Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

La Traviata di Giuseppe Verdi apre la stagione lirica al Teatro Verdi di Trieste: esordio di Mariella Devia.

S'intende che per Mariella Devia è l'esordio sì, ma sul palcoscenico triestino.
Ed è già una notizia che ha quasi dell'incredibile, che una delle cantanti migliori degli ultimi trent'anni arrivi solo in questi giorni nella mia città. Nel caso di sua Mariellestà, non è mai troppo tardi, davvero.

Ancora una Traviata? Certo, perché nonostante questo titolo sia in qualche modo inflazionato, rappresenta sempre un'ottima scelta per l'apertura di una stagione. La Traviata è rassicurante per gli appassionati più tradizionalisti e, allo stesso tempo, è un tale capolavoro che diventa comunque interessante anche per chi, come me, magari gradirebbe qualche scelta più coraggiosa
L'opera debuttò alla Fenice il 6 marzo 1853, con risultati almeno controversi (La Traviata ha fatto un fiascone e peggio, hanno riso – scrisse Verdi).
Giuseppe Verdi voleva un soggetto semplice e affettuoso e pare strano forse, che la breve parabola terrena di Margherita Gautier potesse essere definita in questi termini.
fanny_salvini_donatelli
Il Maestro, per l’eroina, voleva una donna di prima forza e, senza stare troppo ad annoiarvi sulle vicende, non la trovò di suo gusto per la prima, perché Fanny Salvini Donatelli (nell'immagine qui sopra) non corrispondeva in pieno alle sue esigenze.
Ci teneva molto al progetto Traviata il vecchio brontolone, tanto da scrivere così a Francesco Maria Piave, una delle vittime preferite e librettista designato:
 
“Tu lo devi fare, caschi il mondo, certamente ti sei messo all’impresa un po’ tardi ma non importa: bisogna fare!
 
Insomma, nonostante pochi anni prima avesse affermato coram populo che l’idea di rappresentare in scena la vita di una prostituta non lo solleticasse, la storia della Dame aux camelias lo intrigava assai.
Forse non tutti sanno che la protagonista del dramma di Dumas figlio, Margherita Gautier appunto, era realmente esistita e si chiamava Alphonsine Duplessis, di professione mantenuta.
traviata1 
“Era alta, esilissima, i capelli scuri e la carnagione rosea e bianca. Aveva la testa piccola e gli occhi lunghi e obliqui come quelli di una giapponese, ma vivaci e attenti.”
 

Così la descrive appunto Dumas, che ebbe modo di conoscerla biblicamente bene.
La Duplessis morì nel 1847, a soli 23 anni.
Dopo il “fiascone” della prima Verdi rimaneggiò qualche passo, e il 6 maggio 1854, ancora a Venezia, il soprano Maria Spezia, anche grazie ad una presenza scenica più credibile, donò alla creatura verdiana l’immortalità.
Cosa attira il pubblico, dopo due secoli e mezzo e infinite rappresentazioni, in quest’opera?
Io la penso come Julian Budden, uno dei più prestigiosi studiosi del compositore di Busseto: la semplicità, la capacità di suscitare emozioni che la partitura ci elargisce a piene mani a partire dal Preludio.
Aggiungerei anche la propensiome che ha questa sfortunata ragazza di elevarsi dal mondo piuttosto arido in cui vive. Violetta non è mai volgare, sembra quasi galleggiare con grazia sopra la melma, anche quando si “diverte”.
C'è da sottolineare che nei vari passaggi dal libro, al dramma teatrale sino all'opera, la protagonista perde molti dei suoi tratti più sordidi , per diventare quasi un archetipo se non positivo, almeno non del tutto negativo.
Gli altri personaggi, da Alfredo a papà Germont, sono sotterrati dal punto di vista psicologico dalla protagonista, anche se non si può negare loro una certa nobiltà di sentimenti.
E allora quando Violetta esplode nel suo “Amami Alfredo” anche lo spettatore più cinico e incarognito si commuove e si scioglie in lacrime.
Oggi ci viene da piangere per altri motivi, direi, sui quali glisso elegantemente.
Amfortas piangerà? Boh, mi sa di sì e comunque ve ne darò conto in sede di recensione, al solito, semiseria.
A proposito di questioni semiserie, va da sé che la censura dell’epoca (ma ‘sta censura quando è nata e, soprattutto, quando morirà?) si scatenò in tutti i modi sul testo di Piave, con la Chiesa a fare da ridicolo apripista, ovviamente.
Il celeberrimo e ormai proverbiale “croce e delizia” diventò “pena e delizia” a Napoli, per esempio. Oppure la convinzione di Violetta che “la vita è ne tripudio” si trasformò in un meno categorico “Mia vita è nel tripudio”. I compassati critici inglesi scrissero [a conferma che ha ragione Berlusconi, quelli ce l’hanno con noi da una vita (strasmile)] di “un orrore indecente e esecrabile”, nonostante i trionfi londinesi.
La storia e così commovente e la musica così emozionante che la Traviata è forse una delle pochissime opere che sopportano anche un’esecuzione vocale non straordinaria.
La prima è martedì 16 e, oltre a Mariella Devia nella parte della protagonista, ci sono il tenore Stefan Pop nei panni di Alfredo e Gianfranco Montresor, baritono, quale Germont padre. Dirige il giovane Andrea Battistoni, del quale si dice un gran bene. Vedremo.
Lo stesso giorno, alle 11.30 del mattino, avrò luogo la prima conferenza stampa del nuovo sovrintendente Antonio Calenda.
Approfitto dell'occasione per segnalare che l'amica Marion ha aperto un nuovo sito su Giuseppe Verdi, lo potete trovare qui.
Complimenti a lei e un saluto a tutti voi.

 
 

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34 risposte a “La Traviata di Giuseppe Verdi apre la stagione lirica al Teatro Verdi di Trieste: esordio di Mariella Devia.

  1. biondasirocchia 13 novembre 2010 alle 9:08 am

    La Traviata piace sempre per il banalissimo motivo che è meravigliosa.
    E io darei parecchio per ascoltane una con la Devia… ma sto lontano, e il martedì è feriale… Sigh… Spero molto nella recensione di Amfortas, così ne godrò almeno qualche briciola….

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  2. utente anonimo 13 novembre 2010 alle 9:43 am

    Una delle opere più belle.Nemmeno gli ipocriti moralisti del tempo hanno potuto niente contro questo capolavoro.   🙂
    Alcuni critici,ho letto, pensano che proprio la situazione personale di Verdi(la sua relazione con Giuseppina Strepponi con  i  conseguenti pettegolezzi di una cittadina così piccola come Busseto) abbia influito sulla nascita di questa opera.Il maestro ,infatti vide a Parigi (dove si era stabilito per sfuggire a quel clima oppressivo )il dramma di Dumas.



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  3. amfortas 13 novembre 2010 alle 12:06 pm

    Biondasirocchia, sua Mariellestà canta anche il 19 e il 23, poi il 27 a Pordenone.
    Se riesco a registrare amatorialmente ti contatto sul blog, così ti mando il file: non sarà come essere in sala, ma meglio di niente no?
    Ciao!
    2, la relazione con la Strepponi procurò a Verdi numerosi grattacapi, è vero.
    Però i compositori, a quel tempo, da bravi intellettuali giravano comunque l'Europa ed erano sempre molto aggiornati su ciò che succedeva in giro, pronti a trovare nuove idee per il loro lavoro.
    Spesso passano appena un paio d'anni tra l'esordio in prosa di un dramma e la relativa "riduzione" in musica.
    Di esempi ce ne sono tantissimi da Bellini a Donizetti a Verdi appunto, ma non solo.
    Ciao!

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  4. utente anonimo 14 novembre 2010 alle 2:05 am

    stasera generale. una regia da paura. se questo è il benvenuto che trieste dà alla devia, capisco perché non ci ha mai cantato!! lei, nonostante tutto, è stata stellare: una vera Violetta. fiati, colori, un “dite alla giovine” da antologia e così sempre libera, addio del passato e tutto il resto. e’ incredibile come riesca a essere tanto grande sempre e, stasera, credetemi, tra regia, orchestra, coro e baritono, solo LEI poteva salvare lo spettacolo. da quella meravigliosa artista che è. il direttore d’orchestra sarebbe bravo, peccato che c’è questa orchestra. anche il maestro del coro è bravo. peccato che c’è questo coro. credevo di aver visto la peggiore traviata l’anno scorso a bergamo (direttore cinquegrani, terrifico), ma questa vincerebbe il tapiro d’oro. una regia e una scena impresentabili. spero che mariella devia non torni più a trieste. è scandaloso come una regina del canto debba essere trattata qui. di questa traviata si ricorderà la professionalità di mariella devia che è stata grandiosa a onta dello spregevole spettacolo. solo questo e trieste dovrebbe fare ammenda.

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  5. biondasirocchia 14 novembre 2010 alle 7:06 pm

    Amfortas, se davvero fai una cosa così, avrai la mia gratitudine imperitura… non ho parole!

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  6. amfortas 14 novembre 2010 alle 7:13 pm

    4, grazie pe rle anticipazioni, anche se mi pare strano che Coro e Orchestra si siano espressi a livelli così deplorevoli, sinceramente, non è da loro.
    Quanto alla Devia non ho dubbi, conosco bene la sua Violetta e a meno che non subentrino situazioni imponderabili è un gran bel sentire.
    Ciao e grazie.
    Bionda, beh allora farò di tutto per registrare, la tua gratitudine imperitura non me la posso perdwew!
    Ciao 🙂

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  7. utente anonimo 14 novembre 2010 alle 9:49 pm

    non ho esagerato. le trovate del regista non si possono raccontare: sono troppe e incomprensibili. ne dico solo una: è il marchese che sfida alfredo a duello!!!! e prima ancora che "paghi" violetta. colpo di teatro? colpo allo spettatore.
    orchestra e coro, pur con due fior di direttori, sono riusciti ad andare assolutamente per conto loro, facendo il massimo del rumore. molto, molto molesti. ma il peggiore, ripeto, è il regista. vedere per credere. per fortuna mariella devia segue lo spartito, la sua voce e la sua tecnica volano al di sopra di tutto e di tutti. se poi orchestra e coro vogliono far capire che ci sono, che urlino, che pestino: peggio per loro. …
    sentirete che bel baccanale!!!! e che bel brindisi…

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  8. amfortas 15 novembre 2010 alle 8:26 am

    7, che ti devo dire, valuterò in teatro sia per la regia (che già conosco e so che non è un granché) sia per il Coro e l'Orchestra.
    Io penso positivo.
    Ciao!

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  9. utente anonimo 15 novembre 2010 alle 10:32 am

    anche io penso positivo. per questo, poi, mi danno molto fastidio in uno spettacolo (e non solo) le volgarità gratuite, il non rispetto della filologia, l'invasione dei registi e, come in questo caso, degli scenografi, in testi che richiederebbero il massimo della levità. il tuo post in cui hai raccontato la storia della genesi dell'opera è un esempio di come i registi dovrebbero affrontare la Traviata. studiando, documentandosi, analizzando. io non so neppure se questo trespidi sa chi era la duplessis. se lo scenografo abbia mai visto le varie dimore di verdi, quali dipinti e opere d'arte comprava nel 1848, di quali intellettuali  fosse amico, quali salotti, milanesi e parigini frequentasse all'epoca. e poi basta con queste traviate in epoca liberty!!!!!!! se c'è un'epoca in cui nessuno si sarebbe scandalizzato mai e npon sarebbero esistiti personaggi come germont padre, questa è l'epoca liberty.
    comunque mi fa piacere che assisterai con i tuoi occhi e con i tuoi orecchi. ascolterai una mariella fantastica, un buon tenore (veramente bravo), un germont inascoltabile e inguardabile per tutto quello che gli fa fare il regista. un direttore d'orchestra potenzialmente bravo (gesto un po' legnoso a parte) che si danna per calmare i suoi orchestrali e un coro che straripa.
    ma per la devia vale sempre la pena.
    a presto, grazie per il tuo blog.

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  10. amfortas 15 novembre 2010 alle 12:44 pm

    Sai, il discorso delle regie è stato affrontato più volte su questo blog e spesso il dibattito s'è acceso.
    Io trovo che la peggior cosa che può fare un regista sia essere distonico con la musica, a prescindere se ciò che si vede sul palcoscenixo sia "bello" o "brutto". Purtroppo è una situazione che si verifica spesso in teatro e ne ho aavuto esempio anche poco tempo fa a Firenze, quando l'amatissimo Carsen è riuscito a gelare del tutto (a mio parere eh?) una partitura che gronda sensualità come quella della Salome.
    Penso d'essermi spiegato 🙂
    Ciaoe e grazie per i complimenti.

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  11. utente anonimo 15 novembre 2010 alle 2:31 pm

    sono perfettamente d'accordo. infatti il bello e brutto, nel caso delle regie d'opera riguarda proprio questo. Il Piccolo ha pubblicato ieri una intervista con mariella. ti copio uno stralcio:

     "Nella sua carriera di soprano, Mariella Devia ha lavorato con i più grandi direttori d’orchestra e con molteplici registi. «Ho lavorato anche con registi di prosa, – aggiunge – che sono preoccupati quando fanno l’opera. Poi si accorgono che, in un certo senso, noi cantanti siamo più veloci degli attori perché non siamo colti dall’horror vacui, non andiamo nel nulla. Abbiamo la musica, che nell’opera non è una colonna sonora. Non è mai qualcosa di avulso da quello che si sta svolgendo, dalla situazione psicologica del dramma o della vicenda comica che i personaggi stanno vivendo».

    mi pare che dica tutto!!! a mia volta, occupandomi di estetica, ho avuto modo di apprezzare moltissimo regie giudicate "bruttissime" (traviata di vick a verona, o una boheme di ken russel allo sferisterio tanti anni fa) e di detestarne alcune "impeccabili" (vedi cavani traviata alla scala). 
    la più "bella" traviata degli ultimi anni con la devia è per me quella di un mese fa a bologna, regista  alfonso antoniozzi, diretta da michele mariotti.
    spero che tu l'abbia vista. era "cucita" sulla musica. l'orchestra era tutta un colore, così come la voce di mariella. e non c'era una nota di regia stonata, non una. splendida.
    ciao

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  12. amfortas 15 novembre 2010 alle 4:11 pm

    No, non ho visto la regia di Antoniozzi (che tra l'altro era data per sicura proprio a Trieste per la prima), ma me ne hanno parlato abbastanza bene.
    Ovviamente avevo letto l'intervista di sua Mariellestà al nostro quotidiano, però hai fatto bene a riportarla qui, stavo per farlo io.
    Ciao!

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  13. utente anonimo 15 novembre 2010 alle 5:56 pm

    qui a trieste hanno detto che il palcoscenico era troppo piccolo per la regia di antoniozzi!!!!!!
    vedi come si sprecano i soldi? doveva essere una coproduzione, invece ritirano fuori una scena non solo datata, ma orribile e mettono in magazzino una scena e una regia raffinate e piene di novità. … ed esprimere novità nella traviata non è facile! infatti …
    comunque, non è per polemica che mi esprimo così ma per vera rabbia. i direttori artistici e i sovrintendenti dovrebbero smetterla di affidare spettacoli – importanti o meno che siano – a registi che non sono all'altezza.
    soprattutto in questa occasione: un teatro prestigioso, un direttore più che promettente, un tenore bravo,  mariella devia, che – oltre tutto – esce dal trionfo di una traviata strepitosa a bologna (oltre che dalla stuarda fantastica di piacenza e di modena), la recita già pronta e ci andiamo a inventare che non c'entra in palcoscenico? 
    e poi ci lamentiamo che i teatri non hanno soldi?
    domani la prima, immagino che ci incontreremo.
    buon ascolto, ciao.

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  14. amfortas 16 novembre 2010 alle 8:18 am

    Bene, ormai siamo arrivati al gran giorno e quindi non ci resta che aspetatre questa sera!
    Stamattina intanto vado alla conferenza stampa di Calenda…

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  15. utente anonimo 17 novembre 2010 alle 1:17 am

     la prima, tranne mariella e il tenore (non sempre) è stata una catastrofe. perfino i fumi tanti, incomprensibili, di cui alla generale il regista ci aveva graziato!
    ignobile!
    la captatio benevolentiae di calenda, prima che si aprisse il sipario, è stato il giusto preludio a questa disgustosa edizione di traviata. se fosse stato zitto, invece di farci il fervorino lamentoso, avrebbe guadagnato in dignità, ma mi par di capire che ormai qui di dignità non ci sia più neanche l'ombra.
    se i teatri di tradizione come questo offrono simili spettacoli devo dire che è meglio che chiudano, ma per sempre.
    volgarità questa è la cifra dell'edizione triestina della traviata.

    volgarità nella regia, nelle luci, nei costumi, nei movimenti, nell'orchestra, nel coro. volgarità e basta. stavolta neanche mariella devia ha salvato la rappresentazione. come avrebbe potuto? con un direttore che andava per conto suo, un coro urlante, una orchestra disgregata che offriva solo rumori.
    verdi, la traviata, mariella devia non meritavano questo. e la prova che questo teatro deve chiudere per sempre è nell'ovazione che ha avuto germont: uno che non ha dizione, che dice "Dio m'esodò", che stona con voce meccanica, ha avuto una ovazione. ma che cosa siamo abituati ad ascoltare qui perché il pubblico applauda un "baritono" di tal fatta? 
    certo, anche mariella ha avuto ovazioni e anche a scena aperta, ma allora? tranne il tenore si sarebbero dovuti buare tutti. come ho fatto io. ma nessuno mi ha sentito…

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  16. utente anonimo 17 novembre 2010 alle 1:39 am

    non vorrei essere frainteso. mariella devia è stata magica, ma la sua presenza, il suo canto, la sua eccezionalità non sono bastati a salvare questa edizione dell'opera.il pubblico ha decretato ovazioni a lei, ma pure al baritono;  in qualsiasi altra città un baritono così sarebbe stato buato, come il direttore e come il regista. mi chiedo: che pubblico abbiamo noi alle prime?

    gli si può propinare qualsiasi cosa e applaudono? non sanno distinguere tra una regina del canto e quei quattro cialtroni che indegnamente le stavano intorno? (tranne il tenore, ripeto)
    una pagina vergognosa per la città e per la musica, soprattutto.

    calenda, tu che hai ringraziato tutti, compreso il tuo predecessore che ha prediletto questo allestimento a quello meraviglioso di bologna, quanto è costato questo scempio?
    e andrà pure a pordenone.
    speriamo che lì il pubblico sia più attento.

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  17. amfortas 17 novembre 2010 alle 8:23 am

    Ora scrivo la recensione ufficiale per Operaclick e poi, spero in giornata, ragguaglierò qui sul blog.
    Sono abbastanza d'accordo con il commento precedente che condivido nella sostanza ma non nei toni, decisamente esagerati.
    Chi era da buare sicuramente era Calenda, ma non per il breve fervorino di ieri sera, quanto per la succhevole conferenza stampa di ieri mattina.
    Ciao!

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  18. utente anonimo 17 novembre 2010 alle 9:24 am

    non conosco la regia ospitata a trieste. Ma ho visto quella bolognese…e non sono affatto dell'opinione che sia la più bella regia di Traviata degli ultimi anni! i gusti sono gusti, come vedi, e il pubblico applaude chi crede.
    comuque non preoccuparti troppo…da ora in poi i registi li sceglierà Calenda, così come i cantanti….avrai modo di rifarti gli occhi e le orecchie. Oppure di restare a Bologna….

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  19. utente anonimo 17 novembre 2010 alle 9:32 am

    hai ragione sui toni e mi dispiace, ma a caldo ero veramente esasperato. annoiarsi e non vedere l'ora che finisca una traviata con mariella devia (che oltre al resto ha sfoderato un MIB strepitoso) non mi era capitato mai e pensavo che sarebbe stato impossibile.

    le sue 11 traviate le ho viste tutte (tranne la prima, quella di genova) e pensavo che quella di bergamo (poi portata in giappone) fosse la peggiore come scene, costumi, allestimento, direzione etc. ieri sera mi è capitato di rimpiangere il direttore Cinquegrani (che diresse a bergamo e in giappone)!!! lui aveva il vezzo di dire: "Addio al passato"!!!! ma lui (tranne in giappone) a bergamo fu buato a ogni recita, prima compresa.
    sentire gli applausi entusiasti del pubblico di trieste, dopo quello che avevo ascoltato, è stato veramente troppo.
    chiedo scusa ancora a te e ai tuoi lettori per il tono dei miei post di ieri.
    ciao

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  20. utente anonimo 17 novembre 2010 alle 9:35 am

    ma ribadisco tutta la sostanza!!!

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  21. amfortas 17 novembre 2010 alle 9:48 am

    Mi bemolle strepitoso? 🙂 Eddai, se mi mandi un tuo indirizzo mail te lo faccio risentire…

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  22. amfortas 17 novembre 2010 alle 10:27 am

    18, scusa m'ero perso il tuo sagace commento 🙂
    Perché dici restare a Bo? Io sono di Trieste…
    Ciao!

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  23. utente anonimo 18 novembre 2010 alle 9:18 am

    Caro  "utente anonimo" ci terrei a precisare che tanta spocchia nel giudicare presupponga una profondissima conoscenza della materia e …dalle varie inesattezze da Lei scritte ritengo che tale conoscenza le sia davero sconosciuta.
    Desidererei sapere quale sentimento animi il Suo giudizio negativo  verso il baritono, da Lei già aspramente criticato dopo la generale……credo che un profondo esame di coscienza da parte Sua  sarebbe cosa "buona e giusta"….
    Il grande baritono che ha interpretato Germont(ci terrei a precisarLe che i nomi prorpri di persona si scrivono con l'iniziale maiuscola) ha una  dizione a dir poco magistrale, come ben pochi baritoni; che non dice "Dio m'esodò" (Le consiglierei un esame audiometrico) e che in quanto a "stonare con voce meccanica"….ma "mi faccia il piacere…" !!!!

    L'ovazione per il baritono è stata ben maritata…e son felice che il pubblico di Trieste abbia saputo apprezzare una voce di tale spessore!!!!

    La saluto Patrizia Coen
     
     

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  24. utente anonimo 18 novembre 2010 alle 9:55 am

    Amfortas, sono 18#…non mi riferivo a lei, ma all'altro utente anonimo così osannante all'edizione bolognese da essere sospetto…

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  25. amfortas 18 novembre 2010 alle 12:13 pm

    Signora Patrizia, non se ne abbia a male, ma il baritono Montresor non ha cantato affatto bene e quindi confermo al sensazione dello spettatore alla generale.
    Quanto agli appalusi ci sono stati e nella mia recensione lo scrivo, ma questo vale relativamente.
    Grazie e buona giornata.

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  26. utente anonimo 18 novembre 2010 alle 1:38 pm

    Noto con dispiacere che il Suo tono di accusa non accenna a cambiare….ciò mi induce sempr più a pensare…e le assicuro che non è solo una mia senazione…che ci sia dell'interesse personale da parte Sua che la porta a screditare il maestro Montresor….bieco giochetto.
    Non sempre chi "critica" è in grado di farlo….anche se si erige a grande conoscitore e "esegue" recensioni sulla stampa ritenuta autorevole.
     
    Buona giornata a Lei.

    Patrizia Coen

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  27. amfortas 18 novembre 2010 alle 2:10 pm

    Signora Coen, la prego di non fare insinuazioni sulla mia onestà intellettuale e professionale, non ci fa una bella figura e soprattutto non rende certo un buon servizio al Maestro Montresor, il quale sicuramente saprà che esibendosi in pubblico si sottopone al giudizio del pubblico e degli operatori del settore di cui faccio parte.
    Io non "accuso" nessuno, ma mi limito ad esercitare il diritto di critica che evidentemente lei vive come un fastidio.
    Le consiglio di lasciar perdere questa polemica inutile e strumentale, non le giova affatto, ma veda lei.

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  28. utente anonimo 18 novembre 2010 alle 6:53 pm

    Ma chi C…o è sta Patrizia Coen!io ero li….purtroppo!!Baritono???Ma chi C…o è sto baritono! il Dio Mesaudo era proprio cosi…ma fosse stato solo quello..

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  29. utente anonimo 18 novembre 2010 alle 9:41 pm

    caro amfortas, non rispondo alla signora coen perché mi pare che le abbiano risposto in molti e tutti concordanti con me sulla prova del baritono in oggetto.
     non rispondo quindi neanche ai suoi tentativi di insulto.
    tentativi, perché – ovviamente – non  può offendere il giudizio di una persona che o era distratta durante tutto il II atto ( e ci siamo presi pure la cabaletta di germont, che giustamente di solito viene tagliata!!!) oppure non sa cosa significano traviata, germont, voce baritonale, dizione, etc.
    mi dispiace per lei perché ha perso una buona occasione per tacere… come del resto l'ha persa montresor, che evidentemente è stato esodoto!
    prendiamola a ridere, perché altrimenti ci facciamo del male e per un baritono così proprio non vale la pena come non vale per qualsiasi polemica quando chi la innesca lo fa soltanto per provocare.
    grazie dell'ospitalità.

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  30. amfortas 18 novembre 2010 alle 11:03 pm

    Vi prego di mantenere la discussione in termini civili e di non offendere nessuno, perché davvero cadute di stile mi paiono inutili.
    La Signora Coen ha almeno il merito di firmarsi con nome e cognome e va rispettata.
    Grazie.

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  31. utente anonimo 19 novembre 2010 alle 1:29 pm

    non sono registrato su splinder quindi rimango anonimo, anche se il mio nick altrove è picasso, sicché facilmente riconoscibile.
    il rispetto lo meritano tutti non solo quelli che offendono firmandosi.

    concordo con te che si devono evitare cadute di stile. tuttavia, se vogliamo entrare nello stile, si sta parlando di musica e di canto ed è intollerabile che si scenda a offese e illazioni per difendere un cantante che ha offerto una prova inqualificabile, accanto a una vera Signora della musica (mariella devia), in un'opera che dà al baritono l'agio di esprimersi per un atto intero (qui addirittura enfatizzato con la cabaletta della suora, che di solito si taglia). 
    lo stile nella dialettica è fondamentale, ma quando ci sono insulti e affermazioni spocchiose e non rispondenti alla realtà, non è dialettica: è il tifo della curva allo stadio!
    il tuo blog si è sempre caratterizzato per pluralità d'interventi, ma mai mi ricordo di avervi trovato un travisamento della verità e affermazioni ingiuriose  e gratuite come quelle della Signora Patrizia Coen, che – peraltro – le ha estese anche altrove, prima di essere giustamente moderata.
    se firmarsi vuol dire offendere pesantemente chi ascolta e critica, e niente altro, preferisco di gran lunga l'anonimo #28 che ha scritto, come suol dirsi, in un moto d'impeto, ma almeno dice la verità.
    grazie, picasso

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  32. amfortas 19 novembre 2010 alle 3:40 pm

    picasso, ok, ho capito che sei un ammiratore della Devia e che non ti è piaciuto il baritono, ho capito anche che la fan (o quello che è) del baritono ti ha irritato, ma direi che può bastare così.
    Ciao.

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  33. utente anonimo 20 novembre 2010 alle 3:37 pm

    Ringrazio Amfortas per aver riportato la discussione su toni quantomeno educati.
    Un saluto Patrizia Coen

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  34. amfortas 20 novembre 2010 alle 3:56 pm

    Patrizia, non c'è problema, i toni troppo accesi mi danno fastidio e non appartengono a questo blog.
    Buon pomeriggio.

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