Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Presentata la stagione operistica 2012 del Teatro Verdi di Trieste. Un’occasione persa e criteri di scelta discutibili.

Purtroppo, dopo che ho scritto questo post è morto il tenore Salvatore Licitra. Una notizia davvero tragica anche se non certo inaspettata. Qui il ricordo su OperaClick. Io non ho nulla da dire, le parole non servono, che riposi in pace.

Questa mattina, presso il ridotto del Teatro Verdi di Trieste, si è svolta la conferenza stampa di presentazione della stagione lirica e di balletto per il 2012.

Mestizia e tristezza sotto ogni punto di vista, ma conviene fare qualche puntualizzazione a proposito di questa conferenza stampa surreale.
La prima è che mancano risorse, e lo sapevamo già, vale per tutti i teatri e i motivi sono noti, non starò qui a ribadirli.
La seconda è che il nuovo sovrintendente Antonio Calenda sta facendo scelte sbagliate sia nel proporre titoli ormai ritriti, che avrebbero un senso solo se interpretati da grandi cantanti, sia nella filosofia autarchica di soddisfare solo il pubblico di Trieste o meglio parte del pubblico, quella più intellettualmente reazionaria.
Quel pubblico, per spiegarmi meglio, che ha disertato il teatro la stagione scorsa in occasione del Samson et Dalila, del dittico The Medium/Gianni Schicchi, della Francesca da Rimini.
Inoltre, come se non bastasse, Calenda incorre in un errore madornale e cioè quello di proporre i titoli senza sapere quali saranno i cantanti che avrà a disposizione, mentre sono già noti registi e direttori d’orchestra.
Ora, e chi mi segue lo sa benissimo, io non sono uno di quei melomani old fashion che detestano i registi, anzi do al lavoro di regia il giusto peso. Ho sempre scritto che una recitazione appropriata dei cantanti è un plus valore per il teatro lirico e che un’ambientazione intelligente e ben realizzata nelle scenografie è altrettanto importante.
Però stiamo parlando di musica lirica e la qualità del canto deve essere il primo fattore discriminante.
Invece, in questo caso, si conoscono i titoli, spalmati da gennaio a novembre 2012, e gli unici interpreti di cui si ha contezza sono Mariella Devia e Celso Albelo per l’Anna Bolena e Daniela Barcellona per Il barbiere di Siviglia.
Chi canterà la terribile parte sopranile di Lida nella Battaglia di Legnano? Non si sa. Chi saranno i due sfortunati amanti della Bohème? Boh! E così via.
Per me questa filosofia è completamente sbagliata.
Prima ci si accerta di quali sono i cantanti a disposizione e poi, in base alle caratteristiche degli stessi, si scelgono i titoli.
Ecco qui il cartellone e mi perdonerete se accennerò polemicamente a quello che con la lirica non c’entra nulla.

Anna Bolena (Gennaio)

La battaglia di Legnano (Febbraio)

Rigoletto (Marzo)

La Bohème (Aprile)

L’amico Fritz (Maggio)

Il barbiere di Siviglia (Novembre)

Come potete notare, scelte audaci. Ancora Bohème, ancora Rigoletto e ancora Barbiere.
Calenda ha affermato che le scelte sono state dettate, come dicevo all’inizio, dalla necessità di fare cassa e di riavvicinare il pubblico. Bah.
A quanto ne so io gli incassi del botteghino incidono mediamente l’11-14 per cento sulle finanze di un teatro, quindi pochino.
A questo aggiungete che per le opere di presunto maggior richiamo sono già previsti due cast di notevole differenza artistica complessiva, tanto che (meritoriamente, è l’unica novità positiva) chi vorrà vedere i secondi cast potrà usufruire di prezzi più favorevoli. Mi sa che gli incassi saranno complessivamente minori, semmai il beneficio economico salterà fuori dal risparmio sui costi della seconda compagnia di canto.
Una circostanza è certa, sono scelte che di sicuro non favoriscono l’arrivo di pubblico da fuori Trieste, perché io non conosco nessuno che si muove dalla sua città per venire qua a vedere il Rigoletto, quando quest’opera è rappresentata ovunque, né che si sobbarca un viaggio ai confini dell’impero (Trieste è lontana e mal servita dalle Ferrovie) per assistere a un Barbiere di Siviglia con un cast giovane e, giocoforza, sconosciuto.
Inoltre, l’Anna Bolena con la regia di Vick che inaugura la stagione è stata già vista, sempre con sua Mariellestà, a Verona e a Palermo. Certo, ci saranno i fan della Devia, che sono parecchi e agguerriti, ma non bastano certo.
Per me sarebbe stato molto più produttivo, anche in termini economici, puntare a un cartellone di “rottura”, che smarcasse Trieste dall’ennesima programmazione fotocopia (anzi, brutta copia) scontata e identificasse il teatro triestino per originalità di scelte.
Un’opzione che non necessita di risorse enormi, se determinata con criterio, e che avrebbe garantito l’attenzione dei media e l’affluenza di appassionati da fuori città. Un’operazione, questa sì, culturale e lungimirante nel senso più ampio, che avrebbe aperto all’esterno, incuriosito e, magari proponendo qualche titolo del 900, avvicinato davvero un pubblico più giovane all’opera che garantirebbe quel ricambio generazionale così indispensabile.
Non mi metto neanche a citare titoli, ce ne sono un’infinità, anche in un’ottica di risparmio che limiti le prime parti, che pesano sulle esangui casse dei teatri.
Ancora, personalmente trovo molto irritanti e autoreferenziali le continue citazioni di Calenda in merito ai propri successi al Rossetti, il teatro di prosa di Trieste. Successi che nessuno contesta ma che riguardano un pubblico completamente diverso, che con la lirica non c’entra nulla.
Dal punto di vista intellettuale, inoltre, m’infastidisce sapere che uno dei due spettacoli di balletto avrà la regia dello stesso Calenda.
Immagino che non percepirà alcun compenso, però m’indispone ugualmente.
E poi, caro sovrintendente, accetti un consiglio da quest’umile critico: spogli i suoi discorsi da quella retorica fastidiosissima e obsoleta che li caratterizza e la costringe a parlare di “eccellenze” a ogni piè sospinto, di Trieste come centro di cultura, di come è legato a questa città, di come i giovani debbano ecc ecc ecc. con tanto di citazioni in lingue morte o moribonde. E basta! Non se ne può più di discorsi “anema e core”.
Io ormai quando sento il vocabolo “eccellenza”, ma non solo da Calenda, da chiunque, mi ricopro di bolle e sembro in preda all’orticaria. Un po’ come quando parlano di “soluzioni condivise” i politici.

Ecco, questo è quanto.

Quando avrò ulteriori notizie, oggi il sovrintendente ha detto che entro un paio di settimane comunicherà i cast, ve ne darò conto.

Buona settimana a tutti.

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49 risposte a “Presentata la stagione operistica 2012 del Teatro Verdi di Trieste. Un’occasione persa e criteri di scelta discutibili.

  1. Fiordiligi (Francesca) 5 settembre 2011 alle 4:45 pm

    Caro Amfortas,
    che tristezza davvero! Capisco le sacrosante necessità di risparmio, ma con un pò più di fantasia si sarebbe potuto fare di meglio (ad esempio io speravo che, visto che ci si è “accaparrati” la Barcellona, si potesse chiedere a Pesaro l’allestimento di Sigismondo)!
    Speriamo in belle sorprese dagli interpreti!

    Ciao!

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  2. ParsifalKna 5 settembre 2011 alle 6:09 pm

    Ciao, comunuqe state sempre meglio di noi a Genova… Sapete che è morto Licitra?

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  3. Margot 5 settembre 2011 alle 6:27 pm

    Mi pare di capire che tira la stessa aria di noia mortale e encefalogramma piatto un po’ in tutti i settori “di eccellenza” o meno. O tempora, o mores!!!

    La trista Margot 🙂

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  4. IRIS 5 settembre 2011 alle 6:29 pm

    Brutta giornata eh? Mi dispiace. Io di sicuro non vengo fino a Trieste per il Rigoletto e per il Barbiere anche perche’ li danno anche da noi, a Brescia….. Come vedi….mal comune, mezzo gaudio. Poi c’e’ Romeo e Giulietta di Gunod, il Cappello di paglia di Firenze di Rota e i Puritani. Due titoli sono identici a quelli dell’Arena di Verona di quest’estate, ma tanto io mi sono rifiutata di andarci quindi per me saranno “nuovi”.
    Ciao, coraggio, magari l’anno prossimo…..
    IRIS

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    • amfortas 6 settembre 2011 alle 8:33 am

      IRIS, beh brutta giornata, diciamo che m’aspettavo un po’ di coraggio, ecco. E poi, sai, almeno sulla carta tra Trieste e Brescia ci dovrebbe essere una differenza sostanziale nel cartellone, in favore di Trieste che è una delle fondazioni riconosciute. Io preferisco la stagione vostra, sinceramente.
      Ciao!

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  5. Alucard4686 5 settembre 2011 alle 6:46 pm

    Io ero presente alla conferenza e ho trovato Calenda altrettanto irritante: il top è stato quando ha parlato di “cose fatte col cuore”, se non sbaglio.
    La stagione è abbastanza deludente e scontata, sulla carta. Le scelte mi paiono fatte con un unico scopo e in seguito hanno inventato delle motivazioni più o meno nobili. Mi veniva abbastanza da ridere, quando come fare quasi offeso ha detto praticamente che le scelte non sono fatte di titoli popolari, ma sono ponderate, che si vuole ripartire dalla grande tradizione del melodramma…
    Per quanto riguarda il risparmio potevano riproporre un’opera che avuto molto successo l’anno passato, ad esempio la stessa Lucia, che verrà riproposta a Udine ad esempio o l’Elisir come mi diceva Fiordiligi…mah, forse in parte è stato fatto col vecchio (nn si sa quanto però) allestimento dell’amico Fritz.
    Non mi ricordo più cos’altro volevo aggiungere…
    p.s. penserai che io sia un maleducato, visto che non ti ho nemmeno avvicinato, ma in realtà mi vergognavo come un cane… 😀

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    • amfortas 6 settembre 2011 alle 8:37 am

      Alucard, potevi farti riconoscere, di che ti vergognavi? Il Fritz mi pare sia del 1988, ma non ne sono certo. Le motivazioni si trovano sempre, per qualsiasi cosa…il fatto è che a me sembrano scelte al ribasso mentre il momento richiede un atteggiamento più virtuosamente aggressivo. Ciao, la prossima volta se non ti presenti ti banno dal blog 🙂

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      • Alucard4686 6 settembre 2011 alle 12:32 pm

        Ok, non mancherò allora ! Ahah
        Cmq se si voleva puntare proprio sugli autori italiani, si poteva farlo con mille altri titoli, quindi tutti i nodi vengono al pettine.

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      • amfortas 6 settembre 2011 alle 4:56 pm

        Alucard, ok ci conto eh? Tra l’altro la tua traduzione della recensione del Macbeth ha avuto gran successo di visite, non so se te l’avevo detto. Ciao!

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  6. Paolo Locatelli 5 settembre 2011 alle 7:01 pm

    Ciao Amfortas, sono un tuo affezzionato lettore sia sul blog che sul forum di OC nonché giovane appassionato d’opera residente in provincia di PN quindi frequentatore obbligato del Verdi di Ts. Avrei voluto esordire sul tuo bel blog in circostanze più felici invece ahimè, non posso che unirmi al tuo disappunto per la deprimente stagione presentata (verso cui in realtà nutrivo qualche aspettativa, avevo sentito parlare persino di una piccola volpe astuta di Janacek, invece niente…). Devo ammettere che la scorsa stagione (che grazie ai vantaggiosissimi ingressi last minute per under26 sono riuscito a seguire quasi interamente) mi aveva molto soddisfatto, soprattutto in ragione di quei titoli disertati dal pubblico. Insomma ero felice di poter vedere Samson, Francesca o I due foscari mentre in tutti i teatri d’Italia, più o meno, propongono sempre le stesse cose. Devo dire che il Rigoletto con la regia di Mirabella l’avrei evitato volentieri così come l’ennesima Bohème o il milionesimo Barbiere.
    Sottoscrivo ogni tua parola soprattutto circa l’opportunità di smarcare il Teatro dalla routine proponendo scelte audaci. Una simile politica potrebbe forse non essere apprezzata da parte del pubblico abituale ma sicuramente migliorerebbe la reputazione del Teatro a livello nazionale e non solo rendendolo sì un centro culturale. Mi sento poi di sottolineare il fatto che benchè le prime degli spettacoli più “ricercati” dello scorso anno siano state disertate dal pubblico, le replice cui ho assistito non hanno avuto problemi di questo tipo, anzi ho sempre trovato ben pochi posti disponibili. Per Francesca da Rimini ad esempio alla bilgietteria prima dello spettacolo c’erano molti appassionati provenienti da tutta Italia e anche quache tedesco richiamati dalla rarità del titolo.
    Un mio ulteriore desiderio che mi rendo conto ha poche speranze di realizzazione in Italia sarebbe quello di puntare molto di più sulla regia, sull’allestimento, magari dando spazio a giovani registi talentuosi non ancora affermati (mi rendo conto che Trieste non possa permettersi Carsen o Guth ma certi spettacoli della scorsa stagione sotto questo punto di vista erano inqualificabili) dopotutto l’opera è teatro, mica solo musica no?
    Un saluto.

    Paolo

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    • amfortas 6 settembre 2011 alle 8:47 am

      Paolo, intanto benvenuto e grazie per la fedeltà! Devi avere lo stomaco forte se ce la fai a leggermi qui e su OC 🙂 La piccola volpe era prevista, così ha detto Calenda, ma poi è stata valutata troppo costosa (sono tanti interpreti) e io lo capisco. Janacek era un pallino (in senso buono) anche di Umberto Fanni, il precedente Direttore Artistico, che adora questo compositore. Per quanto riguarda il pubblico io sono molto severo, non trovo giusto che siano un paio di centinaia di abbonati (perché non tutti gli abbonati sono reazionari) a pesare tanto nelle scelte programmatiche di un teatro. Anzi, ti dirò, sono certo che questa è una scusa che copre un’organizzazione precaria, che sicuramente deve fare i conti con una realtà difficile ma che altrettanto certamente sta facendo un po’ di confusione. L’anno scorso ho visto troppo spesso il teatro vuoto e, soprattutto, ho notato frequentemente fughe di massa agli intervalli. Sposo in pieno la tua ultima frase sui registi. Ciao e grazie per l’intervento.

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  7. FurioP 5 settembre 2011 alle 9:01 pm

    Tu proponi un repertorio più moderno, io invece sarei per un’estensione geografica.
    Sento un gran repertorio francese e dell’est europeo quando mi ascolto in internet 1.FM o RadioCrazy (o ancora 100Radios).
    Non sono un frequentatore assiduo del Teatro, anche perché vivo a Udine da molti anni, ma non ho mai sentito Meyerbeer dal vivo (forse meglio? non c’ero alla Dinorah dell’83).
    Devo dire che il bel Boris di Trieste di molti anni fa aveva trovato un pubblico sconcertato che non sapeva se e dove applaudire (e la messa in scena era quella classica del Bolshoi!).
    Magari un po’ di lirica dell’est potrebbe essere anche avere un rientro economico…

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    • amfortas 6 settembre 2011 alle 8:52 am

      Furio, ciao, io ho proposto il 900 come esempio, anche la tua idea va benissimo. Guarda che si potrebbero fare cartelloni interessantissimi con molti criteri di scelta, una volta che si sa quali artisti impiegare. Pensa solo al barocco! Meyerbeer è dura…ci vogliono fuoriclasse, che già non sono tantissimi e poi costano un occhio. Però bisogna rischiare, chissà magari nei secondi cast (che quest’anno, se non ho rogne, non mi perderò di certo) troveremo qualche buon cantante.
      Ciao e grazie.

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  8. Enrico 6 settembre 2011 alle 3:54 am

    Ciao Amfortas,

    hai ragione sui titoli del ‘900, ce ne sono molti di grande interesse. Concordo anche con quanto dice FurioP.
    Certo che 3 opere su 6 siano del cosiddetto “grande repertorio” è eccessivo, ma sono perplesso anche sulla scelta di Anna Bolena (che immagino presenterà tagli e/o aggiustamenti vari) e Amico Fritz (il cui libretto Verdi considerava come “il piu’ scemo” che avesse mai visto); La Battaglia di Legnano (che ho letto essere una delle opere piu’ riuscite del Verdi “minore”) ci puo’ stare considerati i compiuti 150 anni dell’unità d’Italia.
    Pero’ meglio titoli del ‘900 o di autori stranieri dei tre titoli di cui sopra.
    Ma perchè ad esempio non Rosenkavalier di Strauss, opera che ha appena compiuto 100 anni?
    Un saluto,

    Enrico

    P.S. mi associo alle condoglianze per il povero Licitra, tenore dalla bella voce che ho avuto la fortuna di ascoltare anni fa.

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    • amfortas 6 settembre 2011 alle 8:59 am

      Enrico, speriamo almeno che potendo contare su Albelo si possa sentire un Percy integrale, che vuoi che ti dica. L’amico Fritz è l’unico titolo che mi convince, proprio perché non lo si vede ovunque o spesso. Poi, sai, che piaccia o meno è un altro discorso. Ragazzi stiamo parlando di un cartellone che, solo per citare due signori, non prevede né un Mozart né un Wagner. Visto che si voleva andare sul sicuro, si possono scordare due simili giganti? E poi io, problema mio, lo ammetto, quando sento fare leva su argomenti tipo “L’Italia patria del melodramma ecc ecc” sono sempre piuttosto sospettoso, di solito sono solo belle parole che servono a nascondere magagne.
      Ciao e grazie anche a te.

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  9. Paolo Locatelli 6 settembre 2011 alle 11:22 am

    In effetti non c’è solo l’assenza (grave) di Mozart e Wagner, non cè proprio nessun titolo di musicisti stranieri, solo compositori italiani.
    PS anch’io come Enrico amerei sentire Der Rosenkavalier, titolo che avevo proposto nel sondaggio di fine stagione del teatro

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  10. egidio 6 settembre 2011 alle 4:19 pm

    manca solo LA TRAVIATA…………. ridateci ZANFAGNIN
    Egidio

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    • amfortas 6 settembre 2011 alle 5:00 pm

      Egidio, mah…sai…forse la situazione economica è ancora peggiore di quando c’era Zanfagnin, bisogna tenerne conto. Resta il fatto che sono certo che qualsiasi di noi, a parità di condizioni economiche, avrebbe potuto proporre un cartellone più affascinante. Se avrò tempo scriverò qui io una stagione d’opera di 6 titoli con relativi cast calmierati. Ciao.

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      • egidio 7 settembre 2011 alle 3:10 pm

        Ho parlato spesso con Zanfagnin, era facilissimo lo trovavi sempre in teatro dalla prima prova all’ultima recita, mi ha sempre descritto la situazione finanziaria come seria ma non drammatica ora sentendo le parole del suo successore, la situazione sembra essere drammatica ma non seria visto il cartellone, le incertezze sui cast, prezzi, date Albertazzi.ecc. cose che non saranno, a mio parere, da stimolo alla sottoscrizione di nuovi abbonamenti. Una curiosità tra Calenda e Ferrazza chi è in direttore artistico? Hanno mai visto uno spettacolo della passata stagione?
        COSOLINI aiutaci.

        Il cartellone che mi piacerebbe:

        Anna Bolena, I puritani, Luisa Miller, Lakmè, Pia de Tolomei Andrea Chénier Le nozze di Figaro

        Ciao
        Egidio

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      • amfortas 7 settembre 2011 alle 6:03 pm

        Egidio, è vero, Zanfagnin era sempre in teatro ma è anche vero che pure lui si lamentava della situazione economica, che è davvero drammatica ovunque. Concordo sul resto, credo che Calenda e Ferrazza lavorino insieme e che non abbiano fatto un buon lavoro, a prescindere dal fatto che ce la facciano a ingaggiare cantanti all’altezza dei titoli proposti, perché è proprio la scelta dei titoli che è sbagliata.
        Il tuo fantacartellone è appetibile, come lo sarebbero un centinaio di altri. Ciao e grazie.

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  11. giulio ciabatti 6 settembre 2011 alle 11:15 pm

    Entrai al Teatro Lirico della Città per caso ad ascoltare e vedere la Passione S. Luca di Penderecki. Ne fui incantato. Erano gli anni in cui si programmavano i Diavoli di Loudon, Kovancina o Jenufa e il Teatro non mi pare fosse poi così vuoto. Per caso, forse, iniziai a frequentare qule teatro e a lavorarci. Non ricordo esattamente quanti soldi andarono spesi per un memorabile Fidelio a scena vuota attraversata solo da un muro o per Luisa Miller con Svoboda, un ciclorama con lastre proiettate (le conservo ancora in un cassetto assieme al modellino del don Giovanni strappato al bidone dei rifiuti)… potrei continuare nell’elenco, ma poi sarei costretto ad interrompermi. Non per mancanza di memoria, ma per la rimozione graduale e sistematica a cui ho assistito in seguito, per la perdita di direzione, per la celebrazione vuota dell’istituzione gloriosa. Paradossalmente, paradossalmente per il mestiere che mi son trovato a fare, mi accontenterei di sentire soltanto musica, restituendo alla musica il suo potere. Anche il silenzio potrebbe far riemergere qualcosa di ciò che è andato perduto. Affettuosamente…

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  12. amfortas 7 settembre 2011 alle 9:36 am

    Giulio, ciao, grazie della bellissima testimonianza.
    Mi dai l’occasione per precisare che il pubblico, anche il pubblico, nel momento in cui perde la memoria o quando vacilla l’interesse, andrebbe rieducato in senso virtuoso. Però ci vogliono idee chiare e voglia di divulgazione, oggi purtroppo non ci sono e le risorse economiche scarse c’entrano pochino con questo discorso.
    Speriamo in tempi migliori. Intanto, come hai potuto notare, io faccio il mio “mestiere”, che è anche quello di far notare contraddizioni e cercare d’illuminare angoli bui. Per le cronache spicciole sulle note musicali c’è tempo e luogo.
    Ciao, a presto.

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  13. Enrico 7 settembre 2011 alle 2:29 pm

    Carissimi frequento il teatro da 35 anni ma una stagione così è a dir poco risibile per non dire da piangere. Calenda torni al Rossetti prima che faccia altri danni. Come si può presentare una stagione lirica senza cast? e non solo ha affermato che se nel primo cast ci sarà qualche nome famoso nel secondo ci saranno solo giovani! Albertazzi nudo se lo tenga lui! Voleva fare una stagione italiana? poteva trovare titoli non triti e ritriti. Spero in un drastico calo di abbonati….

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  14. giuliano 9 settembre 2011 alle 8:28 pm

    Licitra l’ho ascoltato a Saronno poco prima che diventasse famoso…il pianista che lo accompagnava era il mio insegnante alla scuola di musica dove andavo allora. Dispiace molto, era forse la voce più bella degli ultimi anni…

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  15. massimo p 10 settembre 2011 alle 9:12 pm

    Beh, in compenso ci sarebbe un’occasione da non perdere di un opera di un compositore tra l’altro nato a trieste (lo conosce?) : http://www.cd-cc.si/default.cfm?Jezik=En&Kat=0201&Predstava=2798
    sono sicuro che merita veramente!

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    • amfortas 11 settembre 2011 alle 11:12 am

      massimo, ciao, no, non lo conosco sinceramente però concordo che sia interessante. Peraltro la settimana scorsa, forse lo saprai, a Lubiana hanno allestito un Otello verdiano e nientemeno che una Juive. Peccato che causa schiena disastrata sono praticamente bloccato a casa. Ciao e grazie!

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  16. massimo p 11 settembre 2011 alle 5:33 pm

    Ho letto un articolo nel quale un ex direttore del verdi affermava che quest’opera, di stampo schreckeriano/wozzekiano forse sarebbe troppo difficile per il pubblico di trieste. tu che conosci l’ambiente sei d’accordo? Ti auguro una buona guarigione! grazie ciao!

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  17. amfortas 11 settembre 2011 alle 6:07 pm

    massimo, secondo me “il pubblico” è uguale ovunque, in Italia, quello triestino non è diverso dagli altri. In questa fantomatica entità chiamata pubblico c’è chi è curioso intellettualmente e chi invece preferisce essere rassicurato da ciò che vede sul palcoscenico.
    Una cosa è certa, i gusti del pubblico non possono essere l’unica discriminante per la scelta dei titoli di un cartellone operistico, credo sia evidente.
    Un teatro ha il dovere di fare cultura e cultura significa sì tradizione ma anche scoperta, conoscenza, apertura all’esterno e valorizzazione del territorio in un’accezione ampia, europea.
    In questo senso Trieste è diversa, perché anche uno sguardo disattento nota quante e quali contaminazioni culturali convivano in questa città.
    In un passato anche recente queste potenzialità sono state sfruttate, tornare alla tradizione più dozzinale (passami l’aggettivo) mi pare un passo indietro.
    Il famoso e perniciosissimo motto no se pol, invece, sembra essere d’ispirazione troppo spesso a chi ha in mano le sorti della città.
    Per la guarigione speriamo bene ma saranno tempi lunghi (come se già non bastassero i 4 mesi appena trascorsi!).
    Ciao e grazie.

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  18. massimo p 13 settembre 2011 alle 1:13 pm

    Sono d’accordo con te, amfortas! che la grande musica ti allevi almeno un po’ il dolore alla schiena! ciao a presto!

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  19. Enrico 13 settembre 2011 alle 1:54 pm

    L’accenno alle lingue morte mi ha ricordato la vecchia battuta sul professore di lingue morte che si suicido’ per parlare le lingue che sapeva!
    Un saluto,

    Enrico

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  20. Alessandro 13 settembre 2011 alle 2:08 pm

    Davvero desolante, Amfortas. Vorrà dire che quest’anno investirò i soldi dell’abbonamento per andarmi a vedere L’olandese volante a Monaco o Katya Kabanova a Vienna e la stagione del Verdi la seguirò solo attraverso le tue recensioni – quelle non le abbandono di certo.
    Non mi metto certo ad andare su e giù da Udine per quella miseria: l’ho fatto per anni, ma con ben altre prospettive.

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  21. andrea putar 17 settembre 2011 alle 10:43 am

    Ciao,

    la stagione del Verdi è veramente desolante. Quando ho letto i titoli e le modalità di presentazione non sapevo se ridere o piangere. Di certo non rimpiango ormai più la mia assenza da Trieste.
    Io sono sempre più della convinzione che non siano problemi economici a dettare tanta miopia, ma una mirata strategia culturale volta alla chiusura e all’affermazione anti-modernista. E’ una strategia voluta per affossare il libero pensiero. A dirla tutta, non è forse palesemente antieconomico sostenere con pubblico danaro un Teatro per produrre una stagione di questo tipo? Perchè mantenere coro, orchestra, tecnici – nonchè personale stabile – per soddisfare i supposti gusti di pochi pensionati o gli interessi di alcuni politicanti reazionari? Si mandino a casa quasi tutti e si affitti il Teatro per eventi all’interno di un circuito regionale: così il Barbiere, la Boheme e il Rigoletto ti costano davvero due soldi e per il pubblico va bene ugualmente Non lo aveva del resto proposto anche il mitico sindaco Dipiazza?
    Perchè le masse artistiche non dicono nulla su tali scelte artistiche che sono a dir poco de-qualificanti per qualunque operatore del settore? E parlano di eccellenza……….Ma vogliamo parlare invece di un’orchestra che, anche a livello sinfonico, da decenni non suona Stravinskij, Berg, Bartok, Sostakovic? Ma dove vivono costoro? Non hanno mai pensato di dire la loro sul pubblico che vorrebbero avere e/o coltivare?
    Che becero provincialismo…e poi parlano di attenzione al territorio: ma quale? Quei pochi chilometri quadrati tra Barcola e Fernetti?
    Non si preoccupino costoro……sono già sulla via del successo: Trieste è già in gran parte entrata nel dimenticatoio non solo musicale.
    Invito caldamente tutti gli amanti della musica a disertare il Teatro Verdi. Cosa che, nelle mie rare presenze in città, io farò sicuramente per primo.

    Saluti a tutti.

    Andrea Putar

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    • amfortas 17 settembre 2011 alle 1:18 pm

      Andrea, sottoscrivo quasi tutto ciò che dici. Permettimi solo d’eccepire su di un argomento e cioè sulla premeditazione. Magari ci fosse un piano prestabilito, si potrebbe combattere con argomenti. In realtà si tratta solo d’improvvisazione nel migliore dei casi e poi, a scendere o salire, come preferisci, di incompetenza e malafede.
      Ciao e grazie!

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  22. Luisa 8 ottobre 2011 alle 5:02 pm

    @Amfortas, leggo ora del possibile commissariamento al Verdi ….brutta storia :((
    Ovviamente il pensiero e’ andato subito a te.
    Possibile che non si riesca a mandare avanti un teatro se non ricorrendo ad un commissario straordinario?
    spero almeno serva a qualcosa. Luisa

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  23. amfortas 8 ottobre 2011 alle 5:24 pm

    Luisa, martedì prossimo c’è la conferenza stampa di presentazione dei cast per la prossima stagione, spero che ne sapremo di più. L’appuntamento è aperto a tutti e si svolgerà al Ridotto alle 11.30.
    Ciao!

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  24. arnold von........ 10 ottobre 2011 alle 7:19 pm

    sono anni che sogno una capatina a Trieste….ma vorrei per l’occasione un autore mitteleuropeo!!!!!!! Non voglio mica la luna…….

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  25. amfortas 11 ottobre 2011 alle 8:30 am

    arnold, se la tua discriminante è il compositore mitteleuropeo, anche quest’anno non verrai a Trieste. Speriamo bene per la prossima stagione, allora. Ciao e grazie.

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