Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria di Madama Butterfly al Teatro Verdi di Trieste.

Questa Madama Butterfly al Verdi di Trieste è arrivata, come credo ormai tutti sappiate, in un momentaccio per la musica lirica in Italia.

Partitura Madama Butterfly
Alla prima un rappresentante sindacale ha letto un comunicato mentre alle sue spalle, sul palcoscenico, erano schierati Coro e Orchestra. Poi la decisione di scioperare oggi per la pomeridiana domenicale. Iniziative simili a Firenze, Bologna, Torino e Milano, ma credo che saranno coinvolte altre fondazioni nei prossimi giorni.
Senza entrare direttamente nella questione, ci tengo a dire che appoggio in pieno la protesta e che i lavoratori dei teatri hanno la mia solidarietà.
Ma veniamo alle cose semiserie.
Mentre me ne stavo nascosto dietro a una colonna del foyer triestino (non sono propriamente uno che vuole apparire…), mi sono sentito chiedere: Lei è Paolo Bullo?– da una bella ragazza. Ora, siccome sono brutto, vecchio, sporco e cattivo, ho pensato a qualche denuncia o a qualcuno che mi voleva picchiare.
Timoroso ho risposto e ho scoperto, pensate un po’, che la gentile ragazza è una mia appassionata lettrice e che voleva farmi i complimenti per il blog, che sostiene di leggere prima delle opere ad esempio, per poterle digerire meglio.
Non c’è nulla da fare, ormai sono una specie di medicina, l’Amaro Giuliani della lirica (strasmile, già so che qualcuno scriverà che più che altro sono un confettone Falqui).
Insomma, ciao e grazie, spero che tu legga anche questo post.
L’allestimento di Giulio Ciabatti ha il pregio di essere tradizionale sì ma tutt’altro che polveroso, nonostante abbia già 4-5 anni almeno. Il regista ha lavorato bene sui cantanti e i risultati si vedono nella recitazione partecipe ed appropriata di tutta la compagnia.
Le scene sono piuttosto scarne ma non certo sciatte, anzi appaiono eleganti nella loro semplicità, un gran plauso all’ottimo Pier Paolo Bisleri che le ha ideate. Belli anche i costumi di Chiara Barrichello, sgargianti ma non volgari e ottimo l’impianto luci di Iuraj Saleri.
Lo spettacolo funziona e ci sono almeno un paio di momenti assai suggestivi, come per esempio l’inizio dell’opera, in cui Cio-Cio-San compare all’improvviso, tra il corteo dei parenti, e la prima scena del secondo atto, nella quale la presenza di Butterfly in un ambiente quasi privo di oggetti (solo qualche ricordo di Pinkerton ormai lontano) ne sottolinea l’isolamento anche mentale.Foto06
Veniamo ai protagonisti, a cominciare da Svetla Vassileva che è stata abbastanza altalenante nel primo atto dal punto di vista vocale, specialmente negli acuti un po’ gridati. Molto meglio nei due atti successivi, che l’hanno vista ricevere applausi a scena aperta dopo la famosa Un bel dì vedremo.
Ottima la scelta d’interpretare una Butterfly mai leziosa e manierata, privilegiando già dall’inizio l'accento drammatico, confacente alla figura di una donna giovanissima ma matura e conscia quasi della tragedia che l’aspetta. Il soprano ha fatto uscire anche il lato orgoglioso di Cio-Cio-San, che rifiuta sdegnosamente ma mantenendo una grande dignità gli aiuti finanziari (interessati, ovviamente) del ricco Yamadori.
E poi, niente scenate da vaiassa che ormai non sono più accettabili al pari di eccessivi bamboleggiamenti.
Roberto De Biasio ha una voce bella e calda ma tende a forzare qualche acuto, che risulta schiacciato. Molto ben riuscito l’attacco (tutt’altro che facile) del duettone del primo atto. Ottima la dizione e appropriata anche la recitazione, indubbiamente il suo Pinkerton è seducente e un po’gaglioffo com’è giusto che sia. Bravo anche nel finale, in cui ha cantato un bel Addio fiorito asil. Mi è sembrato che il regista abbia voluto recuperare, nella figura di Pinkerton, qualche atteggiamento tipico dello yankee imperialista (peraltro già presente nel libretto e ancor di più nel dramma originale di Belasco).
Paolo Rumetz ha centrato l’interpretazione di Sharpless, personaggio ambiguo: distaccato e un po’ cinico all’inizio e partecipe della tragedia umana di Butterfly alla fine. Anche il baritono triestino ha mostrato qualche piccola difficoltà negli acuti, ma la sua prestazione è da considerare più che discreta.
Cinzia De Mola è stata una Suzuky di buon livello, per canto e recitazione. Bello il “duetto dei fiori” con il soprano e presenza scenica adeguata.
Il perfido e viscido Goro è stato interpretato da Gianluca Bocchino, che mi è sembrato centrare la parte dal punto di vista attoriale ma un po’evanescente dal lato vocale.
I comprimari hanno svolto bene il loro compito: altero e impetuoso Alessandro Svab (Zio Bonzo), dignitoso e non macchiettistico Giuliano Pelizon (Yamadori e Commissario Imperiale), solido Giovanni Palumbo (Ufficiale del Registro). Pur impegnata in una piccola parte, mi sento di spendere una parola in più per il mezzosoprano Silvia Verzier, che ha caratterizzato una Kate molto incisiva anche nella recitazione.
Bene, come è ormai prassi, il Coro, preparato per l’occasione da Alberto Macrì.
Prestazione molto buona dell’Orchestra del Verdi di Trieste, guidata dal direttore Lorenzo Fratini che ha optato per una concertazione attentissima alle esigenze dei cantanti ma allo stesso tempo mirata a rendere senza inutile enfasi i colori accesi della partitura. Di questa sobrietà interpretativa hanno beneficiato i momenti di canto di conversazione, cifra caratteristica assieme alle grandi aperture melodiche della musica di Puccini.
Grande successo di pubblico, teatro pressoché esaurito, trionfo per Svetla Vassileva e Roberto De Biasio e ottimo successo per tutta la compagnia di canto.
Purtroppo, se la linea del governo è quella del decreto ministeriale, queste belle serate a teatro resteranno solo un bel ricordo. Un fil di fumo, appunto.
Buona settimana a tutti.
 

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16 risposte a “Recensione semiseria di Madama Butterfly al Teatro Verdi di Trieste.

  1. Milady-de-Winter 3 maggio 2010 alle 8:08 am

    Ieri ho sentito dello sciopero e son venuta a leggerti proprio per trovare notizie di "prima mano" (il bello di intenet, diciamolo). Che tristezza. Abbiamo un pull di nanetti al governo che pensano alla cultura come una spesa inutile, su tutti i fronti (dalla scuola in cui malamente opero, al teatro di prosa, alla lirica, al resto). I risultati non mancheranno.

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  2. utente anonimo 3 maggio 2010 alle 9:57 am

    oddio non sapevo che  il povero ed epurato Bocchino si fosse riciclato così presto fino a interpretare  il perfido e viscido Goro … un altro mistero della legge sui teatri? 🙂

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  3. Princy60 3 maggio 2010 alle 10:52 am

    la lirica sta morendo…

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  4. utente anonimo 3 maggio 2010 alle 11:56 am

    Ciao Paolo, sono la “bella ragazza” (grazie!) che ti ha fatto i complimenti per il blog, di solito sono piuttosto timida ma l’altra sera ti ho visto proprio davanti a me e non ho resistito alla tentazione di salutarti. Mi sono avvicinata all’opera solo da 2 anni e non essendo un’esperta ho cercato d’informarmi un po’ e nel farlo mi sono imbattuta subito nel tuo blog. Colgo quindi l’occasione per ringraziarti ancora per la tua opera di divulgazione così passionale ed ironica. In questi momenti così bui per la nostra cultura le persone come te sono preziose. Grazie. Loriana

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  5. amfortas 3 maggio 2010 alle 3:51 pm

    Milady, la situazione è bruttina, perchè pare ci sia proprio al volontà di azzerare tutto in nome di una logica mercantile che io trovo intellettualmente disonesta.Ciao.Giuliano, tra l'altro c'è un passo del decreto che sembra proprio il viatico per trovare una poltrona a qualche politico caduto in disgrazia…Marina, non non è morta, ma non sta benissimo…Loriana, ti ringrazio tanto per le bellissime parole, che mi fanno tanto piacere, non sai quanto!Se hai qualche curiosità o vuoi qualche informazione scrivimi pure qui:amfortasloge@tiscali.itCiao!

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  6. utente anonimo 4 maggio 2010 alle 10:18 am

    Gentile sig Bullo,sono Silvia Verzier, mi complimento per il suo bolg che leggo spesso e trovo molto interessante e la ringrazio per le belle parole che ha speso nei miei confronti; vorrei solo precisare però che io sono un soprano, anche se impegnata in una parte che viene usualmente affidata ad un mezzosoprano.La ringrazio ancoraSilvia Verzier

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  7. amfortas 4 maggio 2010 alle 11:24 am

    Silvia, scusami per l'errore scemo, perché so benissimo che sei un soprano, accidenti. Mi sono fatto ingannare dalla locandina!E poi dammi del tu, che mi sento già un relitto alla deriva, porca miseria!Ciao e grazie a te.Paolo

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  8. utente anonimo 4 maggio 2010 alle 4:27 pm

    Salve a tutti.Chiedo scusa per l'intrusione ma vorrei anch'io esprimere qualche considerazione sulle attuali proteste nei veari Ex Enti Lirici. Premetto di non aver letto, come molto altri mi par di capire, il testo della riforma: anche volendo sono riuscito a saperne veramente poco, se non una marea di polemiche, nella migliore delle ipotesi, sollevate di principio. Anzi se qualcuno che qui partecipa fosse in grado di darne conto farebbe un gran favore a me e, credo, anche ad altri.Questa paventata riforma fara' anche schifo, ma quello che abbiamo sotto i nostri occhi non e' il paradiso, ammettiamolo. La qualita' latita un po' dovunque e non solo per questioni meramente economiche.  Nei teatri,  e sovente tra quegli stessi orchestrali che protestano in nome delle sacre muse, ci sono indecenti sacche di privilegi, vergognose lottizzazioni politiche e sindacali, sprechi di ogni tipo. La ferrea contrapposizione che vediamo in atto in questi giorni altro non e' che un copione visto e rivisto infinite volte. Un modo per garantire la solita immobilita' che viene in ultima analisi mascherata come una crociata in difesa della sacralita' dell'arte.Tutto questo in mezzo alla totale indifferenza di gran parte  del pubblico, che ormai vive i teatri alla stregua di canali televisivi, vede il spario come fosse uno schermo. Si accetta che la lirica sia un biglietto da visita della cultura italiana all'estero…come se per questo dovessero essere mantenuti i teatri e non per dare cultura, conoscenza, possibilita' di sviluppo agli individui, alla societa' ad un territorio.Ben venga la protesta delle maestranze …ma esse dovrebbero protestare anche contro i cartelloni sempre piu' scadenti, contro il depauperamento culturale della comunita' anche a livello locale.Basta uscire dall'Italia per rendersi conto di come l'aria che tira sia profondamente diversa. Ero a Graz per una Lulu (tra l'altro assai bella) ed e' sconcertante vedere il solido legame tra citta', comunita' e teatro. Ero abbastanza invidioso devo ammettere!Grazie dello spazio concessomi e saluti a tutti!Andrea

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  9. amfortas 4 maggio 2010 alle 6:52 pm

    Andrea, io so bene che anche tra i lavoratori dei teatri e dello spettacolo in generale ci sono mele marce, come ovunque, ma so altrettanto bene che il marcio vero, quello che fa i danni seri, non è certo tra le maestranze del teatro e ne abbiamo quotidiana testimonianza.La soluzione sarebbe semplicissima, a mio parere: lo Stato dovrebbe continuare a finanziare la cultura ma esercitare una viglianza seria su come vengono spese le risorse.Sino a quando il peggio che può capitare a un sovrintendente che ha buttato i soldi o peggio, è essere rimosso dall'incarico e andare a fare danni impunemente da un'altra parte, non c'è riforma o altro che possano migliorare la situazione.Fissata questa priorità, poi, assieme ai lavoratori, si può discutere di tutto.Ciao!

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  10. utente anonimo 4 maggio 2010 alle 7:59 pm

    er bullo dell'operà!!ciao dal polpo

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  11. amfortas 5 maggio 2010 alle 10:42 am

    Octopus, hai detto bene!Appena ho una mezz'ora vedo che combinano i vecchi amici, ciao 🙂

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  12. daland 5 maggio 2010 alle 10:54 am

    Amfortas – rispondendo ad Andrea – reclama più controlli dello Stato sull'impiego dei fondi erogati. Guarda caso questo principio è proprio uno dei pilastri del Decreto-Bondi (che per il resto maschera i tagli da premio alla produttività). Si faranno controlli a consuntivo (a traguardo triennale) per verificare se e come gli obiettivi siano stati raggiunti. I problemi, al solito, sono:1. sapere chi e come e in base a quali criteri (oggettivi o lottizzati) farà questi controlli: in mancanza di una Authority, ne è responsabile il Ministero, quindi un organo per definizione politico, quindi allo stesso tempo ricattabile e ricattatore;2. se un sovrintendente viene "bocciato" per aver male sovrinteso, che succede? Scuce di tasca propria, o insieme ai consiglieri, i fondi FUS per il successivo periodo? O il Teatro, quindi la Città, lo prende comunque in quel posto, per colpa dell'incapace?Sono alcuni degli interrogativi che stanno anche dietro alle modalità di attuazione del federalismo! 

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  13. amfortas 5 maggio 2010 alle 11:00 am

    Daland, anche a me i passi che hai citato sono sembrati decisamente confusi, a voler essere buoni. Mi pare che come sempre si prepari una via di fuga ai malversatori facendo pagare i "costi vivi" a chi non è responsabile.Senza contare poi, come sto per scrivere nella recensione del Werther, che questa non è una riforma, ma sono solo tagli.Ciao e grazie.

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  14. utente anonimo 5 maggio 2010 alle 4:11 pm

    da Giuliano:No, non ero io il 2… Non mi ricordo nemmeno che faccia abbia, quel B.Werther l'ho visto due volte, Milano e Parma: indovina chi cantava…A Milano dirigeva Pretre, a Parma era tutto più miserino ma io ero molto più vicino al palcoscenico, e posso dire che non ho mai capito perché Kraus sia da molti considerato un tenorino. Anzi, aveva un bel timbro pieno e virile…

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  15. amfortas 5 maggio 2010 alle 7:05 pm

    Giuliano, scusa per il misunderstanding ero convinto fossi tu :-)Kraus lo vidi anch'io, proprio qui a Trieste, la bellezza di…33 anni fa. Tenorino un corno!Ciao 🙂

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  16. ermionee 7 maggio 2010 alle 10:23 pm

    Ma anche io ho sentito Kraus nel Werther!! E, naturalmente, la sua voce mi sembrò qualcosa di splendido, melodiosa, dolce, potente. Che cantante.Mi puoi dire qualcosa sulla Clemenza di Tito/Kavafis? (sil mio blog, naturally).

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