Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Ernani di Giuseppe Verdi a Bologna: un piccolo approfondimento.

Domani a Bologna la prima dell’Ernani di Giuseppe Verdi, che si potrà ascoltare in diretta alle 20.00 su RADIO3. Io sarò in sala il 19 maggio, quindi rimando la recensione alla settimana prossima. Nel frattempo dedicherò un paio di post all’opera.
Qualche volta i lettori mi chiedono approfondimenti.
Beh, forse è il caso di accontentare qualcuno e, una tantum, di far accaponare la pelle alla maggioranza (strasmile).

Ernani, brevità e fuoco.

Dopo il successo ottenuto con “Nabucco” e i “Lombardi”, a metà del 1800 il nome di Verdi era molto richiesto. In quegli anni, i poli operistici di rilievo dell’Italia settentrionale erano La Fenice di Venezia e La Scala di Milano.
Superate parecchie titubanze, il compositore di Busseto decise di accettare l’offerta del marchese Nanni Mocenigo, che presiedeva il teatro veneziano.
Il contratto prevedeva due opere per la stagione di Carnevale e di Quaresima, una nuova di zecca ed un’altra che fosse una novità per Venezia.
Verdi era molto esigente non solo sul piano economico, ma costellava di “paletti” i suoi contratti, ponendo vincoli temporali tra una recita e l’altra, ad esempio. Allo stesso modo pretendeva di scegliere il librettista, che avrebbe dovuto attenersi strettamente alle sue direttive.
Inoltre, all’atto pratico, doveva considerare quali fossero i cantanti più adatti al repertorio e schivare le forbici della severa censura.
Fatte queste premesse, molti furono i soggetti, perlopiù provenienti dalla letteratura inglese, prima considerati e poi scartati: Re Lear, Il Corsaro di Byron (escluso per l’indisponibilità del baritono Ronconi), La Sposa d’Abido, Caterina Howard e I Due Foscari (giudicati troppo audaci dalla censura).

L’incontro con Francesco Maria Piave e l’Hernani di Victor Hugo.

In questo periodo Verdi ricevette una lettera da uno sconosciuto aspirante librettista, tale Francesco Maria Piave,

Francesco Maria Piave.

che aveva conoscenze altolocate a Venezia. Costui aveva iniziato un lavoro sul soggetto di “Cromwell” di Victor Hugo, e chiedeva al Maestro un incoraggiamento a proseguire.
Rassicurato sulle qualità del giovane da Mocenigo, Verdi accettò la collaborazione, destinata a durare un ventennio.
Tra Verdi ed “il grazioso”, così fu soprannominato Piave da Giuseppina Strepponi, s’instaurò una nutrita corrispondenza, che ha permesso agli studiosi di intendere meglio la concezione verdiana di dramma musicale.
Piave, con il passare degli anni, si rivelò straordinario nel rendere concreto il concetto di parola scenica che aveva Verdi.
Dopo lunghe traversie il soggetto scelto fu “Allan Cameron” ma, a lavoro concluso, Verdi era insoddisfatto: si era innamorato di “Hernani”, dramma teatrale di Victor Hugo.
A giudizio del Compositore, il soggetto era ideale per una trasposizione musicale: vicende incalzanti, molta azione, sentimenti forti.
L’”Hernani” era stato rappresentato a Parigi nel 1830, ed aveva colto un successo clamoroso.
I nobili personaggi protagonisti sono combattuti tra Amore ed Onore e, in nome di questi sacri principi, si trasformano, a dispetto dell’alto lignaggio che suggerirebbe comportamenti più soft, in uomini straordinariamente egoisti, possessivi, disposti a tutto pur di trionfare sui rivali.
La povera Doña Sol (l’Elvira di Piave) è solo un oggetto da esibire come prova del proprio trionfo.
In realtà, l’unico vincitore è Don Carlo, che diviene imperatore ed è capace di un gesto distensivo, il perdono dei cospiratori.
Tutti gli altri sono sconfitti.
Ma torniamo a Piave che, nel frattempo, aveva ultimato il libretto di “Allan Cameron”, diventato, per sfuggire alla censura, “Cromwell”.
Il librettista riceve l’ordine, da parte di Verdi, di lavorare sul dramma “Hernani” attenendosi il più possibile al testo teatrale che il Maestro, come già detto, amava molto. Probabilmente conosceva le traduzioni in italiano che erano già comparse nel 1832 e nel 1835, quest’ultima molto edulcorata specialmente nel finale.
Dal punto di vista storico musicale, la scelta del Maestro d’attenersi il più possibile al testo differenzia Verdi da Rossini e Donizetti, per i quali i soggetti drammaturgici e musicali erano spesso intercambiabili.
D’ora in poi, Piave deve fare i conti con le esigenze artistiche e musicali di Verdi, che non riesce a scegliere con sicurezza le parti d’assegnare ai cantanti. Si pensi solo che, in una certa fase della complicata gestazione, il ruolo di Ernani sarebbe dovuto essere interpretato da un contralto allora popolarissimo, Carolina Vietti, primadonna a Venezia.
Dopo tante peripezie il cast per la prima, il 9 marzo 1844, fu così assemblato:

Carlo Guasco.

Ernani: Carlo Guasco

Don Carlo: Antonio Soperchi

Don Ruy Gomez de Silva: Antonio Selva

Elvira: Sofia Loewe

Giovanna: Laura Saini

Don Riccardo: Giovanni Lanner

Jago: Andrea Bellini

Fu un successo clamoroso! Verdi fu definitivamente consacrato come genio musicale.
Victor Hugo protestò in quanto ritenne che il suo lavoro fosse stato troppo edulcorato dagli spunti più rivoluzionari ma, d’altro canto, la censura non la pensava certo così, visto che in molte città italiane consentì che l’opera fosse rappresentata solo a patto che si cambiasse il titolo.
Ecco allora che Ernani fu allestito, diciamo così, sotto mentite spoglie.
A Palermo diventò “Elvira d’Aragona”, a Napoli “Il Corsaro di Venezia”.
L’autentico valore storico di Ernani è ben preciso, e si deve ricercare nella distribuzione delle voci maschili, paradigmatiche della produzione verdiana.
Il basso è un uomo di principi incrollabili, spesso anziano.
Il tenore è giovane, innamorato, ardente, disperato.
Il baritono è nobile, ironico, riflessivo ma audace.

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8 risposte a “Ernani di Giuseppe Verdi a Bologna: un piccolo approfondimento.

  1. giuliano 12 maggio 2011 alle 9:55 am

    un mio personalissimo ricordo: parecchi anni fa, andavo al lavoro in un posto dove stavo malissimo. Ogni mattina mi veniva in mente un’aria dell’Ernani, che continuava a girarmi per la testa. Ed era una cosa piacevole, per questo ci ho messo un bel po’ a capire: “Ernani, Ernani involami dall’aborrito amplesso…”
    Oggi sono passati tanti anni, posso anche mettere l’icona sorridente
    🙂

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    • amfortas 12 maggio 2011 alle 8:23 pm

      Giuliano, speriamo che la prossima settimana cantino un po’ meglio della prima di ieri sera, che ho sentito a tratti. Altrimenti, mi sa, sarò io che avrò voglia d’involarmi 🙂
      Ciao!

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  2. Milady 12 maggio 2011 alle 7:07 pm

    Ed Elvira è l’unica donna nel raggio di miglia e miglia, perché non è possibile che si accapiglino in 3 (in tre!) per questa qui. Che poi, tre innamorati e alla fine non si combina niente. Tristezza.

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  3. giuliano 12 maggio 2011 alle 9:04 pm

    con l’Ernani siamo viziati…dal disco di Bergonzi a Domingo, eccetera…
    e poi è troppo bello, l’Ernani
    🙂
    (bello ma difficile per i cantanti!)
    è uno dei miei ricordi più nitidi alla Scala, anche a distanza di trent’anni (beh, quasi): la seconda recita stava andando malino, nonostante Domingo-Freni-Bruson-Ghiaurov, erano tutti molto nervosi. Già si prevedevano fischi, alla fine, quando è arrivato il “Si ridesti il Leon di Castiglia”, e da lì in avanti è filato tutto a meraviglia.
    E’ davanti a cose come queste che pensi a Verdi come grande uomo di teatro. Sapeva sempre cosa stava facendo…Due minuti di coro come questo, e se è fatto bene prendi gli applausi nonostante tutto.
    (inutile dire che quello che segue sembra scritto su misura per Bruson)

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    • amfortas 13 maggio 2011 alle 8:23 am

      Giuliano, quello è un Coro molto adrenalinico, ed è davvero uno dei vertici della capacità drammaturgica di Verdi.
      Verdi era molto attento a tenere desta l’attenzione degli spettatori, credo fosse il suo secondo interesse dopo…i cachet!
      Ciao 🙂

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  4. TOSCA 26 maggio 2011 alle 4:45 pm

    PER AMFORTAS: IN MERITO ALLA CONSIDERAZIONE DISCUTIBILE CIRCA L’INTERESSE DI VERDI VERSO I CACHET….MA TU LAVORI GRATIS????

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  5. amfortas 26 maggio 2011 alle 5:44 pm

    Tosca, non c’è molto da discutere, sai? Se leggi qualcosa che si occupa della vita di Verdi (un Budden, solo per dirne uno) vedrai che il Nostro era estremamente interessato ai soldi. Non c’è nulla di sbagliato, m’interessava solo mettere in luce la circostanza, per chi magari non ne era a conoscenza.
    Io non ho mai lavorato, chi vuoi che mi prenda?
    Ciao.

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