Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Il trovatore di Giuseppe Verdi alla Fenice di Venezia: seconda intrusione semiseria.

Venerdì prossimo avrà luogo la prima di questo attesissimo Trovatore, in quell’orrida Venezia che come tutti voi sapete bene io amo tantissimo (smile). Ricordo di nuovo l’intervista fatta da OperaClick a Francesco Meli, che interpreterà la parte di Manrico.
Ecco quindi ancora un paio di considerazioni condensate in pillole, una specie di Top ten di curiosità su quest’opera di Verdi:

1. Il dramma originale di Garcia Gutiérrez, El Trovador, nonostante in Spagna avesse ottenuto un successo enorme, non fu mai tradotto in italiano. E allora Verdi se lo fece tradurre da Giuseppina Strepponi, sua compagna.

Giuseppina Strepponi

O almeno così si mormora, perché a suo tempo l’amico Andrea Merli – l’impiccione viaggiatore delle trasmissione La Barcaccia – mi ragguagliò così sull’argomento:

Nella stagione estiva che precedette la “prima” romana de IL TROVATORE, al Teatro Grande -non ancora Verdi, ovviamente- fu rappresentato un primo IL TROVATORE composto dal Lanari figlio del famoso impresario.
Battendo Verdi, quindi, di almeno sei mesi. Il fatto non poteva essere ignorato dal Peppino Nazionale, poichè l’interprete di Azucena (protagonista assoluta e ruolo concepito per soprano, mentre la povera Leonora fu relegata ad una parte poco più che comprimariale, con una sola aria “da sorbetto” tipo la Berta del BARBIERE rossiniano) era stato sostenuto nientepopodimeno che da quella Rosina Penco che, poi, a Roma fu la prima Leonora verdiana.
Ho qualche dubbio, quindi, che la traduzione italiana de IL TROVADOR di Garcia Gutierrez (l’opera in verso era andata in scena a Madrid nel 1835 con l’Autore 22enne: Gutierrez era nato nel 1813, quindi coetaneo di Verdi!) sia stata fatta dalla Strepponi in quell’occasione, ma immagino che l’affermazione avrà il suo fondamento.
Un altra curiosità sta nel fatto che EL TROVADOR in musica conobbe una prima versione operistica -anzi si tratterebbe addirittura della prima “opera” (e quindi non zarzuela) spagnola- grazie a Francisco Porcell, al Teatro di Pamplona nel 1845.
Il libretto è opera del fratello Andrés Porcell e protagonista, ancora e sempre il soprano, Azucena.

2. Anche questa volta il Maestro conferma di essere piuttosto attaccato al denaro, tanto che il Teatro San Carlo di Napoli rifiutò d’ospitare il debutto dell’opera, perché il sovrintendente dell’epoca valutò esose le pretese economiche del compositore.

3. Verdi riscrisse un bel numero di versi frutto della poetica di Salvatore Cammarano, ma nella stesura definitiva questi cambiamenti non compaiono, perché con ogni probabilità il Maestro volle così onorare la memoria del librettista che era passato a miglior vita prima del debutto dell’opera.

Rosina Penco, la prima Leonora.

4. La zingara Azucena è il primo personaggio verdiano protagonista affidato al registro mezzosopranile. Fino a quel momento per i mezzosoprani le parti erano state sempre da coprotagonista. Poi il Maestro ci prese gusto, evidentemente, si pensi solo all’Amneris dell’Aida e alla Eboli del Don Carlo.

5. Per la prima volta, con Il Trovatore, Verdi non scrive un Preludio.

6. Persino nelle didascalie del libretto s’intuisce la prudenza dovuta all’attenta censura della Chiesa: nella terza scena della seconda parte quello che è evidentemente un convento è indicato come un generico luogo di ritiro!

7. Nell’opera non c’è alcun duetto in senso classico tra i due innamorati, Manrico e Leonora, ma solo un brevissimo ariosetto, L’onda de’ suoni mistici.

Enrico Tamberlick

8. A proposito del famoso do della Pira, che spesso ha suscitato indignate discussioni tra sostenitori talebani della filologia e altrettanto rigidi fautori della tradizione, io la penso come Verdi, che a tale proposito disse: Lungi da me l’idea di rifiutare al pubblico quello che vuole. Mettetelo il do acuto se volete, purché sia buono! ( il suo interlocutore era Enrico Tamberlick, tenore che sparava acuti a nastro).

9. Il Trovatore è suddiviso in quattro parti e non in atti, come di consueto.

10. Infine una considerazione personale. L’aria del primo atto Tacea la notte placida, è a mio (ma non solo, ovviamente) parere la più bella scritta da Verdi per il soprano.

Saluto tutti, quindi, con una delle mie interpretazioni favorite della sortita di Leonora. Si tratta di Leontyne Price, nel 1959.

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6 risposte a “Il trovatore di Giuseppe Verdi alla Fenice di Venezia: seconda intrusione semiseria.

  1. principessasulpisello 29 novembre 2011 alle 10:17 am

    Una “Pira” che spacchi i lampadari è il sogno di ogni tenore.

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  2. amfortas 29 novembre 2011 alle 1:13 pm

    Marina, sì è vero. Però la parte di Manrico non è solo la Pira e per definire il personaggio ci vuole ben altro che un acuto ben piazzato :-).
    Ciao e grazie!

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  3. Maria 30 novembre 2011 alle 2:40 pm

    tanto più che la partitura originale non prevede la distruzione della cristalleria

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  4. amfortas 30 novembre 2011 alle 4:28 pm

    Maria, già, eppure troppo spesso la prestazione del tenore è valutata solo da quell’acuto, come saprai benissimo.
    Ciao e grazie!

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  5. biondasirocchia 1 dicembre 2011 alle 8:28 am

    Ma questa è la seconda aria! (Bellissima, beninteso). Però io preferisco “Tacea la notte placida”.
    Biondasiroccha

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  6. amfortas 1 dicembre 2011 alle 8:49 am

    Bionda, hai ragione! Quando ho scritto il post ero in dubbio tra le due arie e mi ero copiato i codici di entrambe. Ora è a posto, mi fa piacere rileggerti.
    Ciao 🙂

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