Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria di Pagliacci e Cavalleria rusticana alla Scala di Milano: AAA tenori cercasi!

Serata dall’esito contrastato alla Scala di Milano per il dittico Cavalleria-Pagliacci.

Premetto che ho seguito l'opera in televisione, su RAI5.

La regia di entrambe le opere è stata firmata da Mario Martone che non ha lasciato certo un segno indelebile.
Pagliacci rimestati nella solita salsa vista e stravista mille volte, senza un’identità precisa, ambientati suppongo in un generico presente (c’era un’automobile in scena) e considerevolmente intristiti da costumi, a cura di Ursula Patzak, da trovarobato squallido. Luci insignificanti di Pasquale Mari e scene banali di Sergio Tramonti.
Spero che non ci sia ancora qualcuno che faccia buon viso allo stantio gioco del presunto metateatro, solo perché il tenore punta il coltello alla gola ad uno spettatore che stava in un palco vicino al proscenio.
Dal punto di vista vocale questi Pagliacci sono stati un disastro, perché a cantare discretamente sono stati in due su cinque.
Pessima, indecente, la prestazione di José Cura, il tenore che ha interpretato Canio, una sofferenza per chiunque ami la lirica. Ululati, cachinni, stonature, tutto il campionario di quello che non si vorrebbe sentire da un cantante. Una sbobba indecorosa e indigesta, sulla quale non dico nulla di più perché non vale neanche la pena che mi sprema per descriverla.
Poco meglio il soprano Oksana Dyka, che però mi ha dato al sensazione di non aver idea di cosa stesse cantando, tanto era monotona nel fraseggio e piatta nell’accento. E Nedda, al contrario, è personaggio vivo che esprime lacerazioni interiori e sentimenti forti.
Voce anonima e acuti gridati e presenza scenica tendente allo zero. Vabbè.
Ambrogio Maestri discreto Tonio sia vocalmente sia dal lato attoriale, anche se certo non si può affermare che tratteggi un personaggio memorabile. Bene il Prologo, seppure cantato tutto forte.
Forse poteva evitarci qualche effettaccio, ma in un’opera come questa ci può stare, forse.
Male anche il baritono Mario Cassi, un Silvio spesso stonato e calante, del quale si può innamorare solo una patata lessa come la Nedda di stasera. Povera, tra Canio e Silvio era messa proprio male (strasmile).
Abbastanza buona la prova di Celso Albelo quale Beppe/Arlecchino, che è parso, a confronto del resto della compagnia di canto, una specie di divinità canora.
Davvero splendida la direzione di Daniel Harding, perché ha dimostrato che si può dirigere un’opera come Pagliacci senza ricorrere a clangori e spargere retorica ridondante ad ogni nota. Anzi, proprio nei momenti più drammatici è risultato asciutto ma vigoroso e pure nell’accompagnamento ai cantanti (si fa per dire) si è dimostrato sobrio, mai prevaricante. Merito anche di un’Orchestra della Scala magnifica, che evidentemente, un po’ come tutte le orchestre, ha bisogno di una personalità forte sul podio per rendere al meglio.
Il pubblico ha contestato vivacemente tutti, prendendosela in particolare con Cura, salvando inspiegabilmente Massi e fischiando stupidamente Harding. I fischi al direttore sono stati uno scandalo vero e proprio.
Le cose sono andate meglio in Cavalleria rusticana.
In questo caso la regia di Martone e il lavoro dei suoi collaboratori (gli stessi dei Pagliacci) mi ha convinto. Molto belle le luci, appropriati i costumi, scene dignitose. Un allestimento tradizionale ma con una personalità piuttosto marcata.
Il Turiddu di Salvatore Licitra non è stato, per usare un eufemismo, particolarmente convincente. Il tenore ha una voce assai bella ma a me sembra inerte dal lato interpretativo e vocalmente sempre al limite (e qualche volta oltre) dell’urlo. Ci si potrebbe addentrare in speculazioni tecniche ma non mi pare il caso. Diciamo che per ora continua a sfruttare il capitale che madre natura gli ha regalato, con risultati alterni.
E poi, caro Salvatore, non si può dire Francoforte invece di Francofonte, dai!

Nel complesso brava Luciana D’Intino, anche se la parte di Santuzza non le si addice nonostante ce l’abbia in repertorio da molto. Spesso gli acuti erano ghermiti e la sensazione di fatica piuttosto evidente. Il personaggio però è centrato ed esce piuttosto bene.
Claudio Sgura mi è sembrato sottotono ma non ha certo sfigurato. C’è da considerare che Compar Alfio non offre il destro per particolari introspezioni, è un personaggio semplice, lineare.
Per me Elena Zilio, Mamma Lucia, era impresentabile. Nessuno nega il suo passato ma ormai può fare solo qualche comparsata che non preveda difficoltà vocali, suvvia.
Discreta Giuseppina Piunti nei panni di Lola.
Harding anche in questo caso mi è piaciuto molto, specialmente nell’Intermezzo, mentre l’Orchestra della Scala ha presentato qualche sbavatura negli archi: nulla d’irrimediabile.
Molto bene sia in Cavalleria sia in Pagliacci il Coro della Scala.
Il pubblico ha fischiato, giustamente, Licitra, e applaudito senza troppi entusiasmi il resto della compagnia di canto. Molto festeggiato pure Harding, per fortuna.
Contestata piuttosto vivacemente la regia di Martone, non so se più per i Pagliacci o per Cavalleria Rusticana.
Una piccola chiosa sulla regia televisiva: non male, però i primi piani nella lirica sono sempre a rischio. Stasera Ambrogio Maestri ha esalato un catarro di dimensioni ragguardevoli e non sono cose belle (smile).
Bene, buonanotte! 
P.S.
Scritto in fretta, segnalate errori che poi domani, anzi oggi, correggo.

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37 risposte a “Recensione semiseria di Pagliacci e Cavalleria rusticana alla Scala di Milano: AAA tenori cercasi!

  1. paoletto1 19 gennaio 2011 alle 9:25 am

    Caro Amfortas,
    da spettatore televisivo sono d'accordo in pieno con i tuoi giudizi. Il problema è che il loggione è popolato alle prime da gente che bua sempre e comunque, e quindi quando i buu sono sacrosanti, come nel caso di Cura, la cosa non risalta quanto dovrebbe. Peraltro, avendolo ascoltato l'anno scorso in Otello, io già temevo il peggio…
    Ciao
    PAolo

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  2. amfortas 19 gennaio 2011 alle 11:31 am

    Paolo, hai perfettamente ragione, buare tutto e tutti è insensato allo stesso modo d'applaudire senza alcun spirito critico. Ma non ci arrivano, che vuoi farci.
    Ciao e grazie.

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  3. utente anonimo 19 gennaio 2011 alle 11:34 am

    Ma chi ti dà il diritto di sputare su tutto e tutti in questo modo? poi ti lamenti degli scatarri del povero Maestri!
    se ti piace tanto Harding e sei uno di quelli che millanta grandi competenze musicali, non guardare gli spettacoli, prenditi un cd o vai ad ascoltare concerti…
    il teatro è fatto di persone di carne ed ossa… e di grandi interpretazioni dei personaggi (vedi quello che ha fatto Cura!)
    esterrefatta che esistano persone come te che si soddisfano tanto con lo sputare odio a destra e sinistra tranquillamente seduti dietro ad un monitor offendendo artisti che ogni giorno salgono sul palcoscenico a sudare sangue!

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  4. utente anonimo 19 gennaio 2011 alle 12:07 pm

    Non è uno sputare su tutti e tutti. Ma esprimere un giudizio. Anche se non si è Maestri in persona, si può avere una propria coscienza critica. Soprattutto se non fai altro che sentire lirica… alla fine ti rendi conto di chi stona.. Proprio come nella canzone leggera, riconoscere delle imperfezioni è del tutto possibile anche a noi comuni mortali.
    In complesso è stato messo in luce ciò che non andava in queste messe in scena. E che Cura abbia cantato malaccio non siamo i soli a pensarlo. Ultimamente, poi, ha subito un ulteriore calo… Prova ad ascoltare altre registrazioni anche dell stesso Canio e te ne renderai conto. Se prendi la Nedda di ieri sera, poi, ti renderai conto dell'assoluta staticità emotiva che impersonava. Mi ricordo dell'interpretazione della Papatanasiu ei Pagliacci di Zeffirelli… lì c'era sofferenza e amore, confusione d'animo. Ieri sera io ho sentito solo acuti!!
    Con Cavalleria Rusticana c'è stato il tripudio. A parte Licitra, spesso non convincente: si era capito dall'inizio con ''Lola c'hai di latti la cammisa'' che non avrebbe dato nulla di più. Peccato perché nella Fanciulla del West al Massimo di Palermo aveva dato buoni risultati. La D'Intino mi ha dato molto, forse un po' tirata nel ''Voi lo Sapete o Mamma'', ma nel complesso ha saputo ben marcare la personalità di Santuzza. Un complimenti va a Compar Alfio, a mio avviso timbro e presenza scenica degni di nota. 

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  5. utente anonimo 19 gennaio 2011 alle 12:12 pm

    In Cavalleria: buato solo Licitra
    In pagliacci: buati Cura, Dyka e Harding.
    Perché dici che le contestazioni sono state per tutti?

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  6. amfortas 19 gennaio 2011 alle 12:22 pm

    3, il rimando allo sputo di Maestri era solo una battuta, quindi vedi di calmarti ché non vorrei che ti pigliasse un infarto.
    Cura l'ho sentito spesso in teatro, se proprio vuoi la mia opinione, era penoso già agli esordi e, comunque, sempre come Canio 4-5 anni fa all'Arena di Verona, riusciva almeno a delineare un personaggio credibile e non una belva assetata di sangue e stonata come ieri sera.
    Quanto al resto, se ritieni che i miei toni siano offensivi, puoi evitare di leggermi, credo di poter sopravvivere 🙂
    Grazie di aver lasciato il tuo contributo.
    4, concordo per quel che riguarda la D'intino, tutto sommato convincente, anche se, lo ripeto, Santuzza non è il suo personaggio migliore.
    Ciaoe grazie.

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  7. amfortas 19 gennaio 2011 alle 12:28 pm

    5, leggi bene quello che ho scritto.
    Pagliacci:

    Il pubblico ha contestato vivacemente tutti, prendendosela in particolare con Cura, salvando inspiegabilmente Massi e fischiando stupidamente Harding. I fischi al direttore sono stati uno scandalo vero e proprio.

    Cavalleria:

    Il pubblico ha fischiato, giustamente, Licitra, e applaudito senza troppi entusiasmi il resto della compagnia di canto. Molto festeggiato pure Harding, per fortuna.

    Da cosa deduci che sono stati contestati tutti comunque?
    Ciao e grazie 🙂

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  8. utente anonimo 19 gennaio 2011 alle 12:33 pm

    Hai ragione per l a D'intino: meglio nei panni di Eboli…

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  9. utente anonimo 19 gennaio 2011 alle 1:03 pm

    Mario Martone firma la regia della nuova produzione del dittico verista alla Scala

    Tonio passeggia inquieto tra i rottami di un cavalcavia autostradale, poi guarda il pubblico in sala e si dirige verso il proscenio. Si chiude il sipario, pressoché immobile rinfaccia con cattiveria al pubblico la tortura cui sono sottoposti gli artisti oggi: avere un’anima ed essere uomini in carne ed ossa. Comincia così la nuova, straordinaria produzione del dittico Pagliacci-Cavalleria Rusticana (in quest’ordine) che il Teatro alla Scala ha affidato al regista Mario Martone e alla direzione di Daniel Harding. Per entrambe, Martone sembra particolarmente interessato al rapporto individuo-società: l’artista in Pagliacci, il reietto in Cavalleria. Con Leoncavallo, la tematica Teatro-Vita è affrontata da Martone di petto: un gruppo di nomadi (di chiara derivazione est-europea) allevia le serate annoiate di una società in doppiopetto, ma il continuo andirivieni dei protagonisti e coristi fra scena e platea rende chiaro come tra il gruppo degli astanti andiamo considerati anche noi, il pubblico in sala. E saremo noi, complici della sospensione dell’incredulità, a non renderci conto che anche l’artista muore: quando Nedda cade per mano di Canio, nessuno corre a soccorrerla (tranne Silvio, un doppiopetto redento), né noi né alcuno sulla scena; cessata la sua funzione, non interessa più. Tutti si dirigono verso le quinte, noi verso il foyer. È solo uno degli innumerevoli spunti che la regia di Pagliacci offre, ma tanto basta per rendere il peso del bellissimo lavoro (anche intellettuale) svolto da Martone.
    Con Cavalleria, la soluzione concettuale è simile, ma diversissima la resa scenografica: il palcoscenico nudo della Scala, infatti, basta a Martone per disegnare una polis senza tempo; l’ipocrisia di una società pronta a condannare ogni peccato salvo poi confessarlo è rappresentata da un lupanare che scorre ad apertura di sipario, da cui fa capolino pure compar Alfio. Ma altrettanto ipocrita è mamma Lucia, seduta in mezzo a un folto gruppo di donne e uomini: all’entrata di Santuzza lo sguardo imbarazzato si rivolge ovunque, meno che a lei. Le sedie voltate, e i cittadini vanno a messa.
    Spettacolo incredibile cui ha giocato la carta vincente una direzione perfettamente in linea con tale cruda lettura: Harding, infatti, chiede all’orchestra un suono contrastato ma mai cafone, riuscendo a serrare le partiture con drammaticissima tensione anche nei momenti apparentemente più distesi (un brivido in sala all’attacco in pianissimo degli archi in “E allor perché” di Silvio). Il coro, vero centro (im)morale di tutto lo spettacolo, ha ancora una volta fatto capire quanto il suono sia nulla senza il controllo di una dizione perfetta e una distinzione delle voci da incisione in studio su multitraccia.
    In merito ai cantanti, il discorso si fa spinosissimo: sarebbe bene, difatti, almeno per sere come queste dimenticarsi a casa le rassicuranti nozioni di belcanto e tecnica vocale; per alcuni di loro (soprattutto José Cura, ma anche Salvatore Licitra e Oksana Dyka non scherzavano) tecnica e solfeggio sono stati dimenticati da un pezzo. Ma mai come questa volta anche le più censurabili mende hanno trovato ragione d’esistere in uno spettacolo che richiedeva prima di tutto physique du role e capacità di stare ai patti con la lettura senza concessioni di Harding: e funziona la gelosia fisicamente burina di Cura-Canio, la staticità imperturbabile di Dyka-Nedda, la sicilianità esibita di Licitra-Turiddu.
    Fischi a oltranza, soprattutto per Cura, Dyka e Martone, misti a urla di “strepitoso!”. Teatro nel teatro.

    Carlo Lanfossi

    QUESTA E' UNA RECENSIONE SERIA DI UNA PERSONA CHE VUOLE VEDERE E CAPIRE AL DI LA' DEI PARAOCCHI

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  10. amfortas 19 gennaio 2011 alle 2:29 pm

    8, sì sono d'accordo.
    9, guarda che c'ero arrivato anch'io eh? Non è che ci vuole un cervello particolare né una cultura straordinaria per capire gli allestimenti di Martone.
    Tra l'altro cercando di difenderlo lo accusi quasi di plagio, perché è la stessa interpretazione della Tosca di Carsen applicata ai Pagliacci.
    Quello che contesterò tutta la vita a Carlo Lanfossi o a chiunque altro la pensi come lui è il messaggio sottinteso e cioé che le ragioni del canto debbano passare in secondo piano quando si tratta di spettacoli di musica lirica.
    Perché mi pare il cavallo di Troia dentro al quale si fanno passare tutte le nefandezze di chi non sa più o non ha mai saputo cantare.
    E guarda che io sono un fierissimo sostenitore della tesi che la musica lirica non può vivere senza un allestimento, una scenografia, una regia.
    L'ho scritto e ribadito qui in questo blog e ovunque, in pubblico e privato e ho pure litigato per questa mia convinzione, sempre qui e altrove.
    Siamo al discorso di Zeffirelli che impose al teatro di Roma di escludere la Dessì dalla sua Traviata perché evidentemente scoppiava di salute.
    È una stronzata bella e buona.
    I cantanti devono saper cantare, prima di tutto, il resto viene dopo.
    Ora, se vuoi capire bene, altrimenti va bene lo stesso.
    Ciao e grazie.

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  11. utente anonimo 19 gennaio 2011 alle 2:29 pm

    "Paolo, hai perfettamente ragione, buare tutto e tutti è insensato allo stesso modo d'applaudire senza alcun spirito critico"

    Questo l'hai scritto tu, non io.

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  12. utente anonimo 19 gennaio 2011 alle 2:38 pm

    Soltanto una cosa: non si può sotterrare Cura ed osannare in un modo indecente Harding che non sa neanche cosa significhi "verismo" torni ai suoi mozart, ed anche chi ha scritto la recensione…un pò di umiltà non farebbe male….

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  13. amfortas 19 gennaio 2011 alle 4:54 pm

    11, dicevo in generale, se non mi sono spiegato me ne scuso.
    Ciao.
    12, ascolta, tu ritieni che io abbia osannato in modo indecente Harding? Ti sbagli, ho semplicemente sostenuto che la direzione mi ha convinto.
    Io sono umilissimo e sempre pronto ad imparare, ma non arrendevole con chi pretende di darmi lezioni in modo arrogante. Rileggiti il tuo primo messaggio.
    Se vuoi continuare a polemizzare fai pure, quando ho tempo ti rispondo.
    Ciao.

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  14. utente anonimo 19 gennaio 2011 alle 5:05 pm

    Non ho potuto vedere Pagliacci perché ho lavorato fino alle 10. A quanto pare non ho perso molto. Cavalleria, per la prima volta nella mia vita, non sono riuscita a vederla per intero. Noia. Io non capisco molto di regia, ma quel coro immobile sulle sedie schierate come a scuola non mi ha detto molto. I cantanti mi sembravano in seria difficoltà sugli acuti (piatti, senza armonici) il mezzo e il tenore, oscillante ai limiti dell'inascoltabile il baritono. Ma forse era l'audio della TV, magari in sala era tutt'altro. Lo spero proprio. Però la Scala! Di cose come questa, nella peggior provincia ne trovi quante ne vuoi.

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  15. amfortas 19 gennaio 2011 alle 5:39 pm

    Chiedo scusa al 12, pensavo avesse già commentato ma non è così.
    Il resto non cambia.

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  16. amfortas 19 gennaio 2011 alle 5:43 pm

    14, la "spiegazione" della regia la trovi nei commenti precedenti, è corretta. Io non mi sono soffermato molto su questo aspetto perché ho ritenuto la parte musicale assai più meritevole di qualche riflessione.
    Mi spiace che tu ti sia annoiata ma…succede, speriamo di essere più forunati nelle prossime occasioni 🙂
    Ciao e grazie.

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  17. utente anonimo 19 gennaio 2011 alle 6:00 pm

    Frequento abitualmente il loggione alle prime scaligere, e mi pare che le contestazioni non siano mai rivolte a tutti. Questa è una bugia bella e buona. Viene contestato so chi merita, non credo ci sia nulla di preconcetto. Ieri sera è stato l'intero loggione a contestare. Non facciamo disinformazione.

    Renato T.

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  18. amfortas 19 gennaio 2011 alle 6:13 pm

    Renato, possibile che il mio italiano sia così scadente?
    Io mi riferivo a ieri sera e in particolare al fatto che sia stata accomunata nei fischi la compagnia di canto dei Pagliacci assieme al direttore Harding.
    Lo ribadisco per me è una follia. Guarda che è un dato di fatto, e se c'eri ti sarà ancora più evidente.
    Dove sta la disinformazione?
    Io non generalizzo mai né tantomeno, disinformo, mi limito ad esprimere opinioni con il mio stile, che potrà evidentemente non piacere, ma quello che scrivo è sempre frutto d'ascolti e non di tesi precostituite.
    Ciao e grazie.

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  19. utente anonimo 19 gennaio 2011 alle 6:42 pm

    Quel che si capiva dalle tue righe è che secondo te il loggione fischia a ogni prima senza differenziare i destinatari. Il che è una falsità. Scusami se ci siamo fraintesi.

    p.s.
    Ho trovato anche io Harding strepitoso.

    Renato

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  20. utente anonimo 19 gennaio 2011 alle 7:18 pm

    purtroppo il panorama mondiale dei tenori è tristissimo .. figuriamoci poi per ruoli come quello di canio.. per cui i buuu erano inevitabili per chiunque si fosse avvicinato al personaggio.

    Io e la mia compagna, contrariamente alla recensione, abbiamo apprezzato molto la regia e la scenografia dei pagliacci, mentre abbiamo trovato pietosa, scontato e vecchia (zeffirelliana per intenderci) quelle della cavalleria rusticana.

    Non ho trovato Nedda così penosa come descritto e tantomeno meritevole di una contestazione così esagerata .. ma, si sa, i loggionisti della scala devono sempre "emergere" (sono riusciti a contestare emma dante .. se non vedono piramidi e sfingi nell'aida e involtini primavera nella turandot non si capiscono piu' )

    In ogni caso, trovo meraviglioso che rai5 introduca il melodramma nella vita italiana .. il resto è esercizio di piacevole critica .. ma agli amici che non conoscono la lirica preferisco fare vedere un pagliacci con regia di martone, piuttosto che un pagliacci di zeffirelli

    Domenico

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  21. utente anonimo 19 gennaio 2011 alle 8:01 pm

    in generale ci sono diversi pareri condivisibili. Per quanto mi riguarda la penso così:
    – Tonio. Come per tutti i ruoli che ho visto affrontare da Ambrogio mi da sempre l'impressione di sbagliare repertorio per cui se sembra che Falstaf Verdi l'abbia scritto per lui o se Dulcamara puo tranquillamente fare Maestri di cognome altre situazioni sono per  lui veramente inappropriate e per cui eccoci che come sempre arriviamo ai sovracuti sempre smozzicati siano essi il Lab di pagliacci o il Sol di Ballo in Maschera; a ciascuno il suo mestiere (e forse il fatto che spesso sia incatarrato dipende dal fatto che lo sforzo infiamma la gola "MEDITATE GENTE MEDITATE).
    – Canio, purtroppo la mancanza di tecnica presto molto presto chiede e ottiene dazio
    – Nedda a me non è dispiaciuta anche se forse è vero a tratti noiosa
    – beppe, l'unico al posto giusto nel momento giusto
    – Silvio incolore, ma forse è il destino dei baritoni di spalla (vedi ad es. shaunard)
    – Turiddu, Licitra a me in generale piace inoltre ho sentito spesso il duetto di cavalleria in concerto e poche volte ho avuto la sensazione che il canto fosse perlopiù urlo. Certo alcuni Grandi del passato hanno talvolta lavorato di cesello su note e colori ma ho l'impressione che il nostro ieri si sia calato troppo nel personaggio e più che verismo sia diventato quasi vero quello che facevano. IL TROPPO STROPPIA ANCHE A TEATRO
    – Santuzza, mi è piaciuta ma a sentire voi magari è stata solo la migliore in mezzo alla mediocrità generale ma tant'è
    – Alfio, Bah! che dire non so forse per uno cresciuto all'insegna di gente come MAcneill o Cappuccilli i suoni intubati e ostentatamente scuri mi lasciano perplesso. Non sono così i veri baritoni. Insomma se sei baritono che bisogno hai di " fare il baritono!" Non sarari mica un tenore mancato che ha bisogno di fare la voce da Uruk Hai  per sembrare un baritono?
    – Lola, ma c'era lola? non so forse è stato quando sono andato in cucina a prendere le golia
    – Mamma Lucia, e probabilmente dato che non le ho trovate subito mi sarò attardato. Buona serata

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  22. amfortas 19 gennaio 2011 alle 8:02 pm

    19, bene, equivoco risolto e via così. Ciao.
    Domenico, sulle regie è molto facile avere percezioni diverse, l'ho notato spesso e nelle occasioni più disparate. Ci può stare perché la valutazione, al salvo di eccezioni, è quasi sempre epidermica e si limita all'estetica (mi piace, non mi piace).
    Non generalizzerei il discorso sulle contestazioni parlando "del loggione della Scala" ma di alcuni elementi (pochi) che vanno in loggione.
    Ieri però le contestazioni erano ampie, non di pochi bastian contrario di mestiere.
    Su Zeffirelli, come ho già detto altre volte, sono sempre stato perplesso innanzitutto perché mi è sembra più uno scenografo che un regista (ovvio che mi riferisco solo all'attività teatrale). Alcuni spettacoli, pochi, erano molto belli. Da molto, a mio parere, non ha più nulla da dire.
    RAI5 è una bella sorpresa per tutti noi, speriamo che i dirigenti non si facciano prendere anche in questo caso dall'ansia dello share, perché altrimenti non ne usciamo vivi 🙂
    Ciao e grazie per il contributo.

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  23. amfortas 19 gennaio 2011 alle 8:06 pm

    21, ti ringrazio per l'intervento e ti chiedo scusa se non rispondo in modo articolato come meriteresti, ma ho poco tempo.
    Volevo solo notare come mi pare che il paragone tra Schaunard e Silvio non sia omogeneo, trattandosi nel primo caso di un personaggio tutto sommato marginale mentre nel secondo lo si può definire almeno coprotagonista, per non parlare dell'importanza drammaturgica intrinseca.
    Grazie e ciao.

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  24. 2006barbara2006 19 gennaio 2011 alle 9:23 pm

    sono passati quanti? 23 anni ? dall'ultima rappresentazione alla scala.
    si dice perchè si temevano i confronti.
    non c'è da far confronti.
    non c'è glamour.
    non c'è voci.
    non c'è regia.
    non c'è costumi.
    era la scala o l'oratorio san luigi?

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  25. amfortas 20 gennaio 2011 alle 8:29 am

    Barbara, non sarei così pessimista, dopotutto la Valchiria è andata piuttosto bene dai!
    E poi a qualcuno non è spiaciuto neanche questo dittico, quindi…
    Scusa ma che c'entra il glamour? 🙂
    Ciao e grazie.

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  26. utente anonimo 20 gennaio 2011 alle 11:50 pm

    "Salvando inspiegabilmente Massi…"

    Che personaggio e' Massi? … non mi risulta sia un personaggio dei pagliacci di leoncavallo ne il nome di uno degli artisti ………

    …..la tua recensione si riferisce alla rappresentazione della Scala di Milano il 18 Gennaio 2011 ??????

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  27. amfortas 21 gennaio 2011 alle 12:02 am

    26, che commento idiota!
    Come puoi notare la prima volta il nome è scritto correttamente e quindi ho sbagliato di scrivere il nome la seconda volta, che ne dici, posso essermi confuso?
    Bah!
    Neanche lo correggo, così anche altri si rendono conto del peso che può avere la tua considerazione.
    E non ti ringrazio neanche per il non intervento.

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  28. utente anonimo 21 gennaio 2011 alle 1:49 am

    scusa per l'umorismo forse fuori luogo,
    confondersi e' sensaltro lecito,
    pero' quando di un cantante si dice "salvato" si lascia intendere che non ha ricevuto buu, mentre dalle immagini sembra che Silvio oltre a non ricevere buu ha ricevuto (meritati o meno) tanti applausi.
    Quando si dice "contestato tutti salvando inpiegabilmente Massi" si puo' facilmente pensare che intendevi dire Cassi (scusa di nuovo per la battuta fuori luogo) , ma si pensa anche che tutti gli altri, inclusi Arlecchino e Tonio sono stati coperti da Buu, mentre mi sembra che siano stati applauditi …………..per non parlare dell'orchestra i costumi, le comparse etc…….sono stati tutti buati?!?!?!

    Su chi a preso applausi, fischi, buu credo dovresti cercare di raccontare puo' fedelmente cio' che avviene in teatro (se non lo fai ti devi aspettare che qualcuno ti chieda che rappresentazione hai visto) .

    Poi se ritieni che i buu o gli applausi non sono meritati fai benissimo a scriverlo…..e intendiamoci sul direttore sei stato estremamente professionale, hai riportato i buu e scritto che non sei daccordo….su Tonio e arlecchino hai detto che un po' ti sono piaciuti ma ti sei scordato di dire che sono piaciuti anche al pubblico….

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  29. amfortas 21 gennaio 2011 alle 8:51 am

    Scuse accettate e equivoco risolto.
    Ti devo allora una spiegazione.
    Di solito sono molto attento alle reazioni del pubblico, questa volta non ho messo in luce a sufficienza che ci sono stati anche applausi, ma non ne ricordo di fragorosi per Cassi, anzi, mi parevano piuttosto timidi, di cortesia: quel tipo di consenso distratto che si elargisce al cantante giovane e meno noto, soprattutto quando poi si è concentrati e tesi per l'uscita di chi ha davvero demeritato senza se e senza ma, come è stato appunto il caso di Cura.
    Applausi abbastanza convinti sono stati quelli alla D'Intino e a Albelo, perché anche a Martone e il suo staff non sono stati risparmiati fischi.
    Oh, tieni presente che io sono uno di quelli che non ha mai buato a teatro in vita sua, quindi non sono certo un estremista o altro.
    Forse qualche imprecisione si può spiegare col fatto che ho scritto la recensione a caldo e ad un'ora piuttosto tarda, tanto che ho pure avvertito di correggermi eventuali errori.
    Ciao!

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  30. utente anonimo 21 gennaio 2011 alle 1:43 pm

    … se posso, vorrei fare un commento sulla regia… (sul canto posso dir poco, era la prima volta che ascoltavo entrambe, mi e' piaciuto – soprattutto Alfio! – ma appunto, non posso far confronti).

    Ma la regia… avevano una simbologia particolare quelle sedie? in Pagliacci, arrivavano gli spettatori, si sedevan sulle sedie, Nedda/Colombina ci si sdraiava… fin li', ci poteva anche stare. Ma nella Cavalleria era una cosa quasi distraente: Lola alla finestra con una sedia in mano, tenori che giravano intorno alle sedie, gente che girava trasportando sedie… ?! Alla fine distraevano pure…

    Ecco, insomma, magari hanno un significato, ma non si sa quale!

    chiara r.

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  31. utente anonimo 21 gennaio 2011 alle 2:27 pm

    Sei ingiusto, amfortas, nell'accanirti contro il baritono Cassi, che di tutto il cast era l'unico ad esibire un'impostazione vocale accettabile.
    Il migliore della serata sicuramente è stato lui, e lo dico da spettatore presente in teatro il 18.
    Non sentire la differenza con il "canto" plebeo ed ingolfato di un Maestri o con la voce sporca, abbaiata ed ingolta di uno Sgura signifca non sentirci tanto bene. Oppure la ripresa sonora della rai funzionava malissimo, evidentemente.

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  32. Gobseck 21 gennaio 2011 alle 2:50 pm

    Salve Paoletto, dal suo elegante turpiloquio intuisco che lei fa parte di quella corposa schiera di pubblico che CREDE di essere appassionato d'opera, ma l'opera non sa nemmeno cosa sia. Complimenti.

    p.s. darò fine alla mia stercoraria metafora quando gli altri finiranno di fare i becchini.

    p.p.s. Vono, un canile, anche se accompagnato da un direttore formidabile, resta sempre un canile. Ma via, non devo perder tempo con queste ovvietà. Si vergogni, piuttosto. La gente che legge magari dà pure retta alle sue metafisiche cretinate. Vergogna!

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  33. Gobseck 21 gennaio 2011 alle 2:53 pm

    chiedo la cancellazione del commento 32 che per errore ho postato su questo blog anziché sulla voce del loggione

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  34. Gobseck 21 gennaio 2011 alle 3:07 pm

    e chiedo scusa per l'intrusione.

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  35. amfortas 21 gennaio 2011 alle 4:21 pm

    Chiara, molto brevemente, nei Pagliacci le sedie sono quelle dello spettacolo itinerante della compagnia di Canio, il pubblico del paesotto assiste alla rappresentazione come il pubblico vero della Scala assiste all’opera. Non hanno quindi una funzione particolare.
    Nella Cavalleria invece le sedie sono al posto degli scranni della chiesa nella quale si svolge la funzione pasquale. Il senso di apparente ordine che dà la schiera squadrata delle sedie vuol essere lo specchio del contrasto del moralismo degli abitanti, tutti composti e seduti educatamente in chiesa, mentre sino a poco prima erano nel bordello. Insomma sia la Messa sia l’omicidio sono solo uno “spettacolo” da guardare tranquillamente seduti.
    In entrambe le opere, quindi, compiuti i (mis)fatti, tutti se ne tornano a casa senza troppi pensieri, le commedie sono finite per tutti.
    Ciao!
    31, non mi sento ingiusto ma dal momento che ho posto in rilievo le mende di tutti i cantanti, mi pareva giusto segnalare anche quelle di Cassi. Purtroppo non ho trovato alcun video del duetto con la Dyka, perché davvero è impossibile non sentire com’è spesso stonato rispetto all’orchestra e pure calante.
    Forse abbiamo due modi diversi di percepire alcuni particolari, che vuoi che ti dica, non è certo la fine del mondo.
    Ciao e grazie!
    Gobscek, appena ho tempo ti cancello, ciao.
     

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  36. utente anonimo 30 gennaio 2011 alle 1:46 pm

    • La recente regia di Pagliacci e Cavalleria alla Scala mi ha fatto riflettere per cercare di capire il divario tra regie di oggi e quelle dei miei esordi. A metà carriera artistica ebbi l’VVENTURA di mettere in scena per conto del teatro La Fenice di Venezia un “Applauso Musicale” al teatro Malibran e rimasi folgorato. Capii senza ombra di dubbio che quello sarebbe stato il mio percorso molto di più convincente di quello che stavo facendo. Purtroppo per esercitare il lavoro di regista, c’era bisogno di molti agganci e conoscenze, al disopra delle mie possibilità, come accadde più tardi con l’esperienza del cinema. Per fare il cantante era indispensabile un minimo di voce e avevi qualche speranza, per il resto occorreva essere circondato da amicizie importanti e soprattutto accettare compromessi, cosa che non sono mai riuscito a fare ed avere. Anch’io come Zeffirelli, ho iniziato da bambino accostarmi al teatro con le marionette. Un mondo che mi ha accompagnato fino a vent’anni, organizzando spettacoli d’opera e portandoli in giro. Dove dipingevo scene e costumi e con l’amico Severino portavamo il mio teatrino nelle scuole, negli oratori e tra gli scaut. Nei Teatri di prosa e lirica che frequentavo ed a cui anche partecipavo, le regie erano ancora tradizionali, gli attori recitavano senza l’uso dell’amplificazione e tanto più i cantanti. Il pubblico affollava le sale per seguire il testo teatrale osservando ed apprezzando soprattutto il lavoro dell’interprete e confrontandolo con i grandi che a quell’epoca abbondavano. All’opera la messa in scena era di secondaria importanza, poiché al pubblico interessava la musica e la voce dell’interprete. Il regista si occupava principalmente delle masse corali e delle comparse, i cantanti si arrangiavano. Il direttore d’orchestra era il comandante e funzionava quasi sempre. A mano a mano che il pubblico dell’opera ha cominciato a disinteressarsi della vocalità ed il microfono, ma soprattutto le emissioni gutturali dei cantanti di musica leggera e quelle degli attori di prosa si sono modificate al peggio riportando sulla scena la situazione reale creando nella vita quella finta, come oggi avviene, dove finzione e realtà si confondono; così improvvisati registi finanziati dalla arroganza della presunzione e sostenuti da un ideologia politica comune, si sono impossessati dei palcoscenici lirici, cambiandone tutti i connotati. Questi signori spesso sprovveduti di conoscenza vocale e musicale e di quella corrispondente alle diverse epoche nelle quali le opere sono concepite, hanno ritenuto e ritengono più congeniale spostarne l’epoca a quella attuale cambiandone completamente il significato. LA MUSICA nelle opere è in gran parte descrittiva di un’ ambientazione e di una situazione, specie nel verismo, ma come avviene per questa rappresentazione scaligera e peggio ancora per la Carmen dell’anno scorso, i registi hanno immaginato una situazione diversa da quella del compositore. Per questa ragione ho smesso di frequentare il teatro in tutti i sensi e mi rincresce assai, alla mia età uno svago va bene per non sentirsi la morte addosso, perciò mi rimangono i piaceri della tavola, quelli del giardino inebriandomi del canto degli uccelli e dal profumo dei fiori, che a Muggia accompagnano il mio solitario esilio. Claudio Giombi (triestino)

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  37. amfortas 30 gennaio 2011 alle 4:13 pm

    Claudio, ti ringrazio per la testimonianza e la riflessione molto interessante.
    Peraltro io sulla regia ho un atteggiamento più aperto del tuo e comunque valuto di volta in volta.
    Credo ci siano allestimenti intelligenti e geniali, che mi fanno apprezzare meglio la musica del compositore grazie al valore aggiunto di una regia e scenografia appropriate.
    Altre volte invece sono stupidi e mi distraggono dalla musica, peccato mortale.
    Altre volte ancora gli allestimenti non sono né carne né pesce e mi lasciano indifferente.
    Voglio dire, se può essere in parte vero che la regia ha assunto un'importanza maggiore perché certi grandi cantanti non ci sono più è anche vero che il teatro non è solo ed esclusivamente canto.
    Ciao e grazie.

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