Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Jon Vickers, l’altro Otello.

L’ultimo, assai deludente, ascolto dell’Otello di Verdi in teatro mi ha costretto (si fa per dire) a programmare un post in cui si parlasse di quest’opera.
In realtà ho già scritto parecchio su questo argomento
Qui
Qui
Qui

e ancora qui

ma, questa volta, non mi riferisco a una recita dal vivo bensì ad una incisione storica e l’aggettivo “storico” è qui da leggersi nella piena accezione del termine: nel senso che questo disco ha fatto la storia e resterà una pietra di paragone insostituibile anche negli anni a venire.

Parlo di un’incisione relativamente recente, perché siamo nel 1973.
Il protagonista è Jon Vickers, un tenore che non ha mai goduto di grande popolarità o visibilità (personaggio schivo, poco incline alla marchetta mediatica) fuori dai ristrettissimi confini dell’interesse dei melomani e anzi, spesso misconosciuto o sottovalutato anche da quest’ultimi.

Vickers ci ha lasciato varie testimonianze della sua arte e affrontando compositori diversi: da Wagner (Tristan, Siegmund) a Bellini (Pollione), da Verdi (Otello, Radames) a Bizet (Don Josè) sino a Britten (Peter Grimes), tanto per fare i primi nomi che mi sovvengono di getto, ma ce ne sono tantissimi altri. Il Florestan del Fidelio di Beethoven, ad esempio.
Domanda da un euro: chi fu il direttore che lo volle in questo Otello? Ovviamente Herbert von Karajan ma, e non è da sottovalutare, il tenore canadese incise la parte già molti anni prima sotto la bacchetta di Tullio Serafin nel 1960.
Vickers quindi aveva già la visione di un Otello diverso dalla tradizione del dopoguerra, che era rappresentata da un’altra interpretazione paradigmatica e cioè quella di Mario Del Monaco, un gigante.
Certo, prima c’erano stati anche Toscanini e Vinay e volendo, anche Giacomo Lauri Volpi, ad esprimere qualcosa di più sfumato e innovativo ma è proprio con Vickers che si capisce che un Moro diverso è possibile e non solo, è anche più convincente.
Vickers ci mette di fronte a una verità amara: gli uomini possono perdere la testa e trasformarsi in assassini, senza dare segni di squilibrio prima che si compia l’omicidio.
Questa circostanza agghiacciante si rivela dall’evoluzione (o involuzione…) del personaggio, dall’incredibile differenza d’accento che si nota tra il famoso duetto Già nella notte densa – nel quale Vickers si spoglia dell’immagine del condottiero ed è solo un uomo innamorato – e i primi tormentati, quasi increduli, dubbi del duetto con Jago nel secondo atto, che culmina con la desolazione di Ora e per sempre addio e si chiude con il febbrile, allucinato giuramento Sì pel ciel marmoreo giuro.
La rabbia, il disinganno, l’umiliazione del presunto tradimento sono quasi sempre trattenuti, sorvegliati, sommessi, perciò l’esplosione del duetto del terzo atto con Desdemona risulta ancora più efficace e sconvolgente. Vickers canta ed esprime non solo la rabbia, il furore, ma anche lo smarrimento, l’angoscia, lo stupore di chi vede frantumarsi le proprie certezze.
Alla fine, dopo aver ucciso l’incolpevole Desdemona, Vickers ci propone un Otello di nuovo lucido, conscio che un uomo come lui non ha altra via d’uscita che il suicidio.
Per esprimere i colori di questo quadro bellissimo e terribile l’artista ci lascia una vera e propria lezione di canto. La statura del grande cantante e interprete si esalta nelle mezzevoci, negli acuti che nonostante uno strumento non certo privilegiato dalla natura appaiono sfolgoranti (il si bemolle del monologo del terzo atto, tra gli altri), in un fraseggio vario, nell’accento sempre pertinente.
Un vero e proprio monumento dell’arte tenorile.
Accanto a lui la Desdemona di Mirella Freni è anche notevole, soprattutto perché restituisce una dignità di donna al personaggio, troppo spesso vista come una cretinetta in balia degli eventi. Soprattutto è una Desdemona giovane, passionale, priva di manierismi e sdolcinature.
Molto diverso dalla tradizione anche lo Jago interpretato da Peter Glossop, che si giova molto dell’esempio dei due protagonisti evitando pure lui eccessi interpretativi che sarebbero suonati stonatissimi in un contesto del genere.
Un contesto artisticamente incantato e il mago artefice di quest’incantesimo è von Karajan che dirige una spettacolare Filarmonica di Berlino.
Completano il cast, con esiti artistici diversi, Stefania Malagù (Emilia), Aldo Bottion (Cassio), Michel Sénéchal (Roderigo), Mario Machi (Montano), Hans Helm (Araldo) e nientemeno che Josè van Dam (Lodovico).
Un disco assolutamente imperdibile, fidatevi.
Buon fine settimana ferragostano a tutti, io resto a Trieste per cause di forza maggiore, ahimé.

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17 risposte a “Jon Vickers, l’altro Otello.

  1. utente anonimo 14 agosto 2010 alle 9:02 am

    Com'é sempre bello leggerti! Ogni volta, il poco che so risulta arricchito di un'altra perla: mi sto facendo una collana degna di una regina.. o.. scegli tu: che personaggia della Lirica vedresti adorna di fili perle?Anche a te un sereno – almeno sereno – Ferragosto: io – noi – invece non ci muoviamo per.. convinzione. Anzi, finalmente qui si respira! Auguri cari!.. Adriana

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  2. utente anonimo 14 agosto 2010 alle 9:32 am

    ottima scelta, per i protagonisti ma soprattutto per il magistero di Karajan, un disco imperdibile anche se – in my most humble opinion – non si può evitare di affiancarci la lectio toscaniniana (e di Valdengo) e dalla lectio delmonachensis (il quale ultimo continuo a preferire nel ruolo).Buon ferragosto anche a te e ai tuoi cari, che Trieste è sempre e comunque più incantevole di sto carnaio balneare…bob (logoff)

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  3. amfortas 14 agosto 2010 alle 3:26 pm

    Adriana, sei troppo gentile, davvero.Una bella collana di perle? Io la metterei a Ermione, la protagonista dell'opera omonima di Rossini, ad esempio. Ma ci si può giocare a lungo, su questo argomento.Ciao!Bob, concordo con te su Toscanini, almeno perché dell'Otello verdiano ne sapeva molto, no? 🙂 E poi Del Monaco è un cantante straordinario. Non so se conosci il suo Otello al Met del 1958, è una cosa da brividi.Inoltre le tue opinioni sono tutt'altro che humble, cavolo!Un abbraccio a te.

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  4. utente anonimo 14 agosto 2010 alle 4:31 pm

    da Giuliano:se fossi un esperto, mi piacerebbe scrivere qualcosa dal titolo "Le voci brutte": penso a Pertile, oltre che a Vickers; ma anche Jan Peerce, in fin dei conti anche la Callas, anche Christoff, non è che avessero delle voci belle di timbro. In compenso, tanti e tante che avevano avuto in dono una bella voce non hanno mai imparato a cantare… Forse aver voglia di cantare avendo delle voci in partenza non belle aiuta molto a impegnarsi, e viceversa, cioè che avere una gran bella voce naturale rende un po' pigri (il caso Di Stefano, ahinoi; ma anche la Ricciarelli!).Un po' come è successo a me, che tutti gli insegnanti di ginnastica mi dicevano "con quel fisico!" e invece no, niente, né basket né atletica, niente di niente.:-)(no, io a cantare proprio no… solo quando sono in macchina da solo e so che nessuno mi ascolta: allora canto tutto il Falstaff)

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  5. amfortas 15 agosto 2010 alle 7:43 am

    Giuliano, in effetti sarebbe un post interessante, quello sulle voci "brutte", la materia prima non manca. Certo il concetto di bello o brutto è soggettivo però i nomi che hai fatto tu sicuramente ci stanno tutti.Nel caso di voci come Di Stefano e la Ricciarelli si potrebbe anche scrivere un altro post: "Le voci belle e la passione per i Casinò" :-)Avrei giurato che tu avessi praticato il basket, alto come sei!Ciao!

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  6. op2311 15 agosto 2010 alle 12:11 pm

    Ho già scritto poco fa ma non ho idea dove sia andato a finire il mio messaggio.Non c'entra niente con l'Otello ma volevo infornare gli amici interessati che stasera alle 21 la radio della Svizzera Tedesca trasmette il Fidelio diretto da Abbado dal Festival di Lucerna con Nina Stemme e Jonas Kaufmann (ancora!!!).Dettagli su http://www.drs.ch/www/de/drs/sendungen/weltklasse-auf-drs-2/79207.sh10143616.htmlQuesta radio si può ricevere su satellite hotbird anche col decoder SkyUn caro saluto

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  7. amfortas 16 agosto 2010 alle 7:45 am

    Sergio, ciao, grazie per la segnalazione ero già al corrente, però non ho ascoltato nulla perché ero impegnato in altre cose :-)L'altro messaggio è finito tra i privati di Splinder, si vede che hai sbagliato invio la prima volta.

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  8. utente anonimo 16 agosto 2010 alle 2:06 pm

    L'occasione per un saluto e augurio per la tua pausa agstana, anche se trascorrerai il periodo rimanendo nella tua cittò. E aggiungo: sempre molto interessanti le tue considerazioni quanto chiare, anche per me che so tanto poco, e aprono lo sguardo e l'ascolto, Quando tornassi a Otello, presterò attenzione a quel -marmoreo –Sì pel ciel marmoreo giuro – dell'allucinato giuramento. Anche se altri tenori, forse, non lo hanno evidenziato nel moto da te osservtao. Per me sarà sempre sorpresa, riscoprendo passaggi in quei cantanti che tu dici – giganti- e che pure mi hanno appassioanto. Da GIovanni

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  9. amfortas 16 agosto 2010 alle 3:07 pm

    Giovanni, che piacere rileggerti!Il bello dei commenti è che in qualche modo s'interagisce davvero, quando si è accomunati dall'interesse per qualcosa.Pensa che io, proprio in questo momento, sto riascoltando l'Otello di Toscanini dopo lo stimolo che mi ha dato Bob, qui sopra.I contrasti orchestrali violenti, quasi troppo sottolineati, sono sicuramente affascinanti nella lettura di questo grande Maestro.A presto, ciao.

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  10. AntonioSabino 17 agosto 2010 alle 1:30 pm

    Gran bel post che rende onore ad una edizione superba dell'opera, personalmente è quella che preferisco -sarà pure per le brutte esperienze avute con gli Otelli degli ultimi anni-. Con Vickers ho un rapporto strano, mentre in Otello lo trovo superbo, in Wagner non lo posso proprio sopportare, il suo Siegmund non lo reggo, non ho mai neppure capito del tutto il perché di questa mia difficoltà con le sue pagine wagneriane. Ciao!

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  11. amfortas 17 agosto 2010 alle 3:19 pm

    Antonio, pensa che è addirittura il mio Siegmund preferito e sicuramente uno dei Tristan di riferimento!Insomma anche qui de gustibus :-)Ciao.

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  12. utente anonimo 19 agosto 2010 alle 8:56 am

    Un grandissimo Otello, ma devo ammettere che preferisco l'edizione con Serafin. Trovo Karajan quasi sempre troppo ingombrante nelle opere che ha diretto…Ciao!senzapre7ese

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  13. utente anonimo 19 agosto 2010 alle 11:42 am

    qualcuno ha notizie di margot?saluti  s

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  14. amfortas 19 agosto 2010 alle 1:01 pm

    senzapretese, ciao! L'edizione con Serafin è pure molto bella ma è inficiata, per la mia sensibilità, dalle prestazioni di Gobbi e la Rysanek, che hanno tantissimi pregi ma sono sempre a rischio intonazione, una circostanza che a me urta tantissimo.Gobbi poi, sempre a mio parere, è troppo inferocito sempre e disegna uno jago che proprio non mi piace.Che significa troppo ingombrante, riferito a HvK? Intendi autoreferenziale o cosa?Ciao e grazie per il passagio 🙂13, Margot è in gran forma, ciao.

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  15. utente anonimo 19 agosto 2010 alle 1:12 pm

    Margot è viva e lotta insieme a voi.(Ma s come sta invece, che si ricorda solo l'iniziale del suo nome?)La sempreverde Margot

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  16. utente anonimo 21 agosto 2010 alle 5:08 pm

    Ciao, devo ammettere che Karajan non è tra i direttori che amo: non posso negare la sua grandezza, ma mi sembra che le sue interpretazioni siano sempre riconoscibili, con qualsiasi opera di qualsiasi autore, e questo me lo rende insopportabile.Ho ascoltato l'Otello di Vickers con Serafin parecchi anni dopo quello con Karajan, perciò non posso fare un confronto più preciso, ma metterò entrambi tra i miei prossimi ascolti.Ciao!Donato (Senzapre7ese)

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  17. amfortas 22 agosto 2010 alle 7:24 am

    Donato, è più che lecito che Hvk non rientri tra i tuoi direttori preferiti, però almeno secondo em ci sono alcune sue incisioni o esibizioni che sono storiche perché hanno aperto nuovi squarci interpretativi sia nell'opera sia nella sinfonica.Karajan può essere discusso anche per certe scelte in alcuni cast e soprattutto per aver tagliato troppo in più d'un'occasione.Ciao e buona domenica 🙂

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