Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Salome di Richard Strauss al Teatro Verdi di Trieste: seconda incursione e breve divagazione iniziale.

Ogni tanto, senza particolari ansie da prestazione, do un’occhiata alle statistiche del blog e da qualche giorno ho notato una notevole flessione del numero di visite.

Siccome la questione m’interessa sino a un certo punto-scrivo da solo, quando ho voglia e/o tempo e l’argomento musica lirica non è poi così popolare- non ne faccio un dramma, però mi sono incuriosito e così ho scoperto che questa piattaforma che si noma Splinder ha litigato (non chiedetemi di spiegarlo in termini tecnici, grazie) con Sua Maestà Google e quindi i post sono meno “visibili”.
Me ne farò una ragione. Per certo non implementerò una chat nel blog per aumentare a dismisura le visite, come mi fu suggerito un paio di anni fa. Mi manca solo di dover stare attento a ciò che si dice in una chat, non luogo dove notoriamente l’internauta offre il peggio di se stesso!
Intanto ieri, presso il Ridotto del Verdi, il grande Franco Serpa ha tenuto una magnifica prolusione alla Salome che esordirà sabato nel teatro triestino.
Il Professor Serpa ha molte qualità ma le sue conferenze colpiscono soprattutto perché sono rigorose dal punto di vista culturale e allo stesso tempo divulgative pur conservando un tono scabro e asciutto, senza concessioni alla vulgata nazionalpopolare che trionfa ovunque.
Sala piena come non succedeva da tempo, bisogna dirlo.
Ho imparato molte cose, a cominciare proprio dal nome Sálome che si pronuncia così in tedesco e in inglese, mentre in francese e italiano dovrebbe suonare come Salomé e sarebbe pure più corretto rispetto alle origini greche e latine del nome.
Ho scoperto che Giovanni il Battista (Jochanaan) è l’unico Santo di cui la Chiesa celebra la nascita e non la morte o il martirio.
E poi mi sono rinfrescato la memoria sulle vicende della famiglia degli Erode, che sono davvero inquietanti.
Erode il Grande, quello della strage degli innocenti, ne è il capostipite ma anche la discendenza perlopiù incestuosa, tra cui appunto Erode Antipa che compare nell’opera di Strauss, brilla per ferocia.
E in questo senso non scherza neppure la donna di casa, Herodias.
Insomma Salome, la nostra fanciullina tutto pepe, non è vissuta certo in un ambiente familiare rassicurante, chiaro che poi quando ne ha la possibilità se ne esce con richieste stravaganti tipo “voglio baciare la testa di un Santo morto”, no (strasmile)?
Inoltre, nel finale dell’opera di Strauss Salome è uccisa dagli uomini di Erode, mentre sembra che in realtà non sia andata così e che la ragazzina si sia poi sposata un paio di volte e abbia avuto anche numerosi figli.
Chissà se ha avuto anche figlie? No, perché sono sicuro che Daland trarrebbe conforto dal sapere che le discendenti di colei che “superava per lascivia tutte le prostitute” sono tra noi (strasmile).
Oggi una recita di Salome non porta certo turbamenti nel pubblico, come avvenne ai tempi del debutto (1905) quando l’opera destò scandalo, peraltro annunciato, al Metropolitan di New York e addirittura proibita a Vienna.
Questo lavoro di Strauss mi ha sempre colpito per una circostanza, che sono felice aver ritrovata evidenziata nel libretto di sala dallo stesso Serpa: le passioni amorose, per quanto malate, non sono mai ricambiate.
Narraboth ama Salome, Erode brama la figliastra Salome, Salome stessa desidera Jochanaan. Tutti s’infilano in un vicolo cieco, in un labirinto dei sensi dai quali non escono.
L’unica a uscire trionfatrice è la musica di Strauss.

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30 risposte a “Salome di Richard Strauss al Teatro Verdi di Trieste: seconda incursione e breve divagazione iniziale.

  1. utente anonimo 10 marzo 2011 alle 12:59 pm

    Anche Oscar Wilde ne esce trionfatore!
    Senza il suo genio una musica così sensuale e fortemente misteriosa non avrebbe avuto ispirazione.
    Il tema del desiderio che non può essere esaudito e sfocia nella morte ("Ognuno uccide quello che ama…"recita Oscar Wilde nella ballata del carcere di Reading) ha qui la sua massima espressione drammatica e i significati simbolici sull'incesto, il desiderio dell'opposto e del proibito , l'istinto di morte, si accavallano lasciandoci un pò confusi, ma molto impressionati.
    Buon ascolto. Ti invidio un pò per questa occasione. Speriamo sia all'altezza.
    Marisa

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  2. utente anonimo 10 marzo 2011 alle 12:59 pm

    Anche Oscar Wilde ne esce trionfatore!
    Senza il suo genio una musica così sensuale e fortemente misteriosa non avrebbe avuto ispirazione.
    Il tema del desiderio che non può essere esaudito e sfocia nella morte ("Ognuno uccide quello che ama…"recita Oscar Wilde nella ballata del carcere di Reading) ha qui la sua massima espressione drammatica e i significati simbolici sull'incesto, il desiderio dell'opposto e del proibito , l'istinto di morte, si accavallano lasciandoci un pò confusi, ma molto impressionati.
    Buon ascolto. Ti invidio un pò per questa occasione. Speriamo sia all'altezza.
    Marisa

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  3. amfortas 10 marzo 2011 alle 1:06 pm

    Marisa, certo, ne esce trionfatore anche Wilde.
    Però, ed è un argomento che andrebbe sviscerato con più cura, la musica ha una forza evocativa che le "aride" parole non hanno né potranno mai avere. E non vale solo per Strauss, ma per tutti i compositori che si sono cimentati con testi letterari particolarmente "alti": penso all'impressionante Verdi del Macbeth più che di Otello, solo per fare un esempio tra i tanti.
    Ciao e grazie.

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  4. amfortas 10 marzo 2011 alle 1:06 pm

    Marisa, certo, ne esce trionfatore anche Wilde.
    Però, ed è un argomento che andrebbe sviscerato con più cura, la musica ha una forza evocativa che le "aride" parole non hanno né potranno mai avere. E non vale solo per Strauss, ma per tutti i compositori che si sono cimentati con testi letterari particolarmente "alti": penso all'impressionante Verdi del Macbeth più che di Otello, solo per fare un esempio tra i tanti.
    Ciao e grazie.

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  5. utente anonimo 10 marzo 2011 alle 1:49 pm

    da Giuliano:
    Salome è una delle opere in cui il rischio xxxxxxx dei registi è molto alto. E dunque: andare all'opera, stare pronti a girare la testa altrove, non andare all'opera se hai il torcicollo…
    🙂

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  6. utente anonimo 10 marzo 2011 alle 1:49 pm

    da Giuliano:
    Salome è una delle opere in cui il rischio xxxxxxx dei registi è molto alto. E dunque: andare all'opera, stare pronti a girare la testa altrove, non andare all'opera se hai il torcicollo…
    🙂

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  7. amfortas 10 marzo 2011 alle 2:13 pm

    Giuliano, hai ragione, ma in realtà io ho già visto questo allestimento di Gabriele Lavia a Bologna e mi è piaciuto. Certo c'è qualche incongruenza, però è uno spettacolo di buon livello.
    Ho un po' di timore, ti dirò, per le reazioni del pubblico triestino 🙂
    Ciao!

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  8. amfortas 10 marzo 2011 alle 2:13 pm

    Giuliano, hai ragione, ma in realtà io ho già visto questo allestimento di Gabriele Lavia a Bologna e mi è piaciuto. Certo c'è qualche incongruenza, però è uno spettacolo di buon livello.
    Ho un po' di timore, ti dirò, per le reazioni del pubblico triestino 🙂
    Ciao!

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  9. daland 10 marzo 2011 alle 2:22 pm

    Ma Allevi è pronto, secondo te, per scrivere la "Ruby"? 

    Ciao (e… obbligato per la citazione)

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  10. daland 10 marzo 2011 alle 2:22 pm

    Ma Allevi è pronto, secondo te, per scrivere la "Ruby"? 

    Ciao (e… obbligato per la citazione)

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  11. amfortas 10 marzo 2011 alle 5:12 pm

    Daland, perché solo Allevi? Anche Tutino lo vedo bene come futuro candidato a una nuova opera come "Ruby" 🙂
    Ciao!

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  12. amfortas 10 marzo 2011 alle 5:12 pm

    Daland, perché solo Allevi? Anche Tutino lo vedo bene come futuro candidato a una nuova opera come "Ruby" 🙂
    Ciao!

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  13. utente anonimo 10 marzo 2011 alle 5:14 pm

    Sono d'accordo con la forza evocativa che ha la musica rispetto alle "aride" parole, ma mi piace ricordare come la figura archetipica che c'è dietro tutte e due (parole e musica) sia Orfeo, che con la lira di Apollo canta i misteri di Dioniso, mette cioè in musica la tragedia, incantando persino gli animali e creando uno spazio di ascolto in tutta la natura con la creazione artistica.
    Omero non era forse un cantore per eccellenza, che cantava le vicende epiche ? Solo dopo c'è stata divisione tra poesia e musica.
    La perfetta fusione tra contenuto  e forma musicale è, secondo me, la vera forza  dell'opera, esaltazione, attraverso la musica di significati simbolici  (anche quando crediamo si tratti solo di fatti di cronaca come la Carmen o fatti storici come il Don Carlos), ma che continuano ad agire comunque  sul nostro immaginario, anche a dispetto della nostra ignoranza.
    Per questo forse bisognerebbe ricordare più spesso anche i contenuti e fermarsi a cercare di capirli un pò.
    Marisa

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  14. utente anonimo 10 marzo 2011 alle 5:14 pm

    Sono d'accordo con la forza evocativa che ha la musica rispetto alle "aride" parole, ma mi piace ricordare come la figura archetipica che c'è dietro tutte e due (parole e musica) sia Orfeo, che con la lira di Apollo canta i misteri di Dioniso, mette cioè in musica la tragedia, incantando persino gli animali e creando uno spazio di ascolto in tutta la natura con la creazione artistica.
    Omero non era forse un cantore per eccellenza, che cantava le vicende epiche ? Solo dopo c'è stata divisione tra poesia e musica.
    La perfetta fusione tra contenuto  e forma musicale è, secondo me, la vera forza  dell'opera, esaltazione, attraverso la musica di significati simbolici  (anche quando crediamo si tratti solo di fatti di cronaca come la Carmen o fatti storici come il Don Carlos), ma che continuano ad agire comunque  sul nostro immaginario, anche a dispetto della nostra ignoranza.
    Per questo forse bisognerebbe ricordare più spesso anche i contenuti e fermarsi a cercare di capirli un pò.
    Marisa

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  15. amfortas 10 marzo 2011 alle 5:55 pm

    Marisa, sono d'accordo quando scrivi che si dovrebbe "ricordare più spesso i contenuti e fermarsi ecc ecc".
    Immagino tu lo dica in generale e non solo per la Salome.
    Purtroppo, sai, gli spazi del blog sono angusti e strettamente legati alla mia disponibilità di tempo.
    Quando scrivo un post di solito cerco di lasciare una traccia di bricioline, in modo da stimolare i lettori a lasciare su quel percorso accennato le loro testimonianze attraverso i commenti.
    Nel post precedente ho guardato la figura di Salome attraverso la lente (lente che ha un ruolo importante nello spettacolo di Lavia, tra l'altro) di alcune arti figurative, in questo invece mi sono lasciato trasportare dalle suggestioni di Franco Serpa.
    Nel complesso credo che chi si è affacciato a questo blog ora ne sa qualcosa di più su Salome.
    Insomma, faccio quello che posso :-); se mi dai una  mano con i tuoi commenti a migliorare la quantità e la qualità delle informazioni, sono contento.
    Ciao e grazie 🙂

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  16. amfortas 10 marzo 2011 alle 5:55 pm

    Marisa, sono d'accordo quando scrivi che si dovrebbe "ricordare più spesso i contenuti e fermarsi ecc ecc".
    Immagino tu lo dica in generale e non solo per la Salome.
    Purtroppo, sai, gli spazi del blog sono angusti e strettamente legati alla mia disponibilità di tempo.
    Quando scrivo un post di solito cerco di lasciare una traccia di bricioline, in modo da stimolare i lettori a lasciare su quel percorso accennato le loro testimonianze attraverso i commenti.
    Nel post precedente ho guardato la figura di Salome attraverso la lente (lente che ha un ruolo importante nello spettacolo di Lavia, tra l'altro) di alcune arti figurative, in questo invece mi sono lasciato trasportare dalle suggestioni di Franco Serpa.
    Nel complesso credo che chi si è affacciato a questo blog ora ne sa qualcosa di più su Salome.
    Insomma, faccio quello che posso :-); se mi dai una  mano con i tuoi commenti a migliorare la quantità e la qualità delle informazioni, sono contento.
    Ciao e grazie 🙂

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  17. utente anonimo 10 marzo 2011 alle 10:58 pm

    Caro Amfortas, volentieri cercherò di aggiungere ogni tanto qualche considerazione sui contenuti che si prestano ad un arricchimento per quel che riguarda la comprensione dei contenuti simbolici.
    Del resto il fatto stesso che ti identifichi con Amfortas mi fa pensare che la tua passione per Wagner non sia immune da una fascinazione per gli aspetti simbolici…
    Per quel che riguarda la figura di Salomè il problema è molto complesso : Jung la considera una immagine della parte femminile dell'uomo ( aspetto erotico dell'anima) ,sensuale e seduttiva, che fa da contraltare alla razionalità e al logos maschile. In quanto Eros negato e rimosso non può che cercare di mettersi in contatto con l'opposto (l'asceta misogino rappresentato da Giovanni), con la seduzione (l'unico mezzo che conosce) .
    Più infatti un aspetto viene rifiutato, maggiore è la tensione che si accumula nell'incoscio e i pericoli di una irruzione violenta aumentano. La passione incontrollata di Salomè è pari al disprezzo di Giovanni. Odio e Amore sono due facce della stessa medaglia.

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  18. utente anonimo 10 marzo 2011 alle 10:58 pm

    Caro Amfortas, volentieri cercherò di aggiungere ogni tanto qualche considerazione sui contenuti che si prestano ad un arricchimento per quel che riguarda la comprensione dei contenuti simbolici.
    Del resto il fatto stesso che ti identifichi con Amfortas mi fa pensare che la tua passione per Wagner non sia immune da una fascinazione per gli aspetti simbolici…
    Per quel che riguarda la figura di Salomè il problema è molto complesso : Jung la considera una immagine della parte femminile dell'uomo ( aspetto erotico dell'anima) ,sensuale e seduttiva, che fa da contraltare alla razionalità e al logos maschile. In quanto Eros negato e rimosso non può che cercare di mettersi in contatto con l'opposto (l'asceta misogino rappresentato da Giovanni), con la seduzione (l'unico mezzo che conosce) .
    Più infatti un aspetto viene rifiutato, maggiore è la tensione che si accumula nell'incoscio e i pericoli di una irruzione violenta aumentano. La passione incontrollata di Salomè è pari al disprezzo di Giovanni. Odio e Amore sono due facce della stessa medaglia.

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  19. utente anonimo 10 marzo 2011 alle 11:02 pm

    Scusa, ho dimenticato di firmare  il commento precedente.
    Sono Marisa

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  20. utente anonimo 10 marzo 2011 alle 11:02 pm

    Scusa, ho dimenticato di firmare  il commento precedente.
    Sono Marisa

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  21. amfortas 11 marzo 2011 alle 8:22 am

    Marisa, argomento complesso vero, per essere trattato in poche righe?
    Ti rispondo per quanto riguarda il nick.
    La scelta di Amfortas non è casuale e, se non mi sbaglio, ho scritto pure un post qualche tempo fa sui motivi che mi hanno spinto a questa decisione, motivi che sono strettamente legati al rapporto di parentela tra Amfortas e il padre Titurel nel Parsifal e relativa (parziale) identificazione.
    La spiegazione junghiana del rapporto insano Salome-Jochanaan è interessante e condivisibile, soprattutto perché individua una situazione tipo che si ritrova spesso nella vita quotidiana, basta guardarsi in giro con un po' d'attenzione. Le attrazioni più o meno fatali sono ovunque e, a mio parere, prescindono dai rapporti amorosi.
    Ciao e grazie per il contributo 🙂

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  22. amfortas 11 marzo 2011 alle 8:22 am

    Marisa, argomento complesso vero, per essere trattato in poche righe?
    Ti rispondo per quanto riguarda il nick.
    La scelta di Amfortas non è casuale e, se non mi sbaglio, ho scritto pure un post qualche tempo fa sui motivi che mi hanno spinto a questa decisione, motivi che sono strettamente legati al rapporto di parentela tra Amfortas e il padre Titurel nel Parsifal e relativa (parziale) identificazione.
    La spiegazione junghiana del rapporto insano Salome-Jochanaan è interessante e condivisibile, soprattutto perché individua una situazione tipo che si ritrova spesso nella vita quotidiana, basta guardarsi in giro con un po' d'attenzione. Le attrazioni più o meno fatali sono ovunque e, a mio parere, prescindono dai rapporti amorosi.
    Ciao e grazie per il contributo 🙂

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  23. utente anonimo 11 marzo 2011 alle 1:56 pm

    La progenie di Salomè è viva, e governa insieme (???) a noi.
    Mi terrete aggiornata se verrà scritta una Ruby, vero? O una Noemi, una Nicole…
    Certo che è proprio vero comunque, certi nomi portano alla sciacquettitudine e poi oltre.

    La bigotta Margot

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  24. utente anonimo 11 marzo 2011 alle 1:56 pm

    La progenie di Salomè è viva, e governa insieme (???) a noi.
    Mi terrete aggiornata se verrà scritta una Ruby, vero? O una Noemi, una Nicole…
    Certo che è proprio vero comunque, certi nomi portano alla sciacquettitudine e poi oltre.

    La bigotta Margot

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  25. amfortas 11 marzo 2011 alle 4:16 pm

    margie, ero certo che saresti intervenuta!
    Manca un nome alla tua lista, lo sai vero? 🙂
    Ciao!

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  26. amfortas 11 marzo 2011 alle 4:16 pm

    margie, ero certo che saresti intervenuta!
    Manca un nome alla tua lista, lo sai vero? 🙂
    Ciao!

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  27. utente anonimo 15 marzo 2011 alle 11:27 pm

    Mi colpisce la considerazione sulla capacità di penetrazione drammaturgica della musica del Macbeth verdiano: lo penso anch'io.
    Come dicevi anche tu, pare che questo valga anche per Salome, che in effetti rappresenta un progresso straordinario rispetto all'incertissima Feuersnot. Non c'è dubbio che nella ripresa della pièce wildiana, Strauss sia riuscito a dare una forma compiuta (perfetta, se la perfezione esistesse) alla sua profonda conoscenza del teatro (non solo musicale), che tanto affascinò Mahler (altro eccellente conoscitore di teatro… lato sensu). A presto,
    kundry

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  28. utente anonimo 15 marzo 2011 alle 11:27 pm

    Mi colpisce la considerazione sulla capacità di penetrazione drammaturgica della musica del Macbeth verdiano: lo penso anch'io.
    Come dicevi anche tu, pare che questo valga anche per Salome, che in effetti rappresenta un progresso straordinario rispetto all'incertissima Feuersnot. Non c'è dubbio che nella ripresa della pièce wildiana, Strauss sia riuscito a dare una forma compiuta (perfetta, se la perfezione esistesse) alla sua profonda conoscenza del teatro (non solo musicale), che tanto affascinò Mahler (altro eccellente conoscitore di teatro… lato sensu). A presto,
    kundry

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  29. amfortas 16 marzo 2011 alle 9:31 am

    kundry, concordo in toto e non ho altro da aggiungere.
    Solo una piccola notazione personale e quindi soggettiva.
    Sin da ragazzo sono stato molto impressionato dalla scena della Lady che si lava le mani sporche di sangue, e credo che proprio quella scena (una macchia è qui tuttora) sia particolarmente valorizzata dalla musica di verdi.
    Ciao e grazie.

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  30. amfortas 16 marzo 2011 alle 9:31 am

    kundry, concordo in toto e non ho altro da aggiungere.
    Solo una piccola notazione personale e quindi soggettiva.
    Sin da ragazzo sono stato molto impressionato dalla scena della Lady che si lava le mani sporche di sangue, e credo che proprio quella scena (una macchia è qui tuttora) sia particolarmente valorizzata dalla musica di verdi.
    Ciao e grazie.

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