista un filosofo della rive gauche.
Gli elogi per questi Artisti non saranno mai sufficienti, perché cantano benissimo e si dannano per essere credibili in scena con risultati brillantissimi.Mei-Belcore
Antonino Siragusa centra il personaggio di Nemorino già dalla sortita Quanto è bella, quanto è cara: spontaneità, candore, la simpatia istintiva che suscita il sempliciotto.
Canta bene, il tenore, decisamente più in parte che nel recente Roméo. Si apprezzano il legato, il fraseggio, la disinvoltura scenica. E si apprezza anche La furtiva lagrima, bissata a furor di popolo.
C’è pertinenza stilistica, non l’inutile e ostentato atletismo tenorile.
Eva Mei ha una lunga consuetudine col personaggio di Adina, ma all’inizio è sembrata un po’spaesata e timorosa, forse in difficoltà con i fiati (non quelli di Belcore, strasmile). Poi però già dal terzetto immediatamente successivo con Belcore e Nemorino si è ripresa bene e ha chiuso in crescendo con un ottimo concertato nel finale primo.
Eccellente nel secondo atto, chiuso con una bellissima interpretazione dell’aria Prendi: per me sei libero.
Avercene, di soprani così.
Luca Salsi, nonostante l’alito pesante (strasmile) è stato un brillante Belcore dalla voce solida e corposa, spigliato nella recitazione. Un macho in perenne iperdosaggio ormonale ma simpatico e di buon gusto: quando non baciava qualche villanella si metteva  a fare flessioni e cantava pure. Non deve essere facile.
Bella la prova di questo giovane baritono.
Paolo Rumetz, ad onta di uno strumento non certo privilegiato, ha tratteggiato un efficace Dulcamara, evitando di gigioneggiare troppo: il personaggio è già eccessivo di suo.
Bravo nel sillabato ha cantato con vigore la celeberrima Udite, udite o rustici e fraseggiato con intelligenza.
Inoltre ha dimostrato ottima padronanza del palcoscenico, come si conviene a un artista di esperienza.
Brava anche il soprano Carla Di Censo, una Giannetta alla quale spettava un’esposizione inconsueta dal lato attoriale, perché il regista la dipinge come una assatanata (in tutti i sensi) leader delle popolane. Voce piccolina, ma corretta e precisa in tutta la piccola parte.
Divertenti i mimi Valentina Arru (Gelsomina) e Giuseppe Principini (Zampanò), protagonisti di alcune gag assai gustose.
Pubblico contentissimo alla fine dello spettacolo e applausi per tutti, con punte di particolare entusiasmo per Siragusa e Mei. Molto festeggiati anche il M°Paolo Longo e il regista Davide Livermore, al quale personalmente ho cercato di lanciare gli slip, ma un’arcigna maschera e ex Ripley m’hanno bloccato.
Vabbè, glieli porto di persona (strasmile).
Buona settimana a tutti, io domani vado a Roma, sempre con ex Ripley, per vedere il Mefistofele di Arrigo Boito.
Se nel frattempo fate i bravi poi quando torno scrivo un’altra recensione semiseria, altrimenti vi beccate un larmoyant ascendente che vi diminuisco di una terza, vi diminuisco.

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13 risposte a “Recensione semiseria dell’Elisir d’amore al Teatro Verdi di Trieste: ovvero “Ma va’ a morì larmoyant, topo morto!”

  1. utente anonimo 15 marzo 2010 alle 8:14 pm

    Amf mi fai morire dalle risate le tue recensioni semiserie sono una goduria! Anch'io ho trovato divertente questo Elisir e voglio spendere un'altra parola per i bravissimi ragazzi del Coro!

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  2. utente anonimo 15 marzo 2010 alle 9:42 pm

    Sei GRANDE, Paolo Bullo!Lo dico, confermo e sottoscrivo.. per una profana-dilettante-ignorante-allo stato brado ecc.ecc. sei una manna, un dono degli dei, un .. Grande. Sono deliziata.. SIC.  Grazie.. A.Im.

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  3. amfortas 16 marzo 2010 alle 11:50 am

    Sono in viaggio verso l'Urbe, ringrazio per i complimenti. Un saluto a tutti.

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  4. ivyphoenix 16 marzo 2010 alle 12:59 pm

    ti possiamo commentare anche con immagini e filmatini adesso?"tropa roba"

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  5. utente anonimo 16 marzo 2010 alle 5:14 pm

    ecco..facci subito la recensione del mefistofele. io ci vado domani col secondo cast, se il primo cast è buono (dubito con amarilli nizza) ci ritorno giovedì. poveri romani, che sfiga di teatro :(mi rifaccio spero domenica a napoli però!buon soggiorno romano…immagino che abituato alla pulizia e alla civiltà triestine l'urbe sia un pò shockcante..saluti cari

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  6. utente anonimo 16 marzo 2010 alle 5:18 pm

    ah dimenticavo…in bocca al lupo per il bestiario romano…stasera ci saranno tutte e tutti..principi, mezzi principi, principesse e marchesi, veri o presunti e soprattutto l'unica, indimenticabile e adorabile renata! 80 anni e non sentirli…miracoli del botox! (però senza cattiveria, io sono ammiratore)

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  7. utente anonimo 16 marzo 2010 alle 6:12 pm

    I romani hanno esattamente il teatro che si meritano!Quanto all'elisir triestino ho trovato alquanto deludente la prestazione del direttore Longo a capo di un'orchestra tutt'altro che ottima. Paolo Rumez e stato vocalmente un Dulcamara inadeguato, mi parso non poco logorato. Non so che Jago ci si potrà aspettare fra pochi mesi……Tant'è…meno male che arriva Wagner tra poche settimane!

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  8. utente anonimo 16 marzo 2010 alle 8:52 pm

    io che romano non sono direi proprio di no! e comunque è il teatro di una capitale che accoglie milioni di turisti da tutto il mondo, la figura di merda ce la fanno gli italiani tutti, te compreso. a meno che te ti senta non italiano…poi vorrei dire che i romani sono abituati all'accademia di santa cecilia, un'eccellenza a livello mondiale. ci meriteremmo un teatro dell'opera dello stesso livello invece! certe risposte idiote mi fanno veramente incazzare, se l'opera di roma ha dei problemi da italiano e da melomane ci sto male. e non perchè vivo a roma. mi sento male anche quando fischiano alla scala , quando il petruzzelli resta senza orchestra, quando lo sferisterio di macerata deve fare tre opere con lo stesso allestimento, quando il carlo felice ha un milione di euro per fare tutta una stagione, quando l'arena di verona è in bancarotta, quando il san carlo fa una stagione con tre titoli ecc ecc. non mi spreco nemmeno a darti dell'imbecille, anzi ti perdono. magari rinsavisci un giorno, come faust.

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  9. amfortas 17 marzo 2010 alle 1:21 pm

    Un Mefistofele quasi catastrofico, ve lo anticipo.Per il resto tutte le opinioni sono benvenute, anche e soprattutto quelle di coloro che la pensano in modo diverso da me sull'Elisir triestino.Un saluto a tutti.

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  10. utente anonimo 18 marzo 2010 alle 3:12 pm

    i due Paoloni li conosciamo bene … giocano in casa .. quindi assolti!Jago temo sia dura..speriamoEgidio

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  11. amfortas 18 marzo 2010 alle 3:49 pm

    Egidio, a me il mio omonimo Longo è piaciuto assai :-), l'altro un po' meno però mi pare che non si possa certo affermare che abbia demeritato.Ciao e grazie!

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  12. utente anonimo 18 marzo 2010 alle 10:14 pm

    Già sai che capisco ben poco di critiche musicali e intorno andando, Ma intanto mi risparmio il biglietto. Sembra di ascoltare coro e tenori, tra le righe di recensione e commenti, e balzano simpatici i tradotti Zampanò e Gelsomina. Mi conforto con il richiamo occasionale all'Inter, che dicono essere stato strepitoso, e mi consolo con i versi di Cassandro. Anche il ramoscello d'edera di Ivy mi incoraggia.  Acquisisci ieri, un po' oggi e anche forse domani (fermo restando il misterioso DeVecchi) quando sborserò gli eurini per l'atteso biglietto, soddisfatto – oltre al lasciarmi rapire da qualche romanza ( fin lì arrivo anch'io) – mi inoltrerò al miglior intendimento procedendo tra l'uno e l'altro dibattuto commento , memorizzato solo quanto basta per capire che un'opera è costruita con lavoro tanto e non poco) che l'arte ispira, Un lungo periodo per dirti, Amfortas, che le tue recensioni servono simpaticamente anche a chi come me medesimo, non conosce di musica regole, studio e fatica (lasciando ovviamnete agli esperti la giusta considerazione). Ciao da Giovanni.

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  13. amfortas 19 marzo 2010 alle 11:39 am

    Giovanni, mi fa piacere rileggerti e ti ringrazio dei complimenti.Tu dici che ti lasci rapire dalle romanze, mica è poco! E soprattutto lo faccio spesso anch'io, quando magari ho bisogno di disintossicarmi da qualche arrabbiatura, il che succede più spesso di quanto vorrei :-)Ciao e grazie!

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