Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

I vespri siciliani al Festival Verdi di Parma: quell’androide di Peppino.

Nell’ambito del Festival Verdi, in svolgimento in questi giorni a Parma, il secondo titolo in cartellone è I vespri siciliani. Qui la locandina.

La prima di questa sera sarà trasmessa in diretta da TVParma.
Io la vedrò ma per la recensione semiseria bisognerà aspettare, perché sarò in teatro martedì 13 e mi pare giusto recensire la recita alla quale assisterò dal vivo.
Titolo poco frequentato, i Vespri, per mille motivi. Anche la discografia è meno nutrita degli altri lavori verdiani, a ulteriore riprova che quest’opera, che per me è bellissima, non ha mai raggiunto la popolarità che meritava.
Un piccolo excursus semiserio e qualche curiosità sono quindi più necessari del solito (mah…).
Intanto la versione originale fu pensata in francese, per il pubblico esigentissimo del Teatro dell’Opéra di Parigi: Les vépres siciliennes.
La gestazione fu piuttosto travagliata, perché Verdi, che dopo i successi della trilogia popolare era diventato una specie di rockstar, litigò con tutti: impresari, librettisti, amici e parenti .
Più volte minacciò di rinunciare, sembrava una specie di wrestler attaccabrighe (smile).
Motivo del contendere, tra le altre cose, il particolare impianto drammaturgico in uso per gli spettacoli destinati all’Opéra, fissato da regole non scritte piuttosto rigide: balletti, allestimenti in molti atti ecc ecc.
Ecco alcune frasi espunte dalla corrispondenza.
Io non sono un compositore per Parigi– all’amico Camillo du Locle- e ancora- io credo all’ispirazione, voi alla fattura.
Al Direttore dell’Opéra, Nestor Roqueplan: le circostanze hanno reso la mia posizione troppo difficile in Francia. Molto meglio sarebbe per me essere sconosciuto piuttosto che mal conosciuto!
Insomma un gran casino.
Forse il Maestro era nervoso perché ricordava la sorte della sua precedente puntata a Parigi, quando, parole sue, “assassinarono” Jérusalem, la versione francese per l’Opéra dei Lombardi alla prima crociata.
Molto tesi, in particolare, furono i suoi rapporti con il drammaturgo Eugène Scribe (uno che forte del suo rapporto privilegiato con il teatro se la tirava di brutto) che adattò per l’occasione un suo vecchio lavoro, Le duc d’Albe, originariamente destinato a Donizetti.
Verdi però era artista di razza e pur sapendo che (sempre parole sue) nessuno mi avrebbe impedito di scrivere dopo La traviata un’opera all’anno e formarmi una fortuna tre volte maggiore di quella che ho, rischiò la sua reputazione tra i perfidi francesi (smile).
Anche i capricci della primadonna di turno non aiutarono a stemperare le tensioni: la protagonista Sofia Cruvelli pensò bene di imbarcarsi in un amorazzo e scomparve per un mese.
Sofia Cruvelli
Nonostante tutto, l’opera debuttò il 13 giugno 1855 con esiti discreti di critica e fu trattata non troppo male dal pubblico francese.
Nello stesso anno, con alcuni cambiamenti per le solite questioni censorie, i Vespri debuttarono in Italia, prima a Parma con il titolo Giovanna di Guzman e poi alla Scala di Milano, all’inizio dell’anno successivo.
Quali sono le peculiarità dei Vespri?
La prima si nota già leggendo la locandina, perché i personaggi sono inusitatamente molti per le abitudini di Verdi: ben undici tra protagonisti e comprimari più, ovviamente, il coro.
Poi, anche dopo un ascolto superficiale si nota il differente uso, rispetto al passato, dell’orchestra, a partire dalla splendida Sinfonia iniziale, che anticipa tutti i temi dell’opera e ne sottolinea il carattere per certi versi incendiario.
Insomma, nonostante sia un Verdi diverso, che compone per un pubblico differente come gusto da quello italiano, si ritrovano quei momenti eccitanti, adrenalinici, tipici del compositore che predicava brevità e fuoco nella drammaturgia teatrale.
Ripassando un po’ la genesi dell’opera sono incappato in una frase di Verdi che mi pare assai bella, che appare oggi  proveniente da un mondo davvero lontano e perduto:
 
L’artista deve scrutare nel futuro, vedere nel caos nuovi mondi; e se nella nuova strada vede in fondo in fondo il lumicino, non lo spaventi il buio che l’attornia; cammini, e se qualche volta inciampa e cade, s’alzi e tiri dritto sempre.
 
Insomma Verdi è stato anche (chiedo scusa ai soloni di varia estrazione) il Roy Batty ante litteram per antonomasia, uno che aveva visto a vedeva cose che noi umani ecc ecc.
A noi, di questi tempi, restano le lacrime e qualche acquazzone (smile).
Chiudo con una piccola comunicazione di servizio.
Come in molti mi hanno fatto notare negli ultimi tempi c'è, tra i commenti, molta spazzatura dovuta allo spam.
Ora, ho due alternative. La prima è moderare i commenti e non mi piace per nulla, la seconda cancellare quando ho voglia e lasciare tutti liberi di commentare a piacere, tanto non credo che i miei quattro lettori si possano scandalizzare per stupidaggini né che siano così ingenui da cliccare indirizzi evidentemente farlocchi.
Per ora scelgo la seconda possibilità, se lo spam diventerà particolarmente invasivo prenderò provvedimenti diversi.
Di tutta la questione è stata avvertita (indarno indarno) la Redazione di Splinder, perché quest'ondata di spam non interessa solo me, ma anche altri blog ben più prestigiosi, come quello di Gabrilu e altri ancora.

 

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7 risposte a “I vespri siciliani al Festival Verdi di Parma: quell’androide di Peppino.

  1. utente anonimo 10 ottobre 2010 alle 3:44 pm

    Sono capitato per caso sul suo blog e, se ne avessi uno io lo metterei subito tra i miei preferiti.Non è facile trovare in giro per il web persone competenti e che sappiano scrivere anche in un italiano così brillante, complimenti.L'accostamento Roy/Peppino è geniale!Immagino che lei sia lo stesso Paolo Bullo che leggo con tanto piacere su Operaclick, quindi le rinnovo i miei complimenti.Giuseppe

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  2. amfortas 10 ottobre 2010 alle 5:08 pm

    Giuseppe, la ringrazio assai per le belle parole!Oui, je suis Paolo Bullo 🙂

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  3. giuba47 10 ottobre 2010 alle 10:37 pm

    Vengo ogni tanto a trovarti e a leggerti, non ti ho dimenticatoGiulia

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  4. utente anonimo 11 ottobre 2010 alle 7:35 am

    Ho una passione per i Vespri e credo che come per il Don Carlos un ritorno alla versione francese farebbe solo del bene a quest'opera. Verdi, sicuramente un rompiballe atomico, fu un genio assoluto e mi ha sempre affascinato il modo in cui fu capace di metabolizzare linguaggio e convenzioni del Grand opéra, adottandoli ma restando fondamentalmente se stesso. Attendo resoconto su visione dal vivo, buon divertimento.Winckelmann

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  5. amfortas 11 ottobre 2010 alle 7:41 am

    Giulia, è sempre un gran piacere rileggerti, ciao!Wincklemann, anch'io sono della tua opinione, meglio le versioni francesi. Un paio di giorni fa, ora non ricordo dove (AMsterdam?) hanno allestito Les vépres siciliennes, non so con quali esiti.Poi che Verdi fosse tosto, è cosa che traspare da tutta la corrispondenza, che rimane sempre una delle letture più divertenti e interessanti.Ciao e grazie!

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  6. utente anonimo 12 ottobre 2010 alle 7:27 pm

    beh quest'anno oltre parma, anche torino e napoli ne allestiranno una versione. forse in vista del centocinquantenario della nostra bella repubblica. facciamo tutti il tifo per la dessì, la daniela nazionale!

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  7. amfortas 13 ottobre 2010 alle 7:14 am

    6, questa sera sarò a Parma e valuterò lo spettacolo, compresa la prova di Daniela Dessì, artista che amo molto da sempre.Ciao e grazie!

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