Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Don Giovanni alla Scala di Milano: un paio di osservazioni a latere.

Avrei voluto scrivere una serie di post dedicati al Don Giovanni di Mozart che, lo ricordo ai distratti, quest’anno inaugura la stagione operistica della Scala di Milano.
In realtà non ce la faccio perché stare seduto è tuttora un bel problema per me, causa i soliti dolorazzi alla schiena (e chissenefrega, direte voi, che sicuramente avrete già i vostri problemi!).
Quindi mi limito qui solo a un paio di osservazioni, non prima di aver segnalato che la recita del 7 dicembre dalla Scala sarà visibile dalle 18.00 in diretta televisiva sul canale digitale RAI5, sempre in diretta su RADIO3 e in differita sul canale satellitare Sky Classica, dalle ore 21.00.
Non avete scuse, ok (smile)?
Quando, il 29 ottobre 1787, debuttò a Praga il Don Giovanni, avvenne una specie di simbolico scambio di consegne.

Giacomo Casanova

In teatro c’era anche Giacomo Casanova il quale, da quella sera, vide cadere definitivamente il suo ruolo di seduttore per eccellenza.
Eppure la vicenda di Don Giovanni era già nota da tempo, tanto che sono davvero molti gli autori che si cimentarono nella loro versione tratta da El burlador de Sevilla di Tirso de Molina (forse, la paternità è ancora dibattuta). Tra gli altri ricordo almeno Goldoni e Molière sino a Giovanni Gazzaniga che pochi mesi prima del debutto dell’opera di Mozart, mise in scena il suo lavoro su libretto di Giovanni Bertati, al quale il grande Da Ponte deve molto, basta comparare i due testi.
Il motivo per cui da quel momento in poi la figura di Don Giovanni divenne un mito sta nella straordinaria ispirazione di Mozart e Da Ponte, che crearono un impianto drammaturgico pressoché perfetto, impreziosito da una musica immortale, se tale aggettivo ha un senso.
La musica amplifica le emozioni, questa musica le esalta, le esaspera.
Ma qual è la grandezza di Don Giovanni rispetto a un Casanova?
A un osservatore distratto potrebbero apparire entrambi come due seduttori, due soggetti da rehab in una clinica per bulimici del sesso. Sbagliato!
In Don Giovanni c’è molto di più perché vi si riconosce un tratto che non compare in Casanova: l’empietà verso Dio, l’assoluta determinazione a non pentirsi, mai e a nessun costo, dei propri peccati.
Don Giovanni sfida ciò di cui tutti abbiamo paura, anche se magari non ammettiamo apertamente di crederci e cioè il soprannaturale. Egli ce l’ha di fronte, lo tocca con mano, ma lo sfida ripetutamente.
Don Giovanni racconta frottole a tutti, si traveste per sfuggire ai suoi nemici terreni, dissimula le sue intenzioni, è sempre sfuggente, fa promesse che sa benissimo che non manterrà. Con la Morte però cambia atteggiamento: è affidabile, preciso, quasi incalzante.
Così acutamente osserva, tra gli altri, Jean Starobinski, ed è a mio parere la chiave di lettura indispensabile per capire il senso più profondo dell’opera mozartiana:

“Don Giovanni non è un criminale che possa essere giudicato da un tribunale umano. È l’uomo del disordine estremo, l’uomo che nella propria coscienza si oppone all’ordine divino, e rifiuta ferocemente di pentirsi. Può dunque essere giudicato solo dal tribunale divino.
La sua colpa non è l’eccesso nell’appetito umano, è l’eccesso nell’oltraggio all’ordine sacro.”

Pensate alla diciasettesima scena del secondo atto.
Don Giovanni si trova davanti il Commendatore che gli dice:

Don Giovanni, a cenar teco m’invitasti, e sono venuto.

Mentre tutti i presenti si sgomentano, che fa el burlador? Come se fosse una situazione normale, ordina a Leporello di preparare un altro coperto:

Leporello, un’altra cena, fa’ che subito si porti.

Tutto ciò che segue dopo è solo una continua dimostrazione di determinazione di Don Giovanni: ha il cuore saldo, non vuole giammai che alcuno lo accusi di viltà, e di pentirsi non se ne parla proprio. Un gigante, un tragico gigante coraggioso e spudorato.

Ancora, sull’annosa questione del dramma giocoso – una specie di ossimoro – trovo illuminanti le semplici parole di Goethe:

“In Don Giovanni la gaiezza si manifesta solamente in superficie, ma nel profondo regna la gravità, e la musica esprime meravigliosamente questo doppio carattere.”

Teniamo ben presenti questi due concetti, se vogliamo ascoltare il Don Giovanni con più consapevolezza, e magari carpirne qualche segreto.

Chiudo facendo un esempio un esempio della reciprocità tra i libretti di Bertati e Da Ponte. L’interlocutrice di Pasquariello/Leporello è sempre Donna Elvira:

Ih, ih! Se voi volete averle in vista
ecco signora mia, quest’è la lista.

(getta una lista di alcuna braccia di carta)

 

PASQUARIELLO           

 

Dell’Italia, ed Alemagna
ve n’ho scritte cento, e tante.
Della Francia, e della Spagna
ve ne sono non so quante:
fra madame, cittadine,
artigiane, contadine,
cameriere, cuoche, e guattere;
perché basta che sian femmine
per doverle amoreggiar.
Vi dirò ch’è un uomo tale,
se attendesse alle promesse,
che il marito universale
un dì avrebbe a diventar.
Vi dirò che egli ama tutte,
che sian belle, o che sian brutte:
delle vecchie solamente
non si sente ad infiammar.

 

Questa invece è l’aria del catalogo di Leporello:

 

Eh! consolatevi:
non siete voi, non foste e non sarete
né la prima né l’ultima. Guardate
questo non picciol libro: è tutto pieno
dei nomi di sue belle.
Ogni villa, ogni borgo, ogni paese
è testimon di sue donnesche imprese.
Madamina, il catalogo è questo
delle belle che amò il padron mio;
un catalogo egli è che ho fatt’io:
osservate, leggete con me.
In Italia seicento e quaranta,
in Lamagna duecento e trentuna,
cento in Francia, in Turchia novantuna,
ma in Ispagna son già mille e tre.
V’ha fra queste contadine,
cameriere, cittadine,
v’han contesse, baronesse,
marchesane, principesse,
e v’han donne d’ogni grado,
d’ogni forma, d’ogni età.
Nella bionda egli ha l’usanza
di lodar la gentilezza;
nella bruna, la costanza;
nella bianca, la dolcezza.
Vuol d’inverno la grassotta,
vuol d’estate la magrotta;
è la grande maestosa,
la piccina è ognor vezzosa.
Delle vecchie fa conquista
pe ‘l piacer di porle in lista:
ma passion predominante
è la giovin principiante.
Non si picca se sia ricca,
se sia brutta, se sia bella:
purché porti la gonnella,
voi sapete quel che fa.

Insomma, nella sostanza Da Ponte aggiunge che a Don Giovanni piacciono pure le vecchie (strasmile).

Un saluto a tutti.

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25 risposte a “Don Giovanni alla Scala di Milano: un paio di osservazioni a latere.

  1. Alucard4686 5 dicembre 2011 alle 8:09 pm

    Finalmente ho imparato bene la storia del burlador, e quindi, al contrario di DG, merito il perdono divino. 😀
    Ho letto che la Netrebko non canterà alla prima, peccato ero curioso di sentirla in questo ruolo.
    La battuta sulle vecchie mi ha fatto venire in mente il video della Horne e della Von Stade che cantano “Bosom buddies”. A un certo punto una fa all’altra “Quanti anni mi dai?” Risposta (che perde un po’ in italiano): “Fra i quaranta e la morte”.
    P.s. guardati questo: http://www.youtube.com/watch?v=OVUSk58r7FY&feature=share

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    • amfortas 6 dicembre 2011 alle 11:07 am

      Alu, sì sì conosco quel video :-). La DiDonato è una gran burlona, oltre che una grande cantante. Io ho sentito la Netrebko in questo DG e mi è parsa, con i limiti dell’ascolto precario, la migliore della compagnia assieme a Mattei. Vedremo domani!
      Ciao 🙂

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  2. Alucard4686 5 dicembre 2011 alle 8:22 pm

    Per quanto riguarda la Netrebko ho detto una cavolata… Non canta il 28, pardon !

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  3. Marisa 6 dicembre 2011 alle 12:55 pm

    Spero che tu vada avanti nei post (nonostante il tuo mal di schiena di cui mi dispiaccio siceramente, ma che non può essere preso a pretesto, perchè puoi scrivere in ogni posizione che ti parrà meno invalidante 🙂 ) perchè il tema è complesso e non te la puoi cavare troppo in fretta…
    Hai iniziato giustamente stabilendo le distanze tra Casanova e Don Giovanni. Con tutta la sua fama di conquistatore e seduttore, Casanova è pur sempre un uomo in carne ed ossa, soggetto quindi ai sensi di colpa e ai veri innamoramenti, mentre Don Giovanni, pur ispirandosi a vari possibili personaggi reali, è e rimane sostanzialmente un “Mito”, cioè una rappresentazione di un comportamento archetipico , che sfugge ad ogni concretizzazione. E’ qualcosa di astratto ( una autentica creazione), ma che risuona profondamente in tutti perchè attinge ad una sfera e ad un livello dell’inconscio collettivo, dove aleggiano, spesso in modo confuso ed informe. sia i nostri desideri più abietti che quelli più sublimi.
    Vedremo come questa confusione ed ambiguità si rifletta a tutti i livelli del comportamento di Don Giovanni, facendolo sembrare a qualcuno solo un perfetto egoista dalla sessualità disordinata e compulsiva, ad altri il perfetto campione della libertà e dell’affrancamento della coscienza individuale dalla paura e dalla dipendenza dall’opinione collettiva fino a affontare con perfetta spavalderia la morte stessa.

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    • amfortas 6 dicembre 2011 alle 4:18 pm

      Marisa, credo che dovrò deluderti, ahimé. L’operazione è alle porte e spero di riuscire a scrivere la recensione, almeno.
      Hai fatto bene a puntualizzare la differenza tra Don Giovanni e Casanova, a me era rimasta nella tastiera 🙂
      Grazie e a presto, spero!

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  4. Matteo 6 dicembre 2011 alle 4:53 pm

    ho trovato casualmente questo blog e ne sono entusiasta, complimenti, ho letto tutto d’un fiato almeno 3 o 4 interventi: un feed che va aggiunto obbligatoriamente!
    ps, domani ho prenotato al cinecity, speriamo che l’audio/video sia all’altezza!

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    • amfortas 6 dicembre 2011 alle 6:34 pm

      Matteo, sono io che ringrazio te per le bellissime parole 🙂
      Ho visto proprio il Don Giovanni dal Met al cinecity e la qualità audio/video era eccellente, anche se ovviamente la trasmissione audio tende a uniformare il livello delle voci. Non mangiare troppe secchiate di popcorn!
      Ciao e grazie!

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  5. daland 6 dicembre 2011 alle 9:48 pm

    In questo momento (21:48 o giù di lì) il link al sito della Scala porta ad una pagina – della Scala, si noti bene! – che afferma trattarsi di link errato!
    Come viatico, non male davvero!
    ps: forse Bertati intendeva dire che “la vecchia” il DG non la vuol bruciare (a carnevale, smile!)

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  6. Enrico 7 dicembre 2011 alle 8:56 am

    Ciao Amfortas,

    è interessante notare che il Don Giovanni di Moliere viene condannato nel momento in cui diviene ipocrita (al termine della commedia). Sino a quando si mantiene nel suo carattere di “burlador”, conducendo una vita dissoluta infischiandosene di tutte le convenzioni, il Cielo (almeno nella concezione di Moliere) lo perdona.
    Saluti,

    Enrico

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  7. Anne de Beuil 7 dicembre 2011 alle 9:12 am

    Stasera che sera! sono già spiaggiata sul divano pronta alla visione in assetto di guerra: marito allertato a tornare prima dal lavoro, cellulare carico per commenti a caldo, portatile accanto per diatribe da foyer negli intervalli, cena comoda su tavolo tattico, pantofola con i tacchi.
    Buon Don Giovanni a tutti!

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    • amfortas 7 dicembre 2011 alle 9:42 am

      Anne, i miei preparativi sono sostanzialmente uguali ai tuoi, solo che io preferisco sempre una chanel tacco 15, ché non si sa mai che qualcuno non venga a farmi visita (sperando che non sia il…Commendatore!) Ciao 🙂

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  8. Erasmo 7 dicembre 2011 alle 4:10 pm

    Eccellente nella sua semplicità.

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  9. amfortas 7 dicembre 2011 alle 7:52 pm

    Erasmo, grazie, mi fa piacere che la mia mini presentazione ti sia piaciuta.
    Ciao!

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  10. Matteo 8 dicembre 2011 alle 8:39 am

    considerazioni a caldo: nella prima ora, ogni 3 minuti scarsi c’era un buco nell’audio di circa un secondo, li avrei uccisi tutti!!!! (anche perchè dalle 17.30 alle 18.00 nella fase pre-opera il buco sussisteva, non so se credessero che si starebbe sistemato da solo…. vabbè). Per il resto, come dettomi in precedenza, le voci erano uniformate mentre la registrazione dell’orchestra era ben distribuita e omogenea.
    Il video non era il massimo come qualità ma per dirlo con certezza devo vedere una replica su sky in uno dei prossimi giorni (spero vivamente che non si tratti della stessa sorgente data in pasto alla tv), ma in un’era di full-HD e HD-Qua e HD-La mi aspettavo qualcosa di più: certo la banda italiana è quello che è…. e una trasmissione come quella non ho idea di quanto pesi in streaming, ma, a prescindere, tanto.
    Un 9 al sistema audio del cinecity.
    Un 7 alla trasmissione video scelta per lo streaming
    e un 5 al sistema di streaming che bufferizzava ogni 3 minuti non si sa bene perchè!
    (per la cronaca ci tornerò ma spero sistemi questi problemi!)

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  11. amfortas 8 dicembre 2011 alle 8:51 am

    Matteo, ieri ci deve essere stato qualche problema perché sembra che il segnale fosse piuttosto disturbato. Io non ho avuto problemi, per fortuna. Non m’addentro in questioni tecniche, in questo senso, perché davvero non ne so nulla.
    Ciao!

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    • Matteo 8 dicembre 2011 alle 9:01 am

      io sono un niubbo per quanto riguarda le critiche/complimenti, allora ho lasciato un commento in “zone” a me consone, mi sto appassionando di opera solo ultimamente, tuttavia vi leggo con interesse e credo che didatticamente parlando sia un ottimo modo di imparare/saper criticare 🙂

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  12. Piccola Dorrit 14 dicembre 2011 alle 10:07 pm

    Molto interesante l’interpretazione di Starobinski, il contrasto con il sacro. Non è difficile convenire che nel finale, nel suo tenere testa al commendatore e non pentirsi si avverte il momento più alto in dignità e fierezza di don giovanni, che arriva a riscattare il traditore, l’omicida, il falso, spergiuro e prepotente… anche se finirà all’inferno. Starobinski coglie nel segno eppure è incompleto: don Giovanni-Mozart può opporsi al divino perchè rivendica la tragicità della condizione umana che non trova esito nella ricerca dell’amore e della felicità, conquiste effimere (ne parlo nel mio blog).
    Così vede bene anche il caro Goethe: i momenti giocosi e vitali che non sono però solo superficie ma, come proprio lui avrebbe potuto dire, un polo e il suo opposto quello del consumo e della fine.

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  13. Piccola Dorrit 15 dicembre 2011 alle 5:52 pm

    Amfortas, ti ringrazio per il consiglio di lettura. Intanto continuo a pensare che don Giovanni- Mozart abbia una sua più specifica e nello stesso tempo universale connotazione anche all’interno di un contenitore rilevante, come gli storici delle idee sanno trovare, quale sacro/profano o vita/morte (il Don Giovanni di Strehler).
    Tu conoscerai senz’altro cosa ha scritto Massimo Mila sulle opere italiane di Mozart.
    Ci sono poi molte interpretazioni politiche, la sopraffazione dei nobili etc., etc., infatti sono possibili letture a diversi livelli.
    E poi c’è il cuore dell’opera, appunto ciò che a Mozart stava più a cuore…e, ciascuno con i propri mezzi, tentiamo di avvicinarci a questo centro.
    Ciao

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  14. amfortas 15 dicembre 2011 alle 6:55 pm

    Piccola Dorrit, grazie per il contributo, ho risposto da te (Mila forever, per quanto mi riguarda).

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  15. Piccola Dorrit 15 dicembre 2011 alle 11:58 pm

    Grazie per il commento e per la cortesia.

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  16. amfortas 16 dicembre 2011 alle 10:56 am

    Piccola Dorrit, ciao e grazie a te.

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