Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Repetita iuvant.

Ho scritto poco tempo fa questo articolo, ma viste le ultime polemiche in merito alla Bolena alla Staatsoper, forse non è inutile ribadire alcuni concetti, anche perché ho notato che su questa piattaforma sono sorprendentemente numerosi i nuovi lettori.

Tempo fa, Beppe Severgnini, sul Corriere della Sera, ha scritto un editoriale intitolato L’ossessione del nemico, riferendosi ai tristi meccanismi che regolano le dinamiche dialettiche nei dibattiti politici in televisione.
Mentre leggevo l’articolo, mi sono sorpreso a rilevare come molte considerazioni potessero essere estrapolate, rielaborate e risultassero calzanti anche per il dibattito tra critici musicali o, se preferite, tra appassionati melomani.
Succede sempre più di frequente, infatti, che anche nei blog e nei forum dedicati all’opera la rissa sostituisca la discussione.
Il disprezzo per le opinioni altrui, l’aggressività verbale esibita come qualità dialettica, ormai non solo sono la regola ma motivo di autoreferenziale vanto.
Il rispetto è artatamente confuso con la pavidità, la cieca arroganza spacciata per coraggio, l’insolenza e la maleducazione sventolate quali vessilli di libertà di pensiero e parola.
La prevenzione, un’idra fosca, livida, cieca, col suo veleno se stessa attosca, è sottilmente propagandata per coerenza.
La scelta di non avere nemici o amici per default non è più vista come onestà intellettuale, ma lordata dal sospetto dell’ipocrisia.
La pseudocultura televisiva del chi grida più forte vince, l’idolatria dell’audience a tutti i costi sono modelli vincenti che pagano e soddisfano l’ego di molte persone.
Anche noi che parliamo di Arte stiamo facendo l’errore di scambiare per fisiologico ciò che è invece una grave forma patologica.
Alla fine, il citizen journalism, quel movimento e fermento culturale che è nato grazie alla Rete, sta partorendo una nidiata di nuovi mostri sempre più simili a quelli che ci propinano i media tradizionali.
Se uno spettatore televisivo guarda il telegiornale di Emilio Fede o di Augusto Minzolini, già sa come le notizie (ammesso che le diano) saranno divulgate. Vale anche per altre testate di opposto orientamento politico.
Ecco, così, mestamente, stanno diventando alcune delle piazze virtuali che si occupano di musica lirica: si sa già prima come saranno valutati cantanti e allestimenti, nel bene e nel male.
Io rivendico invece il diritto alla coerenza incoerente o, se preferite, all’incoerenza coerente, che è una “linea editoriale” che presuppone la buonafede e mi dà la libertà di parlare bene oggi di un artista e male la volta successiva, se mi pare che non sia stato all’altezza del compito.
Per scrivere di musica, io, non ho bisogno di un nemico, mi basta una serata in teatro.

Buon fine settimana a tutti.

Qui l’articolo di Beppe Severgnini.

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10 risposte a “Repetita iuvant.

  1. biondasirocchia 9 aprile 2011 alle 7:52 pm

    I nuovi mostri stanno in molto campi. Quella in cui viviamo, più che una società civile, è un’arena per galletti da combattimento. Ci stupiamo del bullismo a scuola quando si respira violenza con l’aria, ed essere così è motivo di vanto. Attacco ergo sum. Bene profetò di questi San Paolo: “Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi”.
    Biondasirocchia

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    • amfortas 9 aprile 2011 alle 10:58 pm

      Bionda, non so darti torto. Soprattutto non capisco a che possa servire questo atteggiamento aggressivo, ma peraltro non sono neanche fatti miei.
      Io sono stato aggressivo con la pasta fatta in casa e il ragù di cinghiale, stasera, per dire.
      Ciao 🙂

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  2. margot 10 aprile 2011 alle 10:00 am

    Io ho la sensazione che urli chi in realtà non abbia niente da dire… e siccome questi “vuoti con la scatola cranica intorno” sono sempre di più, sempre di più le opinioni sono prevedibili.

    (Oggi sono particolarmente ottimista, non trovi? Deve essere la disabitudine a svegliarsi presto nel fine settimana… pensa che non sapevo esistessero le 8 la domenica mattina, credevo la giornata cominciasse alle 11…)

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    • amfortas 10 aprile 2011 alle 4:23 pm

      margie, hai ragione, tutto diventa prevedibile se si ragiona per pregiudizi ma, che vuoi, contenti loro…
      Davvero, non ricordo a mia memoria di averti sentita prima delle 12 di qualsiasi domenica, che è successo? Hai passato la nottata al Pronto Soccorso? 🙂
      Ciao!

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  3. codirosso 10 aprile 2011 alle 10:33 am

    Iuvant eccome, visto che il secondo bersaglio, dopo il “nemico”, finisce per essere chi sceglie di non avere “nemici”!
    A questo proposito, posso sfruttarti per sapere perché viene usata la parola “baroccari” e con un tono fortemente insultante? Non ho capito se sono una baroccara o una filobaroccara o se lo sono in parte o…
    Grazie, e scusa se ti uso come “bigino” 🙂
    Laura

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    • amfortas 10 aprile 2011 alle 4:40 pm

      codirosso, in effetti spesso se la prendono anche con chi non manifesta in modo eclatante il proprio sdegno, considerando le persone moderate come fiancheggiatori di non so cosa…bah!
      Per baroccari s’intendono cantanti, direttori ed orchestre che si sono convertiti al modo di fare musica, appunto, baroccaro. Le caratteristiche del baroccaro sono orchestre limitate nell’organico che suonano con i cosidetti strumenti originali, cantanti considerati sottodimensionati per le parti e direttori poco attenti alle dinamiche orchestrali. Attraverso il cavallo di Troia di una malintesa lettura del Barocco, i baroccari vorrebbero appropriarsi di repertori che non sarebbero di loro competenza. La barocchizzazione è di solito opera di direttori inglesi e francesi. In realtà anche in questo filone ci sono cose buone e altre pessime, ma il discorso sarebbe lungo. Certo, una Bartoli che affronta parti come Norma è grottesca, diciamolo. Come è grottesco l’uso a sproposito (e anche a proposito, a mio gusto, smile) di falsettisti, sopranisti, controtenori ecc ecc.
      Insomma al di là delle battute, per affrontare certi repertori bisogna avere determinate caratteristiche vocali, e l’escamotage di alleggerire il peso orchestrale per dare la possibilità a cantanti che sospirano invece di cantare d’affrontare certe parti è effettivamente una piccola sciagura per l’opera. Ciao!
      Paolo Bigino

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  4. codirosso 10 aprile 2011 alle 8:32 pm

    Grazie P.B.! Ne deduco che non sono filobaroccara (forse proprio perché sono filobarocca).

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  5. amfortas 11 aprile 2011 alle 8:52 am

    Codirosso, il problema è avere la serenità per distinguere, anche in repertorio barocco, chi canta e suona bene e chi invece vende fumo 🙂
    Ciao!

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