Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

La stagione 2010/2011 al Teatro Verdi di Trieste: le pagelle.

Il tono festoso e scanzonato del post mal si adatta alle notizie che appaiono oggi sul quotidiano triestino, Il Piccolo.
Il Teatro Verdi di Trieste è a rischio commissariamento a causa dei 4 milioni di euro di passivo, peraltro dovuti in gran parte ai tagli scellerati del FUS. Vedremo che succede nei prossimi giorni.

Bene, eccoci giunti al momento del consuntivo semiserio della stagione operistica 2010/2011 al Teatro Verdi di Trieste.
Luci e ombre, come succede ovunque, hanno caratterizzato la prestazione dei tanti artisti che si sono avvicendati sul palcoscenico.
Prima di passare ai particolari mi preme fare qualche considerazione più generale.
In primis quest’anno ci sono stati troppi cambi di cast, alcuni dovuti a circostanze contingenti e quindi comprensibili ma altri evidentemente dettati da altri motivi, dove “altri motivi” sta per questioni economiche o inadeguatezze tecniche di alcuni artisti.
Su quest’argomento credo sia necessario ripensare – e non è certo un problema solo di Trieste – i criteri con i quali sono assemblati i cast.
I “grandi nomi” (tra l’altro dalla grandezza spesso discutibile) messi in cartellone come specchietto per le allodole e le conseguenti reiterate e affannose sostituzioni last minute nelle compagnie di canto non sono un buon biglietto da visita per qualsiasi teatro. Scontentano il pubblico, soprattutto quegli spettatori che decidono di venire al Verdi da altre città e si sobbarcano tour de force faticosi e dispendiosi, giacché Trieste è servita malissimo dalle Ferrovie e il pernottamento in loco è quasi obbligatorio.
In generale, d’altro canto, gli esiti artistici della stagione appena conclusa sono stati decorosi e in qualche caso anche buoni, soprattutto se confrontati alla media degli altri teatri italiani, la maggioranza dei quali possono contare su risorse economiche impensabili per la realtà triestina.
Nel consuntivo non posso tacere che il pubblico non ha gradito alcuni  titoli di questa stagione, i vuoti in teatro segnalati nelle recensioni sono lì a testimoniarlo.
In questo caso però io mi schiero con lo staff che è stato responsabile di scelte coraggiose (quello pre-Calenda, per intenderci, con Zanfagnin sovrintendente) perché il pubblico dovrebbe essere meno pigro intellettualmente e non affollare il teatro solo quando si rappresenta la scontatissima opera di repertorio, magari vista pochi anni prima.
A giorni, spero, sarà convocata la conferenza stampa in cui s’illustrerà la prossima stagione e in quell’occasione esprimerò il mio primo parere sull’operato del nuovo sovrintendente Antonio Calenda.
Bene, è il momento delle premiazioni e faccio ancora una precisazione.
I pareri non sono certo riferibili all’intera carriera degli artisti ma si riferiscono alle singole serate alle quali ho assistito, lo scrivo perché negli anni scorsi qualcuno si è lamentato ed io non voglio passare il tempo a rispondere a mail di persone scontente.
Ancora, non ho premiato né bassi né mezzosoprani perché i primi non avevano parti rilevanti e i secondi erano…una! E cioè la Bocharova del Samson. Non ho considerato neanche le coreografie, comunque non straordinarie quando c’erano, per manifesta ostilità personale nei confronti di questo genere.
Gli estratti in corsivo sono ricavati dalle recensioni originali scritte sul blog.
Migliore spettacolo: Salome di Richard Strauss, per l’encomiabile equilibrio complessivo dell’allestimento, che si è rivelato rispettoso del libretto e della drammaturgia dell’opera, pur nell’ambito di una rilettura originale e non banale di uno dei più rivoluzionari lavori teatrali di tutti i tempi.
Peggiore spettacolo: Samson et Dalila di Camille Saint-Saëns, proprio per l’insostenibile distonia tra la musica e la regia cialtronesca.
Migliore regia: Giulio Ciabatti, per la Lucia di Lammermoor.

Ha capito bene questo concetto il regista Giulio Ciabatti, che infatti ha concepito l’allestimento sfumando i lati più truci del libretto di Cammarano e amplificando invece le sensazioni ovattate delle notturne brume scozzesi.
Una scena spoglia, ma non certo trasandata, malinconica e struggente ma non certo piagnucolosa, realizzata molto bene nelle scenografie di Pier Paolo Bisleri e negli appropriati costumi d’epoca di Giuseppe Palella. Alla completezza dello spettacolo hanno giovato anche le luci tese e livide di Nino Napoletano.
Sullo sfondo la luna, a guardare furtivamente le tristi vicende degli sfortunati Lucia e Edgardo.
I protagonisti si sono mossi su di un campo solcato (piuttosto pericoloso peraltro, ho visto la Dalla Benetta camminare come se indossasse un tacco 15, strasmile, che peraltro porta con grande disinvoltura fuori scena) che si è trasformato nel pavimento di una sala del castello di Ravenswood con la semplice aggiunta di una porta, un leggio e un quadro, e poi nel desolato panorama delle “tombe degli avi suoi”, e cioè di Edgardo, nel finale. Un allestimento elegante, di buon gusto.

Peggiore regia: Michal Znaniecki per Samson et Dalila, ecco ciò che ho scritto a suo tempo:
Una regia, quella di Michal Znaniecki, stravagante, inutile e credo pure piuttosto costosa perché a un certo punto c’era tanta di quella gente e talmente tanti oggetti in scena che sembrava di stare alla Fiera di San Nicolò, che i triestini conoscono bene. Mancava solo, che ne so, quello che fa l’hamburger più grande del mondo e lo zucchero filato.
Alcuni momenti imperdibili: le ballerine che entrano in scena a guisa di zombie nel videoclip Thrillers di Michael Jackson, il Gran Sacerdote di Dagon vestito da albero di Natale con le lucine intorno al collo, lo stesso Sacerdote che ci mette un quarto d’ora a strangolare il veillard hébreu che nel frattempo si dimena come una biscia, gente che fa disegni dal significato oscuro un po’ dove gli pare, e tutti i Filistei (gli Ufo, appunto) con un mega copricapo che procura una tragedia ecologica in testa (strasmile).

Migliore scenografia: Pier Paolo Bisleri per Lucia di Lammermoor. Bisleri è da tempo uno dei migliori scenografi italiani e ne ha dato ulteriore conferma.
Peggiore scenografia: Giuseppe De Filippi per la Traviata che ha aperto la stagione. Ho rimpianto i fondali dipinti di cinquant’anni fa.
Migliori costumi: ex aequo a Giuseppe Palella (per il dittico The Medium/Gianni Schicchi) e Maria Filippi (per la Francesca da Rimini).
Peggiori costumi: Isabelle Comte per Samson et Dalila: la sagra del cattivo gusto alla serata del tamarro, non trovo altre parole.
Migliore tenore: Stefano Secco per I due Foscari:
Magnifica la prova di Stefano Secco, un tenore relativamente giovane e poco pubblicizzato che sta facendo da qualche anno una bellissima carriera.
Voce non strabordante ma educata, solare e omogenea in tutto il registro, Secco è riuscito nella non facile impresa di dare un’identità precisa al figlio del Doge, che come ho già detto è un mollaccione che piagnucola sempre. Nell’interpretazione di ieri sera invece, il personaggio aveva una sua malinconica dignità virile espressa tramite un canto sorvegliato, ricco d’intense mezzevoci e più corposi slanci giovanili (ora, lo vedo anch’io che slancio giovanile corposo fa pensare a una cosa brutta, ma non è quello che intendo io, strasmile).
Direi che è stata la migliore prestazione tenorile che ho sentito a Trieste negli ultimi anni, a meno che non mi dimentichi di qualcuno, anche perché il colore della voce era molto adatto alla parte, il fraseggio esemplare e la recitazione sobria e coinvolgente. Bravo!

Peggiore tenore: quest’anno non ho sentito cose particolarmente raccapriccianti dai tenori, perciò “peggiore tenore” è un giudizio eccessivo. Diciamo che quello che mi ha convinto di meno è stato Stefan Pop, Alfredo nella Traviata:
Pieno di buone intenzioni il tenore Stefan Pop, però a dispetto di una voce adatta alla parte e anche abbastanza gradevole, le buone intenzioni bisogna realizzarle e il giovane artista ci riesce solo parzialmente. Si fida troppo dei suoi discreti mezzi e si strozza sull’acuto della cabaletta O mio rimorso, quando avrebbe potuto senza scandalo scegliere l’ottava inferiore. Trova qualche discreta mezzavoce in qualche occasione ma complessivamente il suo Alfredo non lascia traccia significativa. Sicuramente Pop è un cantante che ha buon gusto nel porgere ed è già una cosa, perché, ad esempio, nella famosa scena della borsa (nella quale spesso si sentono cose inenarrabili) riesce a risultare efficace senza ricorrere ad eccessi interpretativi.
Migliore baritono: Giorgio Surian, per la Francesca da Rimini:
Soggiogante, credo sia l’aggettivo giusto per definire la prestazione di Giorgio Surian quale Gianciotto. Una prova davvero eccellente sotto ogni punto di vista. L’artista fiumano è riuscito a esprimere tutte le caratteristiche del personaggio: protervia, autorevolezza, sensualità, frustrazione. Un perfetto esempio di recitar cantando. La voce è incisiva, l’accento sempre giusto, sia nei dialoghi con Malatestino sia nella magnifica sortita. Tornerei a vederlo, se avessi tempo, e non è detto che non lo faccia anche per sentire il Paolo di Marcello Giordani.
Peggiore baritono: Gianfranco Montresor, Papà Germont nella Traviata:
Pessima la prova di Gianfranco Montresor nei panni di Giorgio Germont. Il baritono ha cercato di risolvere di forza il personaggio, forte di una voce di discreto volume, ma con risultati anche imbarazzanti.
Come segnalato da un mio lettore è sembrata insopportabile la dizione artefatta che avrebbe voluto favorire la salita agli acuti, e inoltre si sono sentiti, evidentissimi, problemi d’intonazione. Ovvio che l’aria del secondo atto sia uscita piattissima, priva di sentimento. Per non parlare poi della cabaletta, spesso tagliata e che invece ci è stata inflitta (sto parlando di no non udrai rimproveri, in cui il cantante sembrava impiccato).

Migliore soprano: qui il discorso si fa complicato, perché Mariella Devia è stato oggettivamente il miglior soprano che ha cantato quest’anno a Trieste. Io però non trovo che Violetta sia il suo personaggio migliore e nella serata che l’ho vista, inoltre, non ha fornito una prova particolarmente significativa.
Preferisco quindi dare la mia preferenza a Maria Josè Siri, che in valore assoluto è sicuramente inferiore a sua Mariellestà, ma che ha risolto meglio il personaggio.
Mi perdoneranno i fan della Devia (molti leggono questo blog, tra l’altro…)? So già di no, ahimé.
Maria Josè Siri è più bella della Marianna Barbieri-Nini ed è già una cosa (smile). A parte gli scherzi, il soprano si è dimostrato complessivamente all’altezza della situazione in una parte molto difficile.
La voce non è bellissima, risulta leggermente chioccia e acidula, ma il volume è discreto (negli intensi concertati si sentiva bene) e l’accento giusto, da classica eroina verdiana di quegli anni.
Qualche problema nelle agilità di forza, non troppo fluide ma efficaci, e saltuariamente negli acuti un po’ gridati, ma nulla di particolare. Debole invece la prima ottava. In compenso, senza facilitarsi le cose, esegue le puntature all’acuto e i trilli previsti dalla partitura.
Il personaggio però esce bene nella sua energia vitale tutta tesa a salvare il marito dalle accuse ingiuste del Consiglio dei Dieci, molto buona per esempio l’invettiva o patrizi tremate.

Peggiore soprano: quest’anno l’ambito titolo non è assegnato, perché davvero tutti i soprani si sono dimostrati di buon livello. Pazienza!
Migliore Direttore d’Orchestra: sono stato indeciso sino all’ultimo tra Fabrizio Maria Carminati (Francesca da Rimini), Stef Anton Reck (Salome) e Renato Palumbo (i due Foscari): la spunta il M° Palumbo, perché è difficile sentire direzioni verdiane equilibrate:
Renato Palumbo era sul podio… e ha concertato e diretto con grande efficacia.
Questo Verdi che sta tra gli anni di galera e i fasti delle opere successive è difficile da eseguire, perché l’effetto banda è sempre dietro…la partitura.
Palumbo invece ha scelto una direzione vigorosa ma asciutta, attentissima e quasi paterna nei confronti dei cantanti, trovando allo stesso tempo un bellissimo colore orchestrale nei momenti più lirici e malinconici dell’opera, in particolare nelle arie del tenore e del baritono.

Peggiore Direttore d’Orchestra: Julian Kovatchev per Lucia di Lammermoor:
Julian Kovathcev che, tra l’altro, si è reso responsabile di una concertazione discutibile, in cui spesso sono emersi clangori e bellurie in malinteso stile Verdi anni di galera in un’opera che fa invece della delicatezza e dell’abbandono la cifra identificativa. Si tratta dei primi vagiti del romanticismo, lo ricordo ai distratti.
Sorpresa positiva: non è propriamente una sorpresa, però credo che vada segnalata l’ottima resa complessiva dell’Orchestra del Verdi. Insomma, io giro un pochino e ascolto tanta musica e credo di poter affermare che la compagine triestina sia di buon livello e lo stesso discorso vale pure per il Coro.
Sorpresa negativa: beh, sicuramente non mi ha fatto piacere vedere pochi spettatori in occasione di alcune recite. Peggio ancora quando ci sono diserzioni di massa durante gli intervalli. Ma del pubblico ho già parlato all’inizio.
Varie ed eventuali: segnalo le belle prove di due baritoni giovani ma già affermati, sono certo che nei prossimi anni li ritroveremo protagonisti sui palcoscenici più prestigiosi: Luca Salsi e Giorgio Caoduro.
Ora, visto che ho scritto una lenzuolata terrificante non posso esimermi dal ringraziare per la loro cortesia Nicoletta Cavalieri e Cristina Moschioni dell’Ufficio Stampa del Verdi, che sono sempre disponibili e gentili con me anche quando, da vecio insempiado quale sono, sbaglio ora della recita o quando chiedo un posto comodo dove posteggiare la mia carcassa macilenta e dolorante per il mal di schiena (che non mi molla, peraltro).
Un saluto a tutti.

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14 risposte a “La stagione 2010/2011 al Teatro Verdi di Trieste: le pagelle.

  1. Alucard4686 30 giugno 2011 alle 4:16 pm

    Finalmente la pagellina ! 😀
    Devo dire che concordo su tutto per quanto sia possibile, perché ho visto per alcune recite dei cast diversi. Come miglior spettacolo sono indeciso su Salomé e Francesca da Rimini, che ho rivalutato col tempo. Per il miglior direttore avevo gli stessi dubbi, per quanto ne capisca poco di direzione, ma se una cosa è bella o brutta in linea di massima si capisce.
    E concordo anche sul tuo discorso sulla Devia ( però non posso far a meno di ripensare a quel fantastico “dite alla giovine!)

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    • amfortas 1 luglio 2011 alle 8:40 am

      Alucard, mi fa piacere che siamo più o meno d’accordo. Per quanto riguarda sua Mariellestà avremo modi di apprezzarla nella prossima Nonna Anna Bolena :-), ciao!

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      • Alucard4686 1 luglio 2011 alle 12:05 pm

        Ahah! In effetti Anna Bolena aveva la metà degli anni di sua Mariellestà 😀 E i titoli di cui si vocifera sono corretti. Bene!

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      • amfortas 1 luglio 2011 alle 8:21 pm

        Alucard, forse ne sapremo di più l’otto luglio, è prevista una conferenza stampa per l’operetta. Ciao.

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  2. giulio ciabatti 30 giugno 2011 alle 10:39 pm

    Un amico mi ha segnalato la segnalazione e te ne sono grato (nel precedente post mi suggerisci il tu! Ok) anche perché compio in questi giorni il 35° di teatro e ricevere un pensiero fa gran piacere. Penso di esser stato un buon lavoratore, spesso a costruire strade, a volte a percorrerle lentamente, a volte tutto d’un fiato, spesso rimanendo sul ciglio della strada a conversare e scambiare uno sguardo, un pensiero, un sorriso. Quando ci incontreremo ti offrirò un po’ di torta…. Grazie

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    • amfortas 1 luglio 2011 alle 8:53 am

      Giulio, 35 anni di teatro sono davvero tanti e comunque il tuo stile mi piace da sempre. Infatti anche l’anno scorso arrivasti nei primi tre per la Butterfly per la quale vinsero “il premio” Bisleri e Barrichello nelle loro rispettive categorie. Bisleri poi vince da quando ho deciso di fare questo giochetto (Iris, Norma, Butterfly e Lucia quest’anno). Insomma, Giulio, te la devi vedere al quinto set con Tiezzi 🙂
      Ti auguro buon lavoro e a presto per la torta, ciao!

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  3. sally brown 2 luglio 2011 alle 11:17 am

    ciao amphy, è una vita che non ci vediamo
    ma su questo non ho potuto fare a meno di pensare a te

    http://www.avaaz.org/it/it_internet_bavaglio/?vl

    ole /.)

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  4. egidio 2 luglio 2011 alle 2:02 pm

    Giulio Delise
    referendum sulla stagione lirica 2010-2011 del teatro verdi-trieste: migliore opera I DUE FOSCARI – migliori cantanti MARIELLA DEVIA,STEFANO SECCO,LUCA SALSI

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  5. amfortas 2 luglio 2011 alle 6:43 pm

    egidio, sei Giulio Delise degli Amici della Lirica? Così non capisco bene.
    Comunque mi pare che i risultati del referendum siano largamente condivisibili con l’eccezione della palma dello spettacolo migliore ai Due Foscari che non era male ma risultava, a parer mio, piuttosto convenzionale nel segno della tradizione.
    Sulla Devia ho specificato nel post, Salsi era anch’egli nella top three e Secco è stato largamente il miglior tenore.
    Ciao e grazie.

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    • egidio 4 luglio 2011 alle 12:25 pm

      Non sono Giulio degli amici della lirica il mio post è un copia incolla da Facebook. Leggo il tuo blog con molto interesse e colgo l’occasione per ringraziarti per l’ottimo lavoro di propaganda al nostro teatro. Spesso non condivido le tue opinioni ma ognuno ha le proprie idee io amo il melodramma italiano.
      Ps. Nemmeno un accenno ad Andrea Battistoni?

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      • amfortas 4 luglio 2011 alle 1:27 pm

        egidio, grazie del chiarimento.
        Quello che succede su FB mi è ignoto perché non sono iscritto. Come ho spiegato altre volte, voglio evitare sospetti di sudditanza psicologica con gli artisti che recensisco. Lo so che sembra una scelta esagerata, ma se conosci un pochino il mondo virtuale sai che la calunnia, quando non la diffamazione, sono sempre dietro l’angolo 🙂
        Di Battistoni parlai in sede di recensione sull’altro blog: nello specifico non mi convinse troppo, mentre ho apprezzato altre sue performance in diverse occasioni.
        Ciao e grazie per le parole gentili, fanno sempre piacere.

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  6. Enrico 6 luglio 2011 alle 11:08 am

    Ciao,

    ho conosciuto personalmente Luca Salsi in occasione del concorso “Viotti” di Vercelli edizione 2000, che meritatamente vinse. In giuria spiccavano i nomi di Joan Sutherland e Paolo Montarsolo.

    Enrico

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