Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria della Salome di Richard Strauss al Teatro Verdi di Trieste.

Vista la situazione disperata in cui si trova questa piattaforma, mi sento di chiedere scusa ai lettori, purtroppo posso solo sperare che si torni alla normalità prima possibile.
Partitura Salome.

Ecco la recensione, nonostante tutto.

Questa Salome, che mancava da vent’anni da Trieste, si è risolta in una bella serata di teatro e sono felice di scriverlo dopo il controverso Samson et Dalila di un mese fa.
Il primo plauso va all’Orchestra del Verdi, davvero encomiabile per la bellissima prestazione sfoderata alla prima.
Ovviamente il direttore Stefan Anton Reck è pure lui sugli scudi, perché è riuscito a cogliere gran parte delle innumerevoli suggestioni della ricchissima partitura, scegliendo una via interpretativa che potrei definire espressionistica, tesa a sottolineare i grandi contrasti tra i leitmotive che individuano i personaggi.
Una lettura scabra e drammatica allo stesso tempo, che forse non è sensuale come dovrebbe, ma che ha il merito di apparire lontana da manierismi e edonismi stucchevoli.
Di questa direzione asciutta e tesa beneficiano in particolare la scena della danza dei sette veli, sottratta per fortuna a ispirazioni voyeuristiche, e la forsennata disputa religiosa tra gli ebrei, che se ne giova in modo particolare.
Episodicamente le sonorità sono parse eccessive ma senza che si sconfini nel clangore orchestrale fine a se stesso.
Molto ben riuscito anche l’agghiacciante finale a coronamento di una prestazione di rilievo, voglio ribadirlo, dell’Orchestra del Verdi.
Salome 1
L’allestimento di Gabriele Lavia, che avevo già visto l’anno scorso a Bologna, è un felice mix di tradizione rivisitata con intelligenza e buon gusto e sperimentazione consapevole, rispettosa della musica del compositore.
Certo, non mancano alcune contraddizioni. Per esempio se si decide di non mostrare, per evitare trucidi effetti grandguignoleschi, la scena del bacio alla testa di Jochanaan (peraltro descritta con dovizia di particolari da Wilde) sarebbe stato più logico non tenere mezz’ora in scena il cadavere decapitato del povero santo. Ma forse la scelta era meditata e la decisione dovuta alla volontà di rendere più efficace il finale, quando dal palcoscenico esce un enorme testone sul quale Salome si abbagascia sordidamente (strasmile).
Decisamente comico invece, e spero che si trovi una soluzione, l’escamotage scelto per far sentire la voce dell’invisibile Jochanaan nella cisterna: l’artista cantava da fuori scena ma, ahimè, si vedeva benissimo dalla platea mentre cercava di nascondersi dietro le quinte!
Anche la mannaia che scende dall’alto è un po’ingenuotta così come la trovata della lente gigante che amplifica l’attenzione del pubblico durante una castissima Danza dei Sette Veli.
Le idee di Lavia sono realizzate molto bene dal suo team.
Salome 2
Le scene di Alessandro Camera sono improntate al minimalismo ma non alla sciatteria e sono essenziali ed efficaci, anche grazie al bellissimo impianto luci di Daniele Naldi. Belli pure i costumi di Andrea Viotti e di routine la coreografia di Luciano Pasini, portata a termine con diligenza da Alessia Passari.
Dal punto di vista vocale il migliore, artefice di una prestazione di rilievo assoluto, è stato Robert Brubaker.
Il tenore è perfettamente padrone del declamato attraverso il quale si esprime il Tetrarca, la voce è squillante e passa bene il muro di suono dell’orchestra. Inoltre l’artista rende benissimo, anche con la recitazione, il carattere nevrotico ed equivoco del personaggio. Davvero molto bravo.
Non mi ha convinto per niente invece l’agitato Thomas Gazheli, che era nei panni di Jochanaan.
Voce anonima, grossa ma non penetrante, forzata e spesso “impiccata” in acuto. Soprattutto è mancata la caratterizzazione del personaggio, che non aveva quella solennità e quel carisma che si addicono a una figura così imponente.
Completamente spaesato anche Michael Heim, che non ha lasciato traccia alcuna col suo insipido Narraboth, tra l’altro cantato con una voce piccola e aguzza, poco gradevole.
Sufficiente Marta Moretto, una Herodias corretta localmente e scevra da eccessi di temperamento, sempre possibili (e temuti) in questa parte.
Su come debba essere l’interprete di Salome ci si potrebbe dilungare molto.
Ricordo a questo proposito che Strauss stesso ne parlò come di “un’adolescente con la voce di Isotta”, frase che suona più come una provocazione che altro, poiché un simile connubio pare irrealizzabile.
Sarebbe necessario, questo sì, trovare un equilibrio tra la perversione morbosa e l’irrazionalità capricciosa insita nel personaggio e Ingela Brimberg ha raggiunto, in questo senso, un buon compromesso almeno dal punto di vista delle intenzioni interpretative e attoriali.
Purtroppo però la voce non ha sempre sorretto il soprano nei suoi propositi, tanto da costringerla ogni tanto a rifugiarsi nel parlato. La voce infatti è di discreto volume, ma l’ottava bassa risuona opaca e poco sonora.
Meglio nel registro centrale, corposo e abbondantemente esibito, mentre i numerosi acuti della parte sono parsi qualche volta non a fuoco, pure nell’ambito di una prestazione complessivamente discreta.
Va detto però che nel lungo e terribile monologo finale l’artista è stata convincente e che il personaggio di Salome si ammanta di tutta la sua grandiosa, perversa e tragica follia pur mantenendo un’ombra di adolescenziale incoscienza.
Insomma, la cantante emoziona e bisogna dargliene atto.
Salome 3
La lista dei coprotagonisti è sterminata, ma credo che tutti meritino almeno la citazione perché hanno contribuito in modo essenziale alla riuscita dello spettacolo, perciò eccoli qui: Elena Traversi (Ein page der Herodias), Federico Lepre, Alessandro De Angelis, Davide Cicchetti, Pablo Karaman, Nicolò Ceriani (Funf Juden), Giuliano Pelizon e Francesco Pacorini (Zwei Nazarener), Alessandro Svab e Giuliano Pelizon (Zwei Soldaten), Federico Benetti (Ein Cappadocier) e, per finire, Dax Velenich (Ein Sklave).
Salomè
Rilevo che non c’erano i consueti sottotitoli, e quindi suppongo che parte del pubblico non abbia potuto apprezzare in pieno questo lavoro straordinario di Richard Strauss: spero che nelle repliche l’inconveniente sia risolto.
Lo spettacolo ha avuto un successo calorosissimo e, a mio parere, meritato. Grandi ovazioni per Brubaker, la Brimberg e il direttore Reck, che ha rischiato di finire nella buca dell’orchestra preso dall’entusiasmo (smile). Festeggiatissimo anche il regista Gabriele Lavia, apprezzato anche a Trieste per la sua attività di prosa.
Alla prossima, se Splinder non collassa definitivamente.
 
 
 

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30 risposte a “Recensione semiseria della Salome di Richard Strauss al Teatro Verdi di Trieste.

  1. utente anonimo 15 marzo 2011 alle 1:16 am

    Lettera aperta a :  Herr Gabriele  Lavia
    Mittente            :  M.°   Richard Strauss
     
    Oggetto             : Warum nur ?(perchè)
     
     
    Sehr geehrter Herr Lavia,
    warum haben Sie meine Arbeit, ebenso wie die von Oskar Wilde und Frau Lachmann neu interpretieren wollen?
     
    (Egregio Signor Lavia perché ha voluto reinterpretare il lavoro mio,
    di Oskar Wilde e di Madame Edwige Lachmann,)
    rappresentando il voluttuoso, depravato e vizioso Re Erode come un reuccio da operetta, riducendolo ad una ‘macchietta’ isterica ???,annullando la figura di Erodiade nonche’presentando Salomè alla guisa di una bizzosa ragazzina capricciosa, viziata, nevrotica che nulla ha a che spartire con la conturbante danzatrice dei sette veli : quintessenza di  voluttuosa dissolutezza e lascivia ???
    Dove e’ finita la sottile implicazione psicologica voluta da Wilde per la parte finale dell’opera: il bacio di Salome’ sull’anelata bocca della testa mozzata del Battista che suscita gelosia e collera in Erode, che ne ordina la morte ???
     
    La ringrazio per aver concesso ai bravi Maestri dell’Orchestra G.Verdi di Trieste, ed al Maestro concertatore e Direttore Stefan Reck, di regalare al pubblico presente in sala una fedele interpretazione quantomeno della mia musica.
     
    HERR  LAVIA 
    Ich waere Ihnen fuer eine Antwort sehr verbunden!
    GRADIREI  UNA SUA RISPOSTA IN MERITO!!!
    Mit besten Gruessen 
    I miei migliori saluti
    Richard Strauss
    Trieste, 6 marzo 2011.
     
     

     

     

     

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  2. utente anonimo 15 marzo 2011 alle 1:16 am

    Lettera aperta a :  Herr Gabriele  Lavia
    Mittente            :  M.°   Richard Strauss
     
    Oggetto             : Warum nur ?(perchè)
     
     
    Sehr geehrter Herr Lavia,
    warum haben Sie meine Arbeit, ebenso wie die von Oskar Wilde und Frau Lachmann neu interpretieren wollen?
     
    (Egregio Signor Lavia perché ha voluto reinterpretare il lavoro mio,
    di Oskar Wilde e di Madame Edwige Lachmann,)
    rappresentando il voluttuoso, depravato e vizioso Re Erode come un reuccio da operetta, riducendolo ad una ‘macchietta’ isterica ???,annullando la figura di Erodiade nonche’presentando Salomè alla guisa di una bizzosa ragazzina capricciosa, viziata, nevrotica che nulla ha a che spartire con la conturbante danzatrice dei sette veli : quintessenza di  voluttuosa dissolutezza e lascivia ???
    Dove e’ finita la sottile implicazione psicologica voluta da Wilde per la parte finale dell’opera: il bacio di Salome’ sull’anelata bocca della testa mozzata del Battista che suscita gelosia e collera in Erode, che ne ordina la morte ???
     
    La ringrazio per aver concesso ai bravi Maestri dell’Orchestra G.Verdi di Trieste, ed al Maestro concertatore e Direttore Stefan Reck, di regalare al pubblico presente in sala una fedele interpretazione quantomeno della mia musica.
     
    HERR  LAVIA 
    Ich waere Ihnen fuer eine Antwort sehr verbunden!
    GRADIREI  UNA SUA RISPOSTA IN MERITO!!!
    Mit besten Gruessen 
    I miei migliori saluti
    Richard Strauss
    Trieste, 6 marzo 2011.
     
     

     

     

     

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  3. utente anonimo 15 marzo 2011 alle 1:22 am

    leggo spesso questo blog, ma non avevo mai scritto un commento.
    Lo faccio ora, solo per dire che mi piace molto.
    Giovedi’ vedro’ l’opera e magari vi faro’ sapere cosa ne penso. Stasera mi son visto un assaggino su You Tube, che non mi e’ dispiaciuto, con l’ “agitato” San Giovanni (basta cercare “Salome Trieste”)
    ciao a tutti
    PL

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  4. amfortas 15 marzo 2011 alle 8:02 am

    Richard, non sono d'accordo e mi spiace che tu abbia avuto questa percezione della caratterizzazione di Erode, davvero.
    Fidati non sei stato maltrattato come dici da Lavia, forse l'ufficio stampa ti ha assegnato un posto di solo ascolto? 🙂
    Sono contento che ti sia piaciuta almeno la parte strettamente musicale.
    La prossima volta mi vieni a salutare vero?
    Ciao e grazie di aver lasciato il tuo parere, ne sono onorato 🙂
    PL, grazie per l'attenzione, fammi sapere che ne pensi dello spettacolo.
    Ciao!

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  5. amfortas 15 marzo 2011 alle 8:02 am

    Richard, non sono d'accordo e mi spiace che tu abbia avuto questa percezione della caratterizzazione di Erode, davvero.
    Fidati non sei stato maltrattato come dici da Lavia, forse l'ufficio stampa ti ha assegnato un posto di solo ascolto? 🙂
    Sono contento che ti sia piaciuta almeno la parte strettamente musicale.
    La prossima volta mi vieni a salutare vero?
    Ciao e grazie di aver lasciato il tuo parere, ne sono onorato 🙂
    PL, grazie per l'attenzione, fammi sapere che ne pensi dello spettacolo.
    Ciao!

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  6. utente anonimo 15 marzo 2011 alle 12:52 pm

    Seguendo il filo della Salomé pugliese sono arrivato a questo bellissimo blog nel quale si critica con intelligenza, senza urlare e con competenza: un’oasi felice in un mondo della lirica che si avvicina sempre più al modello televisivo dove si grida sempre e comunque.
    Ciao wagneriano Amfortas, continua così.
    Gianni

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  7. utente anonimo 15 marzo 2011 alle 12:52 pm

    Seguendo il filo della Salomé pugliese sono arrivato a questo bellissimo blog nel quale si critica con intelligenza, senza urlare e con competenza: un’oasi felice in un mondo della lirica che si avvicina sempre più al modello televisivo dove si grida sempre e comunque.
    Ciao wagneriano Amfortas, continua così.
    Gianni

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  8. utente anonimo 15 marzo 2011 alle 1:50 pm

    da Giuliano:
    beh, dalle foto sembra un buon allestimento – non è che si possa pretendere di più, visti i tempi che passano (lo Strehler del '70, Zeffirelli nel '59…) (come con i vini, e con i tenori, ci sono le annate memorabili!)

    Il discorso sulle "piattaforme", invece, temo che andrà sempre peggio. Oggi si cinguetta su twitter, si fesbucca su facebook, per chi vuole fare un discorso un po' articolato è sempre più dura. Siamo ormai come i neonati e i cagnolini, più di trenta secondi di concentrazione è troppo, troppo…(un articolo di più di dieci righe?? kepalle!!!)
    Questa è l'epoca di Gasparri al governo…
    (intanto io ascolto l'Armida di Lully: passacaglia e trio, una meraviglia assoluta)

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  9. utente anonimo 15 marzo 2011 alle 1:50 pm

    da Giuliano:
    beh, dalle foto sembra un buon allestimento – non è che si possa pretendere di più, visti i tempi che passano (lo Strehler del '70, Zeffirelli nel '59…) (come con i vini, e con i tenori, ci sono le annate memorabili!)

    Il discorso sulle "piattaforme", invece, temo che andrà sempre peggio. Oggi si cinguetta su twitter, si fesbucca su facebook, per chi vuole fare un discorso un po' articolato è sempre più dura. Siamo ormai come i neonati e i cagnolini, più di trenta secondi di concentrazione è troppo, troppo…(un articolo di più di dieci righe?? kepalle!!!)
    Questa è l'epoca di Gasparri al governo…
    (intanto io ascolto l'Armida di Lully: passacaglia e trio, una meraviglia assoluta)

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  10. amfortas 15 marzo 2011 alle 3:34 pm

    Gianni, ti ringrazio, si fa quel che si può 🙂
    Ciao!
    Giuliano, la penso come te sulla comunicazione in Rete. Pensa che a me hanno scritto qualche volta dicendomi che i miei post sono troppo lunghi.
    Sarà anche vero, ma io non mi pongo quel tipo di problema, cerco solo di non essere troppo tecnico e punto, nonostante scriva di un argomento sconosciuto ai più, alla divulgazione.
    Sai che non conosco l'Armide di Lully? Credo di averne una registrazione da qualche parte, che giace tra la pila delle "opere da ascoltare e/o riascoltare". Tu che edizione hai? Quella con (mi pare) la Gens protagonista che dovrei avere anch'io?
    Ciao!

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  11. amfortas 15 marzo 2011 alle 3:34 pm

    Gianni, ti ringrazio, si fa quel che si può 🙂
    Ciao!
    Giuliano, la penso come te sulla comunicazione in Rete. Pensa che a me hanno scritto qualche volta dicendomi che i miei post sono troppo lunghi.
    Sarà anche vero, ma io non mi pongo quel tipo di problema, cerco solo di non essere troppo tecnico e punto, nonostante scriva di un argomento sconosciuto ai più, alla divulgazione.
    Sai che non conosco l'Armide di Lully? Credo di averne una registrazione da qualche parte, che giace tra la pila delle "opere da ascoltare e/o riascoltare". Tu che edizione hai? Quella con (mi pare) la Gens protagonista che dovrei avere anch'io?
    Ciao!

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  12. Alucard4686 15 marzo 2011 alle 10:18 pm

    Attendendo venerdì mi gusto come al solito la sua recensione 

    p.s. ma quando dura per curiosità?
    p.p.s. Io sento l'Armide di Gluck !

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  13. Alucard4686 15 marzo 2011 alle 10:18 pm

    Attendendo venerdì mi gusto come al solito la sua recensione 

    p.s. ma quando dura per curiosità?
    p.p.s. Io sento l'Armide di Gluck !

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  14. amfortas 16 marzo 2011 alle 9:25 am

    Alucard, la durata dello spettacolo è di 1.45h ca.
    Fammi sapere ok?
    Ciao!

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  15. amfortas 16 marzo 2011 alle 9:25 am

    Alucard, la durata dello spettacolo è di 1.45h ca.
    Fammi sapere ok?
    Ciao!

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  16. utente anonimo 16 marzo 2011 alle 3:38 pm

    da Giuliano:
    risposta per l'Armida di Lully: sì, l'edizione diretta da Herreweghe con la Gens; io ho anche dei frammenti dell'edizione diretta da Christie con Les Arts Florissants. La Passacaglia è all'inizio del quinto atto, dura una scena intera: una scoperta che devo a Paolo Terni, qualche anno fa.
    Ma sul sito di Radiotre non trovo più niente, non so nemmeno se Terni collabora ancora, non so chi abbia fatto quel gran casino nell'allestire il sito, fino a un anno fa trovavo i programmi al volo…Qualcosa ci si capisce, ma dopo un po' ci si stufa – elencare i programmi dovrebbe essere la cosa più semplice da fare. Roba da matti.

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  17. utente anonimo 16 marzo 2011 alle 3:38 pm

    da Giuliano:
    risposta per l'Armida di Lully: sì, l'edizione diretta da Herreweghe con la Gens; io ho anche dei frammenti dell'edizione diretta da Christie con Les Arts Florissants. La Passacaglia è all'inizio del quinto atto, dura una scena intera: una scoperta che devo a Paolo Terni, qualche anno fa.
    Ma sul sito di Radiotre non trovo più niente, non so nemmeno se Terni collabora ancora, non so chi abbia fatto quel gran casino nell'allestire il sito, fino a un anno fa trovavo i programmi al volo…Qualcosa ci si capisce, ma dopo un po' ci si stufa – elencare i programmi dovrebbe essere la cosa più semplice da fare. Roba da matti.

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  18. amfortas 16 marzo 2011 alle 5:25 pm

    Giuliano, grazie della precisazione sulla Armide, dovrò trovare il tempo di ascoltarla con calma.
    Sul sito di RADIO3 concordo in pieno. La stessa cosa si può dire dei siti di alcuni teatri, tipo la Fenice di Venezia, nei quali per comperare i biglietti bisogna essere esperti informatici. Prima con un click era tutto risolto.
    Bah!
    Ciao 🙂

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  19. amfortas 16 marzo 2011 alle 5:25 pm

    Giuliano, grazie della precisazione sulla Armide, dovrò trovare il tempo di ascoltarla con calma.
    Sul sito di RADIO3 concordo in pieno. La stessa cosa si può dire dei siti di alcuni teatri, tipo la Fenice di Venezia, nei quali per comperare i biglietti bisogna essere esperti informatici. Prima con un click era tutto risolto.
    Bah!
    Ciao 🙂

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  20. utente anonimo 17 marzo 2011 alle 10:58 am

    Ho assistito alla replica di mercoledì.
    Decisamente non era serata, soprattutto per i nuovi cantanti.
    Sinceramente a me è sembrata una rappresentazione un po' piatta.
    Soprattutto da parte dei cantanti: secondo me pensavano più alle note da cantare che al significato di ciò che cantavano.
    Anche l'orchestra mi è parsa stanca…non c'era quello slancio che si percepisce nelle Salome di Bohm, Solti, Karajan etc.
    L'attenzione ai particolari, intesi come quella rete fitta di motivi, riferimenti e atmosfere che "raccontano" l'evento presente in relazione a ciò che è successo e a ciò che accadrà, purtroppo gli ho visti solo nei gesti del direttore.
    Sono d'accordo con "Richard Strauss" in merito alla scenografia.
    Basta con l'egoismo degli scenografi che vogliono imporre la propria identità su quella degli autori!
    Ieri ho portato alla replica un mio amico che non se ne intende di opera ma che comunque vuole avvicinarsi a questa forma d'arte.
    Purtroppo è rimasto confuso e, non conoscendo il tedesco, non ha capito né che la Salome ha baciato la testa di Giovanni né che essa sia stata amazzata.

    Nota ironica allo scenografo:
    – S. Giovanni era descritto come una COLONNA D'AVORIO, non come un LARDO DI COLONNATA da appendere! 😉
    – Non ho capito per quale logica alla fine dell'opera, nel momento di maggior estasi, quando Salome dice "ho baciato le tue labbra"….ebbene non ho capito come mai dica questo con il SEDERE appoggiato sulle LABBRA del viso di Giovanni!

    PS a Salome: la PRONUNCIA!!!! In tedesco esistono anche dei suoni gutturali!

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  21. utente anonimo 17 marzo 2011 alle 10:58 am

    Ho assistito alla replica di mercoledì.
    Decisamente non era serata, soprattutto per i nuovi cantanti.
    Sinceramente a me è sembrata una rappresentazione un po' piatta.
    Soprattutto da parte dei cantanti: secondo me pensavano più alle note da cantare che al significato di ciò che cantavano.
    Anche l'orchestra mi è parsa stanca…non c'era quello slancio che si percepisce nelle Salome di Bohm, Solti, Karajan etc.
    L'attenzione ai particolari, intesi come quella rete fitta di motivi, riferimenti e atmosfere che "raccontano" l'evento presente in relazione a ciò che è successo e a ciò che accadrà, purtroppo gli ho visti solo nei gesti del direttore.
    Sono d'accordo con "Richard Strauss" in merito alla scenografia.
    Basta con l'egoismo degli scenografi che vogliono imporre la propria identità su quella degli autori!
    Ieri ho portato alla replica un mio amico che non se ne intende di opera ma che comunque vuole avvicinarsi a questa forma d'arte.
    Purtroppo è rimasto confuso e, non conoscendo il tedesco, non ha capito né che la Salome ha baciato la testa di Giovanni né che essa sia stata amazzata.

    Nota ironica allo scenografo:
    – S. Giovanni era descritto come una COLONNA D'AVORIO, non come un LARDO DI COLONNATA da appendere! 😉
    – Non ho capito per quale logica alla fine dell'opera, nel momento di maggior estasi, quando Salome dice "ho baciato le tue labbra"….ebbene non ho capito come mai dica questo con il SEDERE appoggiato sulle LABBRA del viso di Giovanni!

    PS a Salome: la PRONUNCIA!!!! In tedesco esistono anche dei suoni gutturali!

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  22. amfortas 17 marzo 2011 alle 11:54 am

    11, intanto ti ringrazio per il prezioso contributo.
    Un paio di precisazioni devo farle, però. Giustissimo "rimpiangere" Solti &C ma, per l'amor del cielo, siamo a Trieste nel 2011, cerchiamo di ricordarlo 🙂 e di goderci il presente senza rinnegare o sconoscere il passato!
    Inoltre, ammesso che ci sia qualche egosimo (io lo chiamerei protagonismo, forse), mi pare giusto sottolineare che la responsabilità di ciò che si vede in scena e del regista. Lo scenografo deve "solo" realizzare, ovviamente fornendo il suo contributo creativo, le idee del regista.
    Mi pare di capire che non ci siano stati i sottotitoli neanche alle recite successive alla prima, peccato.
    Ciao e ancora grazie.

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  23. amfortas 17 marzo 2011 alle 11:54 am

    11, intanto ti ringrazio per il prezioso contributo.
    Un paio di precisazioni devo farle, però. Giustissimo "rimpiangere" Solti &C ma, per l'amor del cielo, siamo a Trieste nel 2011, cerchiamo di ricordarlo 🙂 e di goderci il presente senza rinnegare o sconoscere il passato!
    Inoltre, ammesso che ci sia qualche egosimo (io lo chiamerei protagonismo, forse), mi pare giusto sottolineare che la responsabilità di ciò che si vede in scena e del regista. Lo scenografo deve "solo" realizzare, ovviamente fornendo il suo contributo creativo, le idee del regista.
    Mi pare di capire che non ci siano stati i sottotitoli neanche alle recite successive alla prima, peccato.
    Ciao e ancora grazie.

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  24. utente anonimo 18 marzo 2011 alle 1:57 am

    gentilissimo amico attendo ancora la tua riisposta, e dove potremo trovarci per conoscere e perlare del partito culturale
    grazie 
    pietro.busolini@radiopuntozero.it

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  25. utente anonimo 18 marzo 2011 alle 1:57 am

    gentilissimo amico attendo ancora la tua riisposta, e dove potremo trovarci per conoscere e perlare del partito culturale
    grazie 
    pietro.busolini@radiopuntozero.it

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  26. amfortas 18 marzo 2011 alle 8:15 am

    Pietro, mi scuserai ma non ricordo quando ne abbiamo parlato, oggi se riesco ti contatto, ciao.

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  27. utente anonimo 18 marzo 2011 alle 3:25 pm

    Ieri sera ho visto la Salome (prima compagnia, c’erano i sottotitoli). Speravo di non essere d’accordo con la recensione di Amfortas almeno su qualche punto, tanto per scrivere qualcosa di originale, e invece la sottoscriverei dall’inizio alla fine. Sono uscito soddisfatto. <br>Visto che non ho altro da dire, vi racconto di una cosa che mi ha divertito non poco.  Prima dello spettacolo si siede accanto a me un’anziana coppia: parlavano un dialetto del Centro Italia e probabilmente erano dei turisti. Qui faccio finta parlassero in triestino. <br>La moglie chiede: “Ma ‘sto Strauss el xe quel del Danubio Blu”? <br>Il marito risponde: “Si, nol ga fato solo valzer, el ga scrito anche operette, ma le xe piene di valzer”<br>
    Appena inizia l’opera il marito (forte) esclama: “orco, ma la xe in Tedesco!”  e la moglie “Cosa te credevi, semo a Trieste!”<br>
    Nel corso dell’opera, che dura quasi 2 ore senza intervallo, i segni di disagio ed agitazione accanto a me aumentavano esponenzialmente, al punto che quando viene issato il cadavere decapitato di Jochanaan il marito (forte) esclama: “ma qua no i fa un intervallo?”.<br>
    Il tutto mi ha distratto un po’, ma la cosa era così comica che non mi ha infastidito più di tanto.
    PL

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  28. utente anonimo 18 marzo 2011 alle 3:25 pm

    Ieri sera ho visto la Salome (prima compagnia, c’erano i sottotitoli). Speravo di non essere d’accordo con la recensione di Amfortas almeno su qualche punto, tanto per scrivere qualcosa di originale, e invece la sottoscriverei dall’inizio alla fine. Sono uscito soddisfatto. <br>Visto che non ho altro da dire, vi racconto di una cosa che mi ha divertito non poco.  Prima dello spettacolo si siede accanto a me un’anziana coppia: parlavano un dialetto del Centro Italia e probabilmente erano dei turisti. Qui faccio finta parlassero in triestino. <br>La moglie chiede: “Ma ‘sto Strauss el xe quel del Danubio Blu”? <br>Il marito risponde: “Si, nol ga fato solo valzer, el ga scrito anche operette, ma le xe piene di valzer”<br>
    Appena inizia l’opera il marito (forte) esclama: “orco, ma la xe in Tedesco!”  e la moglie “Cosa te credevi, semo a Trieste!”<br>
    Nel corso dell’opera, che dura quasi 2 ore senza intervallo, i segni di disagio ed agitazione accanto a me aumentavano esponenzialmente, al punto che quando viene issato il cadavere decapitato di Jochanaan il marito (forte) esclama: “ma qua no i fa un intervallo?”.<br>
    Il tutto mi ha distratto un po’, ma la cosa era così comica che non mi ha infastidito più di tanto.
    PL

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  29. amfortas 18 marzo 2011 alle 4:04 pm

    PL, spassosissimo aneddoto 🙂 che fotografa bene una parte di pubblico presente oggi in teatro, non solo a Trieste.
    Ce l'hai fatta a non scoppiare a ridere? Complimenti!
    Ciao e grazie.

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  30. amfortas 18 marzo 2011 alle 4:04 pm

    PL, spassosissimo aneddoto 🙂 che fotografa bene una parte di pubblico presente oggi in teatro, non solo a Trieste.
    Ce l'hai fatta a non scoppiare a ridere? Complimenti!
    Ciao e grazie.

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