Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria della Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti al Teatro Verdi di Trieste.

Qui sopra si legga avveniristica, ovviamente. Colpa mia, che avverto il mio amico Vignettaio sempre all’ultimo momento e gli metto fretta (smile).

La Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti, andata in scena ieri sera al Teatro Verdi di Trieste, era l’ultimo appuntamento operistico della stagione 2010/2011.
Partitura Lucia di Lammermoor.
Ora si rischia, qui a Trieste, che si riparli di opera appena a gennaio del 2012, per i soliti motivi economici sui quali neanche ho voglia di tornare ancora. Ne sapremo di più a breve, credo, quando sarà convocata la conferenza stampa ad hoc.
Intanto la chiusura di stagione si è rivelata di buon livello, con qualche distinguo.
Il primo motivo di compiacimento è stato la presenza in sala, sino all’ultima nota, del nuovo Sindaco Roberto Cosolini, che almeno ha mandato un segnale positivo, che di questi tempi è già una cosa.
Inoltre, lo spettacolo ha avuto un grande successo di pubblico che è tornato piuttosto numeroso nel teatro cittadino, dopo che troppo spesso quest’anno si erano visti molti, troppi, posti vuoti.
Censurabile, in questa occasione, la scelta di rappresentare l’opera di Donizetti con tagli notevoli, che hanno compreso sia il duetto Raimondo-Lucia del primo atto sia la bellissima e famosa scena della torre di Wolferag. Tagli davvero inspiegabili, oltretutto in presenza di una compagnia d canto di buon livello, che avrebbe garantito un risultato sicuramente positivo.
Credo che la decisione sia da imputare al direttore Julian Kovathcev che, tra l’altro, si è reso responsabile di una concertazione discutibile, in cui spesso sono emersi clangori e bellurie in malinteso stile Verdi anni di galera in un’opera che fa invece della delicatezza e dell’abbandono la cifra identificativa. Si tratta dei primi vagiti del romanticismo, lo ricordo ai distratti.
Ha capito bene questo concetto il regista Giulio Ciabatti, che infatti ha concepito l’allestimento sfumando i lati più truci del libretto di Cammarano e amplificando invece le sensazioni ovattate delle notturne brume scozzesi.
Una scena spoglia, ma non certo trasandata, malinconica e struggente ma non certo piagnucolosa, realizzata molto bene nelle scenografie di Pier Paolo Bisleri e negli appropriati costumi d’epoca di Giuseppe Palella. Alla completezza dello spettacolo hanno giovato anche le luci tese e livide di Nino Napoletano.
Sullo sfondo la luna, a guardare furtivamente le tristi vicende degli sfortunati Lucia e Edgardo.
I protagonisti si sono mossi su di un campo solcato (piuttosto pericoloso peraltro, ho visto la Dalla Benetta camminare come se indossasse un tacco 15, strasmile, che peraltro porta con grande disinvoltura fuori scena) che si è trasformato nel pavimento di una sala del castello di Ravenswood con la semplice aggiunta di una porta, un leggio e un quadro, e poi nel desolato panorama delle “tombe degli avi suoi”, e cioè di Edgardo, nel finale. Un allestimento elegante, di buon gusto.
Un po’ meno brillanti del solito le prestazioni dell’Orchestra del Verdi di Trieste, qualche spernacchiamento degli ottoni si è sentito, e anche del Coro, che ha iniziato in modo insolitamente timido ed è stato spazzato via dalla furia distruttrice di Kovatchev per poi riprendersi in…corso d’opera.
Silvia Dalla Benetta non sarà la Lucia del secolo ma ha portato a termine diligentemente il suo compito tutt’altro che semplice.

Giorgio Caoduro e Silvia Dalla Benetta.

Il soprano ha una voce penetrante negli acuti e abbastanza sonora nei centri ed è una giovane volpona del palcoscenico (smile), che sa gestire i suoi pregi e camuffare i suoi difetti, magari accennando un po’ quando la salita ai sovracuti si fa impervia ma anche rafforzando il suono nei centri e negli acuti sino al do, che si espandono bene in sala. Molto brava nella sortita Regnava nel silenzio e nel primo duetto con Enrico, ad esempio. Nella famosa scena della pazzia si è trovata in difficoltà solo nella ripresa della cabaletta Spargi d’amaro pianto, nella quale si è sentito qualche acuto ghermito.
La prestazione è da considerarsi comunque convincente, anche perché la recitazione è stata pertinente e senza sbracature particolari.
Certo, nella scena di follia ha dovuto strabuzzare un po’ gli occhi, ma non è che tutti possano sembrare pazzi mantenendo un perfetto aplomb come i critici musicali (strasmile).
Se l’è cavata bene anche Aquiles Machado, negli ingrati (vocalmente) panni di Edgardo.

Aquiles Machado e Silvia Dalla Benetta.

Il tenore venezuelano mi pare molto più a suo agio in Donizetti che in Verdi, anche se la recente proposizione di parti drammatiche pesanti ha lasciato qualche segno sulla voce che si è un po’ appesantita e lo costringe a un’emissione aperta dei suoni che non è certo caratteristica principale del canto a fior di labbra, che invece la vocalità donizettiana richiederebbe. Però, accidenti, almeno il timbro è virile e non eunucoide e sbiancato, alla Topo Gigio (smile).
Il suo Edgardo è giovane, virile, innamorato e anche decentemente composto in scena. Specialmente nella grande aria e nel finale, inoltre, l’artista ha trovato un accento coinvolgente che ha emozionato il pubblico.
Brillante la prestazione di Giorgio Caoduro, che invece in Donizetti si trova perfettamente a proprio agio, e che ha fatto sfoggio di un’importante voce baritonale, di timbro chiaro ma accattivante e con acuti addirittura spavaldi. L’artista è stato molto bravo nel tratteggiare un Enrico monolitico, ossessionato dalla sua sorte economica e politica sino al punto di sacrificare la povera sorella. Davvero è un peccato che non abbia avuto l’opportunità di cantare l’adrenalinica scena della torre.
Discrete le prestazioni del basso Giovanni Furlanetto, un Raimondo che causa i tagli canta pochino, e di Gianluca Bocchino nella breve ma difficile parte tenorile di Arturo.
Routinaria la prestazione di Annika Kaschenz (Alisa) e francamente rivedibile quella di Francesco Piccoli nei panni di Normanno.

Lucia di Lammermoor, Trieste 11.06.2011
Il pubblico, come dicevo all’inizio abbastanza numeroso, ha applaudito i cantanti anche a scena aperta dopo le arie più famose e ha poi ribadito il proprio apprezzamento al curtain call, ovazionando selvaggiamente Silvia Dalla Benetta e Aquiles Machado e distribuendo convintissimi applausi a tutta la compagnia artistica.

Bene, mission accomplished, come disse a vanvera un recente Presidente degli Usa, quindi buona settimana a tutti e alla prossima!

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19 risposte a “Recensione semiseria della Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti al Teatro Verdi di Trieste.

  1. giulio ciabatti 13 giugno 2011 alle 12:01 am

    Ecco, meno male che su facebook non ho scritto “clangori”, altrimenti poteva sembrare che avessi copiato un commento (!!!) che condivido nel profondo. E’ la prima volta che la ringrazio Pubblicamente (!!!) delle sue osservazioni, ma voglio dirle che ciò che mi ha sempre colpito è la sua sensibilità nel cogliere tante sfumature e intenzioni. Forse ci incontreremo anche di persona, ma va bene anche così… le sono grato ancora una volta della sua attenzione!!!

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    • amfortas 13 giugno 2011 alle 8:33 am

      Giulio, passo subito al tu informatico anche con te, mi scuserai.
      Sono contento che dalle mie critiche (qui semiserie) ma su OperaClick un po’ meno scanzonate, si capisca che cerco di motivare quello che dico, quindi grazie del tuo intervento e, mi raccomando, passa anche quando il mio parere sul tuo lavoro non sarà così positivo!
      Ciao 🙂

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  2. FurioP 13 giugno 2011 alle 12:11 am

    Anche la rappresentazione di domenica è stata di ottimo livello: bravi e belli gli interpreti principali, direzione un po’ “voluminosa” comunque il tutto molto godibile

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    • amfortas 13 giugno 2011 alle 8:35 am

      Furio, se ho tempo e la schiena me lo consente vengo a vedere anche il secondo cast, perché sono molto curioso di sentire il tenore Borras, che ritengo ottimo per questo repertorio, per quanto sia ancora giovane.
      Ciao e grazie!

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  3. ira 13 giugno 2011 alle 9:43 am

    il secondo cast…….merita………è un’altra visione , un’altra lettura…ieri sera avevo le lacrime dall’emozione

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    • amfortas 13 giugno 2011 alle 10:24 am

      ira, sì un amico mi ha parlato molto bene soprattutto di Borras e, avendolo sentito più volte, non fatico a credere ai vostri entusiasmi.
      Ciao e grazie.

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  4. Alessandro Zuppardo 13 giugno 2011 alle 1:17 pm

    ciao Paolo, grazie per seguirci sempre con interesse! Mi intristisce un po’ leggere che il coro appare “timido” all’inizio per poi riprendersi in corso d’opera…..chi conosce la partitura sa che stiamo eseguendo musica molto raffinata, con nuances che partono dal “pp” fino al “ff” anche nella parte del coro. Ma nella prima scena abbiamo solo 20 artisti del coro contro 70 professori d’orchestra – tra cui il signor Nelsen Piatti scatenatissimo :)) Nonostante tutto accetto il rischio e le critiche, ma ti assicuro che mi è solitamente difficile adeguarmi ai clangori di esecuzioni pedestri. Piuttosto giù m’avvento. Ti aspetto a Leipzig! Un abbraccio, Alessandro.

    p.s. o ci vediamo in settimana, se vieni per il secondo cast – che merita attenzione quanto il primo!….

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  5. amfortas 13 giugno 2011 alle 2:16 pm

    Alessandro, sostengo da tempo che il Coro del Verdi sia nella top 3 in Italia e lo dico con cognizione di causa, visto che bazzico abbastanza frequentemente- non quanto vorrei – i teatri della penisola.
    La mia non era una critica vera e propria, ma solo un’osservazione sommessa anche perché, appunto, so che il Coro come tutti gli altri elementi deve rispondere ai segni d’espressione voluti dal compositore. La sensazione di iniziale timidezza, peraltro, è stata condivisa anche da altri amici presenti alla prima. Certo, Mr.Nelsen era in gran serata 🙂
    Buon lavoro per il tuo nuovo incarico, come detto sopra se ce la faccio vedrò anche il cast alternativo.
    Ciao e grazie.

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  6. claudio 14 giugno 2011 alle 4:25 pm

    vado poche volte a teatro…ma ogni volta è una emozione grande.
    Claudio

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  7. vittorinof 14 giugno 2011 alle 6:51 pm

    Ehy! Magari non se n’erano accorti! D:

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  8. Manuel Garcia 15 giugno 2011 alle 11:19 am

    Passavo solo per dire che, avendo visto la foto di Paolo Bullo, si tratta davvero di un bel figo! Complimenti! Manuel

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  9. ohimè 15 giugno 2011 alle 7:18 pm

    ma che scrivete

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    • amfortas 15 giugno 2011 alle 7:30 pm

      Finalmente è arrivato il troll di turno, che scrive con 2 nick diversi. Il troll è uno degli esempi preclari del successo di un blog, perché attira curiosi e autoalimenta in modo esponenziale il numero di visite. Sulla psicopatolgia quotidiana del troll potrei scrivere un trattato, dopo quasi 15 anni di frequentazione del web.
      Ciao, ohimé o ira, come preferisci. La tua finta mail inoltre, è una coordinata sin troppo chiara della tua provenienza, diciamo così, culturale, che poi è sempre quella ormai nota a chiunque scrive di lirica in Rete.

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  10. Alucard4686 19 giugno 2011 alle 2:05 pm

    Mi sento di fare due premesse: non ero al mio solito posto centrale, ma ero di lato, e forse le mie attese erano troppo alte, quindi forse queste due variabili hanno condizionato il mio ascolto, ma questa Lucia non mi ha convinto. Mi ha annoiato. La direzione (non mi ricordavo la tua recensione, che ho riletto ora, giuro) ma era proprio verdiana, a momenti direi, un po’ fracassona e nei momenti di insieme copriva tutti i cantanti. A volte avevo l’impressione che l’orchestra e cantanti fossero due cose distinte, che ognuno facesse il suo.
    Edgardo era molto coinvolgente e anche vocalmente il migliore della serata, anche se come hai detto tu, aveva dei suoni un po’ aperti. La scena finale è stata la parte migliore della serata. Veramente bella
    Il soprano nel primo atto non sembrava affatto una ragazza fragile, ma una specie di Musetta, in seguito poi è stata più nella parte. Il suo timbro però è un po’ fastidioso. Al centro aveva un vibrato strano, e negli acuti ha spesso urlacchiato, quando non cercava di camuffare i difetti cantando più piano, e c’è stata pure la stecca. Poi non capisco la scelta di fare quella brutta cadenza nella scena della pazzia, dove ha pure fatto il mib (bruttino) al centro. Non era meglio fare quella più classica e farlo alla fine, se proprio voleva farlo? Mah. Ce ne sono una quarantina, ognuno se la sceglie.
    il baritono mi sembrava bravo sotto ogni profilo, ma purtroppo non lo si sentiva molto bene, forse per scarsa proiezione o eccessivo volume orchestrale.
    Belle le scene e la regia !

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    • Alucard4686 19 giugno 2011 alle 2:10 pm

      P.S. Una signora vicino a me, mi ha riferito che la recita del giorno prima con il 2o cast era bellissima, e per quella di ieri, aveva le mie stesse impressioni, se non peggiori. (Sul sondaggio ha scritto “Basta con questa Dalla Benetta”…)

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    • amfortas 19 giugno 2011 alle 4:54 pm

      Alucard, la Dalla Benetta è una cantante di discreto livello e sta cambiando repertorio, forse risente di qualche escursione in territori non proprio adatti alla sua vocalità naturale, che sarebbe proprio quella di Lucia. Il vibrato stretto invece ce l’ha sempre avuto, ma è una caratteristica che a me, entro certi limiti, non dà fastidio. Probabilmente sono stato sempre fortunato, quando l’ho sentita in teatro, perché non ha mai cantato male né steccato, e l’ho sentita molto spesso a Trieste e altrove. Per onestà devo dire che altri amici e colleghi l’hanno beccata anche in serate meno fortunate.
      Non mi sento di sottoscrivere quindi il parere della signora scontenta 🙂
      In merito a Kovatchev c’è poco da dire, Donizetti e Bellini non sono proprio il suo forte, mentre in altri repertori è un direttore apprezzabile. Per Caoduro credo proprio che si tratti di una questione di volume orchestrale, perché la voce, entro certi limiti, non gli manca proprio.
      Ciao e grazie!

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