Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Archivi Mensili: luglio 2011

Festival di Bayreuth 2011: la brevità, gran pregio.

L’ho già scritto in altra piazza virtuale, ma voglio ribadirlo anche qui.
Del Festival di Bayreuth di quest’anno io ho trovato di livello eccellente solo il Coro e il Gurnemanz di Kwangchul Youn, tutto il resto si può considerare come pessimo e grottesco (la Venus della Friede, mamma mia), gravemente insufficiente (la Dasch, la Nylund, Cleverman), appena decente (la direzione di Nelson) e discreto (la prova del direttore Hengelbrock nel Lohengrin).
Tra ieri e oggi mi sono ascoltato quello che m’era sfuggito in diretta e, a mio discapito per aver buttato via il tempo, ho solo la scusa del mal di schiena che m’impedisce una vita sociale normale (strasmile).
Purtroppo non è finita, perché tra un paio di settimane mi infliggerò pure la visione del Lohengrin in diretta su ARTE. Finalmente vedrò i topacci!

Anche voi non vedete l’ora, vero?

E meno male che non ho visto nulla di altre regie, se non qualche foto qua e là.
Insomma, male, molto male, anche se da anni a Bayreuth non si esibiscono gli artisti più meritevoli o semplicemente più adatti.
Che dire, contenti loro…

Recensione sintetica del Lohengrin al Festival di Bayreuth 2011.

Premesso che su questo Lohengrin ritornerò più dettagliatamente tra un paio di settimane – è prevista su ARTE la diretta – metto giù un paio di sensazioni, dopo l’ascolto radiofonico, limitante e disturbato, di oggi.
Sul direttore Andris Nelsons non c’è molto da dire se non che ha diretto meglio dell’anno scorso, quando fu inascoltabile, ma che comunque anche oggi ha dimostrato di essere estraneo allo spirito di quest’opera. Una direzione che si potrebbe definire vigorosa, ma tagliata con l’accetta, monolitica, inadatta a esaltare quelle trasparenze, quell’incertezza misteriosa, quel pathos che è la cifra caratteristica di una musica che racconta una fiaba e non una guerra tribale. Inoltre, in almeno un paio d’occasioni, Nelsons ha perso il filo tra buca e palcoscenico e perciò i cantanti si sono ritrovati palesemente allo sbando.
Tra i cantanti è emerso un buon Georg Zeppenfeld, nei panni di König Heinrich, che non è certamente un fulmine di guerra, ma che almeno ha buon gusto e non urla.
Tómas Tómasson, il Telramund di turno, ha sbraitato in modo inverecondo e non capisco perché questa parte sia così spesso equivocata nell’interpretazione sino a farne una caricatura di un Compare Turiddu da provincia.
Per quanto riguarda Annette Dasch  (Elsa)me la cavo facilmente facendo copia e incolla dalla recensione dell’anno scorso: voce clamorosamente sottodimensionata per la parte e inoltre spesso in evidente difficoltà con l’intonazione. Nei concertati non è pervenuta.
Petra Lang, invece, ha una vocalità più robusta e adatta alla parte e a confronto con la sgangherata Evelyn Herlitzius dell’anno scorso sembra una cantante migliore, ma non è che si possa sempre giocare al ribasso e dire “beh meglio di…” eccetera. I confronti si fanno con chi lascia standard positivi, non con chi ne ha lasciati di orribili.
Ho lasciato da ultimo Klaus Florian Vogt, l’odierno Lohengrin, perché sulla sua prova vorrei spendere qualche parola di più.
Questo è un tenore che ha voce adatta alla parte e sa cantare, ma difetta clamorosamente di personalità artistica e fantasia interpretativa, purtroppo.
Però è stato – a mio parere – l’unico tra i protagonisti ad avvicinarsi a una buona prestazione, seppure il timbro non sia particolarmente affascinante e specialmente nel secondo atto fosse in palese difficoltà.

Non so se sia stato già scritto qualcosa in merito a questa recita, comunque sono come sempre graditi i commenti.

Al via il Festival di Bayreuth 2011: Tannhäuser.

UPDATE III ATTO

Non c’è molto da dire. Nonostante la bella direzione di Hengelbrock, è stato un naufragio e parte del pubblico, cosa non proprio usuale a Bayreuth, ha sommerso praticamente tutti di fischi. Per me l’unica a meritare le buate è stata la terribile Venus e sicuramente il regista. L’allestimento, a giudicare dalle foto che gentilmente mi ha linkato un lettore (che ringrazio!), era davvero un orrore. Gli altri cantanti erano solo modesti, ma non hanno demeritato in modo particolare. Certo, se penso che Scott MacAllister, nella piccola e misera Trieste, è stato un protagonista molto superiore a questo Cleveman, mi chiedo cosa rappresenti oggi il Festival di Bayreuth.

UPDATE II ATTO

Nel secondo atto si è confermata come buona la direzione di Hengelbrock. Ho apprezzato molto anche il Coro. Si è un po’ ripreso (ma bastava poco) il tenore Cleveman, mentre ho trovato discontinua Camilla Nylund, il soprano che interpreta Elisabeth. Ho il dubbio, ma non avrò prova contraria, che sia una di quelle cantanti che soffrono particolarmente la ripresa radiofonica a causa della microfonazione, che amplifica una normale presa di fiato in un rantolo col risultato che il cantante pare sempre sul punto di soffocare. Molto modesti Hermann e Wolfram.
Dicevo della regia, nell’intervento precedente. Dato per scontato che gli spettacoli si valutano in teatro, anche per un wagneriano fantasioso come me è difficile associare quest’immagine (l’unica che ho trovato sinora)

non tanto all’odierno Tannhäuser, ma a qualsiasi opera mai scritta.

UPDATE I ATTO

Bah, che dire, buona per ora la prestazione dell’Orchestra di Bayreuth e sopra ogni (mia) aspettativa la prova del direttore, Thomas Hengelbrock.
Poi però sono arrivati in scena i cantanti, uno peggio dell’altro. Non si capisce dove abbiano trovato il mezzosoprano che interpreta Venus, tale  Stephanie Friede che è stata semplicemente indecente.
In compenso, alcuni mi dicono che l’allestimento del regista Sebastien Baumgarten sia brutto mentre altri sostengono che sia ributtante. Come al solito alcuni ascoltatori esprimono fastidio per il fatto che RADIO3 trasmette Wagner. Che si fottano, che devo dire. Leggi il resto dell’articolo

Recensione abbastanza seria dell’Opera da tre soldi al Festival dell’Operetta di Trieste.

A Trieste mancano i soldini per organizzare eventi culturali di rilievo, a Napoli, evidentemente, no.
Qui siamo messi più o meno come Massimo Ranieri in questa foto:

Massimo Ranieri.

E così dopo le prime due tappe, dagli esiti artistici complessivi non straordinari, il Festival dell’Operetta di Trieste rialza la testa ospitando una produzione teatrale di alto livello e cioè la celeberrima Opera da tre soldi (Die Dreigroschenoper) di Bertolt Brecht e Kurt Weill. Sono più di venti artisti in scena, non può certo costare poco. Leggi il resto dell’articolo

Recensione semiseria di “Una notte a Venezia” e “Metamorfosi di una gatta” al Festival dell’Operetta a Trieste.

Daniela Mazzucato.

Il Festival dell’Operetta è per Trieste una felice e radicata tradizione, importante oltre che come proposta culturale anche come biglietto da visita per una città che vede nel turismo una potenzialità ancora inespressa. Potenzialità sulla quale, peraltro, io nutro da sempre forti dubbi perché non mi pare che la mia città possa offrire poi tanto al visitatore esterno. Ho sempre pensato che “Trieste città turistica” suoni come uno dei tanti slogan finalizzati a elemosinare qualche soldino che poi va a finire in non so quali tasche. Non le mie, di questo ho assoluta certezza. Leggi il resto dell’articolo

Festival dell’Operetta al via a Trieste.

Parte martedì prossimo 12 luglio il 42° Festival Internazionale dell’Operetta.
Il vernissage avrà luogo, nientemeno, che al Castello di San Giusto dove il Festival vide le prime rappresentazioni negli anni 50 del secolo scorso, e credo sia la notizia più rilevante perché il recupero di questo spazio è veramente importante.
Venerdì scorso al Ridotto del Teatro Verdi si è tenuto un incontro con gli artisti, presente anche il Sovrintendente Antonio Calenda.

Antonio Calenda.

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