Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria di Die Walküre alla Scala di Milano.

Cominciamo dalla fine.

Il pubblico ha tributato un bel successo alla Valchiria che ha aperto la stagione della Scala, con qualche singola protesta (a mio parere totalmente ingiustificata) per la direzione di Barenboim e contestazioni più evidenti per l’allestimento del regista Guy Cassiers ( sempre a mio parere, più condivisibili).

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Grandissimo successo per Nina Stemme e Waltraud Meier, buono per Ekaterina Gubanova, tiepido per Vitalij Kowaljow e Simon O’Neill, di cortesia per John Tomlinson e le rimanenti Valchirie.
Io ci tengo in modo particolare a sottolineare la bellissima prova dell’Orchestra della Scala, in gran serata, era da tempo che non sentivo una compagine italiana esprimersi a questo livello.
Per quanto la visione televisiva possa essere fuorviante, mi sento di poter liquidare l’allestimento di Cassiers come inutile, nel senso che non ci ho trovato un’idea originale. I costumi di Tim van Steenbergen erano belli, ma privi d’identità, avrebbero potuto essere funzionali anche per un qualsiasi altro spettacolo operistico.
Chissà, forse nell’ottica di un contenimento dei costi, hanno intenzione di riciclarli (strasmile).
Le scenografie di Guy Cassiers e Enrico Bagnoli, quest’ultimo firma anche le discrete luci, solo funzionali allo spettacolo e quindi pure esse anonime nella loro superficiale eccentricità.
Il video design (che poi sarebbero le proiezioni, credo) di Arjen Klerkx e Kurt D’Haeseleer era più o meno al livello di un brutto screensaver.
In generale molto buona la direzione di Daniel Barenboim, che però forse sarebbe stata valorizzata da un Wotan di livello artistico superiore a quello di stasera.
Per chi conosce il suo Ring, nulla di nuovo.
Forse qualche indugio di troppo, nel tentativo parzialmente riuscito di amplificare la drammaticità di alcuni momenti-penso al dialogo Wotan-Fricka, ma anche al duetto finale tra il dio e la figlia- e una certa mancanza di vigore nella famosa “cavalcata delle valchirie”.
In altri momenti  la direzione mi è parsa eccellente-l’incantesimo del fuoco, davvero commovente e ben suonato- e il finale del primo atto.
Nel complesso è stata la sua migliore direzione alla Scala, Tristan di qualche anno fa compreso.
I cantanti, in ordine d’apparizione.
Simon O’Neill , il Siegmund di quest’edizione, mi è sembrato soprattutto carente d’accento eroico e monocorde nell’interpretazione.
Il “Wintersturm” è scivolato via senza emozione, e quasi tutto il resto confuso in un generico senso di ansiosa concitazione, tra l’altro con una voce non certo accattivante. Buono nel finale del primo atto, chiuso da un discreto acuto (difficile, già l’ho scritto più volte, questo la naturale).
Affaticato e senescente nella scena dell’agnizione e nella battaglia con Hunding.
Certo, non ha combinato disastri particolari, a parte una stecchina nel secondo atto, ma non mi ha convinto per nulla.

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Grandissima a dispetto di qualche acuto strillato la prova di Waltraud Meier, una Sieglinde di assoluto livello che non teme confronti con le migliori interpreti di questa parte.
Non ha più la freschezza vocale di vent’anni fa, molto strano vero? Nel frattempo però s’è impadronita del personaggio e quello che manca, poco, dal punto di vista vocale, è ampiamente compensato da una presenza scenica soggiogante e da un’interpretazione attoriale da vera attrice.
Per non parlare poi del fraseggio straordinario.
Meravigliosa, davvero.
Molto modesta la prestazione di John Tomlinson nei panni del perfido Hunding.
Per il glorioso basso la buona recitazione non basta a tappare le grosse falle che si sono aperte nella sua organizzazione vocale.
La voce è malferma, spesso gutturale, l’emissione aperta e sempre sguaiatella.
Molto, molto scarso.
Per quanto riguarda Vitalij Kowaljow devo dire che sino all’Addio alla Valchiria ha cantato discretamente, da buon professionista, sia chiaro, niente di più. Ho trovato pertinente l’accento e curato il fraseggio, ad esempio. Gli acuti, la parte è piuttosto alta, non particolarmente facili ma neanche forzati.
Però la parte di Wotan richiede un legato perfetto che è mancato in pieno nell’Addio e i tempi estremamente rilassati di Barenboim hanno contribuito a rimarcare la circostanza.
Dal punto di vista strettamente interpretativo le cose sono andate meglio, perché il suo Wotan energico e virile è sicuramente plausibile.

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Molto brava Nina Stemme che ha connotato di grande femminilità e sensualità la sua Brünnhilde.
Bellissima l’entrata, con tutti quei do da sgranare a freddo. Non erano certo i do della Nilsson, enormi, ma però sono stati raggiunti senza sforzo.
Bene la scena dell’Annuncio di morte, nella quale per certi aspetti ho sentito una Valchiria quasi ideale: fiera, ferma, imponente ma non un’algida matrona.
Nel lungo duetto finale ho notato qualche piccolo segno di stanchezza, ma a mia memoria non ricordo una Brünnhilde che arrivi alla fine di questa parte fresca come una rosa, sinceramente.
Una prova davvero assai buona.
Come positiva è stata, in una parte insidiosa, Ekaterina Gubanova nei panni dell’inflessibile e  scorbutica Fricka, rappresentata tra l’altro con gradevole presenza scenica e recitazione pertinente.
Degne di lodevole menzione tutte le altre Valchirie: Danielle Halbwachs (Gerhilde), Carola Hohn (Ortlinde), Ivonne Fuchs (Waltraute), Anaik Morel (Schwertleite), Susan Foster (Helmwige), Leann Sandel Pantaleo (Siegrune), Nicole Piccolomini (Gringerde) e Simone Schroeder (Rossweisse).
A domani per le risposte ai commenti al post precedente e varie ed eventuali! Susan Foster ( 

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44 risposte a “Recensione semiseria di Die Walküre alla Scala di Milano.

  1. utente anonimo 8 dicembre 2010 alle 6:21 am

    non sarebbe stata inutile una nota su una cosa come l'intervento del Maestro, appena all'inizio. Sono troppo vecchio per ricordare che l'intervento non ha eguali nel 7 dicembre.
    Se poi dà noia, uno lo può dire subito.Ma 
    non serve. Serve dire che siamo di fronte un evento, all'apertura della stagione scaligera, senza comparazione. Se pare poco, musicalmente parlando, ognuno si assumesse le sue responsabilità.

    Ovviamente, siamo di fronte una cronaca. E allora, una cronaca è una cronaca…

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  2. utente anonimo 8 dicembre 2010 alle 7:59 am

    Tomlinson è purtroppo da tempo in questa situazione, meno male che la parte di Hunding è breve, ma ti asssicuro che già anni fa in un Castello di Barbablu fatto ai Proms di Londra (in sostituzione di Polgar, per giunta) era raccapricciante, e posseggo nel mio museo degli orrori un Olandese Volante targato Bayreuth credo del 2005. Non si cava sangue dalle rape e le voci sono quelle che sono.

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  3. amfortas 8 dicembre 2010 alle 9:09 am

    1, ho trascurato volontariamente di parlare dell'intervento di Barenboim perché pensavo di tornarci oggi e tu me ne dai l'occasione.
    Per me l'intervento è stato giustissimo e centrato e ho trovato estremamente fuori luogo le critiche che ha ricevuto.
    Se non si approfitta di questi eventi che hanno grande visibilità per parlare, quando allora? È che se si disturba il manovratore è chiaro che si risulta scomodi.
    Ciao e grazie.
    Giuseppe, ovviamente sono d'accordo con te e so che Sir John è alla frutta da parecchi anni.
    Eppure, nel famoso Ring con Barenboim non solo non mi dispiace, ma lo trovo un esempio di sinergia tra regia e direttore d'orchestra.
    Purtroppo il tempo passa per tutti!
    Ciao e grazie 🙂

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  4. utente anonimo 8 dicembre 2010 alle 9:36 am

    Mi aggiungo al coro di quelli che ti fanno i complimenti per il blog, davvero simpatico e competente.
    Spenderei qualche parola per i temi mitologici, su cui in genere si sorvola, perchè non siamo più abituati ad interrogarci sul perchè persone serie come Vagner  li prendessero tanto sul serio, da dedicarci le migliori energie. E qui bisogna scomodare almeno Jung, se si vuole  capirci qualcosa, perchè quello che una volta agiva direttamente sull'immaginazione e nelle coscienze, ora (data la grande lontananza dal profondo operata da una  razionalità sempre più superficiale) deve essere recuperato con uno sforzo conoscitivo ed interpretativo.
    Siamo di fronte ad uno dei complessi mitologici più importanti e significativi dell'era pre-cristiana, quando la divisione tra bene e male non era ancora così netta ( Wotan li rappresenta tutti e due, è sia padre amorevole sia spietato despota come la natura temporalesca o serena che lo simboleggia) e il femminile, pur essendo già in epoca patriarcale, conserva ancora tratti di forza ed aspetti guerrieri  da antiche Amazzoni.  Brunilde dovrà però pagare la sua autonomia con un lungo sonno che anticipa il tema della bella Addormentata, che potrà essere svegliata solo da un Principe eccezionalmente ardimentoso…
    Il motivo dell'incesto tra fratello e sorella è tra i più simbolici e ricchi per la psicologia del profondo perchè il tabù dell'incesto  (tra i primi ad essere posto) apre la strada allo sviluppo culturale e spirituale, perchè quello che non si può più realizzare nella carne (questo è ormai solo prerogativa degli dei ) deve essere realizzato nello spirito e "ritrovare la gemella perduta" vuol dire riunirsi a quella parte di sé stessi da cui ci siamo alienati ed allontanati  durante le nostre peregrinazioni, sempre più tristi (Fosco) ed alienanti. Solo dalla loro unione può nascere Sigfrido,la parte nuova e benedetta, come solo da una Vergine fecondata dallo Spirito può nascere il Cristo. Quella dell'Eroe è sempre una nascita miracolosa e fuori dagli schemi normali.
    Scusa l'incursione e la lunghezza, ma ci sarebbero ancora tante cose da dire. Spero di non averti annoiato.
    Marisa

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  5. amfortas 8 dicembre 2010 alle 9:49 am

    Marisa, ti ringrazio per le belle parole che hai per me e soprattutto per l'intervento.
    È chiaro che in sede di recensione non mi possa soffermare in modo così specifico su certi argomenti e, in questo caso, non ne avrei neanche la tua analitica competenza.
    Immagino che tui sia un'ammiratrice di Franco Serpa, che sul recupero della mitologia greca ha scritto tanto.
    Ciao e grazie!

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  6. daland 8 dicembre 2010 alle 10:39 am

    Mi associo all'appassionato commento di Marisa, salvo sul riferimento al Cristo, che è argomentazione cara al compianto Teodoro Celli e non certo a Franco Serpa (questa è per Amfortas, smile!)

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  7. utente anonimo 8 dicembre 2010 alle 10:45 am

    Amfortas, tu che sai tanto di tutto, potresti spiegarmi perche' la musica del Lohengrin mi ha cosi' intimamente colpita, al punto di divenire una delle mie opere favorite, mentre questa Valchiria mi ha cosi' tanto annoiata, al punto che il momento piu' divertente e' stata la piccola intervista alla Valeriona Marini? C'e' qualcosa che mi sfugge. Le trovo due opere cosi' diverse……Forse il Parsifal potrebbe andare bene per me. Tu che me dici?
    IRIS

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  8. amfortas 8 dicembre 2010 alle 11:05 am

    Iris, il motivo è molto semplice e per esperienza statistica ti posso rispondere che il Lohengrin è l'opera di Wagner che più incontra il favore dei, chiamiamoli così, non wagneriani.
    Il fatto è che nel Lohengrin è più legato, e chiedo scusa a tutti per la spiegazione sempicistica ma stamattina sono impegnato su più fronti, al concetto tradizionale di melodramma. La rivoluzione wagneriana è ancora in nuce, questo voglio dire.
    Influisce anche la minor complessità della trama, che è sostanzialmente una fiaba.
    Ciao e grazie!

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  9. ElfaProfonda 8 dicembre 2010 alle 11:19 am

    Carissimo,
    sono d'accordo quasi totalmente con te, se si eccettua per la regia che a me è piaciuta moltissimo.
    Avrei tanto voluto sentire Pape in Wotan. Sono rimasta folgorata da Waltraud Meier, più di Nina Stemme.
    Entrambe sentite dal vivo, ma al cinema le capacità attoriali della prima sono emerse in maniera straordinaria!!!

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  10. amfortas 8 dicembre 2010 alle 11:35 am

    Luciana! Intanto ti posso mandare un bacione virtuale? 🙂
    Non sapevo che anche tu leggessi il mio blog!
    Sto risentendo la registrazione della serata e confermo tutto ciò che ho scritto quasi di getto e con una sintassi discutibile ieri sera, per quanto riguarda la regia non ho nulla da chiosare, se a te è piaciuta non posso che esserne felice.
    Ciao 🙂

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  11. amfortas 8 dicembre 2010 alle 11:51 am

    Segnalo questa legittima lamentela di Giorgia, per tutti coloro che ieri hanno sacramentato per i disservizi RAI.

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  12. AntonioSabino 8 dicembre 2010 alle 1:48 pm

    Io ho goduto della diretta da RAI5 senza interruzione, mi accorgo leggendo i commenti che sono stato uno dei pochi fortunati! Condivido in pieno la tua recensione, per parte mia ho solo maggiori perplessità sulla orchestra e il direttore, ho avuto più di una volta l'impressione che il tutto si sfilacciasse e che gli orchestrali si trovassero un po' persi (in particolare nel primo atto), salvo poi riprendersi e "redimersi" con l'ottima prova data nel terzo. Ciao!

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  13. utente anonimo 8 dicembre 2010 alle 2:17 pm

    il mio è stato un ascolto un po' sincopato perchè anzichè limitarmi a rairadiotre (l'unica radio che ascolto) ho cercato, sempre ascoltando la radio, lo streaming di rai 5 invano perchè mi chiedeva il download di un silverqualchecosa che funziona solo con windows e io sono mac…
    poi con un piccolo televisore di fortuna un 14 pollici (troppo piccolo) ho rintracciato rai5 che trasmette sulla frequenza di rai scuola, seguendo così per intero l'ultimo atto
    Grande Barenboim , forse più per la lettura dell'art.9 della Costituzione.
    Brave sia la Stemme, che la Meier.
    E a fine serata ho anche pasticciato nel blog cancellando per errore un post che citava amfortas. Una vera "cavalcata" la mia.

    passim

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  14. amfortas 8 dicembre 2010 alle 4:53 pm

    Antonio, ciao, io ho sentito una grande orchestra, soprattutto se penso alle prove interlocutorie degli ultimi mesi.
    Ciao e grazie 🙂
    passim, peccato, mi citerai alla prossima occasione!
    Anch'io ho apprezzato molto l'intervento di Barenboim, a dispetto di chi l'ha ritenuto fuori luogo.
    Ciao!

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  15. utente anonimo 8 dicembre 2010 alle 8:20 pm

    Io davvero non so come giudicare un'orchestra in televisione, perché il "suono" non si conosce. Si può giudicare il direttore, perché tempi, dinamica, compattezza si possono discernere. Più importante è la lettura interpretativa, che si coglie bene anche in registrazioni d'epoca, e quindi pure su un televisore. In Wagner, in particolare, mi pare che sia la "tensione" che conta. Qui, certamente, dipende anche dalla predisposizione dell'ascoltatore in quel tale momento. Stando a casa, con mille distrazioni, è chiaro che potrei essere stato mal predisposto: ma a me è parso che di tensione ce ne fosse pochina. Può anche darsi che ci fosse prevenzione nei confronti di Baremboim, che, quando l'ho ascoltato dal vivo, mi è sempre sembrato un routinier. Però insisto: come si fa a giudicare l'orchestra in televisione?

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  16. amfortas 8 dicembre 2010 alle 8:37 pm

    Desiderius, di solito nelle mie recensioni semiserie, quando si riferiscono a spettacoli ai quali non assisto dal vivo, lo specifico all'inizio: la recensione ecc ecc.
    In questo caso, con gli ovvii limiti, ho sentito una buona orchestra nel senso che non ho percepito sfasamenti tra buca e palcoscenico e attacchi sbagliati, ad esempio e, sempre per semplificare, il suono degli archi era molto "bello", credo che tu capisca ciò che voglio dire.
    Con l'orchestra scaligera altre volte, dal vivo e non, non avevo avuto questa sensazione.
    Tutto qui.
    Ciao e grazie.

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  17. utente anonimo 8 dicembre 2010 alle 9:57 pm

    Certo. Sia chiaro che apprezzo moltissimo il post. Io poi non capisco molto di voci, e quando ci sono spiegaziuoni come le tue sono molto contento.
    Ho anche il vizio, con Wagner e Strauss, di ascoltare più l'orchestra delle voci. So che è, appunto, un vizio.
    Però la precisione degli attacchi non la valuto molto. Stamattina ascoltavo il Tristano di Kleiber e, dopo alcune battute del preludio, c'è un attaco sbavato. E chi se ne frega. Sbavava anche Furtwaengler.

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  18. utente anonimo 8 dicembre 2010 alle 10:20 pm

    Avevi ragione,amfortas,mi è piaciuta;belli,intensi e appassionati i duetti,tra Brunilde e Wotan -Sieglinde e Siegmund.
    .Devo dire che da sempre,la  distanza  e  la diffidenza  che ho per  Wagner  sono dovute,  anche, al suo dichiarato antisemitismo,contrapposto all'esaltazione del mito germanico.Da non dimenticare che fu  autore  di  testi politici che inneggiavano alla distruzione della razza ebraica.Oltre alla sua vicinanza e ammirazione per l'ideologo  Gobineau.
    Una domanda che spesso mi faccio :è sempre giusto, esaltare l'artista e le sue opere,separando, come in questo caso,il genio, dall'uomo ?
    Un saluto:)

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  19. amfortas 8 dicembre 2010 alle 10:29 pm

    Desiderius, mi fa piacere che ci siamo capiti.
    Ti dirò che anche le voci sono difficili da valutare in un ascolto radiofonico, soprattutto se c'è un'ampificazione o diffusione che tende a uniformare tutto.
    Manca un elemento fondamentale che si può valutare solo in teatro, la proiezione della voce.
    In questo l'esperienza o anche la conoscenza dei cantanti aiuta molto.
    Però la direzione è fondamentale anche nella lirica, quindi non trovo per nulla fuorviante occuparsi con attenzione di chi è sul podio.
    Ciao e grazie per l'apprezzamento, mi fa molto piacere.
    19 (picasso vero?), l'argomento è spinosissimo e richiederebbe un impegno e un tempo che io non mi posso permettere.
    Non rispondo alla tua domanda quindi, non per cattiva volontà ma perché una risposta esauriente non può essere data in poche righe.
    Spero che tu non te la prenda.
    Ciao e grazie anche a te.

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  20. utente anonimo 8 dicembre 2010 alle 10:35 pm

    Caro amfortas,
    grazie per la recensione, al solito hai toccato tutti i punti più significativi della serata.
    Qualche commento su Baremboim e l'orchestra: ho apprezzato moltissimo la qualità e l'intensità dell'interpretazione. Naturamelmente non ha alcun senso un confronto con Bayreuth, che ci ha dato quest'anno con il ring qualcosa di unico e spero non irripetibile.
    Lo stile di Baremboim non ha mai brillato per tensione e dinamicità, ma devo dire che mi è molto piaciuto il lavoro sulle sonorità e sugli impasti orchestrali …  ma ho avuto la netta sensazione che la posizione dei microfoni non fosse ottimale e privilegiasse gli archi, attutendo tutto il resto.
    Anche lo spettacolo, che ho goduto per televisione, comunque mi ha coinvolto e mi è sembrato nel complesso un grande risultato per la Scala, di cui possiamo andare fieri.
    Per tornare all'orchestra, forse ancora deve crescere nella sezione degli ottoni, non proprio intonatissima e compatta (anche se sono sempre sviato dalle sonorità a cui ci ha abituato Bayreuth) … comunque, ottimo risultato !

    Ciao

    giorgio

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  21. utente anonimo 9 dicembre 2010 alle 12:11 am

    Caro Amfortas,
    dopo le conversazioni wagneriane in occasione del Festival di Bayreuth,riprendo metaforicamente la penna per unirmi ai commenti sull’edizione della Walkiria.
    Naturalmente l’ascolto televisivo può falsare il suono, sia quello dell’orchestra che dei cantanti (venerdì 10 avrò la possibilità di assistere allo spettacolo in teatro e volentieri annoterò su questo blog le mie impressioni “dal vivo” ).
    Della concertazione e direzione di Barenboim non posso che parlarne bene soprattutto dopo la mezza delusione che mi aveva procurato con il Tristano 2007 , ascoltato sia in televisione che a Teatro ( ben diverso dal Tristano marzo 2010 diretto a Berlino all’Unter den Linden dove ritrovavo il miglior Baremboin ).
    Almeno ho fugato i sospetti, temevo convivessero in lui due diversi direttori : uno straordinario – a cui devo serate memorabili a Berlino ( Parsifal, Tristano in due diverse stagioni, Maestri Cantori ) e al festival di Lucerna alla guida della Chicago – ed uno dalle qualità più modeste, quando sale sul podio milanese ( vedi anche certe contestazioni a lui rivolte nella passata stagione ).
    Ieri sera mi sono riconciliata con lui grazie anche al contributo determinante di una impeccabile orchestra.
    Dal Ring del ’91 a Bayreuth molta strada ha fatto il nostro Wanderer-Daniel !
    Circa le voci concordo con il tuo parere
    positivo con il reparto femminile ( a parte le un po’ troppo urlanti walkirie ).
    Tanto di cappello alla Meier, sulla cui prestazione confesso temevo l’esito dopo averla ascoltata a marzo, con grande sofferenza, in Isolde a Berlino.
    Gli anni passano inesorabili e, dato i ruoli particolarmente usuranti a cui la signora Meier si e’ sottoposta, non faceva presagire niente di buono….invece ….
    Ci ha offerto una Siglinde di grande emozione, aiutata dalle qualità recitative e, grazie alla tecnica che l’assiste, ha smussato e “celato” quel che la voce da sola non può più fare.
    Nina Stemme tutta da scoprire.
    Dopo l’esordio al MET , l’attesa per la sua Brunilde era giustificata.
    Ascoltata dal vivo lo scorso anno in un concerto cameristico (accompagnata al pianoforte da Tony Pappano!) , l’ho attesa con impazienza e …. ne sono stata ripagata.
    Spero solo sappia dosare le energie, la parte e’ faticosissima e il registro acuto e’ il suo “tallone d’Achille”. Pieno e robusto il registro centro-grave.
    Felice scoperta la Gubanova in Fricka .
    Le note dolenti arrivano con le voci maschili .
    Tomlison e’ ora che si dedichi ad altre attività , O’Neil non riesco a immaginare come possa giungere fino all’ultima recita .
    Kowaljow tutto mi e’ parso fuorché Wotan,
    chissà quali reali motivi han reso necessario la sostituzione di Pape (che comunque e’ ottimo cantante ma per Wotan ci vuole una marcia in più ! ).
    In chiusura: perché mai tutte quelle polemiche (Meier in testa) nei confronti della regia? Non e’ certo peggio o meglio di tante altre a cui le nostre cantanti si sono “sottomesse” , allora dov’è il problema?
    In fondo non si e’ visto nulla di nuovo e sconvolgente, ci fossero stati i “topi” del Lohengrin di Bayreuth 2010 …. lo avrei compreso !
    Alla prossima , Amfortas !
    Luisa

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  22. utente anonimo 9 dicembre 2010 alle 12:59 am

    Quel che ho trovato inaccettabile in questa Valchiria è prima di tutto l'assenza di una vera regia. Sembrava un concerto in costume.

    I cantanti poi erano tutti, chi più chi meno, inadeguati (in particolare si sono distinti negativamente il tenore, i due bassi e le valchirie).

    In questa prima io non riesco a vedere niente di meglio rispetto alle inaugurazioni degli anni precedenti: l'unica differenza forse nasce dal fatto che, con Wagner, si vorrebbero far passare in secondo piano le lacune sul piano vocale. E nello scegliere Wagner, Barenboim e Lissner si dimostrano assai scaltri.

    Nel complesso, comunque, una grande noia.

    Ciao,
    Flavio

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  23. amfortas 9 dicembre 2010 alle 8:53 am

    Giorgio, Luisa e Flavio intanto bentornati o benvenuti 🙂
    Vi do una risposta cumulativa perché, al solito, il tempo è pochino.
    Intanto mi fa piacere che nella sostanza conveniate con me, magari con sfumature diverse.
    Perciò che riguarda Barenboim ribadisco, mi pare che abbia dato la sua "solita"" lettura della Valchiria, che è quella del Ring di tanti anni fa. Io lo trovo convincente, forse non entusiasmante in tutto, ma convincente.
    Nella compagnia di canto a mio parere gli unici insufficienti sono stati O'Neill e Tomlinson, gli altri erano su di un livello buono (Meier e Gubanova) e potenzialmente ottimo (Stemme). È chiaro che il soprano debba maturare la parte e non potrà che fare meglio, almeno nella Walküre.
    La Meier quando ha contestato, in modo piuttosto soft, peraltro, la regia, ha fatto bene. Anche a me non è piaciuta e ho trovato davvero stucchevoli le proiezioni o quel diavolo che erano.
    È anche vero, Luisa, che la Meier ha contestato sapendo d'avere il paracadute di Barenboim, no? E comunque effettivamente abbiamo visto di peggio, sia per allestimenti di opere wagneriane sia per il resto.
    Almeno io non ho ravvisato pacchianità volgare.
    Sul discorso Lissner sarei più cauto, non credo che si scelgano le opere per evitare contestazioni, perché altrimenti tutto il cartellone sarebbe composto con titoli desueti. Wagner è probabilmente meno conosciuto e sicuramente meno popolare di altri compositori, ma a me pare che i rilievi alle voci si siano fatti comunque.
    Poi, nello specifico, come sempre dipende dal metro di giudizio.
    Io sono dell'opinione, e l'ho scritto anche in altri luoghi, che se il metodo del microscopio, diciamo così per spiegarci, s'applicasse anche per le registrazioni storiche, ne vedremo delle belle.
    Ritengo che saltare sulla sedia (o poltroncina) per ogni minima sbavatura, per ogni presa di fiato, sia un metodo fuorviante per valutare nel complesso la prestazione d'un cantante.
    Ma è solo la mia opinione.
    Detto questo, vi ringrazio per i vostri commenti che arricchiscono i contenuti dei post.
    Ciao a voi.

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  24. Moher66 9 dicembre 2010 alle 9:15 am

    Quando leggo queste tue recensioni mi pento puntualmente di non aver visto niente. Che atmosfera arcana-iniziatica-leggendaria-eroica-ancestrale, accipicchia. Molto affascinante, caro Amfortas. Leggo e tento goffamente di apprendere come una pessima alunna.

    Ciao
    Elena

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  25. utente anonimo 9 dicembre 2010 alle 12:22 pm

    Che brutta cosa l'ignoranza…
    Ho ascoltato alla radio, non ho capito una parola, non sono riuscita a seguire nulla, ma sono sicura di aver ascoltato "buona musica" (diciamo così).

    La sconsolata Margot

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  26. amfortas 9 dicembre 2010 alle 1:08 pm

    Elena, come ho già detto tante volte io sono straignorante su gran parte dello scibile umano, l'importante è cercare di migliorarsi, se si ha voglia e tempo, perché qualche volta mancano anche quelli 🙂
    Ciao!
    Margie, non l'avrei giammai creduto…e ti confesso che quando m'hai detto che hai ascoltato la radio mi sono quasi sorpreso.
    Però mi fa piacere che tu ci abbia provato e che ne abbia tratto una sensazione positiva.
    Sarà sempre meglio che vedere o sentire le solite zoccole che s'abbagasciano ovunque no?
    Ciao 🙂

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  27. amfortas 9 dicembre 2010 alle 4:39 pm

    Io avrei risposto nel frattempo, ma Splinder è in gran forma in questi giorni…

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  28. utente anonimo 9 dicembre 2010 alle 11:01 pm

    Hai ragione, il metodo del microscopio, oltre che essere maniacale è anche inutile; la sensibilità di un orecchio di 30 anni fa, che poteva sentire Wagner su un grammofono gracchiante e poi, dal vivo, senza alcuna possibilità di analizzare a fondo l'esecuzione, era sicuramente diverso da quello di oggi. Non dimentichiamo che cantanti e musicisti hanno raggiunto una perfezione e tecnica oggi, che forse qualche anno fa era in gran parte "natura".
    Questo sulla tecnica … ma sulla Musica, beh, ascoltiamo Wagner di Knapperbush o Furtwangler e poi, imprecisioni a parte, ne riparliamo ! Abbiamo avuto una generazione di musicisti veramente irripetibile !
    Quando mio padre mi racconta delle rappresentazioni di cui ha goduto al S. Carlo di Napoli con Furtwangler, Bohm, Mitropulos, Walter, Karajan, Stravinsky e Knapperbush devo dire che rosico un pochettino !
    Quando lo vedo descrivere il gesto imperioso di Knapperbush mentre concludeva l'oro del Reno penso che ci siamo persi davvero molto !
    Ciao e continua così !
    Giorgio

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  29. utente anonimo 10 dicembre 2010 alle 12:37 am

    ciao a tutti, purtroppo sto partendo e non posso partecipare a questo forum.tenetelo fino a domenica sera….
    non ho letto neppure i vostri commenti. butto qui la mia opinione. mi piace wagner, immensamente. ho sentito lo spettacolo su rai3, incollato avidamente a note e parole. wotan voce magnifica, staemme pure. III atto grandioso. baremboin non oso criticarlo né dire muti dirige meglio wagner. per una volta mi piacerebbe parlare di questa walkiria e basta. penso che gli elementi ci siano e non vedo l'ora di leggere tutti i post er aggiungermi ai vostri commenti.
    grazie amfortas per questo spazio libero.
    picasso

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  30. utente anonimo 10 dicembre 2010 alle 1:59 am

    la trovo su u-tube?
    by malmostosa

    ps: quanto mi piace chi comincia dalla fine…

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  31. amfortas 10 dicembre 2010 alle 9:01 am

    Chiedi scusa a tutti per la fretta…
    Giorgio, l'importante è, come in molte altre discipline artistiche, conoscere il passato per poter godere criticamente del presente.
    Anch'io rimpiango, per certi versi, i bei tempi, ma questo non m'impedisce di apprezzare anche il presente.
    Ciao!
    picasso, non ce ne andiano, non temere 🙂
    Ciao!
    malmy, da qui puoi risalire all'intera recita, ciao!

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  32. utente anonimo 10 dicembre 2010 alle 9:31 am

    Buongiorno a tutti,
    sopro avventurosamente questo blog e ne rimango entusiasta!
    Ho visto anch'io in TV l'opera e condivido le perplessità riguardanti O'Neill (che spesso ho percepito fuori tono) e Kowaljov (nel momento dell'ADDIO l'ho trovato molto noioso e mononocorde).
    Devo dire che anche la Meier (che ho ascoltato con grande gioia negli anni scorsi) qui mi è sembrata davvero al limite (in alcuni casi m'è sembrato di ascoltare anche qualche urletto). Buone la Stimme (in alcuni momenti quasi ottima) e la Gubanova.
    Sull'orchestra e la direzione mi riservo di parlare dopo aver ascoltato l'opera in teatro il prossimo martedì sera.
    Ho letto con attenzione tutti gli interventi e ringrazio tutti per la condivisione di queste interessanti opinioni. Grazie ad  "Amfortas" per questro blog.
    buona giornata a tutti
    Enrico

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  33. utente anonimo 10 dicembre 2010 alle 11:10 am

    Amfortas, sono Flavio, ho scritto qui sopra, dicendo che Wagner costituisce una sorta di "scappatoia" per evitare fischi.

    Con un cast vocale di questo livello, se al posto di Wagner avessero scelto un titolo, che so, verdiano, secondo me sarebbe stato un fiasco.

    Non è un caso che negli ultimi anni il successo per il 7 dicembre ci sia stato solo con Wagner (Walkiria quest'anno, e Tristano nel 2007).

    Comunque, ripeto, questa Walkiria mi ha molto annoiato: una regia senza capo né coda, senza un minimo intento narrativo, e voci inadeguate per peso e tecnica.

    Buona giornata

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  34. utente anonimo 10 dicembre 2010 alle 12:05 pm

    Amfortas,hai scritto: 19 "Picasso,vero?"No 😀 Monica !
    Non avevo letto la tua risposta.Non preoccuparti,era solo per avere una tua opinione 🙂
    Comunque grazie per aver segnalato i video  dove rivedere l'opera,su you tube.
    Ciao

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  35. amfortas 10 dicembre 2010 alle 1:42 pm

    Enrico, grazie a te per aver trovato avventurosamente questo blog. Hai dovuto sfidare Fafner? Speriamo di no eh? 🙂
    Vedo che siamo sostanzialmente d'accordo, urletti della Meier compresi.
    Ciao e grazie.
    Flavio, io non sono d'accordo.
    Come ho scritto da altre parti se una nota è crescente, calante ecc ecc l'orecchio la percepisce comunque, che si tratti di Wagner o di Verdi cambia poco.
    Infatti come vedi anche qui i rilievi sui protagonisti non sono mancati.
    Se con il Tristan e Die Walküre le cose sono andate bene il motivo è da ricercarsi solo in una resa complessiva migliore, anche se non certo ideale. E sull'indubbia maestria di Barenboim in questo repertorio, aggiungerei.
    Però va benissimo che la si pensi diversamente, anzi!
    Ciao e grazie!
    Monica, sì t'avevo scambiata per picasso, mannaggia a me 🙂
    I link su Youtube hanno i sottotitoli in fronscese, non per omaggio a Lissner, ma sempicemente perché i video sono ricavati dalla televisione Mezzo, che è appunto barbamente gallica.
    Lo puntualizzo perché altrimenti mi accusano di fiancheggiare la sovrintendenza della Scala.
    È successo, il giuro a Dio.
    Ciao 🙂

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  36. utente anonimo 10 dicembre 2010 alle 2:51 pm

    Ma voi che leggete spesso Amfortas conoscete anche questo suo lato???
    Io non ne sapevo nulla e la grande stima che ho nei suoi confronti ora è almeno raddoppiata.

    http://amfortas.splinder.com/post/16142725#more-16142725

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  37. amfortas 10 dicembre 2010 alle 5:49 pm

    37, mo'apriamo il capitolo "lati di Amfortas"?
    Guarda che è argomento vasto e periglioso 🙂
    Ciao e grazie.

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  38. gabrilu 14 dicembre 2010 alle 12:29 am

    Grazie del   per me   ***preziosissimo***  link a  YouTube, ho guardato alcune parti e mi sono fatta un'idea.

    Purtroppo (o per fortuna) sono troppo visceralmente, ormai da anni, appassionata al leggendario allestimento  Boulez-Chereau per poter pretendere  di esibire una qualsiasi  apparenza di critica oggettività, nel guardare/ascoltare  altri allestimenti.

    Il  "Leb wohl, du   kunhes" di Donald McIntyre   riesce ancora a farmi piangere;  altri grandi cantanti riesco solo ad apprezzarli ma non mi commuovono. 

    Boh.

    Perciò mi guardo bene dall'entrare nei meandri del  "si… però…ma…".

    L'unica cosa che vorrei dire è che mi sono ritrovata  molto presa dalla Sieglinde  di Waltraute Meier (stendo un velo  pietoso  su Siegmund).

    Ma la Meier. Ah, la Meier!
    Ma quanto mi  è piaciuta, la Meier!
     
    E guardandola su YouTube  mi sono ricordata  di quando l'avevamo vista   — sempre alla Scala, nel 1998, dir. Muti —  come Waltraute.

    Do you remember?

    Mi piace

  39. amfortas 14 dicembre 2010 alle 8:47 am

    gabrilu, sono contento di esserti stato utile.
    Il Ring che ricordi tu è un esempio straordinario di simbiosi tra regista/scenografo, direttore d'orchestra e cantanti, credo irripetibile.
    Se ne potrebbe parlare per…anni!
    Quanto alla magnifica Meier, è un'artista che emoziona sempre.
    La Waltraute che hai postato tu, ma anche la Sieglinde sempre alla Scala di qualche anno prima e tanto, tanto altro ancora.
    Ciao!

    Mi piace

  40. utente anonimo 3 gennaio 2011 alle 10:57 am

    CD – Ho potuto vedere solo ieri la Walkiria alla Scala., e ammetto che ne sono tornato molto soddisfatto, sia per i cantanti, sia per la direzione/orchestra. Magari un pò perplesso per le scene e per la carta moschicida rossa del terz'atto, ma così è…
    Il Kowaljow probabilmente ieri era in serata di ispirazione, perchè ha retto fino alla fine con un onesto mestiere.

    Mi permetto di far notare una cosa, in appendice. Quest'anno mi sono preso lo sfizio di assistere a due opere Wagneriane (ebbene, sono w… anche io) all'estero, in particolare Olandese a Parigi e Tannhauser a Londra. In entrambi i casi devo ammettere che le produzioni non reggevano affatto il confronto con la walkiria scaligera, e ciò ha sicuramente influito sulla mia predisposizione d'animo di ieri.

    Faccio notare, e chiedo anche il parere degli ospiti di questo blog su questo punto, che relativamente al Tannhauser londinese la cosa che mi ha lasciato perplesso è che a parità di direttore e con il 50% del cast identico alla produzione di Torino 2010 in versione non scenica, il Regio ne usciva vittorioso per molte lunghezze.
    I cantanti e l'orchestra a Torino erano stati di gran lunga superiori ai colleghi dela royal opera house. Colpa dellla regia? Non solo dato che alcuni  fiati dell'orchesta della royal opera house sono apparsi alquanto imprecisi, e loro non potevano certo esser stati influenzati dalla regia…
    Cas isolati oppure le produzioni wagneriane (ma non solo, mi verrebbe da dire) italico/scaligere sono davvero di riferimento?

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  41. amfortas 3 gennaio 2011 alle 1:44 pm

    41, ciao, non ho ancora notizie dell'ultima recita di Valchiria, quindi ti ringrazio.
    Sulle orchestre le opinioni sono piuttosto divergenti, molti ritenendo che quelle italiane siano complessivamente a un livello piuttosto inferiore a quelle estere e in particolare tedesche e austriache.
    Io credo che la differenza la faccia quasi sempre il direttore, con l'ovvia eccezione di compagini particolarmente prestigiose.
    Gli ottoni che strombazzano sono invece una costante a qualsiasi latitudine o quasi :-).
    Non so poi se il Wagner che si suona in Italia sia di riferimento, però credo di poter dire che è nella media europea e meglio di alcune performance al Met, per esempio.
    Insomma, penso che la cosa migliore sia valutare di volta in volta serenamente, senza pregiudizi in un senso o nell'altro.
    Ribadisco ancora però che il direttore è fondamentale e non solo per Wagner, ma in tutto il repertorio.
    Ciao e grazie.

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  42. utente anonimo 9 gennaio 2011 alle 11:07 am

    CD – faccio notare che io ho ascoltato lo stesso direttore dirigere entrambe le orchestre, torino e londra, e il risultato torinese è stato di gran lunga più avvincente. Proprio il direttore è stato il motivo della mia trasferta londinese.

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  43. amfortas 9 gennaio 2011 alle 1:30 pm

    CD, non posso essee che contento del fatto che una compagine italiana si sia rivelata di tuo gradimento e superiore nel rendimento a quella londinese. Non certo per campanilismo, ma proprio perché è conferma che le certezze assolute non esistono e che il disfattismo di cui sono permeati molti articoli è strumentale.
    Ciao e grazie.

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