Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Mini recensione semiseria dell’Elisir d’amore alla Fenice di Venezia. Antonio Calenda sovrintendente al Verdi di Trieste.

La prima notizia di rilievo viene da Trieste: Antonio Calenda è stato nominato nuovo sovrintendente del Teatro Verdi al posto di Giorgio Zanfagnin, il cui mandato è scaduto qualche mese fa.

Calenda mantiene anche l’incarico di Direttore Artistico del Politeama Rossetti, il nostro teatro di prosa, alla guida del quale ha fatto e sta facendo, indiscutibilmente, un bel lavoro.
Calenda_Stampa
Riuscirà il nostro eroe a seguire con l’attenzione che merita anche il Verdi?
La competenza di Calenda, uomo di cultura, attore che vanta esperienza anche come regista d’opera, non è in discussione, ma l’impegno è gravoso. Vedremo. Tra una decina di giorni incontrerà la stampa e ci si potrà fare un’idea più precisa sul futuro del teatro lirico triestino.
Intanto auguri, ché quelli non si negano a nessuno.
Poi mi spiace segnalare la scomparsa di un mio collega, Walter Baldasso, critico musicale competente e persona autoironica e piacevolissima. Un ultimo saluto a lui.
Ieri Radio3 ha trasmesso, in diretta dal Teatro La Fenice di Venezia, L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti.
Solite avvertenze indispensabili: un’opera si valuta compiutamente in teatro, dove si possono apprezzare nel bene e nel male i cantanti e l’orchestra e inoltre si vede l’allestimento scenico.
La recensione semiseria è quindi da prendere, più del solito, con le molle.
Comincio, inopinatamente, dalla fine e cioè dal pubblico, che ha tributato un successo calorosissimo a tutti, con tanto di ripetute richieste di bis-soddisfatte- nel secondo atto.
Nei panni di Adina si è cimentata Désirée Rancatore, che è parsa a suo agio nella parte e ha ottenuto un gran successo personale.

A me, francamente, non ha fatto un’impressione straordinaria, per due motivi: la caratterizzazione del personaggio, piuttosto datata, in quanto troppo bamboleggiante e priva di malizia e arguzia.
Inoltre la voce, specialmente nel registro centrale, mi è sembrata piuttosto fioca, poco incisiva.
Discutibile, ma indubbiamente efficace, la scelta d’infarcire il rondò finale di variazioni acrobatiche piuttosto fini a se stesse. Peraltro, gli acuti e i sovracuti sono le qualità maggiori dell’artista e quindi è una scelta comprensibile e poi, a un cantante che (finalmente!) non gioca al risparmio va dato il giusto merito.
Nemorino è stato interpretato efficacemente da Celso Albelo, un tenore che ha ottimo gusto e in queste parti si trova a proprio agio. La voce è gradevole e l’emissione corretta, seppure qualche acuto è sembrato piuttosto sparato. Apprezzabile la Furtiva Lagrima, cantata con l’accento giusto e belle mezzevoci.
Riusciti anche i duetti, specie con Adina.
Mi ha un po’ deluso il Belcore di Roberto De Candia, che ho sentito affaticato e che comunque non ha messo in risalto, con la sua interpretazione, il lato grottesco e paradossale del personaggio. L’accento era sempre troppo corrusco, manco fosse, Belcore, una parte da “cattivo” in senso tradizionale.
Bruno de Simone, pur nel complesso di una prova positiva, ha una voce che a parer mio suona poco adatta al personaggio, straordinario, del ciarlatano Dulcamara, perché lontana da quella del basso buffo.
Anche in questo caso l’interpretazione era piuttosto datata, peraltro, a causa di qualche fase parlata di troppo e vezzi di gusto non straordinario.
Completava la compagnia di canto Oriana Kurteshi quale Giannetta.
La direzione di Matteo Beltrami, alla guida di un’Orchestra e di un Coro della Fenice di Venezia in serata…così così non mi ha convinto per nulla, perché sono mancati troppo spesso brio e leggerezza nei momenti più spumeggianti della partitura e allo stesso tempo languorosa malinconia nei passi più patetici.
Il pubblico, come ho scritto subito, ha decretato un grande successo allo spettacolo.
Buon fine settimana a tutti!

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15 risposte a “Mini recensione semiseria dell’Elisir d’amore alla Fenice di Venezia. Antonio Calenda sovrintendente al Verdi di Trieste.

  1. Fiordiligi89 30 ottobre 2010 alle 1:12 pm

    Mi fa piacere che nel secondo atto le cose siano andate migliorando. Io ho sentito solo il primo e sinceramente non ero affatto dispiaciuta di dover uscire. Ammetto di non aver ascoltato con il massimo dell'attenzione (stavo cenando) ma mi è parso di cogliere un bel pò di aspetti negativi. La Rancatore, cantante che non amo, ma apprezzo in certi ruoli, per me è stata pessima: "Della crudele Isotta" con tutte quelle vocali schiacciate e quell'emissione che non troverei altro termine per definirla se non forzata, è stata un travaglio. Idem chiedi all'aura lusinghiera. Vogliamo parlare dell'acuto emesso in coda al finale primo atto? Un urlo…
    Anche Albelo, che di solito mi piace, non mi ha convinta. Poco intonato nell'aria di sortita, incerto nel prosieguo dell'atto.
    Concordo con te su De Simone  e De Candia e Beltrami.

    Ciao!

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  2. utente anonimo 31 ottobre 2010 alle 6:40 am

    Dopo essermi andata a leggere la trama,ho ascoltato "Una furtiva lacrima"
    su you tube cantata daPavarotti.Dubito che l'interprete di Trieste abbia potuto far meglio:)
    Una domanda: Ci sono ,oggi,uno o più eredi di Pavarotti(italiani e stranieri)? E chi sono?
    Un saluto,
    Monica

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  3. utente anonimo 31 ottobre 2010 alle 7:42 am

    …ops,mi correggo, della Fenice di  Venezia !!!"

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  4. utente anonimo 31 ottobre 2010 alle 11:40 am

    Io ero in teatro alla prima e posso…compensare la "lacuna" non proprio marginale dell'assenza dello scrivente.
    Va detto allora, per cronaca, che c'era una clack smoderata per la Rancatore, che, alla fine della sua aria, ha suscitato una reazione del loggione non coinvolto con numerosi buu! che per radio si sono avvertiti in modo molto flebile.
    Il problema di questa voce è che ormai ha tre colori nei vari registri: in quello centrale suona gonfiata ed ingolata quindi passa poco la barriera orchestrale. Adina è per un lirico vero e proprio (Freni per intenderci) come in generale tutto Donizetti che non prevede mai vocalità troppo leggere. L'infarcire di sovracuti il rondò finale significa voler ignorare che si tratta di un brano complessivamente indirizzato al patetico e al "larmoyant" che non ha nulla a che vedere col buffo addirittura caricato scelto dall'interprete anche visivamente.
    Di Albelo condivido in parte il giudizio, perché ritengo che un cantante del genere non si possa permettere un'intonazione a volte precaria: ed inoltre, anche per lui, la tendenza a strafare finisce per danneggiarne la linea e lo stile.
    Condivido anche il giudizio su De Candia che denuncia con evidenza qualche problema di tenuta ed anche caduta di stile, in particolare con delle agilità troppo approssimative.
    Di De Simone trovo che sia stato l'unico ad esprimere con misura e giusto stile un canto appropriato e colorito oltre ad una dizione da manuale: la voce non sarà quella del basso buffo tradizionale, ma ricordo che ormai dai tempi di Dara non sarebbe presente interprete che corrisponda a questa definizione che poi è del tutto discutibile perché i ruoli del buffo come Dulcamara sono più "acuti" a volte di quelli baritonali. Se quindi sono cantati da un vero basso (you tube docet) risultano monolitici e monocromatici. Almeno qui si sente il buffo che canta e non parla come spesso accade.
    Beltrami ha ben diretto, a mio parere, e, data anche la giovane età, fa ben sperare perché ha concertato bene con buon equilibrio e fraseggio e, finalmente, senza leziosità eccessive e stucchevoli, tenendo presente che si è trovato anche con dei cantanti di esperienza, qualcuno dei quali, ne sono certo, ha finito per imporre il suo gusto…discutibile.  

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  5. ivyphoenix 31 ottobre 2010 alle 5:42 pm

     non sono in grado di commentare…
    buon lungo week end… santi, morti e patron cittadino

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  6. amfortas 31 ottobre 2010 alle 7:05 pm

    Intanto chiedo scusa per il ritardo nelle risposte, ma ero all’estero.
    Fiordiligi, la Rancatore è andata in crescendo, questo è certo. Anche a me non era piaciuta nella sortita, tra l’altro.
    Nel complesso, per me, la prova è stata positiva.
    Ho risentito la registrazione e ho percepito anch’io un paio di slittamenti d’intonazione di Albelo, che m’erano sfuggiti al primo ascolto.
    Ciao e grazie (ma a che ora cenate, lì da voi?) J
    Monica, Nemorino è uno dei personaggi in cui Pavarotti ha dato il meglio e quindi difficile paragonarlo ad un tenore di buon livello, ma non un fuoriclasse assoluto, come Celso Albelo.
    Successori di Pavarotti non ce ne sono al momento. C’è un cantante che ha grande popolarità negli USA in questi giorni, e si tratta proprio di Vittorio Grigolo, il Duca da piano bar del recente orrendo Rigoletto con Domingo.
    Anche lui, Grigolo dico, è solo un buon tenore e nulla di più.
    Ciao e grazie!
    4, so che la Rancatore ha un nutrito e agguerrito numero di fan e so anche che questa circostanza spiace a molti. Io di queste cose non mi occupo, non m’interessano, mi limito a valutare un cantante per ciò che fa sul palcoscenico. Peraltro, come saprai, la claque è sempre esistita, non è un’invenzione della Rancatore.
    Sulla questione dello stile, come avrai capito, concordo, però sono dell’opinione che non si tratti di un peccato mortale. Molte grandi cantanti esibivano in teatro (anche in disco, mi pare che tu sia ferrato e quindi non ti faccio i nomi) variazioni “fuori stile”. Potrai ribattermi che erano artiste di livello superiore, e concordo. Però sai, come ho scritto nel post qualche volta fa piacere sentire un cantante che prova a fare qualcosa di più del necessario e non si limita al compitino.
    Quanto a De Simone…mah…per me (sentito ovviamente anche in teatro più volte) la voce ha un timbro addirittura più tenorile che baritonale, quindi è proprio una questione di colore, i Dulcamara così non mi convincono mai.
    Come ho già scritto più volte, la prestazione dell’orchestra e del direttore è, a parer mio, la più difficile da valutare comodamente seduto in poltrona…a casa, quindi mi fa piacere che in teatro le cose siano risultate migliori.
    Ciao e grazie per il tuo articolato intervento.
    Ivy, non preoccuparti e beccati un abbraccio!

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  7. Fiordiligi89 31 ottobre 2010 alle 8:50 pm

    Ceniamo tendenzialmente intorno alle sette e un quarto (abitudine molto "asburgica" come la definisce mio padre) ma venerdì abbiamo ulteriormente anticipato perchè alle 8 ci attendevano le prove del coro

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  8. amfortas 1 novembre 2010 alle 8:35 am

    Francesca, le abitudini familiari vanno rispettate, accidenti. A casa mia si è sempre cenato più tardi, comunque dopo le 20. Eppure siamo asburgici anche noi…ma l'importante è che ci sia qualcosa da mangiare di questi tempi!
    Ciao 🙂

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  9. utente anonimo 1 novembre 2010 alle 10:37 am

    Ero presente alla recita domenicale: protagonisti sono stati gli stessi cantanti della diretta radio. Anche ieri si è replicato un successo di cui non ne ricordo uno simile; le richieste di bis sono state numerosissime per entrambe i protagonisti ma questa volta non esaudite. peccato!!!!!!
    Facendo una valutazione complessiva lo annovero tra i migliori spettacoli a cui ho assistito fino ad ora.
    Reny

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  10. amfortas 1 novembre 2010 alle 12:25 pm

    Reny, sono contento per te, gli entusiasmi a teatro sono rarissimi.
    Certo, c'è molta sproporzione nei giudizi tra chi era presente e altri, come me, che hanno notato qualche difetto non trascurabile, ma va bene così.
    Ciao e grazie!

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  11. utente anonimo 1 novembre 2010 alle 9:53 pm

    Caro Amfortas,
    non è una questione di claque che sia sempre esistita: è che nel 2010, stante il fatto che i grandi appartengono solo al passato, risulta un po' patetico il comportamento di taluni cantanti che si dovrebbero rifare ai colleghi del passato ben più come livello di studio, di preparazione e di scelta di repertorio che ad altro che è assolutamente secondario.
    Attenzione, non è un caso che fino agli anni '90 i soprani lirico leggeri erano da buttare tanti che ce n'erano ed ora si fa veramente fatica reperirne uno che sia ad un certo livello per cantare quel repertorio: perché? Perché quelle che c'erano si sono messe in fila ed in competizione per cantare le Traviate che, sappiamo bene, è un'opera che non perdona e lascia il segno.
    Ciò perché i giovani cantanti che ci sono si gestiscono male o direttamente o indirettamente; e poi sono costretti a chiamare i rinforzi a sostenerli.

    Ecco che, ad esempio, Florez e la Damrau che gestiscono bene il loro repertorio ( e quando tendano ad uscirne sanno subito rientrarne) hanno certo i loro fans ma proporzionati alle loro qualità ed alla loro giusta fama: non a caso sono con obiettività e serenità di giudizio i migliori che si possano reperire in quei ruoli.

    Ciao e grazie della chiacchierata 

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  12. mamikazen 1 novembre 2010 alle 10:54 pm

    Al signor Calenda, fosse a corto di talenti freschi, ti consiglio di proporre lei: http://www.youtube.com/watch?v=6ar0r02FZng

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  13. amfortas 2 novembre 2010 alle 9:00 am

    11,
     il tuo discorso è parzialmente condivisibile, però, al di là dei valori oggettivi, bisogna tenere conto anche dei tempi in cui viviamo che sono diversi da quelli d'una volta. Non si può pretendere che un artista viva oggi come si faceva 30-40-50 anni fa: ci sono esigenze diverse, stimoli diversi, tutto è cambiato e cambia velocemente.
    Io non vedo tutta questa carenza di soprani leggeri, semmai ci sono pochi soprani lirico drammatici adatti al repertorio più spinto.
    La Rancatore, a mio parere, sconta anche una gestione disinvolta e discutibile del suo rapporto con i fan, spesso troppo invadenti ed euforici.
    E poi anche alcune dichiarazioni sui cantanti del passato, non troppo simpatiche, ne hanno alienato la simpatia e il favore di molti melomani e appassionati ortodossi, diciamo così.
    Sono d'accordo su JDF e la Damrau, quest'ultima, per me, vera fuoriclasse.
    Ciao e grazie.
    Lucia, ma hai notato che la mamma del piccolo mostro assomiglia in modo inquietante ad un incrocio tra la Santanchè e Sarah Palin?
    Brava però, molto brava, accidenti.
    Ciao!

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  14. utente anonimo 2 novembre 2010 alle 4:02 pm

    Caro amfortas,
    ognuno ha le sue idee ed è giusto che tu ne abbia una completamente diversa dalla mia.
    L'unica cosa, ma tu lo hai premesso nel giudicare la serata,
    è che spesso l'ascolto radiofonico non corrisponde esattamente a quello che si sente in Teatro. Le ragioni sono sia di carattere tecnico e cioè la presa del suono e la sua trasmissione che possono falsare i parametri ma anche il fatto che in Teatro subentra l'aspetto emozionale che certe imperfezioni travalica.
    Reny

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  15. amfortas 2 novembre 2010 alle 4:32 pm

    Reny, hai fatto bene a sottolineare che in teatro il giudizio sulla prestazione di un cantante o sulla riuscita complessiva di uno spettacolo è influenzato da fattori diversi: il contatto che crea l'artista col pubblico è sicuramente il più rilevante.
    Anche a me è successo di riascoltare la registrazione di una recita e notare particolari, non sempre in negativo a dire il vero, che m'erano sfuggiti in sala.
    Però, attenzione, non è sempre e solo una questione d'opinioni contrapposte, anche nel teatro lirico ci sono degli aspetti che possono essere valutati in modo oggettivo. Se una nota è calante, lo è e basta, solo per fare l'esempio più ovvio, ma ce ne sono altri.
    Per chiudere, tieni presente che io e te stiamo parlando di serate diverse, inoltre. Mi è successo un milione di volte di ascoltare cantanti, anche ai massimi livelli, brillanti una sera e…meno brillanti la sera successiva, o viceversa.
    Ciao e grazie.

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