Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria di Tosca dalla Bayerische Staatsoper di Monaco: Jonas Kaufmann, una stella cadente.

Intanto informo che giovedì scorso, a Trieste, si è aperto il 41° Festival dell’Operetta con la Principessa della czárdás, uno dei lavori più gettonati della “piccola lirica”.
Qui potete leggere la mia recensione per OperaClick.

Ieri poi, sempre su Arte (ma anche su SkyClassica) dopo il Don Giovanni di lunedì scorso, è andata in onda la Tosca di Puccini da Monaco.

Questa Tosca era già molto chiacchierata da tempo, perché la regia di Luc Bondy aveva suscitato polemiche all’esordio al Metropolitan di New York e l’anno prossimo è in cartellone alla Scala di Milano.
Ci aveva messo del suo anche Franco Zeffirelli che ha apostrofato così il collega: He is not second rate, he is third rate.
Bondy ha risposto così: I’m a third-rate director, and he is a second assistant of Visconti.
Insomma, uno di quei rari casi in cui hanno ragione entrambi i contendenti (strasmile).
In realtà a me la regia è sembrata più che altro bruttina ed inutile, con alcuni momenti di comicità involontaria.
I costumi di Milena Canonero (terribili quelli di Tosca, e assai sciatti e tetri in generale) e le scenografie di Richard Peduzzi (il secondo atto è tremendo) non aiutavano molto.
Come scordare la matura e matroneggiante Karita Mattila costretta a fare le moine come una liceale innamorata, col rischio che sgambettando le esca il polpaccio importante costretto nella calza contenitiva?
Oppure quando cerca di prendere a calci gli scherani di Scarpia e ancora un po’ dà una culata sulla rampa di scale? O quando sembra presagire, dopo aver ucciso Scarpia, il suicidio mediante salto nel vuoto (che quando dovrebbe esserci, cioè nel finale, non si vede)?
E che dire dello studio di Scarpia sullo stile di un pied á terre d’infimo ordine, con tanto di divani bordeaux e Spoletta che paga le zoccolette di turno?
Insomma, nessuno scandalo, solo vuoto mentale.
Dal lato musicale qualche lucina in un mare di tenebre.

Cominciamo da Jonas Kaufmann (qui sopra nell'allestimento di Bondy con Patricia Racette) e il suo Cavaradossi di questa recita.
The best Cavaradossi ever–  come mi dissero due suoi fan a Venezia? Per favore. Ma per favore!

Un canto perennemente a squarciagola (Recondita armonia urlato di brutto e calante all’inizio), qualche tentativo d’addolcire la voce con risultati rivedibili (nel duetto del primo atto, nella romanza finale): ne escono suoni sgradevolissimi, di pura gola, morchiosissimi. Un Cavaradossi muscolare e basta, da solida provincia.
In merito alla recitazione ripropongo la mia definizione di perenne “stupito stupore” del cantante tedesco, una specie di passepartout per tutti i personaggi che interpreta e che li accomuna, da Don José a Werther a Cavaradossi. Strabuzza gli occhi, fa salire e scendere il rigoglioso pomo d’Adamo, s’intristisce in un’espressione smarrita. Per non parlare della scena della tortura in cui si esibisce in due vagiti da fuori scena che lascerebbero pensare che il torturato sia un neonato. Ti verrebbe voglia di chiamare il telefono azzurro.
Detto questo, i risultati possono anche piacere ed io non discuto i gusti personali, ma almeno si abbia la decenza di non contrabbandarlo per una specie di artista rivoluzionario. È un tenore come ce ne sono altri e in questa parte non è neanche il migliore del panorama odierno. Meglio, molto meglio in altri repertori.
Karita Mattila è una grande artista, ma con Tosca non c’entra nulla, soprattutto ora che non è sorretta dalla forma vocale di qualche lustro fa (diciamo due). E poi conciata in quel modo, suvvia.
Spesso calante (il do della lama, solo per fare un esempio), spesso al limite dell’intonazione, con una prima ottava che definire artefatta è un eufemismo, quasi sempre costretta a ricorrere al “mestiere” per dare un senso a ciò che canta, il che significa sbracamenti di stampo veristeggiante il più delle volte.
Emoziona? Non lo so, da casa si vedevano e sentivano solo i difetti.
Per quanto riguarda lo Scarpia di Juha Uusitalo basta un aggettivo: pessimo. Immagino che il regista gli abbia chiesto di fare del barone una belva assatanata, ma non avrà certo insisitito perché canti così male! Stonato, calante, voce senescente e chioccia, sempre "indietro". Mi spiace, perché è un cantante che in altro repertorio (è un discreto Wotan, per esempio) se la cava abbastanza bene.
Accettabile poi, quale Angelotti, Christian Van Horn, così come sufficiente era il Sagrestano di Enrico Fissore, per il quale si deve almeno il rispetto per la lunga carriera.
Terribili tutti gli altri, ma proprio a livelli inaccettabili eh? E non sto parlano di caratterizzazione attoriale del personaggio, ché quella potrebbe essere una scelta imposta dal regista, ma proprio di professionalità nel canto.
Come sempre ho detto negli ascolti radiofonici o televisivi è difficile valutare il direttore d’orchestra, però mi pare che Fabio Luisi (auguri Maestro per il suo incarico al Carlo Felice di Genova) sia stato, dal punto di vista artistico, il migliore della serata.
Il pubblico ha apprezzato moltissimo lo spettacolo e ha tributato un trionfo enorme al divo Jonas, che ormai è già più un fenomeno di costume che un cantante lirico.
Meglio per lui, che vi devo dire.
Un caro saluto a tutti, buona settimana. 

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13 risposte a “Recensione semiseria di Tosca dalla Bayerische Staatsoper di Monaco: Jonas Kaufmann, una stella cadente.

  1. utente anonimo 11 luglio 2010 alle 10:07 pm

    Pfuiii, meno male che almeno il direttore d'orchestra se l'è cavata…anche perchè se sarà il Maestro del Carlo Felice…un po' di campanilismo devo farlo.Ieri sera mi sono riletta un bel po' di post di zampadura, mi sono divertita, ma soprattutto mi sono accorta quant'era piacevole allora il blog. Altri tempi, forse la novità o forse altre persone. Chissà.Ciao, un grande abbraccio a tutti e due,Ariela

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  2. amfortas 12 luglio 2010 alle 7:17 am

    Ariela, anche nei blog i tempi cambiano, non credo ci sia un meglio e/o un peggio. Per certi versi rimpiango anch'io il vecchio blog, ma vivo con grande soddisfazione questa realtà più specifica che ho creato su Splinder.Ciao 🙂

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  3. utente anonimo 14 luglio 2010 alle 7:59 pm

    Io non c'ero e non ho ascoltato questa Tosca, ma sono contenta di avere trovato una persona competente che non osanni Kaufmann. Non ci ho mai trovato nulla di notevole e mi sono sempre data della stupida perché non riuscivo a capire l'eccezionalità di questo tenore. Magari invece ho ragione io…

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  4. amfortas 15 luglio 2010 alle 7:22 am

    3, sul bel Jonas il dibattito è aperto tra i melomani e il tenore può contare anche su tantissimi sostenitori. Io non sono fan di nessuno e tendo a valutare gli artisti di volta in volta, spero con un minimo d'obiettività.Questa volta Kaufmann non mi ha convinto, mentre in altre occasioni l'ho apprezzato. Una cosa è certa, non ha una tecnica di canto "tradizionale" e quindi gli amanti del belcanto faranno sempre fatica a digerirlo.Resta comunque, a parer mio, un artista complessivamente apprezzabile che potremo riascoltare presto a Bayreuth nel Lohengrin, quindi a presto!Ciao e grazie.

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  5. utente anonimo 15 luglio 2010 alle 7:33 am

    da Giuliano:passi per Kaufmann, ma che MIlena Canonero faccia dei costumi brutti è veramente triste (Barry Lyndon!!)

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  6. amfortas 15 luglio 2010 alle 8:15 am

    Giuliano, sai che m'ero scordato degli illustri precedenti della costumista?I commenti sono davvero importanti in un blog, perché forniscono ulteriori informazioni.Quanto ai costumi, al di là della bellezza che come sai è concetto assai aleatorio e comunque soggettivo, c'è da dire che soprattutto erano inadatti alla Mattila che, poverina, nonostante non sia certo anziana (è più giovane di noi) è invecchiata male e sembrava la nonna di Tosca. Nelle scene con Kaufmann che è un bel ragazzone (ne ha 40 ma ne mostra qualcuno di meno) era difficile non pensare a qualche film a luci rosse tper chi ha gusti, come dire, particolari.Ciao 🙂

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  7. utente anonimo 15 luglio 2010 alle 11:49 am

    Bene, mi pare di capire che anche la Tosca è stata duramente colpita.Che abbiano ragione quelli che sostengono i tagli alla cultura?Da parte mia mi aspetto che ridestinino presto il Colosseo al suo uso originale. Gladiatori sbranati dai leoni, alla gente piacerebbe tanto, me lo sento. Altro che 'ste opere così elitarie!!!Intanto ci portiamo avanti con il caldo africano.La liquesa Margot

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  8. amfortas 15 luglio 2010 alle 3:15 pm

    margie, in effetti la tua provocazione non è per niente peregrina…di fronte a certi spettacoli verrebbe da tagliare qualcosa…In merito al Colosseo, da quando non ci sono più i leoni? Non è usato per i laziali? Prrrrrrrrrrrr!

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  9. utente anonimo 15 luglio 2010 alle 4:12 pm

    Romano, livello base. Lezione 1. Si dice "lezziali".

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  10. utente anonimo 16 luglio 2010 alle 9:32 am

    me disastrosa, ho perso la tua mail, puoi rimandarmela?francesca (la ranger)

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  11. amfortas 16 luglio 2010 alle 9:43 am

    margie, dai che te ne vai in vacanza 🙂Francesca, fatto, ciao!

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  12. utente anonimo 16 luglio 2010 alle 4:39 pm

    Mi chiamo Luca e mi sono imbattutto per caso in questo gustosissimo blog. Ma, secondo lei, quando è il caso di far vedere la prima opera ad un bambino? E di fargliela ascoltare?Buona giornata!

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  13. amfortas 16 luglio 2010 alle 5:40 pm

    12, che vuoi che ti dica, non c'è una regola ovviamente. C'è chi ha cominciato da piccolo e chi s'è appassionato quand'era già grandicello, conosco molti casi d'innamoramento serotino per l'opera, a trent'anni e più.Credo che una buona tattica possa essere quella di cercare d'incuriosire, magari con qualche ascolto più facile e raccontando le trame come fossero fiabe.Io andai a teatro per la prima volta con la mia classe, nel 1962, quando avevo 7 anni. Non faccio testo però, perché la mia è una famglia gravemente compromessa dalla melomania.Ciao e grazie per il passaggio.

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