Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria del Siegfried al Festival di Bayreuth 2010.

L'anno scorso l'aggettivo scelto per la consueta recensione semiseria del Siegfried è stato nientemeno che "inferocita", quindi le aspettative quest'anno erano che la recita risultasse, come minimo, tale da non farmi usare parole risentite.
E quindi vediamo!

I atto
 
Il Siegfried comincia con il lungo dialogo tra Mime e il protagonista e, ancora una volta, se da un lato non posso che apprezzare la direzione di Thielemann, dall’altro mi è impossibile non stigmatizzare la voce chioccia e senescente di Wolfgang Schmidt (Mime), che è davvero un pessimo tenore. L’anno scorso fu inaccettabile e non sembra che il tempo l’abbia migliorato, anzi.
Un po’meglio Lance Ryan, almeno perché prova ad interpretare, anche se i risultati non sono straordinari.
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Per quanto mi sia parso cauto, nella sortita del wanderer (Wotan), Albert Dohmen, solennemente sostenuto dal direttore, è sembrato subito di una classe artistica diversa. L’accento, il fraseggio, la comprensione psicologica del personaggio ne fanno un gigante. Solo un esempio: l’ironia beffarda con la quale insinua Nun rede, weiser Zwerg (parla, quindi, sapiente nano) a Mime.
C’è però qualche incertezza, oggi, nel canto di Dohmen, specie in alto.

Per fortuna nel duetto Schmidt si modera nei cachinni e negli effettacci da guitto, che però riprende con convinzione all’inizio della terza scena.
Nella scena, terribile e lunghissima, della forgiatura della spada Notung, si comporta assai bene Lance Ryan e Thielemann e l’Orchestra di Bayreuth sono ancora strepitosi.
Siegfried
Il pubblico esplode in un fragoroso (e meritatissimo!) applauso al primo intervallo.

II atto

Ancora benissimo Thielemann nel Preludio, ammantato di un tenebroso e inquietante mistero.
Alberich e Wotan si fiutano, si studiano: sempre un po' troppo effettistica la caratterizzazione di Andrew Shore, ma Albert Dohmen è ancora autorevolissimo. 
Shore-Dohmen

Si sveglia il drago Fafner, interpretato da Diógenes Randes, che pare davvero un vocione notevole.
La seconda scena rivede Mime e Siegfried, nel lungo duetto che precede il confronto col drago. Wolfgang Schmidt sempre pessimo, devo dire, e in questa fase anche Ryan non è straordinario.
Il tenore prova a trovare un accento più intimo nel lungo racconto che precede il famoso "mormorio della foresta", ma la voce si stimbra un po'. Sicuramente l'intenzione è lodevole, ma l'artista è più efficace nel classico declamato.
Dicevo del vocione di Randes, che però è modesto nel legato, e nel racconto della stirpe dei giganti si sente mancanza di morbidezza nel canto.
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Il waldwogel di Christiane Kohl non è certo un usignolo di gran pregio, bisogna dirlo.
Penso con una certa gioia, ascoltando il Mime di Schmidt (che cala di brutto sull'unico acuto degno di tal nome), che presto Siegfried metterà fine alla sua vita.
Lance Ryan, tra qualche incertezza e qualche momento abbastanza interessante, porta a casa il secondo atto, ma appare evidente come ho già scritto sopra che vocalmente gli si addicono di più i momenti eroici che i ripiegamenti più tormentati.
Molti appausi anche alla fine del secondo atto.

III atto

Ancora sugli scudi Dohmen all'inizio, ma purtroppo Christa Mayer (Erda) gli risponde come se stesse dormendo davvero da un sacco di tempo, con una voce fibrosa e senescente che toglie ogni drammaticità al momento. Il suo non è canto, è un singulto sincopato. Legato inesistente e pure qualche urlo. Anche per lei non vedo l'ora che torni sottoterra.
E arriviamo così al fondamentale incontro tra Wotan e Siegfried, con il commiato dal Ring di Albert Dohmen, gloriosissimo.
tgross03_02_01_s2007_szeneCom'era facilmente prevedibile Lance Ryan è molto più a suo agio rispetto al secondo atto, in questo passaggio che necessita di vigore e intensità emotiva. Chiude con un acuto abbastanza pulito.
Thielemann è sempre, e di gran lunga, il migliore in campo.
E siamo al lunghissimo ( e per me e non solo, noiosissimo, vero Giuliano?) duetto finale tra Siegfried e Brünnhilde.
Linda Watson comincia discretamente, a dire il vero, e trova accenti convincenti nel risveglio. Purtroppo poi non è diversa dal solito: il timbro non è male ma gli acuti sono ghermiti, si sente che la cantante è preoccupata, ansiosa. Nei tentativi di addolcire l'accento la voce si stimbra e il risultato non è gradevole, sinceramente.
Molto meglio Ryan, che si conferma tenore solido e ben preparato.
BrunnhildeIl duettone però non decolla, proprio perché entrambi sembrano preoccupati e tesi, manca poesia e abbandono. Nella parte finale pure Lance Ryan è evidentemente affaticato: la parte di Siegfried si conferma come una delle più micidiali per tenore.
La Watson è stremata e cala di brutto e strilla nel vero senso della parola.
L'acuto finale all'unisono è un urlo per entrambi.
Insomma, peccato per questo finale che ha rovinato una prova che avrebbe potuto essere assai più lusinghiera, soprattutto per il tenore.
Il pubblico ha tributato un successone a tutti.
A domenica, per il Crepuscolo!

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19 risposte a “Recensione semiseria del Siegfried al Festival di Bayreuth 2010.

  1. utente anonimo 30 luglio 2010 alle 9:27 pm

    Bella recensione, che mi trova sostanzialmente d'accordo (il duettone finale per me, invece, è molto bello e per nulla noioso 🙂 ).Chissà domenica……….Davide Devoti.

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  2. utente anonimo 30 luglio 2010 alle 11:43 pm

    Sono d'accordo con il tuo commento; quello che è veramente interessante quest'anno è il livello dell'orchestra che Thielemann è riuscito ad ottenere. L'orchestra di Bayreuth è l'unione di tanti musicisti provenienti da diverse orchestre tedesche … e non è facile in così pochi giorni per le prove riuscire ad amalgamarla. Inoltre, storicamente, la disposizione nel golfo mistico tende a squilibrare molto gli strumenti (avrai notato che in più di una registrazione soprattutto gli ottoni forzano molto i suoni oltre a non essere proprio intonati). In questo caso invece il direttore ha curato in maniera sorprendere equilibri e timbri con un ottimo livello di intonazione. A parte i tecnicismi, direi che l'interpretazione è molto originale, oltre che pregevole; Thielemann riesce a dire qualcosa di nuovo (a volte giocando forse un po' troppo su tempi e fraseggio) che non sentivo dai tempi del ring di Boulez.Sicuramente l'ascolto di questa edizione è un'esperienza emozionante.ciao e complimenti.Giorgio

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  3. utente anonimo 31 luglio 2010 alle 1:11 am

    Ciao a tutti,quache parola sul Siegfried di stasera: riguardo a Thielemann penso che ormai tutti i complimenti possibili ed immaginabili siano stati-giustamente-spesi. Oggi ho notato forse con ancora maggior evidenza la grande capacità del direttore di ottenere e plasmare un suono pieno, opulento, denso ma non greve ed opprimente. Splendido il rallentando e la dilatazione dei tempi all'inizio della grande scena della forgiatura; si avvertiva tutto lo sforzo improbo dell'eroe e si sottolineava la solennità del momento. Per quanto riguarda i cantanti, Lance Ryan mi sembra sia stato sostanzialmente decoroso, anche se sappiamo benissimo che-pur dosando le forze tentando di redistribuirle omogeneamente durante tutta l'opera-al terzo atto si arriva fatalmente provati, e qualche segno di fatica nell'emissione e nel fraseggio si è avvertita.Comunque promosso con 6+. Chi invece è da bocciare senza pietà e Wolfgang Schmidt, che era già pessimo Siegfried con il grande e compianto Giuseppe Sinopoli; sgangherato nel suo canto, che spesso è urlato come nella peggiore delle tradizioni dei Mime di mezza tacca, ed inoltre è afflitto da un vibrato persistente e sgradevole.Autorevole la prestazione di Dohmen, che-ovviamente-non è paragonabile a Hotter o London, ma dimostra pur sempre una certa nobiltà nell'accento e si merita il titolo di miglior Wotan degli ultimi quindici anni(spiacente per chi inneggia a Tomlinson, la cui grandezza veramente continua a sfuggirmi…).La Watson, che avrebbe avuto la possibilità di fare un figurone, visto che tutto sommato canta ben poco, si dimostra invece più stanca di Siegfried stesso(che abbia dormito male nel cerchio di fuoco?). Alberich appena decente ma pollice decisamente verso per Erda e l'uccellino della foresta; insomma, verrebbe da notare un certo scompenso tra la qualità della direzione e della prestazione dell'orchestra da una parte, e livello dei cantanti dall'altra, Ma tutto no si può avere…approfitto di questo spazio per accennare appena ad un argomento che mi sta molto a cuore: il presunto antisemitismo di Wagner. Dico questo perchè stasera un commentatore ha scritto che Wagner sarebbe stato un "ultranazista".Ora, a parte il fatto che chi ha scritto simili cose dimostra di non capire nulla di Wagner e nemmeno della storia, sarebbe bene ricordare che furono i nazisti a compiere una sorta di "appropiazione indebita" eleggendo a simboli ideologici del Reich personaggi quali-appunto-Siegfried, che non sa da dove venga, non conosce sua madre, è stato allevato da un nano ripugnante, non conosce la paura ma ne prova-e tanta-nel momento in cui scopre la donna. Inoltre in quello che nietzschianamente può essere considerato il momento clou del Ring-la rottura della lancia con la spada-Siegfried si rivela ribelle all'ordine costituito, distruttore del simbolo dei sacri patti, ed in una parola è quasi un anarchico, non un fiero e biondo guerriero che marcia col passo dell'oca, disposto a farsi inquadrare e ad obbedire agli ordini; egli è piuttosto una sorta di "Parsifal laico" che parte da premesse simili ma giunge a conclusioni opposte a quelle alle quali giunge, appunto, Parsifal. Assurdo dunque vederlo come una icona della purezza ariana.Poi, se si vuole, si può indurre chiunque a credere a qualunque stupidaggine si voglia: basta avere capacità di persuasione e trovare un interlocutore intellettualmente remissivo.Considerate che ci sono autori di saggi fondamentali come Mario Bortolotto che tenta di dimostrare che Beckmesser è la caricatura di un ebreo e la musica lo deride in continuazione mentre cerca di carpire il manoscritto di Sachs; per non dimenticare poi chi sostiene che Mime è la caricatura dell'ebreo, oppure Alberich,"tanto vero che non ci sono leitmotive a lui direttamente dedicati"…E che dire della tesi di Robert Gutman su Kundry la inferiore che contamina il sangue ariano di Amfortas (toh, chi si vede) portando i cavalieri alla rovina, rovina dalla quale saranno salvati dal purissimo sangue di Parsifal. Insomma, tentativi di mistificazione ce ne sono stati, e come avete appena visto, anche di pesanti, tanto che a volte è difficile credere alla buona fede di chi scrive. Inoltre non vorrei si dimenticasse che il direttore della prima di Parsifal il 26 Luglio 1882 venne da Wagner stesso affidata ad un suo amico: Hermann Levi(Dice niente il cognome?). Per concludere vorrei confutare un altro sms giunto in redazione col quale si inneggiava a Puccini, Verdi ed all'"intimismo?" dell'opera italiana. Anche qui, sarebbe l'ora di finirla con le divisioni delle persone in categorie precostituite: si può essere wagneriani feroci (e io lo sono e me ne vanto pure…)ma saper riconoscere anche la bellezza di altre musiche: personalmente impazzisco per Trovatore, Macbeth, Don Carlo, Otello, Ballo in maschera, Bohème, Butterfly, Cavalleria rusticana e per Monteverdi(andrebbe rappresentato di più!!!)Quindi, vi prego, basta con questa smania di qualificarsi non tanto per ciò che si è quanto piuttosto per contro chi si è. E ricordate che certe divisioni non hanno mai rispettato la realtà dei fatti, basti pensare al presunto dissidio tra Bruckner e Brahms, e relativi partiti pro e contro, sobillati da Hanslick, un critico che faceva dell'odio verso Wagner una ragione di vita(per fortuna, oggi si parla di Wagner, ma chi conosce Hanslick?). Insomma(e qui concludo finalmente), Wagner e Verdi hanno rappresentato due modi diversi di dare voce al proprio genio mediante la musica, ed i risultati cui sono giunti li collocano ai vertici della storia della musica di sempre. Diversità significa differenziazione dall'altro, non superiorità o inferiorità. E poi, a quella signora che rivoleva Puccini, vorrei dire se sia a conoscenza del fatto che nella partitura autografa della Turandot viene scritto da Puccini a margine di un foglio "Tristan!",ì Curioso, non vi pare? CiAO A TUTTI e grazie per l'ospitalità. Un saluto particolare ad Amfortas…continua così!ANTONIO, BIDELLO DEL WALHALL.

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  4. utente anonimo 31 luglio 2010 alle 7:05 am

    Prima di tutto, Amfortas ti chiedo scusa perché non avevo lasciato il mio nominativo sul commento no.4 allla pagine per Walkure. Sono Daniele.

    Ed ecco, hanno detto tutti belle cose su ieri sera. Sono del tutto d’accordo. Un gran problema fra Schmitt e Ryan è stato che il loro colori della voce sono anche molto simili e tante volte era difficile capire chi stava cantando. Si capisce perché quando leggi che Schmitt ha cantato Siegried a bayreuth per tanti anni anche. Comunque, sono d’accordo che cantava malissimmo, però vogliamo veramente un Mime che canta come Lohengrin? Deve essere un voce un po’ grezzo secondo me, dopo tutto è solo un nano, no?

    Rayn mi ha impressionato anche perché ho sentitio tante volte, come hai detto tu amfortas, un prova di dare nuance sul testo del giovane. Tanto di cappelo a lui! Il ruolo più difficile del repretorio e lui ci prova di fare di più…

    Alberich, bravo. E’ stato lui quello che non è mai stato fuori con Thielemann (più su lui dopo). Wotan, incredibile! Un senso di come andranno le cose nel mondo, dignità, ironia, gravità, bellezza del suono, insomma, un grande!

    Al contrario di voi, ho travato la Mayer di essere stata abbastanza brava. Secondo me Erda è un ruolo piutosto difficile perché è così corto. Una dovrebbe mettere tante così in 20 in totale per 4 opere… Non è un facile compito…

    La Watson…meglio di mercoledì. Le due ‘do’ acute non c’erano per niente. Triste. Io trovo il duetto di essere molto bello. é qua che vediamo/sentiamo una scrittura diversa da rheingold e walkure (ci sono stati quasi 10 anni di separazione). Un fraseggio diverso, molto più chormaticismo, e una fludità del canto che ci porterà al Parsifal.

    Allora, i miei due parole su Thielemann. E’ un genio senza dubbio. Quello che ho notato tanto ieri è che anche quando cambia tempo lo fa in un modo in cui lo prepara così bene che tu pensi che è dev’essere così. Non mi piaceva tanto il rallenti nella terza scena del primo atto…però come li faceva lui avevano un senso. Ribadisco quello che ho scritto prima sulla Walkure, una flessibiltà senza disturbare il grande quadro dell’opera. Anche quando ci sono i momenti fortissimi c’è una trasperenza tale che si sente tutti i strumenti e si capisce quello che voleva Wagner. Thielmann mette insieme grande emozione con grande intelligienza. Le due cose non sono separati!!!

    Ad aggiungere a quello che dice antonio su Wagner e gli italiani…

    Certo che Wagner e Verdi erano di due mondi diversi. (Io amo tutti e due!) Però bisogna ricordare che tutti e due potevano vedere nell’altro quello che faceva bene. Wagner diceva sempre che Verdi non poteva scrivere per l’orchestra ma per la voce sì. Ed è stato Verdi ad andare alla prima Italiana di Lohengrin a Bologna con la partitura ed ascoltare stupito di come Wagner aveva usato l’orchestra per quel opera belissima. Infatti la prima opera di Verdi dopo quel episodio a Bologna era l’aida. E in Aida si vede un chiaro influenza di Wagner nel uso dell’orchestra. Basta numeri chiusi, l’uso di leitmotif, orchestra più grande, etc.

    Tutto qua, chiedo tanta scusa per aver scritto troppo. Se avessi un blog mio…
    Daniele

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  5. amfortas 31 luglio 2010 alle 8:32 am

    Davide, l'incognita per domenica è la Watson…la vedo dura anche se spero di essere smentito.Ciao!Giorgio, i grandi direttori fanno le grandi orchestre, difficile che succeda il contrario. Thielemann è, in questo repertorio, un grande direttore. Gli ottoni dell'orchestra di Bayreuth sono sempre stati un'incognita: ci sono registrazioni storiche a testimoniarlo 🙂Antonio, metti molta carne al fuoco ma io voglio cogliere solo un paio dei tuoi spunti, anche perché il tempo non è molto.Su Tomlinson, ma in generale sui cantanti, credo vadano visti e sentiti nel loro habitat che, nel caso di questo basso, è il famoso Ring di Barenboim e Kupfer, nel quale dava il meglio perché inserito perfettamente nello spettacolo. Vale anche per altri cantanti.Quanto alla divisione stucchevolissima tra sostenitori di Wagner e Puccini o Verdi, credo sia, e sia sempre stata, una solenne idiozia. Sono due mondi diversi e, come fai notare tu ma si possono fare altri esempi, spesso comunicanti.Daniele, capisco bene che Mime sia una parte da caratterista e non da belcantista, nella quale è facile lasciarsi prendere da una certa agitazione, però, come ben sai, ci sono precedenti illustri di cantanti che sono riusciti a rendere la miseria del personaggio senza ricorrere a espedienti di cattivo gusto. Il fatto è che Schmidt è pessimo, e lo sarebbe anche se cantasse Erik o altro.Erda è un ruolo assai difficile, come molto difficile è ad esempio la parte di Waltraute nel Crepuscolo, ma per sono momenti fondamnetali dell'opera e quindi ho aspetattive alte, come già ho detto.Per tutti: grazie per gli appassionati interventi e per i vostri frequenti passaggi.E poi, come dico sempre, i complimenti fanno piacere!

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  6. utente anonimo 31 luglio 2010 alle 9:14 am

    Vorrei dire ad Antonio che quello del Wagner prenazista è un argomento ormai vecchio, che soltanto qualche attardato può rispolverare. E il suo antisemitismo,indubbio in una certa fase (Dal Judentum in der Musik), non è diverso da tanto antisemitismo dei suoi tempi; è una caratteristica dei tempi, non sua. E non ne trovo traccia nelle grandi realizzazioni musicali di Wagner, a partire dal Rheingold. E Mime, Alberich, Beckmesser non sono parodie ebraiche, bensì caratterizzazioni del negativo, comuni a tutta la musica tedesca, dalla Regina della Notte a Don Pizarro, a Kaspar, a Lysiart. A meno di non pensare che Mozart, Beethoven e Carl Maria von Weber fossero prenazisti anche loro. Per Bortolotto, che dire? Mi  sembra che la sua comprensione delle cose sia inversamente proporzianale alla quantità di autori che cita. In ultimo. La contrapposizione fra Ottocento italiano e Ottocento tedesco è anch'essa vecchissima e non merita neppure le tue pur giustissime osservazioni.SalutiMarco Ninci

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  7. utente anonimo 31 luglio 2010 alle 10:40 am

    Caro Amfortas,è vero, i grandi direttori fanno le grandi orchestre, ma ricordo che lo stesso Solti si lamentava di come gli toccasse in pochissimo tempo lavorare con un insieme disomogeneo … ti assicuro, avendo suonato per tanti anni in orchestra (tra l'altro, anche con Thielemann) che il direttore ha sicuramente un ruolo determinante, ma tanto dipende da chi assembla l'orchestra del festival e dalla professionalità delle prime parti. Comunque ciò non toglie che, se confrontiamo come l'orchestra ha risposto con Thielemann e come ha risposto con altri … la bacchetta ha il suo peso !Una piccola osservazione: trovo che le discussioni su radiotre ed il forum sugli sms incoraggiato dal conduttore riguardo i pro/contro Wagner siano veramente ridicole; vorrei fare però qualche osservazione:1) la "gara" Wagner/opera italiana da SMS è stupida ed insensata; ho più di una volta ribadito che sono il frutto di esperienze diverse, partite da una radice comune, l'opera italiana, entrambe meravigliose ma NON CONFRONTABILI. Il paragone è inutile quanto discutere se sia meglio Caravaggio o Monet;2) Verdi, Puccini & Co sono stati influenzati dalla poetica di Wagner, così come Wagner, specie nelle prime opere, ha risentito dell'opera italiana, quindi una demarcazione precisa non esiste;3) infine, basta con questo continuo richiamo al nazismo ed all'antiebraismo, così come a presunta condiscendenza con regimi e potenti dell'epoca; ho sempre pensato che sia pericoloso e distruttivo andare a scavare nel musicista uomo. Vogliamo giudicare Bach per episodi ben noti della sua vita sessuale ? Mozart per la sua volgarità ? E la lista è lunga perchè sono tutti esseri umani, con pregi e debolezze; diverso è contestualizzare storicamente quali erano le forze in gioco, ma non mi sembra che le chiacchiere da bar che ho sentinto dagli sms letti tentassero questo esercizio. Ora francamente, la grandezza di Wagner sta proprio nell'aver lasciato un messaggio profondo, universale, che si presta a molteplici interpretazioni ma che a distanza di anni ci fa rimanere trepidanti in attesa che dopo la fanfara iniziale cominci la rappresentazione. Cosa c'è in Parsifal, cosa nel Ring … potremmo parlarne e lo faremo, per anni e tutto questo significa che ci troviamo davanti all'opera di un grande artista.Scoprire cosa pensava quando si trovava nella propria intimità o cosa avrebbe fatto sotto Hitler, lo lascio alla triste pseudocultura degli pseudocommentatori a cui ci hanno abituato i media negli ultimi anni.Scusate il lungo sproloquioGiorgio

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  8. utente anonimo 31 luglio 2010 alle 12:15 pm

    Ciao a tutti; vorrei dire a Marco Ninci: hai perfettamente ragione ed il tuo intervento è molto bello e pertinente, così come quello di Giorgio.Il problema è che sono esasperato dai continui riferimenti e strumentalizzazioni che si fanno sulla persona e sull'opera di Wagner. Pensate che al Liceo mi apostrofavano in continuazione come "ufficiale delle SS" e anche adesso più di uno mi dice:"Ti piace Wagner? Allora sei nazista!". Il mio intervento va letto in quest'ottica di esasperazione, e quando ieri ho sentito alla radio il commento idiota "Wagner sarebbe stato un ultranazista" sono esploso! Idem per il commento sulla superiorità dell'opera italiana. Proprio perchè argomenti arcaici, vorrei che non se ne parlasse più, ma spunta sempre  chi li va a riesumare e io che ho una passione enorme non riesco ad assumere atteggiamenti di indifferenza. Ringrazio tutti per la pazienza e mi scuso con Amfortas per i miei interventi troppo lunghi (sono logorroico!).Saluti a tutti e buona Gotterdammerung.Antonio.

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  9. utente anonimo 31 luglio 2010 alle 3:24 pm

    Scusate il disturbo ancora… Però se qualcuno come me ha perso la trasmissione di Lohengrin altro sera si può ascoltare stasera alle 19 sulla radio classica di danimarca. DR P2

    Ciao, Daniele

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  10. amfortas 31 luglio 2010 alle 3:36 pm

    Marco, non ho nulla da aggiungere al tuo intervento, che mi pare davvero esemplare.Giorgio, d'accordo anche con te, però trovo che sia comunque utile, ogni tanto, puntualizzare alcune circostanze fastidiose, anche perché certi fantasmi e certe paure tornano con frequenza.Antonio, purtroppo certi pregiudizi strumentali sono assai frequenti, se ci pensi bene consegnare non richieste patenti di razzismo o peggio è uno sport nazionale assai diffuso.Anch'io, ancora oggi, in certi ambienti, vengo guardato con sospetto quando acclaro il mio amore per Wagner, quindi ti capisco benissimo.Daniele, grazie per l'informazione.Ma del Parsifal nessuno sa nulla?

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  11. utente anonimo 31 luglio 2010 alle 11:32 pm

    Solo ora apprendo che il Carlo Felice rischia la chiusura!!!Mancano 12 milioni per chiudere il bilancio 2010 e gli stipendi da Settembre in poi sono a rischio Mi sembrava troppo bello che venisse Luisi…invece "de profundis"…sono sconsolato.Ci sentiamo domani sera dopo la Gotterdammerung. Un saluto a tutti.Antonio.

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  12. amfortas 1 agosto 2010 alle 7:16 am

    Antonio, ho letto anch'io la tristissima notizia, proprio ieri. Mi pare impossibile che si possa arrivare a una simile aberrazione. Spero che si possa trovare una soluzione al più presto.Tra l'altro, ricordo che proprio a Genova nell'aprile scorso è stato allestito un Tristan und Isolde più che onesto.Ciao.

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  13. utente anonimo 1 agosto 2010 alle 12:56 pm

    Per un po' non ho commentato, perché, in un così ricco e approfondito dialogo tra esperti veri, non avevo che da leggere, tacere ed imparare: solo aggiungendo che ammiro la civiltà, l'equilibrio, il rispetto… l'estrema buona educazione con cui il suddetto dialogo viene condotto!Oggi , però, vorrei aggiungere un semplice e sconsolato: "Povero Teatro, poveri spettatori, povera Genova". Sparirà davvero, il Carlo Felice???Terribile, triste, deludente prospettiva.. anche se c'è senz'altro più di qualcuno che se l'é cercata, e fors'anche meritata. Ciao.. Adriana

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  14. utente anonimo 1 agosto 2010 alle 2:12 pm

    Ciao Adriana,premettendo che tutti abbiamo sempre qualcosa da imparare, vorrei aggiungere alcune considerazioni circa il disastro del Carlo Felice: purtroppo questa situazione non è che la estrema conseguenza di una somma di errori commessi in un passato nemmeno troppo remoto. Oggi paghiamo per scelte avventate nella programmazione delle stagioni liriche, incarichi delicati conferiti a persone poco capaci, pressapochismo, scontri fra opposte fazioni senza nessuna volontà di trovare una soluzione o fare proposte costruttive. Leggendo il quotidiano locale di Genova apprendo per esempio che ben il 30%!!! dei biglietti veniva regalato ad assessori e politicanti locali variamente assortiti.Per tacer del resto. Inoltre, considerato il proverbiale e trasversale disinteresse dei Governi che si sono succeduti nei confronti della cultusanra ,dalla Melandri che proprio alla prima della Gotterdammerung alla Scala nel 1998 non si fece vedere preferendo un ristorante giapponese a Roma (la Merkel invece non perde una prima a Bayreuth!) per finire allo scandalo attuale con i relativi tagli spietati e dissennati. Mi rifiuto di concludere dicendo "siamo in Italia"(ma è difficile non pensarlo.)Saluti a tutti.Antonio.

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  15. colfavoredellenebbie 1 agosto 2010 alle 3:05 pm

    (Lo sai, vero, che io passo, cerco di capire, annoto, e imparo…Ti lascio un saluto.)

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  16. utente anonimo 1 agosto 2010 alle 5:20 pm

    Non posso che ringraziare Antonio, per avermi confermato notizie ahimè non del tutto nuove: non sono genovese.. ligure, comunque, ma a Genova  sono affezionata, per cui mi fa male al cuore che un tale destino incomba sul suo, sui suoi Teatri.Grazie a te, e a Paolo per l'ospitalità.Adriana

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  17. amfortas 1 agosto 2010 alle 7:29 pm

    Un saluto veloce a tutti, in particolare a Zena.Ora mangio una bella pastasciutta col pesce, ché anch'io ho le mie tradizioni da rispettare, e poi mi preparo per l'ultimo atto.La recensione arriverà inesorabile! 🙂

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  18. utente anonimo 1 agosto 2010 alle 9:46 pm

    da Giuliano:L'allestimento sembrerebbe buono, a giudicare dalle foto che hai messo qui…Quanto al duettone, forse con Pertile o con Schipa…C'è l'incisione di Melchior?(mamma mia, cosa m'è uscito, Schipa che fa Siegfried!!! – però, in fin dei conti, almeno su disco…):-)

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  19. amfortas 2 agosto 2010 alle 7:46 am

    Giuliano, difficile valutare dalle foto un allestimento, ma sembra buono anche a me, almeno non stravolge tutto!Il Siegfried di Melchior c'è, mi pare del 1937, con a fianco la Flagstad e Schorr, diretti da Bodanzky.Poi c'è un altro cofanetto in cui c'è tutta la parte ma registrata in due occasioni diverse, mi pare.Quei tenori che nomini (m'inchino!) potevano cantare qualsiasi cosa.Ciao e grazie 🙂

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