Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione abbastanza seria della Salome di Richard Strauss al Teatro Comunale di Firenze: bella senz’anima.

Il motivo principale della mia trasferta al Comunale di Firenze era sì la Salome, opera che mi emoziona sempre, ma anche la curiosità di vedere l’allestimento di Robert Carsen, un regista che offre numerosi spunti di riflessione nei suoi spettacoli.
salome_fi3
Trovo che il commento di Daland, che ha assistito a una recita precedente, nei confronti del regista  sia molto indovinato quando lo definisce una specie di Dr.Jekyll e Mr.Hyde.


Forse perché è successo anche a me d’imbattermi, in sede di preparazione alla serata, nella frase di Strauss in cui descrive quali dovranno essere le linee guida per l’artista che impersonerà la figlia di Herodias nella scena dei sette veli:
 
Salome deve essere rappresentata con la massima semplicità e nobiltà di gesti; altrimenti invece di pietà susciterà solo raccapriccio e orrore.
 
Ora, raccapriccio e orrore forse è troppo, però un certo fastidio in alcuni momenti m’è affiorato, perché a mio parere ci siamo affacciati alla porta della pornografia senza passare neanche un momento attraverso le meno desolate lande dell’erotismo.
Una mano meno pesante sarebbe stata gradita e anche opportuna.
Detto questo, va sottolineato che tutto il resto quadra.
L’allestimento è gradevolissimo e originale nell’ambientazione-la sala di controllo del caveau di un casinò, “tempio” del potere economico-, ben realizzato e intelligente nel gioco di specchi e riflessi che identifica Herodias e Salome.salome_fi4

Grandiosa l’apparizione di Jochanaan, in particolare, e come sempre curatissimo il lavoro sui cantanti, circostanza che è poi quella che differenzia un regista vero come Carsen dalla pletora di scenografi prestati alla regia che spesso rovinano le serate in teatro.
La parte più squisitamente musicale (di teatro lirico si tratta, non possiamo dimenticarcelo!) è stata meno brillante.
Sul podio di una compatta Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino c’era non il solito condottiero, Zubin Mehta, ma il direttore Ralf Weikert, che mi ha parzialmente convinto per la grande sobrietà dell’interpretazione di una partitura difficilissima.
Il direttore mi è parso puntare sulla riscoperta o sottolineatura dei passi melodici che s’intuiscono tra le pieghe dei grandi confronti di sentimenti distruttivi, claustrofobici.
E qui torno alla metafora iniziale del Dr.Jekyll, perché appunto sul podio questa Salome avrebbe necessitato di un Mr.Hyde.
Mi spiego.
L'allestimento di Carsen è molto godibile ma è piuttosto freddo, metallico, e una direzione temperamentosa, passionale, sarebbe stata sicuramente più adatta di quella sobria di Weikert: lo spettacolo ne avrebbe guadagnato e alla fine, credo, non avrei provato un senso d'incompiutezza irrisolta.
Salome, come Elektra, è opera che smuove le armonie recondite dell'inconscio e se ciò non accade significa che qualcosa non ha funzionato.
Tra i protagonisti bene Janice Baird, una Salome matura ma non matronale, che ha palesato uno strumento sensuale e adatto alla parte anche come peso vocale. Le si perdona volentieri qualche acuto ghermito e non perfettamente a fuoco.
Mark S.Doss era Jochanaan ed è risultato pure lui all’altezza della situazione, anche se il canto non è sempre fluido e vellutato e qualche volta si sospetta che l’artista forzi, come a cercare uno spessore vocale che non gli appartiene del tutto.
Kim Begley (Herodes) si è difeso egregiamente in una parte declamatoria molto impegnativa.
salome_fi2Sufficiente Irina Mishura,convincente nei panni di Herodias più per disinvoltura scenica che per qualità canore.
Piuttosto flebile il Narraboth di Mark Milhofer, che nasaleggia parecchio.
Discreti i personaggi “minori”, che meritano un encomio e la citazione: dal Page der Herodias di Jennifer Holloway, ai cinque ebrei di Gianluca Floris, Saverio Fiore, Antonio Feltracco, Cristiano Olivieri e Carlo Di Cristoforo (nei panni pure del Cappadocier), ai due nazareni di Roberto Abbondanza e Uwe Griem, ai due soldati di Gabriele Ribis e Francesco Musinu sino allo schiavo di Fernando Cordeiro Opa.
Prima dell'inizio un rappresentante sindacale ha espresso solidarietà per i colleghi del Teatro Carlo Felice di Genova, raccogliendo applausi che non mi sono sembrati di circostanza.
Il pubblico ha tributato un caloroso successo a questa Salome, in particolare alla protagonista Janice Baird.
Segnalo un paio di buu un decimo di secondo dopo che era stata suonata l'ultima nota, credo indirizzati alla regia.
 

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12 risposte a “Recensione abbastanza seria della Salome di Richard Strauss al Teatro Comunale di Firenze: bella senz’anima.

  1. utente anonimo 14 ottobre 2010 alle 12:10 pm

    Ti risparmio la solita premessa sulla mia ignoranza… blablabla…Solo che a vedere la prima foto tutto mi sono venute in mente molte donne tranne Salomè (o Erodiade, non so…), alcune di queste gironzolano sulla Salaria, per dirne una.Boh!La perplessa Margot

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  2. utente anonimo 14 ottobre 2010 alle 12:11 pm

    Vabbè, traducilo tu in italiano il mio commento.L'analfabeta M.

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  3. amfortas 14 ottobre 2010 alle 6:59 pm

    Margie, in effetti forse ho sbagliato a mettere subito quell'immagine scioccante, ma non pensavo che potesse influire sulla tua consecutio…Ciao!

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  4. ivyphoenix 15 ottobre 2010 alle 11:17 am

    ma salomè non era bella, giovane giovane e soprattutto conquistava con danze orientali, quelle con movimenti sinuosi e molti veli?dalla foto la tipa fa molto saloon far west

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  5. amfortas 15 ottobre 2010 alle 3:20 pm

    Ivy,
     sì così dovrebbe essere, ma purtroppo nell'opera spesso succedono questi…equivoci!
    Ciao!

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  6. utente anonimo 15 ottobre 2010 alle 5:30 pm

    Ho visto l'opera. E' mancata la seduzione della danza dei 7 veli trasformata in una volgare messa in scena di pantaloni calati e mutande maschili di varia foggia. Peccato, perchè i cantanti erano formidabili
    Vanvy

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  7. amfortas 15 ottobre 2010 alle 6:19 pm

    Vanvy,
     forse formidabili è troppo…comunque nel complesso è stato uno spettacolo godibile.
    Ciao e grazie!

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  8. utente anonimo 16 ottobre 2010 alle 1:39 pm

    Ho visto la recita di ieri: spettacolo molto bello. La Baird l'ho trovata addirittura migliorata rispetto al 2003.

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  9. utente anonimo 16 ottobre 2010 alle 1:41 pm

    P.S. davide devoti….

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  10. amfortas 16 ottobre 2010 alle 2:54 pm

    Davide,
     ciao, mi fa piacere leggerti in questi lidi e grazie della tua testimonianza!
    Io vidi la Baird, l'utima volta, alla Fenice nei panni di Brünnhilde ed era più fresca vocalmente, oggi non so se ce la farebbe.
    Ciao!

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  11. pitunpi 19 ottobre 2010 alle 2:45 pm

    Beer non la vedrebbe: troppo vecchia.

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  12. amfortas 19 ottobre 2010 alle 4:18 pm

    Pitunpi, ma io non sono Beer, devo prendere quello che c'è…sono vecchio, brutto e sfigato. Inoltre m'interesso di opera lirica, che non aiuta mai la conversazione ma anzi favorisce i monologhi 🙂
    Ciao e grazie per il passaggio!

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