Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Maria Callas, poche parole.

Per un poveretto come me è difficile trovare le parole giuste per ricordare Maria Callas, oggi che è il 33° anniversario della sua scomparsa.

Chissà poi se avrebbe voluto essere ricordata da me, la povera Callas: tenderei ad escluderlo.
Quindi, diciamo per manifesta incapacità, m’astengo volentieri da ingrossare il fiume di parole che da sempre tracima in queste occasioni e riporto qui una frase della sua insegnante di canto, Elvira de Hidalgo, che descrive il primo incontro con la quindicenne Sofia Anna Maria Cecilia Kalageropoulos, non ancora Maria Callas.
 
Senza una parola di preavviso Maria si mise a cantare. Dirlo adesso può far sorridere perché si sa che è Maria Callas, ma io lo scoprivo allora, in quell’attimo.
Di colpo mi sentii all’erta, in tensione.
Quella voce, io, segretamente, la aspettavo, anzi la cercavo da anni.
Era come essere giunti ad un appuntamento. Chiusi gli occhi.
Era una violenta, eccessiva cascata di suoni, ancora incontrollati, ma drammatici ed emozionanti.
 
E chiudo con la bellissima, a mio parere, considerazione che fa Leonardo Bragaglia nella prefazione dell’ultima versione del suo libro Maria Callas, l’Arte dello stupore.
 
Davvero singolare il destino di Maria Callas. Osannata dal suo pubblico, posta sull’altare dalla critica più qualificata e qualificante, stimata dai massimi Direttori d’Orchestra e dai più celebri Registi, verrà poi offesa dai ciarlatani dei rotocalchi e pennivendoli!
Noi tutti, melomani e musicologi, teatranti e semplici spettatori, ne rimaniamo letteralmente sconcertati, amareggiati. Offesi noi stessi.

Adoro questa foto, perché ci vedo tanta umanità e poca retorica.

gc164

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15 risposte a “Maria Callas, poche parole.

  1. utente anonimo 17 settembre 2010 alle 1:00 pm

    Ciao Amfortas,approfittando del tuo intervento, vorrei chiederti se conosci qualche interpretazione wagneriana della Callas oltre a quella di Kundry con Gui e ad una morte di Isotta (entrambe in italiano).Inoltre, secondo te perchè non annoverò Wagner nel suo repertorio anche se il mezzo vocale glielo avrebbe ampiamente consentito?P.S. : ho ricevuto la newsletter del Metropolitan con la stagione 2010-11…un Cartellone stupendo. Se non sbaglio negli USA i teatri vanno avanti solo con sovvenzioni private…mi chiedo perchè non sia praticabile anche da noi, basterebbe rendere totalmente detraibili tutti gli emolumenti riservati agli enti lirici e alle orchestre. Mah.Ciao a tutti.Antonio…

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  2. amfortas 17 settembre 2010 alle 3:35 pm

    Antonio, che risulti a me la Callas cantò anche la parte di Brunilde (in italiano, appunto) a Venezia e a Palermo, nel 1949. Studiò con Serafin anche il Siegfried, ma non lo porto sulle scene.Non credo ci siano testimonianze, ma non sono particolarmente attento a queste cose.Quanto al repertorio, credo semplicemente che sia stata una questione d'opportunità, nel senso che i teatri le proposero ovunque opera italiana.Io l'avrei sentita volentieri quale Ortruda, magari nei primi anni 60, quando la voce si era stancata e aveva accentuato, in alcuni momenti, quei riflessi un po' rochi che le sono appartenuti da sempre.Non sono al corrente del cartellone del Met, ma non faccio alcuna fatica ad immaginare che i titoli siano tanti e attraenti sulla carta. Poi bisogna vedere gli interpreti però.Al di là di questo, il confronto con qualsiasi teatro italiano non si pone, anche perché ora al Met cominciano ad aprirsi anche a regie meno tradizionali.Elena, vero che è una foto magnifica? Lei è davvero bellissima!Ciao 🙂

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  3. utente anonimo 17 settembre 2010 alle 9:13 pm

    io in questi giorni la ricordo ascoltando due opere a me molto care che nessun altra ha cantato così. medea. un ballo in maschera.

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  4. amfortas 18 settembre 2010 alle 8:01 am

    4, con la Callas c'è solo l'imbarazzo della scelta, io mi sono riascoltato per l'ennesima volta il Macbeth e un paio di recital.Ciao!

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  5. utente anonimo 18 settembre 2010 alle 4:04 pm

    da Giuliano:un commento per quello che dice Antonio del Metropolitan potrebbe essere questo: che da noi ci sono i Moratti e i Berlusconi, se hanno un po' di soldi li regalano ai Vampeta e agli Ibrahimovic. Vanno anche all'estero, fanno le scuole di calcio in Africa e regalano magliette ai bambini.In Venezuela, per esempio, c'è il signor Abreu…(sospiro gigantesco).Speriamo che ad Abreu diano il Nobel per la Pace, visto che ormai ottobre è alle porte: se c'è uno che se lo merita è lui.

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  6. amfortas 19 settembre 2010 alle 8:08 am

    Giuliano, ti sei dimenticato di una figura di spicco come Di Girolamo, che avrebbe sia i soldi sia la potenzialità morale per fare del bene a questo paese.Scusa ma proprio non mi è andata giù…Ciao!

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  7. Princy60 21 settembre 2010 alle 10:04 am

    una vita piena di tristezza , finita in solitudine.

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  8. amfortas 21 settembre 2010 alle 3:12 pm

    Marina, vero, ma almeno secondo me anche tanta dignità.Ciao.

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  9. ivyphoenix 23 settembre 2010 alle 9:35 am

    mi unisco a ricordare l'anniversario 

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  10. amfortas 23 settembre 2010 alle 3:27 pm

    Ivy,  sei in ritardo ma perdonata!

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  11. utente anonimo 25 settembre 2010 alle 9:05 pm

    Bellissimo questo tuo messaggio.Non appena sarò meno casinata, ci metto un collegamento dalla mia blague.m

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  12. amfortas 26 settembre 2010 alle 8:13 am

    Marion,  obbligato, ciao 🙂

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  13. utente anonimo 29 settembre 2010 alle 9:20 pm

    Era soprattutto una donna.ciao dal polpo

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  14. amfortas 30 settembre 2010 alle 8:05 am

    Octopus,  in molti non se ne sono ricordati in troppe occasioni…ciao!

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