Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria ed espressa dell’Anna Bolena di Gaetano Donizetti dalla Staatsoper di Vienna.

Vorrei avventurarmi in una piccola premessa, prima di passare alla recensione di questa Anna Bolena.
La prima dell’opera c’è già stata la settimana scorsa, si è ascoltata per radio e, com’era ampiamente prevedibile, si sono sollevate polemiche allucinanti tra gli appassionati per le differenti valutazioni sulla prestazione degli artisti.
Il motivo di questa agitazione è solo uno, a mio parere, e cioè che il metro di giudizio non è lo stesso per tutti e bisogna farsene una ragione. A me pare di un’evidenza solare, accidenti.
Da questo equivoco nascono poi le guerre di religione, le offese, gli insulti, tutta roba dalla quale io mi tengo alla larga, soprattutto quando realizzo che il motivo del contendere, nella fattispecie l’Anna Bolena di questa sera, non vale tanto spreco di energie.

Tanto rumore per nulla? No. Diciamo tanto rumore per poco. Che Anna Netrebko non sia una belcantista pura si sapeva prima, così come era noto da tempo che Elina Garanča è più un soprano corto che un mezzosoprano classico. Entrambe però possono dire la loro – con limiti precisi specialmente per il mezzosoprano – nella definizione del proprio personaggio e, se hanno avuto un merito in questa recita, è stato proprio quello di non snaturare le loro caratteristiche intrinseche.

Comunque a me pare, e credo di non essere certo il solo, che la parte di Anna Bolena vada oltre il puro belcanto e  necessiti anche di una interprete carismatica: Anna Netrebko ha carisma da vendere e non solo per la sua ormai sin troppo chiacchierata avvenenza fisica, ma perché riempie la scena con la sua personalità artistica, circostanza preclusa a tante belcantiste anche straordinarie ma fredde come ghiaccioli.

Perciò, con queste premesse, se è vero che la Netrebko si spiana qualche difficoltà, pratica peraltro addirittura abusata da sempre nell’opera lirica, è anche vero che la sua Bolena risulta per certi aspetti di buon livello. Una Bolena giovane, energica, orgogliosa e alla fine allucinata, si riconosce in tutti i passi solistici più famosi dell’opera e nei duetti. In particolare citerei la sortita, ma anche i duetti con Percy, impreziositi da una cura per il fraseggio che sarebbe stupido non riconoscere, e ovviamente la lunga e massacrante tirata finale che comprende le due ultime scene dell’opera (Al dolce guidami, Coppia iniqua).
Ovvio che ci sono da segnalare anche difetti, come per esempio la conferma di una tecnica di respirazione non certo ineccepibile, un’intonazione non sempre adamantina e una dizione spesso confusa o approssimativa. E anche qualche scivolata nel quasi parlato. Però, domanda retorica, possiamo scordarci che si tratta di un debutto e che quindi la parte andrà ulteriormente metabolizzata? Perché questa Bolena di Anna Netrebko non resterà un unicum, ma anzi è già prevista la ripresa del personaggio in altri teatri.
Apprezzabile e corretta, ma di esito artistico complessivo anonimo, Elina Garanča quale Giovanna Seymour. Il mezzosoprano per me difetta assai di personalità e quindi i problemi sono più marcati soprattutto laddove la tessitura vocale scende. Il timbro e il colore della voce non sono adatti a definire quella che dovrebbe essere una sensualità se non straripante almeno palpabile, evidenziata. La cantante lettone invece, a dispetto di una figura  aggraziata, è monumentale nella sua inespressiva frigidità asessuata (smile), una Nicole Kidman del melodramma: difficile pensare che per lei Enrico VIII abbia perso la testa. O almeno così è sembrato a me. Tutt’altro che ineccepibile nell’intonazione soprattutto all’inizio, tra l’altro, e pure lei si è espressa in una lingua che assomigliava assai vagamente all’italiano. Mi ha convinto solo nel duetto con Anna all’inizio del secondo atto.

Francesco Meli, tenore che conosco benissimo in virtù di numerose serate in teatro negli ultimi anni, riaffronta un personaggio che già l’aveva messo in difficoltà qualche tempo fa. Anche questa sera la prestazione non è stata convincente, perché la parte, nonostante le generose sforbiciate, è troppo acuta per lui.

Meli ha la fortuna di poter contare su uno strumento di timbro e colore bellissimi e una dizione eccellente, oltre che su un registro centrale sonoro, importante. Negli acuti però fatica non poco e la voce quando sale si sbianca in modo evidente perdendo corpo e volume. Nulla di particolarmente grave, anche perché questo Percy non è figura particolarmente caratterizzata dal punto di vista drammaturgico in primis, e poi vanno riconosciute alcune buone mezzevoci.

Ildebrando D’Arcangelo è stato protagonista di una prova più che positiva. Un Re abbastanza villain, a onor del vero, che il regista ha fatto entrare in scena vestito come un moschettiere sfigato (smile). La voce è importante e sonora, la dizione chiarissima, l’accento episodicamente troppo caricato, ma nel complesso ne esce un Enrico VIII credibile.

Elisabeth Kulman, nei panni di Smeton, è stata diligente e non lascerà grande segno nella storia dell’interpretazione [questa è la classica frase per la quale, tra cent’anni, si riderà della mia lungimiranza. Anzi auguro alla Kulman un futuro artistico radioso, così almeno si parlerà di me tra un secolo (strasmile)].

Comprimari, a parer mio,  nulla più che modesti, con una nota di demerito per il tenore che interpretava Sir Hervey.

Coro non straordinario mentre l’Orchestra non mi è sembrata proprio irreprensibile come m’aspettavo.

Non mi ha convinto per niente la concertazione di Evelino Pidò, che di solito invece apprezzo molto. Direzione slentata e priva di quel nerbo drammatico che in quest’opera di emozioni e sentimenti violenti sarebbe indispensabile. Inoltre, tagli, tagli, tagli. Non so quanto concordati (parecchio credo) con i cantanti, ma comunque troppi. Credo che nel 2011 si possa pretendere qualcosa di più in questo senso e il direttore dovrebbe dettare la strada se non dell’integralità esecutiva delle opere (argomento spinosissimo…) almeno evitare le amputazioni brutali che le rendono piuttosto simili a selezioni, come si usava a suo tempo.

L’allestimento di Eric Génovèse è sembrato tradizionale, già assai polveroso, senza meriti o peccati particolari e non mi sembra il caso di parlarne oltre perché destinato a un rapido oblio.

Successo di pubblico notevolissimo, direi a un passo dal trionfo.

Tutto qui, una normale serata di teatro, con luci e ombre. Vale la pena scaldarsi e gridare al miracolo o all’oltraggio all’Arte della Musica? Per me no.

Come potete immaginare la recensione è stata partorita d’urgenza, quindi sono gradite le segnalazioni di orrori ortografici e di consecutio (strasmile).

Per chiudere, un’altra piccola polemica.

Oggi, al Teatro Carlo Felice di Genova, c’era la prima dei Pagliacci di Leoncavallo con la direzione dell’illustre genovese Fabio Luisi e la storica regia di Franco Zeffirelli. Ebbene mi hanno segnalato che sul quotidiano il Secolo XIX non c’era neanche un cenno a riguardo.

Mi complimento vivamente con il management del giornale genovese. Pagliacci, appunto.

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25 risposte a “Recensione semiseria ed espressa dell’Anna Bolena di Gaetano Donizetti dalla Staatsoper di Vienna.

  1. codirosso 6 aprile 2011 alle 12:32 am

    Perbacco, Amfortas, sono d’accordo su tutto!
    Aggiungo un supplemento di commozione – era la mia prima Bolena, anzi il mio primo Donizetti non-Elisir, e davvero la Anna N. mi ha emozionato – e una bella scia di bava per il moschettiere sfigato 😉
    Ciao e grazie.

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  2. pasquale 6 aprile 2011 alle 1:04 am

    l’ho ascoltato l’altra sera per radio in sostanza sono d’accordo con te una recita con luci e ombre una Netrebko (di cui sono estimatore) non propriamente adatta al ruolo ma sa come cavarsela con la sua personalità naturalmente come tutti i debutti,e in pieno rodaggio quindi migliorabile,anche se forse è meglio che eviti certi personaggi.La Garanga all’ inizio carriera mi aveva favorevolmente convinto,ma con l’andare del tempo mi ha un po deluso,sia per la sua vocalità non propriamento da mezzo (anche se piacevole nel timbro e l’emissione è abbastanza pulita)ma lascia perplesso quella noncuranza o indifferenza quando canta,sembra che sia li per caso di passaggio,poi sincermente è veramente fredda
    per il resto del cast piu o meno quoto quello che scrivi a parte Ildebrando che sinceramente non mi è piaciuto la direzione,mah che dire se non c’erano i tagli lenta come era la recita durava tutta la notte la regia non avendo visto le scene non esprimo niente ma da quando ho letto non stato una grande cosa,alla diretta dalla radio parecchi buu al regista

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    • amfortas 6 aprile 2011 alle 8:14 am

      Pasquale, non ti sei perso nulla per quanto riguarda la regia, credimi.
      Sul resto siamo abbastanza d’accordo direi, quindi meglio così.
      La Netrebko, come sai, piace anche a me anche se sono sempre attento anche agli innegabili difetti e ne scrivo senza problemi.
      Ciao.

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  3. Elena 6 aprile 2011 alle 9:46 am

    Per lo più le recensioni (non solo operistiche e non solo musicali) sono a senso unico: stroncano o incensano, raramente si trovano luci e ombre ben motivate o semplicemente descritte al di là delle sviolinate o di un astio quasi sempre eccessivo.
    Naturalmente ci sono le gradite eccezioni, i pochi casi in cui si può addirittura imparare qualcosa.. 😉
    Ciao!
    Elena

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  4. daland 6 aprile 2011 alle 12:33 pm

    OT, riguardo a Genova (ieri – lo confesso – ho preferito Pagliacci a Donizetti!): forse che il silenzio del Secolo XIX abbia a che fare con la super-sponsorizzazione (streaming incluso) di genova.repubblica?

    Oggi in effetti c’è un articolo, che non cita per nulla lo streaming:

    http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2011/04/06/AODoPSK-genova_pagliacci_prima.shtml?hl

    Ciao!

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    • amfortas 6 aprile 2011 alle 2:13 pm

      Daland, può pure essere ma io che non sono legato a ‘sti giochetti proprio non l’ho digerita. Anche a Trieste siamo bravi a darci la zappa sui piedi, però una cosa del genere, col teatro in quelle condizioni, è scandalosa.
      Mi hanno detto bene della recita, ma approfondisco nel pomeriggio, ciao!

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  5. Alucard4686 6 aprile 2011 alle 7:03 pm

    Io non sono riuscito a sentirla, ma ho visto un video del finale dove la Netrebko si copre da sola col velo rosso e mi è parso terribile ( e a me era piaciuta la Stuarda treistina 😀 )

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    • amfortas 6 aprile 2011 alle 7:48 pm

      Alucard, sì la regia era nella migliore delle ipotesi insignificante con qualche punta grottesca. Sai che sei il primo che afferma che gli è piaciuta la regia di Krief in quella Stuarda? 🙂
      Ciao!

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      • Alucard4686 7 aprile 2011 alle 12:25 am

        Sono un novizio e devo affinare il mio boccato…
        Era il mio primo anno da abbonato e la mia prima Stuarda. ne verranno di migliori (e peggiori).

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      • amfortas 7 aprile 2011 alle 8:15 am

        Alucard, ah sì, al peggio non c’è mai fine, lo sappiamo :-). La prossima regia dovrebbe essere bella invece, parlo della Francesca da Rimini prossima ventura.
        Ciao!

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  6. biondasirocchia 6 aprile 2011 alle 8:14 pm

    Ho potuto sentire e vedere solo i 13 minuti pubblicati su youtube, in cui cantano tutti. Bravini, senza niente di miracoloso (in quei 13 minuti). Però costumi, scenografia, regia… Un Enrico VIII travestito da D’Artagnan che si scaglia su una dormeuse azzurra da salotto ottocentesco (stile Traviata) su cui si rotola un’ Anna costretta in un costume che le comprime il pregevole petto, quando probabilmente l’idea era di evidenziarlo… Un po’ di gusto, dico io…

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    • amfortas 7 aprile 2011 alle 8:13 am

      Bionda, infatti non c’era nulla di particolarmente eccitante né deprecabile dal punto di vista artistico, in questa Bolena. La regia era proprio bolsa pur riuscendo ridicola in alcuni momenti. Vabbé 🙂 Ciao!

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      • bertolini brenno 23 aprile 2011 alle 1:12 pm

        Nessuno ha il coraggio di dire che, esecuzione – modesta – a parte – il primo atto di Anna Bolena è assolutamente mediocre? non c’è un momento che non sia pura routine – Senza alcuni numeri del secondo atto, si potrebbe risprofondare l’opera nell’oblio, soprattutto quando non c’è una cantante all’altezza, come in questo caso.

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      • amfortas 23 aprile 2011 alle 3:33 pm

        Brenno, sono d’accordo sino aun certo punto. Certo, la Bolena non ha quella continuità drammaturgica che contraddistingue altri lavori di Donizetti, ma io non la trovo poi così sciapa, in generale. Poi, che questo Donizetti abbia bisogno di interpreti di grande personalità, è indubbio.
        Ciao e grazie.

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  7. Pingback:Repetita iuvant. « Di tanti pulpiti.

  8. giampiero del mercato 9 aprile 2011 alle 8:47 am

    a me in genere la Netrebko non piace ed a vienna dove abito l’ho vista varie volte: noiosa in Manon, niente di che in Elisir, inaccettabile in Lucia, ma come Bolena invece mi é piaciuta davvero anche se i primi piani televisivi mettono in evidenza un’espressione daa patata lessa che da lontano fortunatamente non si vede. Attendo ora la sua Tatiana. La Garanca é freddina é vero ma mi é sembrata regale piu’ della regina. Meli ha una voce bellissima ma dopo Kunde a Barcellona, non c’é un paragone possibile. D’Arcangelo l’ho sempre trovato noiosetto e mi ha sorpreso come Enrico. Direzione noiosa e terribilmente chirurgica. Ma la regia, lo spettacolo meglio dire…….per uno che vive a Vienna e che deve vedere una Forza con Preziosilla Calamity Jane o Elsa che vaga cieca con bastone bianco sul palcoscenico, o a Monaco una Elisabetta del Devereaux conciata da Thatcher o le streghe del Macbeth che fanno la pipi’ in scena……..ben venga unoi spettacolo che lascia le cose come stanno!!
    Saluti a tutti e Buona Pasqua. Il 17 vado a vedere in teatro questa Anna Bolena e vedremo se mi piace ancora. Giovincore

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    • amfortas 9 aprile 2011 alle 9:57 am

      Giovincore, a me la Netrebko piace moderatamente, nel senso che, come dici tu, dipende dal repertorio che affronta. Nella famosa Traviata di Decker mi pare strepitosa per esempio, così come è convincente come Adina e pure come Mimì. Tatiana anche, in teoria, è un suopersonaggio, vedremo. Le regie televisive hanno grandi meriti e enormi difetti, ma la televisione è un mezzo che ha esigenze particolari e forse ne ha anche il pubblico. Quello che fa inorridire noi melomani non necessariamente spiace anche ai neofiti.
      Ancora una cosa, la regia della Forza alla quale fai riferimento era terribile 🙂 e la Gruby nel Devereux era tremenda di suo!
      Grazie del tuo contributo e, mi raccomando, non mancare di farci sapere le tue impressioni dopo aver visto la recita in teatro.
      Ciao e buon fine settimana.

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  9. Pingback:ANNA BOLENA di Donizetti con Anna Netrebko ed Elina Garanca su Arté e su ORF2 « Wanderer's Blog

  10. winckelmann 14 aprile 2011 alle 6:21 pm

    Naturalmente non l’ho ancora né vista né sentita, io ho i miei tempi. Però, porca paletta, l’unica volta che ho visto la Garanča in teatro, a Vienna nel Werther, fu straordinaria. Poi però neanch’io l’ho più ritrovata così e le successive audizioni nel repertorio più vario mi hanno lasciato sempre più tiepido. Peccato.

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    • amfortas 14 aprile 2011 alle 8:19 pm

      winckelmann, io non l’ho mai sentita in teatro e quindi il mio parere vale pochino. Qui non mi ha convinto, però anch’io l’ho apprezzata in altre parti. Magari quando vedrai la sua Seymour ne riparliamo, ciao!

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  11. Pingback:Alberto Mattioli, il critico ninja. « Di tanti pulpiti.

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