Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Madama Butterfly di Giacomo Puccini al Teatro Verdi di Trieste: un paio di considerazioni semiserie.

Settimana impegnativa, dal lato musicale, per il qui presente Amfortas.

Venerdì prossimo, al Teatro Verdi di Trieste, c’è la prima della Madama Butterfly di Giacomo Puccini e poi, sempre che non abbia qualche inconveniente, domenica dovrei essere al Regio di Parma per una recita del Werther di Jules Massenet.
Per me le due opere hanno una cosa in comune e cioè sono due mattoni tremendi, forse più il Werther della Butterfly, quindi facile che a Parma m’addormenti tristemente in palco (strasmile). Non a caso, nel post sulle opere da salvare del 900, non ho inserito il lavoro di Puccini.
Madama Butterfly è una delle tante opere che all’esordio, il 17 febbraio 1904 alla Scala di Milano, ebbe un esito infelice.

 
L’accoglienza che il pubblico della Scala ha fatto della nuova opera Madama Butterfly ha chiaramente provato ch’esso non ha trovato degno di qualsiasi approvazione il nostro lavoro. Noi quindi ritiriamo lo spartito, di pieno accordo coll’editore e protestiamo perché sia sospesa ogni ulteriore rappresentazione.
 
Questo scriveva Puccini alla Direzione del teatro scaligero e inoltre, in un anonimo redazionale su di un giornale milanese così era descritta la reazione del pubblico:

 

…grugniti, boati, muggiti, risa, barriti, sghignazzate…
 
Neanche fosse la descrizione dell’ambiente nella scena della “gola del lupo” del Freischütz, o una recensione della prestazione di un baritono sul Corriere della Grisi (strasmile).
Ma cerchiamo di essere seri.
Puccini sceglie, come sempre faceva, un soggetto teatrale forte e lo sottopone alla cura della sua musica, che ne potenzia la drammaticità evidenziandone i tratti più emozionanti.
In questo caso il libretto, firmato da Lugi Illica e Giuseppe Giacosa, è tratto dal dramma Madame Butterfly di David Belasco, che il compositore vide a Londra mi pare nel 1900.

L’ambientazione è quella che andava di gran moda a quei tempi e cioè l’Oriente, nella fattispecie il Giappone.
Insomma, ai tempi di Rossini erano di moda le turcherie mentre già nella seconda metà dell’ottocento era molto trendy l’Estremo Oriente, pensate per esempio a Les pêcheurs de perles di Georges Bizet.
Oddio, c’è un po’ di cura di più che nell’Iris di Mascagni, che chiamò i protagonisti col nome di un fiore e di due città (Iris, appunto, Kyoto e Osaka, librettista anche qui Illica).

Puccini, addirittura, si rivolse a una famosa attrice giapponese, Sada Yacco, per consigli sulla recitazione e sull’ambientazione e rendere più credibile la sua Cio-Cio-San (che vuol dire, non so se lo sapete, Madama Farfalla in giapponese).
La quale Madama Farfalla, come molte altre eroine di Puccini, si fa sentire la prima volta da fuori campo ( come Tosca e il suo Mario Mario Mario, Mimì o Turandot che addirittura tace per un atto e mezzo).
Ma sulle donne di Puccini ho già detto la mia, semiseria, ovviamente.
In quest’opera si ritrovano tutte le caratteristiche della scrittura musicale pucciniana, dal canto di conversazione alle improvvise aperture melodiche, che sono state spesso assai mal digerite dalla critica con la puzza sotto al naso.
A me l’opera risulta indigesta in primis perché la trovo pesante, lunga, ma non mi passa neanche per la testa di contestarne la grandezza. E poi non posso fare  a meno di pensare che Pinkerton, il tenore, non è altro che uno squallidissimo turista sessuale che sfrutta il benefit di poter “sposare” una quindicenne perché le logiche mercantili dei rapporti commerciali tra Giappone e Stati Uniti lo consentivano.
E quindi, se da un lato Cio Cio San puntualizza al console Sharpless che lei “è la Madama Pinkerton” dall’altro il marinaio brinda al giorno in cui potrà sposarsi con vere nozze a una vera sposa americana.
Per concludere questo breve post d’introduzione, vale la pena ricordare che Puccini mise mano più volte alla partitura e che già il 28 maggio 1904 l’opera ebbe un trionfo a Brescia.
Ancora oggi Madama Butterfly è tra le opere più rappresentate in tutto il mondo.
Troppo lunga e mal sagomata. Andrete al macello– vaticinò nientemeno che Arturo Toscanini- ed ebbe ragione, ma solo per il debutto, nel quale il soprano fu Rosina Storchio (io non avrei mai affidato un debutto a una con un cognome da menagramo, ma transeat, strasmile).
Sarebbe interessante analizzare lo straordinario lavoro che fecero Fedele D’Amico prima e Alfredo Mandelli poi sulle versioni di quest’opera, ma non è questa la sede.
Mi piace ricordare però, un po’ come ho fatto per il sondaggio sulle opere del 900, che iniziò su di un periodico non specialistico (Il Tempo), che anche in questo caso tutta la querelle si svolse sul settimanale “L’Espresso”.
Altri tempi.
Buona settimana a tutti.
 

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10 risposte a “Madama Butterfly di Giacomo Puccini al Teatro Verdi di Trieste: un paio di considerazioni semiserie.

  1. utente anonimo 27 aprile 2010 alle 8:00 am

    E' proprio vero……il mondo e' bello perche' e' vario!A me la "Butterfly" piace tantissimo, il mio personaggio preferito e' Sharpless, che in alcuni passaggi esprime nel modo piu' commuovente la pieta' umana. Adoro a dir poco anche il Werther e stavo quasi per andare a Parma sabato scorso, ma mi sono dovuta ricordare che ho due figli e il marito e' fuori per lavoro. Forse noi donne straromantiche abbiamo gusti differenti da Voi uomini guerrieri……….comunque buon ascolto e speriamo buona visione……..con un pizzico di invidia.IRIS (Brescia)

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  2. amfortas 27 aprile 2010 alle 9:50 am

    Iris, in queste opere che "non mi piacciono" la differenza tra una bella serata ed una soporifera può essere determinata dalla prestazione della compagnia di canto.Nello specifico sono incuriosito di sentire la Vassileva quale Butterfly e, ovviamente, il Werther di Francesco Meli, che è il motivo principale della mia trasferta a Parma.Il personaggio di Sharpless piace molto anche a me, da un certo punto di vista, e amo molto, tra gli altri, la caratterizzazione che ne dà Juan Pons nella registrazione con Sinopoli.Se ce la faccio andrò pure a Firenze per la Donna senz'ombra, ma la vedo dura.Grazie per il contributo, spero di poter scrivere comunque due recensioni semiserie positive!

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  3. daland 27 aprile 2010 alle 5:20 pm

    Anch'io – vi fossi obbligato per salvare, che so, la Lucia, o la Norma o l'Otello – butterei la Butterfly dalla proverbiale torre.Però le mie origini bresciane mi rendono orgoglioso di quel 28 maggio 1904 al Teatro Grande!

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  4. utente anonimo 27 aprile 2010 alle 6:45 pm

    Complimenti per il blog, innanzi tutto, e per le gustose recensioni.Io che Cio-cio-san voleva dire Madama Butterfly non lo sapevo proprio !Ora attendo di vederla a Ts !

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  5. amfortas 27 aprile 2010 alle 7:21 pm

    Daland, il gioco della torre è perfido, credo che ne uscirebbero sorprese notevoli. Pensa che io sono innamorato della Rondine, perlopiù disprezzata come quasi-operetta!Ciao!4, grazie per i complimenti. Su questa Butterfly si potrebbero scrivere qualche decina di post pieni di curiosità, purtroppo il tempo manca.Se la vedi qui a Trieste passa a lasciare la tua impressione, se ti va.Ciao!

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  6. utente anonimo 29 aprile 2010 alle 6:28 pm

     CASSANDRO Certamente sono la persona meno adatta a parlare di un’opera lirica con piena cognizione di causa, ma posso affermare che Madama Butterfly mi ha sempre colpito, oltre che per l’accattivante musicalità, che tocca le più facili ed immediate corde del cuore, per la caratterizzazione dei personaggi che trovo metaforicamente ancora molto attuali e di monito. Concordo con la considerazione che Pinkerton, “non è altro che uno squallidissimo turista sessuale”, al che aggiungerei che egli più che altro è l’uomo moderno pronto ad arraffare tutto ciò che lo sollazza, freddo, calcolatore, arrivista (ah, quanti esemplari di questo tipo ci stanno oggi!) ed in fin dei conti un uomo “solo”, mentre Cio Cio San, che per tutti noi è la vera Madama Pinkerton, è il simbolo di chi sola non sarà mai, perché ama disinteressatamente, di chi vuole comunicare con gli altri per ricevere e dare sempre (e forse per questo oggi perdente). I due personaggi, non so però quanto possa interessare, li ho pure presi ad esempio per esemplificare il fenomeno del blog (e ad utilizzare tale mezzo appunto ci troviamo), che nasce, secondo me, principalmente come forma di comunicazione, anche fra perfetti sconosciuti, per potere sempre più, e forse sempre meglio, “vivere”, e cercare di non arrendersi, inutilmente però, al fatto che “ognuno sta solo sul cuor della terra”,  in quanto si può vivere “finchè si ha una bella storia da raccontare e qualcuno che ti ascolti”.        UN  FIL  DI  FUMO Ci si racconta solo se si vuolesol se si pensa che seguirà “bene”, sol se si crede che val quanto il solecomunicare agli altri e gioie e pene, aprirsi al mondo, sì, come le violeallargano le foglie senza scene, naturalmente, con fare sincero:esser cioè “viole del pensiero”. Pure nei blog questo qui succede?Non so, ma come tutto ciò che al mondo Accade . . . forse “sì”, se si ci crede negli altri, e “no” invece se va a fondo . . . per primo in noi . . . “fiducia”, e non si vedemai oltre il proprio naso: in girotondo allora ci si porta, e saràpuranco il blog . . . solo un bla-bla-blà! Se sol per noi si vive . . . eh, sì, presumoche resteremo sempre . . . “un fil di fumo” . . . nessuna Butterfly ci aspetterà,ed il “bel dì” giammai arriverà per noi, come per quella non ci fu:o ora quindi, ora . . . o mai più. O Cio Cio San . . . o Pinkerton,  scegliamo!Ripeto, se per noi solo viviamo soli saremo nell’ora di andarverso . . . “l’estremo confine del mar”! (Cassandro) 

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  7. utente anonimo 29 aprile 2010 alle 8:46 pm

    Passare di qui é sempre interessante, istruttivo, spesso divertente, ma mai come stasera ho trovato "pane per i miei denti": e vorrei dire GRAZIE a Cassandro.Sembrano scritte per me, le sue parole: mi sono quasi commossa.. grazie ancora a te, Paolo, e a lui, grazie davvero!Adriana

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  8. amfortas 30 aprile 2010 alle 7:37 am

    Cassandro, certo che a te l'inventiva non manca mai eh? :-)Grazie della come sempre ispirata composizione, che come vedi ha colpito anche Adriana.In realtà io sono molto attirato dalla "lettura" che fece il compianto Sinopoli di Butterfly, vista come un'alienata che nella vita ha subito solo perdite e in qualche modo coartata al suicidio finale. Di questa visione psicoanalitica mi pare davvero rappresentativo il duetto con Sharpless: messa di fronte all'evidenza, Cio Cio San non vuole vedere la realtà.Quanto ai blog, non saprei, credo che tutti si scriva per essere letti e per diletto, direi che un mix delle due cose sia il mio "fil di fumo". Io ci aggiungo anche un po' di desiderio di divulgazione e spero di riuscire in questo mio intento.Ciao a tutti!

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  9. utente anonimo 30 aprile 2010 alle 4:09 pm

    Ah, se ci riesci!  E alla grande, credimi: mi spiace solo di non avere il tempo di approfondire l'argomento di turno, ogni volta che ti leggo, il che desidererei poter fare, rimpiangendo di non averti "conosciuto" prima… Grazie e buon Primo Maggio!  Adriana

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  10. amfortas 1 maggio 2010 alle 8:09 am

    Ciao Adriana, nel post sulla Butterfly racconterò un piccolo aneddoto sugli effetti della mia divulgazione 🙂

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