Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Festival di Bayreuth 2011: la brevità, gran pregio.

L’ho già scritto in altra piazza virtuale, ma voglio ribadirlo anche qui.
Del Festival di Bayreuth di quest’anno io ho trovato di livello eccellente solo il Coro e il Gurnemanz di Kwangchul Youn, tutto il resto si può considerare come pessimo e grottesco (la Venus della Friede, mamma mia), gravemente insufficiente (la Dasch, la Nylund, Cleverman), appena decente (la direzione di Nelson) e discreto (la prova del direttore Hengelbrock nel Lohengrin).
Tra ieri e oggi mi sono ascoltato quello che m’era sfuggito in diretta e, a mio discapito per aver buttato via il tempo, ho solo la scusa del mal di schiena che m’impedisce una vita sociale normale (strasmile).
Purtroppo non è finita, perché tra un paio di settimane mi infliggerò pure la visione del Lohengrin in diretta su ARTE. Finalmente vedrò i topacci!

Anche voi non vedete l’ora, vero?

E meno male che non ho visto nulla di altre regie, se non qualche foto qua e là.
Insomma, male, molto male, anche se da anni a Bayreuth non si esibiscono gli artisti più meritevoli o semplicemente più adatti.
Che dire, contenti loro…

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22 risposte a “Festival di Bayreuth 2011: la brevità, gran pregio.

  1. ParsifalKna 31 luglio 2011 alle 8:04 pm

    Ciao Amfortas,
    mi dispiace molto per il tuo mal di schiena, ma…nomen omen, e col tuo nickname prima o poi una qualche ” infirmitas” dovevi pure metterla in conto…battute a parte, credo di aver ascoltato un discreto Parsifal ma non ho notato rispetto alla volta precedente approfondimenti eclatanti da parte di Gatti che si muove sul versante lirico ed ottiene anche qualche buon momento, con trasparenze davvero notevoli ma senza raggiungere non dico quella ieraticità peculiare di Kna, ma nemmeno la liturgicità, tanto per dire-di un Levine. E’ un buon direttore, ma non so se sia riuscito realmente a compenetrare lo spirito di questo estremo capolavoro, nonostante ne riconosca il livello stratosferico e lo consideri uno dei lavori più importanti della storia della musica(concordo in pieno!!!). Circa le voci, devo concordare ancora una volta con te su Gurnemanz, mentre mi ha fatto parecchio soffrire Kundry. Sono andato a riascoltarmi una registrazione di qualche anno fa (ancora su nastro!) di Thielemann a Bayreuth, e francamente mi è parso di essere su di un altro pianeta. Secondo me quest’anno il Festival ha sofferto della mancanza di grandi personalità direttoriali, insomma mi è parso pesantemente “orfano” di Thielemann, che alza considerevolmente il livello di qualunque festival al quale partecipi.Non so se tu abbia ascoltato l’intervista a Gatti nel secondo intervallo, ma a parte le inevitabili disquisizioni sul tempo (ormai zur raum wird hier die zeit lo cantano anche all’Antoniano…)ho trovato interessante una riflessione sulle campane. Gatti ha sostenuto che il suono nel primo atto dovesse essere leggermente più festoso, e più lugubre nel terz’atto, ma mi ha fatto rabbrividire quando ha affermato che il suono-lievemente difforme nei due interludi proprio per questo motivo- è il frutto di campionature, e nello specifico sono stati mescolati suoni di campane, contrabbassi e pianoforti. Si è osservato che “non vale la pena di far fondere appositamente delle campane, visti i costi”!?!. Ma: 1)Se non le fanno apposta per Parsifal a Bayreuth, quale sarebbe l’occasione indicata? 2)Mica si buttano via una volta utilizzate! Possiedo una registrazione parziale di Parsifal nella quale si possono ancora ascoltare le campane originali volute da Wagner stesso (direzione di Karl Muck) e fanno rabbrividire ancora oggi! Può darsi che io sia troppo fanatico, però…
    Saluti a tutti e in bocca al lupo per la tua schiena (sicuro che non siano gli accidenti che ci tirano dietro quelli che non vogliono i collegamenti radio ?).

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    • amfortas 31 luglio 2011 alle 8:22 pm

      Antonio, sai, i nick non si scelgono per caso e io mi sono affibbiato Amfortas per motivi particolari, che però non è il caso di acclarare qui.
      Per il resto sono abbastanza d’accordo con te, ma dimmi, tu come spieghi le scelte dei cantanti? Dopotutto l’opera è canto in percentuale rilevante no? Ci sono davvero tanti interpreti, anche oggi, che avrebbero potuto, almeno, alleviare le nostre pene.
      Forse sarebbe il caso che qualche direttore sbatta la porta e dica “no grazie”? O è sperare troppo?
      Ciao!

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      • ParsifalKna 31 luglio 2011 alle 9:19 pm

        Sì, effettivamente qualche direttore meno compiacente e più coraggioso non guasterebbe…pensa a Toscanini, che sarà stato anche brutale nella gestione dei suoi rapporti con l’orchestra, ma che non avrebbe mai e poi mai tollerato di dirigere un’opera con certi cantanti, per non dire di Celibidache che, mi risulta, non diresse mai un’opera perchè riteneva che non ci fosse nessuno in grado di farlo correttamente (siete tutti dei dilettanti, soleva dire). Io poi non capisco come certi cantanti “passino” a Bayreuth. Ma ci saranno pure delle prove, no? Non credo che il Direttore si ritrovi a dirigere senza aver mai prima sentito i singoli interpreti! Ma il tragico è che sono andato a vedere il “curriculum vitae” della Friede, e ti assicuro che è di tutto rispetto! Ma come fa questa tizia a cantare la parte della moglie di Barak nella Frau ohne schatten a Salisburgo con Thielemann??? Non lo so, non ci capisco più un granchè, anche se bisogna tenere purtroppo presente che la storia di Bayreuth è piena di scelte infelici; ma ti pare posibile che gente come Klemperer o Bernstein non abbiano mai potuto lavorarci perchè ebrei? Comunque hai ragione: ci sono alternative ai cast di quest’anno, ma il mistero sul perchè non vengano scritturati per me è inestricabile…So solo che tutte queste schifezze foniche mi fanno precipitare sempre più nel rifugio del disco (il che non è bello…)
        Ciao!

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      • amfortas 1 agosto 2011 alle 9:34 am

        Antonio, Toscanini e altri, Kleiber per dirne un altro di livello eccezionale. E comunque queste tragedie non sono certo esclusiva di Bayreuth, lo sappiamo tutti…
        A chi dare la colpa? Direttori artistici, agenzie (ormai sembrano le agenzie sembrano come la Spectre nei film di James Bond, sono il male del mondo, io ci credo poco), audizioni mancate?
        Forse un bel mix di questi ingredienti e non solo.
        Mi nomini Thielemann, di cui sono ammiratore dalla prima ora, ma mi hanno parlato di una sua Donna senz’ombra di un paio di anni fa con un paio di cantanti sotto il minimo sindacale come rendimento. Boh?
        Ciao 🙂

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  2. giuliano 1 agosto 2011 alle 4:55 pm

    ho idea che sia veramente vicina “Das Ende”…per le voci operistiche, intendo. Il fatto che ci siano ancora in giro per il mondo dei volonterosi che permettono di allestire un’opera lirica, a dirla tutta, mi riempie sempre più di stupore ogni giorno che passa.
    Per questo motivo, io non fischierei mai nessuno; butterei invece a mare un bel po’ di registi e scenografi, e mica solo nell’opera, anche nel teatro di prosa. Però sai già come la penso…
    🙂

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  3. amfortas 1 agosto 2011 alle 5:08 pm

    Giuliano, ho appena visto una Carmen, regia di Calixto Bieito, in cui il grande artista propone la sua Arte sai come? Facendo mimare una corrida a un ballerino rigorosamente nudo mentre, colpo di scena, sullo sfondo c’è la sagoma enorme di un toro.
    Che genio eh? Peccato che non ci abbiamo pensato noi a ‘sta figata!
    Il problema della lirica è che i cantanti, per quanto in misura minore di un tempo, ci sono, ma sono mal impiegati. E poi che mancano fondi e li sprechiamo per pagare registi presuntuosi e spesso ignoranti.
    Tutto qui.
    Nella prosa, se possibile, è peggio. E nel cinema poi è un disastro. Siamo il paese che con FUS ha finanziato i film di Marina Ripa di Meana, già Lante della Rovere, mica cazzi eh?
    Ciao 🙂

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  4. Giuseppe Sottotetti 1 agosto 2011 alle 6:33 pm

    Ho anch’io una registrazione del Parsifal di Thielemann a Bayreuth. Secondo me però i cantanti sono comunque il punto debole di un’interpretazione altrimenti perfetta. Mi sono perso la FROSCH Salisburghese che è passata venerdì sera su 3Sat, ho solo intravisto una messinscena da oratorio (nel senso che i cantanti sembravano impegnati in una prova di canto) ma non ho seguito il programma così da emettere un giudizio. Thielemann è un grande anche se ha dei vezzi (rallentandi, tempi stiracchiati con orchestra che magari poi va per conto proprio – si veda nel 2006 il Ring BT in cui i timpani entrano in anticipo sulla penultima battuta) che alla lunga possono stancare. Ben Heppner anni fa disse di non essere interessato a BT per questioni di organizzazione (credo che i tempi delle prove non si adattassero alla sua agenda di impegni). La triste realtà è che BT è ormai un teatro come tutti gli altri (27 anni fa, quando andai per la prima volta al festival nessuno si sarebbe sognato di applaudire al termine del primo atto di Parsifal – oggi invece nessuno ci fa più caso) e i cantanti sono un punto dolente in qualunque spettacolo. Se tutti quanti coltivano le voci mozartiane dove lo si trova poi un heldentenor degno di questo nome? Ascoltarsi per favore il Ring fatto da Krauss nel 53. E’ vero che spesso sono fuori tempo ma -santo cielo – quello sì che è cantare (e anche suonare l’orchestra). Se poi BT non fosse ridotto al rango di festivalino agostano non assisteremmo allo scempio dei tagli che hanno sfigurato il Tannhauser di quest’anno. Io taglierei gli ammennicoli di chi ha avuto questa sciagurata idea e glieli farei mangiare.

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  5. amfortas 1 agosto 2011 alle 7:03 pm

    Giuseppe, Heppner è meglio che non si senta, oggi, a Bayreuth :-). Le ultime cose che ho ascoltato vanno dall’orrido al mostruoso, e non solo in Wagner. Fino a (circa) 10 anni fa era invece un gran tenore.
    La moda della liricizzazione delle parti ha portato grossi problemi, ma non tutto è da buttare a mio parere. Il fatto è che con Wagner proprio non si può fare, con quel popò di orchestra sotto.
    Il Ring di Krauss è una meraviglia ed è facile immaginare, per un orecchio allenato, il calibro delle voci. Alcune delle quali sono sicuramente imperfette, ma che non lamentavano certo deficienze di volume e ampiezza, estensione.
    I tagli poi sono una piaga in ogni repertorio, spesso vediamo e ascoltiamo vere e proprie selezioni (Vedi Anna Bolena a Vienna e Lucia a Trieste, tanto per fare due esempi recenti).
    Ciao e grazie.

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  6. giuliano 1 agosto 2011 alle 8:09 pm

    si può fare anche di peggio: la Lega Nord ha finanziato il kolossal sul Barbarossa… Lo stiamo pagando ancora oggi, le Finanziarie di Tremonti servono solo a questo. L’unica nota positiva è che il cyborg di Blade Runner ha preso un’ottima paga, buon per lui
    🙂
    (Rutger Hauer, ottimo attore quando lavora con Ermanno Olmi e Ridley Scott)

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    • amfortas 2 agosto 2011 alle 8:33 am

      Giuliano, non so nulla del kolossal su barbarossa, è grave? Ma Roy come Federico non ce lo vedo…cercando su Youtube ho notato che in questo film c’è anche Raz Degan e ciò mi basta ampiamente per essere certo che voglio restare nell’ignoranza 🙂
      Ciao!

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  7. IRIS 1 agosto 2011 alle 8:16 pm

    Ciao!
    Pensa che io, nella mia infinita ignoranza, pensavo che gli allestimenti, le regie, cambiassero tutti gli anni. Insomma, voglio dire, gia’ propongono solo musica Wagneriana, se poi non rinnovano nemmeno il “packaging” sai che pizza! E alla Signora Angela Merkel e a tutti i vips presenti fanno vedere sempre la stessa cosa. E poi sti ratti…..MAH!
    IRIS
    Mi spiace che stai ancora male……Auguroni!

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    • amfortas 2 agosto 2011 alle 8:38 am

      IRIS, tutto a Bayreuth è regolato da criteri abbastanza misteriosi, ora siamo in attesa del nuovo Ring con la regia di un esponente del teatro di regia più estremo, temo che saranno dolori.
      E a proposito di packaging, vorrei cambiare il mio, porca miseria, e magari assomigliare al bel Jonas :-). Ora, in effetti, sono più simile a un ratto…
      Ciao!

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  8. paoletto1 2 agosto 2011 alle 12:25 pm

    Amfortas, la tua citazione sulla Carmen dell’ineffabile Beixto mi richiama alla memoria una lunga catena di consimili scemenze vissute nei teatri tedeschi. Cito a casaccio:
    – “Simone” (il regista l’ho dimenticato) che si svolge in una stazione, con un popolano che per festeggiare l’elezione del corsaro si ingroppa una bambola di gomma; Simone poi si corica nella fatale notte in un vagone letto guardando i cartoni animati alla TV
    – “Tristan” (regia Vick) con i due protagonisti che per suscitare la fatale passione utilizzano l’eroina (che ideona, eh?); segue brutto spettacolo di due cantanti molto sovrappeso (l’ottimo Seiffert e la sua signora) che si affastellano su uno sventurato tavolo da cucina brancicandosi goffamente; di tanto in tanto attraversano la scena una ragazza nuda e un ragazzo nudo, che scava un buco con una vanga, il cui significato allegorico non sono abbastanza intelligente per capire; poi Tristan muore di Alzheimer, anche se un simile effetto collaterale dell’abuso di droghe non risulta dalla letteratura medica
    – “Traviata” (regia Neuenfels, quello dei ratti) in cui Violetta canta il concertato finale del 2°atto su un piedistallo con la scritta “Ich bin eine Hure” (ma non era francese? Si era fatta fare il piedistallo da un falegname tedesco?); sono evidenti le finalità didascaliche a beneficio dei più tonti tra gli spettatori, che ancora si chiedevano come si guadagnasse da vivere quella benedetta ragazza.
    Potrei andare avanti a lungo, ma mi sembra che la differenza non sia tra regie “tradizionali” e “moderne”, ma tra chi ha idee che fanno leva sulla musica e chi invece si inventa semplici cazzate e la calpesta. Le regie con trasposizioni non sono sempre da condannare e la foto in cima a questo blog, legata ad uno dei miei più emozionanti ricordi da spettatore, lo testimonia. Ma comunque le regie non servono a nulla se i cantanti e il direttore non superano il livello minimo di accettabilità, mentre possono rovinare irrimediabilmente prestazioni musicali anche discrete, come quella che citavo sopra del Tristan della Deutsche Oper di Berlino.
    Comunque, caro Amfortas, mi unisco agli auguri di veloce guarigione.
    Ciao
    Paolo

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    • amfortas 2 agosto 2011 alle 1:23 pm

      Paoletto , in tanti anni di frequentazione teatrale ne abbiamo viste di tutti i colori 🙂 e si potrebbe andare avanti giorni con esempi eclatanti. La tua opinione sulla regia è condivisibile, non c’è nulla di peggio di un allestimento che non rispetta i cantanti e la musica o, peggio ancora, che vada in contrasto con quello che esprime la musica del compositore. Il fatto è che oggi si dispensa con troppa facilità la patente di genialità, in ogni campo. E, a costo di ripetermi per l’ennesima volta, quello che conta è fare notizia, ricevere commenti e opinioni, anche negative. Dopo un po’ ci si abitua. Un po’ come la storia dei tormentoni della pubblicità, che all’inizio ti sembrano ributtanti e idioti e poi, pur restando tali, entrano nella testolina delle casalinghe e dei casalinghi. Risultato, come ha scritto bene il mio amico Giuliano, non si chiede un buon prosciutto ma ci si accontenta del “nome” sentito in televisione. Un prosciutto cattivo, magari, ma famoso. Ciao e grazie per il contributo e gli auguri, speriamo bene!

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  9. giuliano 2 agosto 2011 alle 8:03 pm

    però qualcosa di buono c’è, e tu ne scrivi regolarmente quando capita. Io ho ripescato di recente qualcosa di recente e di magnifico, del 2006 se non sbaglio: un allestimento di Les Paladins di Rameau diretto da William Christie e con la regia e coregrafie di Josè Montalvo. Lo consiglio a tutti, anche a chi non conosce Rameau: c’è da divertirsi, e parecchio, e tutto a ritmo perfetto di musica! Alla fine ci sono gli applausi ritmati del pubblico in sala, e parecchie uscite, e si vede che tutti si sono divertiti – peccato non esserci stati!
    Quanto al resto, grazie per la citazione: ma sia ben chiaro, onde evitar querele, che io non ho scritto che il granpignotto è cattivo…
    🙂
    PS: indovina chi c’è tra le comparse del Barbarossa…

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  10. amfortas 3 agosto 2011 alle 9:53 am

    giuliano, ma certo che c’è qualcosa di buono e talora ottimo, come ha detto anche Paolo, la foto del Crepuscolo qui sopra lo dimostra. Non conosco il video che proponi, però di Christie ho già visto qualcosa.
    Tra le comparse del Barbarossa vedrei bene Borghezio, che fa il barbaro scemo del villaggio. Ci ho preso? 🙂
    Ciao!

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  11. giuliano 3 agosto 2011 alle 10:36 am

    sul barbaro scemo sì, però in questo campo la scelta è vasta, i candidati possibili sono tanti…(ritenta! tanto ci azzecchi sempre…)

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  12. David 4 agosto 2011 alle 3:00 pm

    L’UNESCO dovrebbe fare per i capolavori teatrali e operistici degli grandi Maestri quello che ha fatto per monumenti, siti e opere d’Arte : proibire manipolazioni, “riscritture” ed altri “massacri” ad opera di registi in cerca di “stupire il borghese” (fr.”Epater le bourgeois”) con regie che non hanno niente da vedere con il capolavoro più o meno distrutto!
    A questi “signori” in cerca di soldi e di pubblicità scandalosa, non c’è nessun genio degno di rispetto : Mozart, Verdi, Wagner, Checov, Shakespeare e tanti altri subiscono quasi ogni giorni massacri delle loro opere.

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    • amfortas 4 agosto 2011 alle 4:12 pm

      David, che ti devo dire se non che sono d’accordo con te? Mi sto preparando spiritualmente al Lohengrin che vedremo su ARTE la prossima settimana, credo che ne vedremo delle belle (si fa per dire…). Ciao e grazie per aver lasciato la tu opinione.

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  13. Vittorio Bianchi 19 settembre 2011 alle 9:54 am

    Sono molto off topic, me ne rendo conto (al massimo dimmi dove posso scrivere un post del genere), ma, da wagneriano indefesso a wagneriano indefesso, vorrei chiederti alcune opinioni su grandi cantanti impiegati in ruoli diversi rispetto a quelli con cui sono divenuti “più famosi” (mettendo tra dovute parentesi questa espressione commerciale). Un elenco: Hans Hotter come Gunther e Kurwenal, Gustav Neidlinger come Kurwenal, Karl Ridderbusch come Fasolt, Martha Moedl come Gutrune, Hermann Uhde come Wotan. Grazie in anticipo per l’attenzione.
    Vittorio

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