Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione trasognata di Norma alla Scala di Milano. Ovvero “Un sogno? In rammentarlo, io tremo”.

Sono stato a Milano, alcuni mesi fa,

e in quell’occasione ho conosciuto un medium, del quale per riservatezza non farò il nome.

Alcuni amici mi avevano detto che il tipo è dotato di poteri straordinari e io ho insistito per incontrarlo. Sembra una persona normale, eppure non lo è affatto. Per quanto possa sembrare incredibile, quest’uomo ha capacità davvero impensabili. Gli ho detto della mia passione per la lirica e di rimando ha risposto: Ti piacerebbe assistere a una serata operistica storica, nella quale si è piantato il seme del Mito?
Chi avrebbe risposto di no? Così, dopo aver fatto la richiesta di assistere al debutto di Norma, mi sono ritrovato in un lampo alla Scala di Milano, il 26 dicembre 1831, confuso tra il pubblico di platea.
Atmosfera febbrile, ricca d’aspettative e curiosità sia per la nuova opera di Vincenzo Bellini sia per la presenza nel cast di alcune star, che, ve lo anticipo, si sono rivelate una delusione clamorosa.
Ho capito perché le cronache del tempo riportano di una serata controversa, per l’esordio di Norma.
Tra Domenico Donzelli, Giuditta Pasta e Giulia Grisi non so chi è stato il peggiore, sinceramente. Una triade di nuovi mostri.
Si taccia dei comprimari che nomino solo per dovere di cronaca: Marietta Sacchi (Clotilde) e Lorenzo Lombardi (Flavio).
Passiamo subito ai protagonisti, perché son dolori forti.
Comincio dal basso Vincenzo Negrini (Oroveso), una specie di teppista esagitato, dai gravi gorgoglianti e cavernosi, gutturali, e acuti, si fa per dire, oscillanti e striduli.
In generale il timbro della voce ricorda da vicino quei rumori, non propriamente piacevoli, che purtroppo l’uomo emette quando si trova in ingrata posizione defecatoria.
Certo non mi sono stupito particolarmente, perché questo cantante era considerato anche a quei tempi un routinier di misero livello.
Sono rimasto allucinato dalla prestazione di Giuditta Pasta, nei panni di Norma, una pazza esagitata che ha urlato come una pescivendola, e chiedo scusa alle pescivendole, per tutta la sera.

Dov’era l’alterigia nobile della sacerdotessa druidica? Dov’era il tenero smarrimento della donna tradita?
Tutto confuso in una generale agitazione, contrabbandata per fraseggio,  in cui il recitativo Sediziose voci era sovrapponibile al Teneri figli. E il tutto sempre in bilico tra una discutibilissima vociferazione e un stentoreo parlato dalle inflessioni plebee che con Norma non c’entrano nulla.
Una vaiassa sgangherata dal punto di vista della recitazione, un soprano corto che urla belluinamente in alto e sfiata nel registro grave: peccato che a quel tempo non ci fossero le gare di rutti, perché avrebbe vinto certamente contro qualsiasi avversario.
Mai immenso timore per non essere capace di rendere simili sublimi concenti, come scrisse la presunta diva a Bellini, fu più fondato.
Una delle peggiori cantanti che abbia mai sentito, scandalosa sotto ogni punto di vista.
O almeno questo pensavo prima di sentire Giulia Grisi, una Adalgisa pallida, smunta, esangue, emaciata, cadaverica, cinerea, malsana, sbiadita, stentata, malconcia, scialba, smorta, slavata, misera, esile, insignificante, provata, evanescente, sparuta, spenta, scolorita.

Nonostante ciò, Giulia Grisi è riuscita a rendere il personaggio in modo volgare, grossolano e dozzinale. Una serva.
Insomma è un vero peccato che tra le mie doti non ci sia la facondia, perché solo così potrei trovare l’aggettivo giusto per definire lo sgomento, lo sdegno, che l’esibizione di questa ciarlatana mi ha procurato.
Sembrava per tutta l’opera una Giuseppina Ronzi de Beignis ante litteram (quel soprano che s’accapigliò con una collega durante le prove della Maria Stuarda di Donizetti) in piena sindrome mestruale.
Spaventoso il risultato del terzetto che chiude il primo atto, impreziosito dalla presenza sordida del tenore Domenico Donzelli, che sembrava un magnaccione ubriaco che porta a spasso il suo per fortuna contenuto parco mignotte.

E questo -ho pensato- sarebbe il famoso baritenore? Il cantante dall’estensione vocale formidabile?
A parte che già il confronto con il modestissimo tenorino che interpretava Flavio era impietoso, in quanto il comprimario ha palesato da subito uno squillo e una proiezione del suono migliore.
Più che altro il Donzelli m’è sembrato un baritono mollaccione e sfalsettante, dalla voce sorda e dal timbro ingrato, vuoto in basso e gracchiante negli acuti gridati e morchiosi. Avreste dovuto sentire cos’era il si bemolle della cabaletta iniziale: un urlo lacerante.
Come se non bastasse, la voce di Donzelli è affetta da quello che si chiama vibrato stretto. Ora, il vibrato stretto evoca a volte il belato, a volte il nitrito. Qui eravamo, seppur alla lontana, al nitrito.
Insomma, alla fine posso ben affermare che Domenico Donzelli, Giulia Grisi e Giuditta Pasta rientrino tra i falsi miti della prima metà del 1800.
Resta da considerare il Coro, di livello decisamente più basso di qualsiasi formazione dopolavoristica di anziani pensionati, e mi fermo qui.
Si taccia, per favore, del direttore di un’orchestra che sembrava più una banda di strapaese ingaggiata per la sagra della salsiccia.
L’unica nota positiva è venuta dal pubblico che, pur non apprezzando né punto né poco la serata sotto ogni aspetto, si è limitato a non applaudire e a qualche brusio sdegnato nei momenti più imbarazzanti dal punto di vista artistico.
Concludo dicendo che mai più approfitterò delle facoltà paranormali di alcuno per rivedere debutti operistici che sono nel mito.
Preferisco continuare a sognare che i cantanti di un tempo fossero tutti fuoriclasse e crogiolarmi in questa convinzione.
 
 

Advertisements

17 risposte a “Recensione trasognata di Norma alla Scala di Milano. Ovvero “Un sogno? In rammentarlo, io tremo”.

  1. utente anonimo 1 aprile 2010 alle 9:29 am

    Ciao Paolo, ho riso sino alle lacrime! Magari è andata proprio così!Luca

    Mi piace

  2. daland 1 aprile 2010 alle 11:04 am

    Amfortas, scusa, ma il 27 dicembre 1831, cosa scriveva il "Corriere"?

    Mi piace

  3. amfortas 1 aprile 2010 alle 1:34 pm

    Luca, meglio che tu abbia riso, male non ti fa di certo!Daland, ah non lo so, credo che la documentazione sia andata distrutta 🙂

    Mi piace

  4. utente anonimo 2 aprile 2010 alle 9:40 am

    non è che il medium ti ha fatto un brutto scherzo?magari ti ha fatto ascoltare una compagnia di canto attuale camuffata

    Mi piace

  5. Princy60 2 aprile 2010 alle 10:38 am

    meno male che non son venuto!

    Mi piace

  6. amfortas 2 aprile 2010 alle 10:56 am

    4, no no era proprio quella la rappresentazione, avresti dovuto capirlo almeno dal fatto che il pubblico non era prevenuto e non ha buato per default 🙂Marina, la prossima volta t'invito ok?Ciao!

    Mi piace

  7. utente anonimo 2 aprile 2010 alle 12:54 pm

    Ma é uno scherzo!! G.P.  é un travestito, vero?!A parte il ridere fino al piangere, o quasi.. ma questa non é la prima volta.Ma dove le vai a pescare? Le idee, dico.. come quella del medium.. Se il riso fa buon sangue, GRAZIE! Ne ho fatto scorta..  A.Im. = Adri (Ok?)

    Mi piace

  8. amfortas 2 aprile 2010 alle 4:03 pm

    Adriana, certo che è uno scherzo, ci mancherebbe. Il 1° Aprile si prestava, come data.Mi fa piacere che ti sia divertita, mi dispiace invece di essere stato costretto (per la seconda volta da quando scrivo in Rete…) a cancellare un paio di messaggi offensivi verso terze persone.Purtroppo mala tempora currunt…Ciao!

    Mi piace

  9. utente anonimo 2 aprile 2010 alle 5:16 pm

    Be', certo che, pur non pensando ad andare a caccia di pesci d'aprile,sono contenta di.. non esserci cascata.Quanto al divertimento, chi passa da te ce l'ha assicurato..°__^Mai pensato a fare l'umorista "sul serio"?(..Se non é una contaddizione in termini..).Alla prossima.. ciao!adriana ( minuscola, perché la maiuscola mi spetta solo in termini di stazza )

    Mi piace

  10. arjabes 3 aprile 2010 alle 2:55 pm

    Mi fa piacere constatare che sei più "creativo" che mai…Buona Pasqua a voi due e un grande abbraccio.P.S. Mi sono iscritta a Splinder per poterti commentare, vediamo se funziona!

    Mi piace

  11. arjabes 3 aprile 2010 alle 2:57 pm

    Sempre Ariela sono, non sapevo pbblicasse quell'icona, è una mia nipotina.

    Mi piace

  12. utente anonimo 3 aprile 2010 alle 5:35 pm

    E pensare che, leggendo, avevo quasi creduto ai poteri paranormali… Però che bello se davvero potessero inventare la "macchina del passato"… quella del "futuro" non mi interessa (bugiarda, bugiarda, bugiarda!).Ciao Am, Buona Pasqua a voi.Mary

    Mi piace

  13. giuba47 3 aprile 2010 alle 9:40 pm

    Tanti cari auguri, PaoloGiulia

    Mi piace

  14. amfortas 4 aprile 2010 alle 7:16 pm

    Beh, auguri a tutti e specialmente a Ariela, Giulia e Mary.

    Mi piace

  15. colfavoredellenebbie 7 aprile 2010 alle 8:36 am

    :))))(è bello ridere, ogni tanto, anche nelle cattedrali. Ciao, paolo)

    Mi piace

  16. amfortas 7 aprile 2010 alle 11:31 am

    Zena, ciao, ridere fa bene, specialmente di questi tempi.Grazie di essere passata.

    Mi piace

  17. Pingback:Il Corsaro di Giuseppe Verdi al Teatro Verdi di Trieste: notizie curiose e semiserie in attesa della prima di venerdì 11 gennaio. « Di tanti pulpiti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: