Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione piuttosto seria della Messa di Requiem di Giuseppe Verdi a Trieste.

La recensione della Messa di Requiem di Giuseppe Verdi manda in archivio, diciamo così, quest’altro post.
Chissà, forse non è un caso. Comunque, quello che segue è dedicato a mio padre.

Presso la Sala de Banfield Tripcovich, il Teatro Verdi di Trieste ha rischiato l’organizzazione del Requiem di Verdi-rischiato perché non disponeva di una compagnia di canto di primissimo piano- e ha vinto almeno parzialmente la scommessa.
Innanzitutto rilevo come i prezzi fossero realmente popolari (da 10 a 25 euro, davvero una cifra ragionevole), circostanza che ha favorito un’ottima affluenza di pubblico-la sala era praticamente esaurita-e inoltre finalmente ho visto tanti giovani in teatro e non posso che esserne felice.
La genesi del lavoro è complessa, ma basterà ricordare che il Requiem fu eseguito per la prima volta il 22 maggio 1874 a Milano, primo anniversario della morte di Alessandro Manzoni, di cui Verdi era un grande ammiratore.Rovaris1s
Sul podio di un’Orchestra del Verdi in grandissimo spolvero sia per compattezza sia per il suono bellissimo, c’era il M° Corrado Rovaris, che ha diretto con mano felice e ispirata una partitura difficile, in cui è fondamentale più del solito-se possibile-trovare equilibrio tra le masse orchestrali, il coro e i solisti.
L’obiettivo è stato raggiunto, seppure con qualche distinguo dovuto a un’evidente disparità di attuale valore artistico tra i solisti.
E prima che me ne scordi, sottolineo subito la magnifica prova del Coro, che ha contribuito in modo fondamentale alla riuscita della serata, dimostrando tra l’altro di saper cantare piano e con dolcezza e non solo forte o fortissimo, come talvolta ho sentito affermare da qualche inutile parolaio.
Un plauso quindi anche a Alessandro Zuppardo, che dirige la compagine triestina.
Ma veniamo ai solisti.
DongwonShin1s
Il tenore Dongwon Shin era evidentemente non all’altezza della situazione non tanto perché qualche nota è uscita sporca, ma piuttosto perché la sua organizzazione vocale non gli ha consentito il rispetto dei segni d’espressione previsti. I tentativi di cantare con dolcezza sono approdati solo a un falsetto abbastanza fastidioso, del tutto inappropriato alla parte. Per assurdo, l’Ingemisco cantato tutto forte e con gli acuti ghermiti sui si bemolle, è stato il momento in cui l’artista coreano è riuscito a mascherare in qualche modo il suo disagio.
Lim1s
Buona la prestazione del giovane basso Simon Lim, che ha palesato voce potente anche se un po’ carente di armonici e timbro gradevole, oltre che pronuncia discreta e dizione scandita. Il suo Confutatis maledictis ha lasciato il segno per proprietà d’accento.
Bocharova1s
Non straordinaria la prova di Elena Bocharova, che mi ha convinto pienamente (forse perché ha goduto della mia momentanea e dissimulata emozione, smile) nel Recordare.
La voce sembra salire con relativa facilità agli acuti mentre nei gravi l’artista abusa del registro di petto, col risultato che qualche suono esce piuttosto sgradevole e orchesco.Moore1s
Per quanto riguarda Latonia Moore, che dire. Prestazione ottima e abbondante (smile).
Il soprano americano, ben noto a Trieste anche per la quasi contemporanea bellissima prestazione quale Lucrezia Contarini nei Due Foscari (ma fu anche brillante Elvira nell’Ernani, in alternanza a Sondra Radvanovsky), è una di quelle artiste che vorrei vedere (e sentire) su palcoscenici più prestigiosi, dove spesso invece si esibiscono, per motivi arcani, soprani di livello ben più modesto.
Voce di colore affascinante, acuti facili e una prima ottava bella incisiva e sonora, come non è dato spesso d’apprezzare. Magnifico, nell’ambito di una prova maiuscola, il Libera me.
Pubblico, come dicevo numerosissimo, in visibilio, che ha tributato un trionfo a tutti con ripetute chiamate al proscenio.
L’appuntamento è ora con il Samson et Dalila, il 18 febbraio. Speriamo bene!
 

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12 risposte a “Recensione piuttosto seria della Messa di Requiem di Giuseppe Verdi a Trieste.

  1. utente anonimo 7 febbraio 2011 alle 1:18 am

    LA SUA RECENSIONE E' PERFETTA, COMPLIMENTI .
    GRANDE IL CORO , L'ORCHESTRA, GRANDE LA SPALLA STEFANO FURINI, IL M° ROVARIS NOTEVOLE PER LA SUA EQUILIBRATA CONCERTAZIONE, POI LEI E SOLO LEI , LATANIA MOORE MI HA FATTO RIVIVERE UN REQUIEM DA SBALLO SEGUITO  A HUSTON NEL 2003; NON E' SOLO SUBLIME  CON I SUOI ACUTI, MA UNA PRIMA OTTAVA COSI'  NATURALE, EFFICACE, PRECISA. VOCE DA RICODARE!!!!!!! HA  FATTO SI' CHE LE MANCHEVOLEZZE DEGL''ALTRI, NON FOSSERO RICORDATE , E QUINDI ……………….GRANDE SERATA , GRANDE STEFANO FURINI, PRIMO VIOLINO, GRANDE SENSO DEL TEMPO ESTREMIZZATO E VISSUTO CON PHATOS E CON QUELLA PASSIONE CHE  CONTRADISTINGUE  OGNI SUA PARTECIPAZIONE. GRAZIE PER L'OSPITALIATA'

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  2. utente anonimo 7 febbraio 2011 alle 1:18 am

    LA SUA RECENSIONE E' PERFETTA, COMPLIMENTI .
    GRANDE IL CORO , L'ORCHESTRA, GRANDE LA SPALLA STEFANO FURINI, IL M° ROVARIS NOTEVOLE PER LA SUA EQUILIBRATA CONCERTAZIONE, POI LEI E SOLO LEI , LATANIA MOORE MI HA FATTO RIVIVERE UN REQUIEM DA SBALLO SEGUITO  A HUSTON NEL 2003; NON E' SOLO SUBLIME  CON I SUOI ACUTI, MA UNA PRIMA OTTAVA COSI'  NATURALE, EFFICACE, PRECISA. VOCE DA RICODARE!!!!!!! HA  FATTO SI' CHE LE MANCHEVOLEZZE DEGL''ALTRI, NON FOSSERO RICORDATE , E QUINDI ……………….GRANDE SERATA , GRANDE STEFANO FURINI, PRIMO VIOLINO, GRANDE SENSO DEL TEMPO ESTREMIZZATO E VISSUTO CON PHATOS E CON QUELLA PASSIONE CHE  CONTRADISTINGUE  OGNI SUA PARTECIPAZIONE. GRAZIE PER L'OSPITALIATA'

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  3. amfortas 7 febbraio 2011 alle 8:07 am

    1, ok ho capito che sei un fan del primo violino del Verdi, lo apprezzo molto anch'io 🙂

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  4. amfortas 7 febbraio 2011 alle 8:07 am

    1, ok ho capito che sei un fan del primo violino del Verdi, lo apprezzo molto anch'io 🙂

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  5. utente anonimo 7 febbraio 2011 alle 8:03 pm

    facile intuira perchè il mezzosprano abusi del registro di petto. la foto parla chiaro..

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  6. utente anonimo 7 febbraio 2011 alle 8:03 pm

    facile intuira perchè il mezzosprano abusi del registro di petto. la foto parla chiaro..

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  7. amfortas 8 febbraio 2011 alle 8:15 am

    3, beh dai è un'arma in più per la prossima Dalida…
    Ciao!

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  8. amfortas 8 febbraio 2011 alle 8:15 am

    3, beh dai è un'arma in più per la prossima Dalida…
    Ciao!

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  9. megbr 8 febbraio 2011 alle 4:41 pm

    non entro ovviamente nel merito però ci sono alcuni brani – e certamente il Requiem è tra questi-  che anche se il coro non è all'altezza, o le voci non sono proprio perfette, o la direzione non è proprio originale o impeccabile, o  l'esecuzione non è di quelle ' 'storica'   hanno tuttavia una tale capacità di coinvolgere il nostro più intimo senso di 'bello' che  ogni esecuzione diventa memorabile, così… per natura stessa -o indecifrato incantamento- della sola musica …

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  10. megbr 8 febbraio 2011 alle 4:41 pm

    non entro ovviamente nel merito però ci sono alcuni brani – e certamente il Requiem è tra questi-  che anche se il coro non è all'altezza, o le voci non sono proprio perfette, o la direzione non è proprio originale o impeccabile, o  l'esecuzione non è di quelle ' 'storica'   hanno tuttavia una tale capacità di coinvolgere il nostro più intimo senso di 'bello' che  ogni esecuzione diventa memorabile, così… per natura stessa -o indecifrato incantamento- della sola musica …

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  11. amfortas 8 febbraio 2011 alle 4:53 pm

    megbr, hai assolutamente ragione, se ne parlava con alcuni amici al termine della rappresentazione.
    Questo Requiem va ascoltato dal vivo perché in teatro-o addirittura nel Duomo di Parma, dove l'ho sentito un paio d'anni fa- si crea un'atmosfera particolare, che definirei laicamente religiosa, del tutto singolare.
    Mai alcun disco-e ognuno avrà la sua incisione di riferimento- potrà sostituire un ascolto dal vivo.
    Ciao e grazie 🙂

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  12. amfortas 8 febbraio 2011 alle 4:53 pm

    megbr, hai assolutamente ragione, se ne parlava con alcuni amici al termine della rappresentazione.
    Questo Requiem va ascoltato dal vivo perché in teatro-o addirittura nel Duomo di Parma, dove l'ho sentito un paio d'anni fa- si crea un'atmosfera particolare, che definirei laicamente religiosa, del tutto singolare.
    Mai alcun disco-e ognuno avrà la sua incisione di riferimento- potrà sostituire un ascolto dal vivo.
    Ciao e grazie 🙂

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