Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Festival dell’Operetta a Trieste: o meglio, presunto festival. O il “musicone”?

Quest’anno il consueto sondaggio sul gradimento della stagione tra gli spettatori del Teatro Verdi di Trieste ha dato un risultato, a mio parere, abbastanza clamoroso.

Sono state “scrutinate” 862 schede (mi pare un po’ meno degli anni scorsi, ma qualche recita è saltata per gli scioperi) e il maggior gradimento è andato al Tannhäuser di Wagner, che non si rappresentava a Trieste da più di quarant’anni.
E sì che alla prima, alla quale si riferisce la mia recensione semiseria, il pubblico non era neanche così numeroso, anzi!
Ovviamente, da wagneriano, mi fa molto piacere.
Seguono la Madama Butterfly, L’elisir d’amore e il Roméo et Juliette.
Ma è tempo ormai di lasciarsi alle spalle la stagione 2009/2010 e guardare al presente e all’immediato futuro, rappresentato dal 41° Festival dell’Operetta, che a Trieste è un’istituzione imprescindibile.
Uno quando dice “festival” pensa a una serie di manifestazioni che abbiano un comune denominatore, in questo caso la nobilissima “piccola lirica”.
Ecco, nei fatti anche quest’anno è così, però davvero il programma è striminzito, ridotto ai minimi termini dalla mancanza di finanziamenti causata dai tagli governativi al FUS. Un presunto festival, diciamo.
Inoltre, e questo blog non può non sottolinearlo, perché spesso ho parlato delle difficoltà dei lavoratori del teatro, il corpo di ballo del Teatro Verdi è stato azzerato dai tagli di cui sopra.
In città ci sono state parecchie polemiche sulla questione e a me pare, senza entrare in particolari, che in questo caso il sovrintendente uscente Giorgio Zanfagnin sia stato più realista del Re, ammesso che la visione di Bondi con una corona in testa sia qualcosa che una mente onesta possa immaginare.
Comunque, il presunto festival presenta un solo titolo: La principessa della Csárdás, operetta in tre atti da un’idea di Leo Stein e Bela Janbach, musica di Imre Kálmán. Si tratta di un nuovo allestimento del Teatro Verdi di Trieste.
Non vorrei che qualcuno si scandalizzasse, ma io sono più interessato all’Hommage á Suppé del 9 luglio, per esempio, una delle manifestazioni collaterali.
Insomma, visto che da quest’anno all’Arena di Verona si canta e si suona amplificati (il che esclude per default una mia presenza, perché lirica e microfoni non vanno d’accordo) per volere dell’onnipotente regista Zeffirelli, credo che mi farò un bel ripasso di dischi storici e m’accontenterò.
E poi ci sono sempre il Festival di Bayreuth e il Rossini Opera Festival, no?

Ecco qui una spigolatura sul termine festival:

Per l’Italia “festival” è parola relativamente recente. In origine è voce inglese, con un’etimologia a catena. In Inghilterra appare nel XIV secolo (con il significato di “festa popolare all’aperto”), ma è ricalcata sul francese antico “festivàl”, che viene dal latino medioevale “festivale(m)”, il quale risale al latino classico “festivus”, cioè piacevole, festivo. Nell’uso il termine entra in Italia molto tardi. Non la registrano i vocabolari dell’Ottocento. L’attesta nel 1900 Petrocchi in due versioni: “Féstival” all’inglese e “Festivàl” alla francese; significa comunque: “una festa musicale all’aperto in una piazza o locale fantastico alzato appositamente”. La ribadisce nel 1905 Panzini, che propone, per evitare un termine straniero, l’uso di una versione italiana curiosa: “Musicone”.

Il “Festival della canzone italiana” di Sanremo, per i puristi è senz’altro uno svarione. Anzi per qualcuno un vero e proprio obbrobrio. Nel 1933, parlando di un’altra rassegna musicale, Paolo Monelli, in un libro corrucciato (“Barbaro dominio”) ammoniva: “Finora la parola ha sempre voluto indicare una festa di carattere popolare e di cui l’elemento principale è la musica. Gli organizzatori delle feste musicali di Venezia, battezzandole ‘Festival musicale’, hanno peccato due volte, anzi tre: usando una parola straniera senza necessità, togliendola dal suo regno popolaresco e dandole un carattere di raffinatezza che non ha mai avuto e infine aggiungendo il superfluo aggettivo ‘musicale’, poiché “festival’ significa già di per sé ‘festa musicale’”. Fatto si è che in letteratura la parola è abbinata al cinema, al teatro, mai alla canzone. Però, siamo sinceri, per far contenti i puristi, ci sentiremmo di chiamare, di punto in bianco, il nostro Festival più popolare il “Musicone di Sanremo”?

Un saluto a tutti.
 
 

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17 risposte a “Festival dell’Operetta a Trieste: o meglio, presunto festival. O il “musicone”?

  1. utente anonimo 30 giugno 2010 alle 4:54 pm

    da Giuliano:L'operetta richede ottimi cantanti e una bella orchestra: sembra un fesseria, ma io ci ho messi decenni a capirlo, sviato da cantanti qualsiasi che si esibiscono in tv.Poi ho ascoltato le registrazioni storiche, mamma mia! Dovresti parlarne in sede di recensione, è un repertorio che merita (e anch'io andrò a ripescarmi Maurice Chevalier…):-)

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  2. amfortas 30 giugno 2010 alle 5:52 pm

    Giuliano, a Trieste nei decenni passati l'operetta è stata interpretata da fior di cantanti…un giorno bisogna che mi prenda la briga di farne un catalogo alla guisa di Leporello!Ciao 🙂

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  3. utente anonimo 2 luglio 2010 alle 11:59 am

    egregio signor Bullo,prima di decidere affrettatamente, ci vada in Arena a sentire la cosiddetta amplificazione. Troppi pareri espressi a caso sono stati dati in diversi blog..e troppo preconcetti. Non trattandosi poi di un'amplifcazione tout court (per intenderci non ci sono microfoni addosso ai cantanti) ma di un sofisticato impianto di diffusione (ne va però verificato il funzionamento di sera in sera per poi decidere se tenerlo o no), credo sia ingeneroso escluderne la validità aprioristicamente.se mi permette, poi, non solo la lirica non va d'accordo con i microfoni, ma anche un anfiteatro romano non va d'accordo con la lirica…ed è da questo dato di fatto che forse bisogna partire.stimandola persona intelligente e ponderata vada a sentire con le sue orecchie…e poi decida.cordialmenteFabio

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  4. amfortas 2 luglio 2010 alle 7:21 pm

    Gentile Sig.Fabio, sono d'accordo con lei quando sostiene che neanche un anfitetaro romano va d'accordo con la lirica ma vede, il fascino (un po'perverso) dell'Arena di Verona stava anche lì, nella capacità dei cantanti di farsi sentire senza aiuti tecnologici.Io, come credo sappia se segue un po' il mio modesto blog, non sono un "mangiacantanti" né tantomeno quello che si definisce un "passatista", anzi, sono sempre pronto a cogliere e sottolineare i meriti degli artisti contemporanei, quando ne vedo (e sento!).Se l'intento dell'impianto di "diffusione" come lo definisce splendidamente lei 🙂 è quello di offrire un prodotto finito migliore per un pubblico generico, credo che l'operazione possa anche dare buoni risultati ma, il pubblico più smaliziato, il melomane, non può dimenticare che l'Arte del Canto presume una conoscenza di una tecnica vocale che con l'amplificazione o diffusione non c'entra nulla.Io avevo (farei meglio a dire ho, perché non ho ancora abbandonato del tutto l'idea) intenzione di venire a Verona per sentire Il trovatore, più che altro per ascoltare la mia beniamina Sondra, esempio di cantante che certo non ha bisogno di aiuti tecnologici per farsi sentire.Vede, e mi perdoni la digressione un po' sentimentale, trovo calzante il paragone tra questa artista e l'Arena di Verona: il fascino sta, in entrambi i casi, nell'imperfezione.Se un domani un tenorino ino ino, grazie a qualche diavoleria tecnologica, dovesse passare l'orchestra come un Corelli redivivo…beh…non credo che si farebbe un buon servizio alla lirica, anzi alla Lirica.Grazie per l'attenzione e per il suo contributo.

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  5. utente anonimo 2 luglio 2010 alle 8:58 pm

    Io ho letto, ma ovviamente non so che dire. Anzi sì, una cosa da dire ce l'ho: il festival della canzone italiana non è tanto uno svarione per l'uso della parola "festival", quanto un insulto all'orecchio di tutti per l'uso della parola "canzone".(cantato) M come Margot                 A come Acida                 R come Rompiscatole                 ecc…

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  6. utente anonimo 2 luglio 2010 alle 9:10 pm

    Secondo Petrocchi si potrebbe quindi  parlare di continuo festivàl a Montecitorio.+ciao dal polpo spolpato

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  7. amfortas 3 luglio 2010 alle 7:27 am

    Margie,  ti vedo molto divertente e divertita, un po' come una cascata di Swarovskj su una pochette camouflage…uargh!Octopus, ti prego, non lasciare citazioni colte che mi metti in imbarazzo!Ciao!

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  8. utente anonimo 3 luglio 2010 alle 8:47 am

    da Giuliano:L'amplificazione è la fine del canto operistico. Dirò di più: è la fine del teatro tout court, chi è stato nei teatri greci antichi sa che cosa significa la magia (mica per modo di dire) di quell'acustica. Forse Verona non era nata per questi scopi, ma:- o si usa il microfono, o si canta Verdi. Le due cose sono l'una l'opposto dell'altra.Poi dici che sono pessimista e catastrofista…:-)Ma vaglielo a spiegare, a quelli che dicono che con 80 db non si può fare un concerto rock: lì sì che servirebbe "l'impianto di diffusione".Il vero problema, forse, è questo: che senza amplificazione non si possono riempire gli stadi e i palasport. Si mira sempre all'audience e alle "notti magiche", ma un quartetto d'archi amplificato è un obbrobrio.

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  9. utente anonimo 3 luglio 2010 alle 11:00 am

    MI scuso, ma non "forse l'arena non è nata con quello scopo" quanto piuttosto "certamente è nata con un altro scopo". Ad ogni buon conto e prescindendo dai ludi gladiatori, io non amo l'opera all'aperto: implica la rinuncia a troppi dettagli che per me sono fondamentali. detesto le microfonature invasive ed evidenti che falsano tutto. devo confessare però che alla prima di Turandot io non mi sono accorto dell'appoggio tecnologico! e solo quando me lo hanno fatto notare, prestando attenzione, l'ho colto. Garantisco che le vocine che non si sentirebbero, non si sentono neppure con l'impianto! e che vengono mantenuti i diversi piani (per indenderci se si canta a fondo sala o in quinta la voce si sente lontana).l'unica cosa è (semmai) relativa all'orchestra che in alcuni momenti sembra disarticolata, cioè poco amalgamata… ma come sapete l'orchestra è sempre stata amplificata in arena.leggerò volentieri il suo commento al trovatore…anche io amo Sondra.a prestoFabio

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  10. amfortas 3 luglio 2010 alle 5:02 pm

    Giuliano, credo anch'io che nel prendere la decisione d'amplificare le voci si sia voluto guardare a un pubblico più vasto, che esca dai confini, sempre più angusti, di quello melomane. A dire il vero, quando ci sono stato io, all'Arena, era sempre tutto pieno. Boh!Ciao.Fabio, c'è anche da sottolineare che alla prima di Butterfly, qualche giorno fa, ci siano stati notevoli disguidi che hanno portato a contestazioni.Forse aveva ragione Toscanini, a questo punto, che diceva che all'aperto si gioca a bocce e non si fa musica.Peraltro l'unica modifica che sarebbe accettabile in Arena, per me, riguarda un mega impianto d'aria condizionata…l'ultima volta che ci sono stato gli spettatori cadevano a cento a cento, stremati dall'afa :-)Ciao e grazie.

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  11. utente anonimo 4 luglio 2010 alle 12:54 pm

    da Giuliano:chiedo scusa, ma mica si possono sempre mettere le emoticons, e poi io ne conosco solo due, la faccina allegra e quella triste. Queste qui::-)   e :-(Alcuni le fanno col naso, altri senza::)  e :(Ecco, finita tutta la mia scienza sulle faccine.:-)PS: Zenatello e Schipa non credo che usassero l'amplificazione, almeno loro.

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  12. Princy60 5 luglio 2010 alle 5:21 pm

    Stendiamo un velo pietoso, sui tagli e su Bondi, Quella dei microfoni all'Arena, non la sapevo… è l'ennesima "belinata" di Zefirelli che, ormai è bello "andato"! Ma, anche la lirica è quasi alla frutta !

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  13. amfortas 5 luglio 2010 alle 6:26 pm

    Giuliano, sai che è uscita una bellissima raccolta su Tito Schipa? Ci sono anche interviste in radio e spezzoni live: http://www.nireo.it/Ciao!Marina, in effetti Zeffirelli ci ha messo del suo, ma credo che la decisione finale sia stata presa da altri. Direi anzi che lo spero, perché sarebbe triste che un regista condizionasse anche scelte di questo tipo, che proprio non gli appartengono.Tra l'altro, per tutti, qui potete conoscere un nuovo blog che parla di Marina 🙂http://www.finchepensovivo.splinder.com/

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  14. sgnapisvirgola 5 luglio 2010 alle 11:44 pm

    Un saluto accaldatissimo ma sempre col cuore:)

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  15. amfortas 6 luglio 2010 alle 7:13 am

    Sganpis,  ricambio di cuore 🙂

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  16. utente anonimo 11 luglio 2010 alle 9:08 am

    Questo Teatro non esiste da tempo, troppo degradato.Bisogna indagare nei tribunali tutte le cause passate, e bisognerebbe tirar fuori tutte le carte e protocoli così ci facciamo una idea di quanto accaduto, inoltre vedere in questi ultimi anni tutte le nomine amministrattive, analizzare il perché, poi vedere se non sia meglio chiudere e riaprire facendo una vera pulizia costruendo un Teatro decente.

    Marco.

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  17. amfortas 11 luglio 2010 alle 12:51 pm

    Marco, scusami ma non ho capito bene cosa intendi. Dici il teatro in generale? Se è così sono d'accordo perché è ciò che ho sempre sostenuto: non servono leggi nuove, basterebbe applicare quelle già esistenti e ne vedremmo delle belle. Non è sterile giustizialismo, è proprio che le risorse sottratte dal malgoverno, in tutti i campi e non solo nella lirica, andrebbero utilizzate per i cittadini e non per pochi (che poi sono tantissimi) privilegiati.Ciao e grazie.

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