Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria di Anna Bolena di Gaetano Donizetti al Teatro Verdi di Trieste: ridiamo per non piangere.

Segnalo che un paio di persone degne di fiducia mi hanno riferito di una prova sufficiente del tenore Albert Casals nella recita del 20.01.2012. Ulteriori testimonianze sono gradite, ovviamente.

Si è aperta ieri la stagione operistica di Trieste, con l’Anna Bolena di Gaetano Donizetti. Ed è quasi l’unica buona notizia.
Tra il pubblico, non foltissimo, c’erano anche una ventina di ragazzi del Collegio del mondo unito di Duino.

Ora, i casi sono due. O i ragazzi non metteranno mai più piede in un teatro oppure, ed è l’ipotesi più inquietante, penseranno che chiunque possa fare il tenore ed esibirsi  su di un palcoscenico (smile).
Allestimento di Graham Vick ripreso qui dall’ottimo Stefano Trespidi, che ha riscosso un buon successo a Palermo e a Verona. Mah. A me non è piaciuto poi così tanto.
Spettacolo statico, di una certa eleganza formale, ma senza quel quid che lo renda indimenticabile. Costumi  (Paul Brown)d’epoca, dai colori molto sgargianti, spesso a un passo dal kitch, soprattutto nel caso di Enrico VIII.
Per i miei gusti la scenografia (sempre Paul Brown), specialmente in alcune scene, era sovrabbondante. Molti simboli, certo. Un’enorme spada, una corona di spine, cavalli, un letto a baldacchino, sfilata delle mogli di Enrico VIII all’inizio e alla fine. Non ho notato un particolare lavoro sulla recitazione dei cantanti, che si limitano nella maggior parte dei casi a rappresentare lo stereotipo del cantante lirico.
Fanno eccezione – un po’ – la Devia e specialmente la Polverelli.
Coro schierato, immobile. Effetto voluto, perché così è solo testimone dei fatti, come si usava in tempi remoti.
Impianto luci di Nino Napoletano: bello. Purtroppo quando i solisti cantavano al proscenio erano illuminati in viso da un bagliore verde e nel caso dell’interprete di Enrico, dai tratti somatici piuttosto duri, pelle scura e con in testa una parrucca rosso ambrato, l’effetto era ambiguo. Diciamo la versione viados dell’incredibile Hulk, che non è esattamente quanto di più regale possa passare per la testa (strasmile).
Boris Brott, un cognome onomatopeico per un direttore assolutamente incapace di valorizzare questa partitura. Un piattume noioso, nessun colore, tempi spesso letargici, concertati confusi, scollamento evidente tra buca e palco. Aveva fatto molto meglio, pur senza brillare, nel Samson et Dalila l’anno scorso.
Anna Bolena non è un’opera noiosa ma ha bisogno di un direttore che tenga alta la tensione drammatica della vicenda, che sottolinei i momenti elegiaci ed esalti quelli drammatici. Nulla di tutto ciò, tutto confuso in un maelstrom incolore e insapore.

Mariella Devia

Mariella Devia. Grande come sempre. Perfetta nell’intonazione, sbalorditiva nel controllo del fiato, che le consente un legato magnifico e salite immacolate ad acuti e sovracuti, della quale peraltro non è stata prodiga come in altre occasioni. Manca il temperamento da tragédienne, che non vuol dire – come fanno equivocando alcune sue colleghe più giovani – sbracamenti da vaiassa in tempesta ormonale. Però anche sotto quest’aspetto sua Mariellestà ha lavorato negli ultimi anni e i risultati si sentono, quando aggredisce certe frasi mantenendo però una compostezza stilistica encomiabile.
Molto brava anche Laura Polverelli, Giovanna Seymour, rivale di Anna. Una prova di grande professionalità che si esplica nel fraseggio attento, nella cura della parola scenica, in un generale buongusto interpretativo.
La voce non è di quelle che incantano, ma è discretamente voluminosa nel registro centrale e sale con una certa facilità agli acuti, con l’eccezione di un paio nel secondo atto che sono suonati ghermiti.

Mariella Devia e Laura Polverelli

Vorrei fermarmi qui, perché io detesto parlare male dei cantanti e so benissimo che ce la mettono tutta, ma come avrete visto dai commenti al post precedente, c’erano anche un basso e un tenore. Soprattutto c’è un pubblico che paga il biglietto e che merita rispetto.
Luiz-Ottavio Faria è stato un Enrico VIII assolutamente scadente da ogni punto di vista. Ma siccome qui parliamo di canto, posso anche passare sopra una recitazione dilettantesca ma non sul resto.
Resto che significa una voce soffocata, perennemente indietro, priva di proiezione in sala, quindi. In queste condizioni neanche si parla d’interpretazione ma si devono giocoforza limitare i danni cantando tutto forte o cercare di farlo, strabuzzando gli occhi al primo acuto. Se penso poi che Faria deve partecipare a tutte le recite, gli auguro buona fortuna.
Albert Casals, tenore. Percy. Stiamo parlando di uno dei monumenti delle parti per tenore dell’Ottocento. Ok, il giovane spagnolo è arrivato all’ultimo minuto, in sostituzione di Celso Albelo. Sì, ma se ogni nota sopra il sol3 è crescente non c’entra quando sei arrivato in teatro e neanche che tu abbia fatto poche prove. Con il massimo rispetto possibile sembrava un dilettante allo sbaraglio e chi mi segue da tanti anni qui e altrove sa che non sono uno che spara per il gusto di sparare, anzi.
Elena Traversi ha tratteggiato un pallido Smeton, la parte le sta ampiamente larga.
Di routine le prestazioni di Federico Benetti (Lord Rochefort) e Max Renè Cosotti (Hervey).
Discreta, ma non di più, la prestazione del Coro. Idem l’orchestra.
Il pubblico ha tributato un grande successo a Mariella Devia e a Laura Polverelli, ha lanciato qualche modesta contestazione a Brott, Faria e Casals e ha manifestato un successo di cortesia al resto della compagnia artistica.
Per queste, ripeto modeste e soprattutto giustificabili, contestazioni addirittura si sono registrate polemiche. Io non ho mai buato nessuno in vita mia ma ritengo che sia lecito farlo alla fine dello spettacolo.
I soliti noti – molti – se ne sono andati al primo intervallo. Succede sempre, specialmente alle prime. Ovunque. A Torino tre anni fa dopo il primo atto dei Racconti di Hoffmann restammo in sala io, mia moglie e i parenti dei cantanti.

Intanto auguro un felice proseguimento a tutti.

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64 risposte a “Recensione semiseria di Anna Bolena di Gaetano Donizetti al Teatro Verdi di Trieste: ridiamo per non piangere.

  1. principessasulpisello 19 gennaio 2012 alle 11:58 am

    coi ricordi che ho, era meglio non sapere queste cose. Grazie, comunque .

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  2. amfortas 19 gennaio 2012 alle 12:12 pm

    Marina, beh guarda il lato positivo, che in questo caso sono le ottime prestazioni di Mariella Devia e Laura Polverelli. Ciao 🙂

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  3. daland 19 gennaio 2012 alle 1:22 pm

    Soprattutto per la differenza di Km, ho privilegiato la Bolena del Maggio, a metà marzo. Che sia stato un colpo di fortuna?
    Ciao!

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    • piotr 19 gennaio 2012 alle 3:11 pm

      mi sa proprio di sì!!!!!!!!!!!!!!!!!!! almeno sentiremo un direttore degno di questo nome, con tutto il rispetto per l’orchestra di trieste, che ha dato quanto ha potuto sotto quella bacchetta.

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  4. piotr 19 gennaio 2012 alle 3:16 pm

    @amfortas, mi complimento per il tuo pezzo che rispecchia esattamente la situazione, in tutto e con grande stile da parte tua. ma, dato che c’ero, i buh non sono stati così modesti, il tenore ne è stato sommerso; il basso quasi… smeton un po’ meno e il direttore d’orchestra ne ha avuti ma non quelli che si sarebbe meritato… però dal palco teatro piovevano grandi applausi per loro. a domani, per la prossima dl primo cast!

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    • amfortas 19 gennaio 2012 alle 4:18 pm

      piotr, grazie. A me le contestazioni non sono sembrate straordinarie, ho sentito molto (ma molto!) di peggio. Comunque sono dispiaciuto, uno spettacolo contestato è sempre una sconfitta per tutti noi.

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      • piotr 20 gennaio 2012 alle 12:49 am

        amfortas, condivido il tuo dispiacere e le motivazioni. mi fa piacere che il secondo cast sia andato bene. non posso credere che faria abbia interpretato un buon enrico viii!

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  5. Alan 19 gennaio 2012 alle 3:29 pm

    L’ho visto ieri sera (sono abbonato al turno E, quindi sistematicamente con i secondi cast, in seconda galleria) e, devo dire, non mi è sembrato così disastroso.
    Per quanto riguarda il maestro Brott concordo in tutto e per tutto con l’estensore di questo blog. Invece le scene e i costumi, tutto sommato, non mi sono dispiaciuti (a parte forse il vestito di Giovanna Seymour nella scena settima del secondo atto), ma è anche vero che ho sempre impresso nella memoria il “Simon Boccanegra” di qualche anno fa ambientato in una mezza cisterna e qualunque cosa migliore di quella mi sembra un capolavoro. 🙂
    Cinzia Forte come Anna Bolena è stata strepitosa: precisa e sicura, ha interpretato il personaggio perfettamente.
    Rossana Rinaldi come Giovanna Seymour è stata molto brava. Non a livello della Forte, ma sicuramente ad un livello più che buono.
    Luiz-Ottavio Faria come Enrico VIII è stato ben più che dignitoso. Mi sembrano strane così tante impressioni negative nei suoi confronti alla prima, sentito come ha cantato alla seconda. Contrariamente a quanto scritto nella recensione, alla seconda la voce c’era ed era piena e sicura. Sarà stata un po’ di emozione per la prima? Non so, ma sicuramente era lontano anni luce rispetto ai livelli disastrosi che ho letto in giro.
    Deniz Leone come Lord Riccardo Percy è stato sicuramente il meno abile in scena. Pur non avendo mai steccato, nel primo atto era spesso in ritardo e la voce si perdeva in più di un punto. Nel secondo atto si è ripreso (probabilmente durante l’intervallo si è preso un cordiale per rinfrancarsi :D) e ha cantato molto meglio rispetto al primo, ma comunque ad un livello appena accettabile.
    Annika Kaschnez come Smeton se l’è cavata più che egregiamente.
    Di Federico Benetti come Lord Rochefort, di Max Renè Cosotti come Hervey e del coro direi che posso ripetere quello che ha detto il nostro ospite.
    Teatro pieno a metà ma almeno non si sono segnalate grosse defezioni tra il primo e il secondo atto.

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    • amfortas 19 gennaio 2012 alle 4:31 pm

      Alan, grazie per la tua testimonianza, particolarmente preziosa perché riguarda il secondo cast. Sono contento di sapere che Faria ha offerto una prova migliore e mi fa piacere anche per la Forte e gli altri.
      L’allestimento ha riscosso un buon successo a Palermo e a Verona negli anni scorsi, un paio di miei colleghi l’hanno valutato più positivamente di me.
      Per quanto riguarda il tenore non è questione di stecche, la stecca è un incidente che è capitato a tutti i nomi mitici del firmamento lirico. Il problema è l’interpretazione, l’aderenza stilistica al personaggio, l’accento, il fraseggio: la realizzazione cioè attraverso il canto delle caratteristiche del Percy di Donizetti.
      Grave che il teatro sia stato quasi disertato, ma purtroppo è lo scotto da pagare per un titolo difficile, non certo popolare. Purtroppo il pubblico triestino è vecchio anagraficamente e culturalmente, la maggioranza vorrebbe vedere Tosca, Aida ecc ecc.
      Ciao e grazie per l’intervento 🙂

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      • Alan 20 gennaio 2012 alle 12:18 pm

        Sì, chiaro. Il mio riferimento alle stecche era per dire che, bene o male (più che altro male…) la parte l’ha portata a casa. Il problema è che Leone era un’intera rampa di scalini al di sotto degli altri cantanti in scena e, come hai detto di Casals, anche questo ricordava molto il “dilettante allo sbaraglio”. Per il resto concordo pienamente con la tua analisi.

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      • amfortas 20 gennaio 2012 alle 12:46 pm

        Alan, bene, ti ringrazio per la precisazione, ciao e grazie.

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  6. Alucard4686 19 gennaio 2012 alle 3:41 pm

    Io ho una domanda: ma dal palco come si sentivano le voci? Mi pare di intuire che non tutti si sentivano bene. Forse io essere praticamente sopra il palco avevo una percezione non veritiera. Cioè: io sentivo tutti molto bene.

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    • Alucard4686 19 gennaio 2012 alle 3:42 pm

      Pardon, platea.

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    • amfortas 19 gennaio 2012 alle 4:37 pm

      Alu, in platea si sentiva pure, è quello che si è sentito che non andava bene 🙂 Le voci di Enrico e Smeton erano le più fioche, comunque. Ma sai il volume è sempre un problema relativo, entro certi limiti. Il tenore Casals si sentiva di più, ma le uniche voci proiettate bene in teatro erano quelle della Devia, della Polverelli e di Max Renè Cosotti.
      Tieni conto comunque che il Verdi ha, a detta di molti cantanti con i quali ho parlato negli anni passati, un’acustica eccellente.
      Ciao e grazie 🙂

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      • Alucard4686 19 gennaio 2012 alle 5:04 pm

        Capito.
        Per quando riguarda la mia impressione devo dire che la rappresentazione non mi ha entusiasmato. Aspettative troppo alte?
        Forse. Fatto sta che le tante defezioni e problemi non devono aver facilitato la messa in scena. Ne sono consapevole.
        La regia mi è parsa corretta, non particolarmente geniale.
        Molto bello il duetto Bolena-Seymour.
        Per il resto devo dire che concordo totalmente con tutto quello che hai riportato. Sarebbe inutile ripetere.
        Vorrei aggiungere che in alcuni punti mi ha sorpreso vedere una Devia molto partecipe interpretativamente, anche se, pur tecnicamente perfetta, per Bolena servirebbe almeno un lirico, a mio avviso.

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      • amfortas 19 gennaio 2012 alle 5:33 pm

        Alu, è sicuro che le defezioni abbiano creato tensioni, oltretutto in un ambiente già teso per i noti problemi economici.
        La Devia è una grande cantante e una grande artista, che cerca di migliorare sempre. Potrebbe vivere di rendita senza rischiare nulla, cantando parti che le sono più congeniali. Avrei voluto che trovasse la grinta (o l’opportunità, è sempre difficile parlare di quello che non si conosce) per osare vent’anni fa.
        Ciao e grazie anche a te 🙂

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  7. Enrico 19 gennaio 2012 alle 4:55 pm

    ero tra quelli che ha buato alla prima soprattutto al tenore e ho dovuto tenere testa ad altri spettatori che mi davano del matto -sic- per questo. Si paga e non poco – prezzi lievitati quest’ anno grazie a Calenda – e si vogliono grandi imterpreti almeno nelle prime compagnie, anche se è stupido fare spettacoli di serie A e B . Ritengo comunque lo spettacolo da vedere per ‘ allestimento e le 2 donne Devia e Polverelli splendide. Sai il tenore della Battaglia di Legnano primo cast? non compare il nome e manca un mese ahimè

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    • amfortas 19 gennaio 2012 alle 5:28 pm

      Enrico, non so chi interpreterà la parte di Arrigo. Per quanto riguarda l’aumento dei prezzi non so che dire: vediamo intanto se i vari Meli, Giordano & Co verranno a Trieste.
      I prezzi comunque sono aumentati quasi ovunque. Solo per fare un esempio alla Fenice, che è un teatro che frequento volentieri anche per ovvie questioni logistiche, è diventato impraticabile anche il loggione.
      Ciao e grazie 🙂

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  8. andrea 20 gennaio 2012 alle 10:00 am

    Il teatro è vuoto? Certo se non fai nessuna promozione territoriale puoi campare solo sul pubblico ormai ottuagenario triestino che vuole esclusivamente tosche e/o traviate……mal fatte oltretutto! Per esempio il Teatro Verdi stampa qualche locandina da affiggere oltre confine? Che ne so….. in Istria…..a Capodistria….a Portorose ….a Lubiana? Vedo che i casinò sloveni hanno tapezzato gli autobus di tutta la provincia di pubblicità in corretto italiano…come si dice pecunia non olet. Questa sarebbe promozione territoriale! Questo sarebbe fare del Verdi una vera istituzione culturale a livello regionale anzichè un covo di reazionari dediti a beghe strapaesane.

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    • amfortas 20 gennaio 2012 alle 12:24 pm

      andrea, hai ragione ma la contingenza economica non aiuta né il teatro (la promozione costa) né gli eventuali spettatori provenienti da fuori (costano gli spostamenti, per non parlare di come è servita Trieste dalle Ferrovie, ad esempio).
      Poi che il teatro debba essere parte integrante del territorio è poco ma sicuro e sono d’accordo con te. Ciao.

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    • ondina 20 gennaio 2012 alle 1:58 pm

      SONODACCORDOSONODACCORDOSONODACCORDO!!!!!!!!!!!!!

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  9. Enrico 20 gennaio 2012 alle 11:13 am

    Andrea ha ragione, e personalmente la mancanza di promozione ha dello scandaloso. Se ne potrebbe dedurre che i vertici del teatro non la ritengano fondamentale, in quanto ci sono i contributi del FUS…..storia infinita, che sarebbe bene chiudere.
    Sarei curioso di vedere un teatro funzionare senza contributi pubblici. Rammento il famoso articolo di Baricco in merito (inizio 2009), credo abbia colto nel segno.

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    • amfortas 20 gennaio 2012 alle 12:34 pm

      enrico, vale anche per te quello che ho risposto ad Andrea: la promozione costa, come tutto. Questo non assolve nessuno da un’allocazione delle risorse discutibile, ma bisogna tenerlo presente.
      Ciao e grazie.

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      • ondina 20 gennaio 2012 alle 2:02 pm

        VOI NON AVETE UN IDEA DELLA NOSTRA ATTUALE DIREZIONE….PER UNA COSA DI CUI IO SO PER CERTO….NON HANNO VOLUTO NEMMENO SCOLTARE LE RICHIESTE DI TONDO, DE ANA (ASSESSORE REG CULTURA!!!) COSOLINI ECC ECC…SE NE FREGANO…SONO LI’ SOLAMENTE PER ELIMINARCI TUTTI….FARANNO PAGARE A NOI I DEBITI ACCUMULATI NEGLI ANNI DI MALGOVERNO DEL TEATRO…..un pò come in Italia…………………………….!!!!!!!!

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  10. amfortas 20 gennaio 2012 alle 2:37 pm

    ondina, ti rispondo di sì, sono al corrente dei problemi che avete a livello nazionale perché su OperaClick ci sono molte discussioni aperte sull’argomento.
    Ciao 🙂

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  11. mamikazen 20 gennaio 2012 alle 5:40 pm

    sei stato premiato, quando vuoi passa a ritirare! purtroppo è un premio di consolazione, mi par di capire (ma sulla devia e sulla polverelli ci avrei messo la mano sul fuoco anch’io 😉 )

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  12. corrado 20 gennaio 2012 alle 7:08 pm

    Inconcepibile che si possa addirittura auspicare che tu non scriva più. Ti seguo da sempre e questa è la prima volta che commento, perché credo che sia importante testimoniarti solidarietà per gli attacchi assurdi che hai subito. Solo la lettura dell’articolo su Calenda vale un anno di articoli zuccherosi scritti sul nostro quotidiano.
    Invito tutti i tuoi lettori a fare come me e scusa se mi sono dilungato.
    Corrado

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  13. Paolo Locatelli 21 gennaio 2012 alle 6:51 pm

    Ciao, io ho assistito alla recita di venerdì ed effettivamente la prova del tenore è stata sufficiente o almeno non ha fatto niente di inascoltabile. Certo la voce è leggerina e in basso si sente poco poi certi acuti non erano proprio a fuoco ma la parte è molto difficile e considerando le condizioni in cui è arrivato e tutto il resto (direttore in testa) mi sentirei di salvarlo. Il basso Faria mi è parso ben peggiore. Devia cauta nel primo atto, straordinaria nel finale d’opera, brava la Polverelli. Allestimento indifferente. Insomma mi trovo praticamente d’accordo su tutto ciò che hai scritto.
    Ciao e complimenti per il blog (anche se intervengo di rado ti leggo con costanza).

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    • piotr 21 gennaio 2012 alle 11:02 pm

      @paolo locatelli. concordo sulla recita di venerdì, il tenore è un giovane intelligente e molto attento, il suo è un bel timbro e questo non è il suo ruolo, ma si è impegnato nel correggere gli errori della prima e ci è riuscito bene, pur con i difetti che hai descritto tu. consideriamo, appunto, che è arrivato 3 giorni prima della prima e che questa direzione mette in difficoltà chiunque.
      in quanto al basso, non ne voglio neanche parlare..
      laura e mariella, anche in questa recita si sono impegnate al massimo, soprattutto per vincere le carenze e gli errori gravissimi del direttore ed essendo quelle grandi che sono, ci sono riuscite perfettamente. ma se qualcuno dovesse domandare quanta fatica hanno fatto penso che le risposte non mancherebbero .. e non sarebbero neanche tenere.
      comunque sono contento che il tenore sia così migliorato e mi auguro che alla terza vada ancor meglio. me lo auguro per lui, per il pubblico e anche per celso albelo convalescente. l’amarezza che ha espresso nel suo comunicato fb così si attutirà e si potrà dedicare completamente a nemorino ….

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    • amfortas 22 gennaio 2012 alle 10:09 am

      Paolo, ciao. Non ho altro da aggiungere se non che ti ringrazio per l’intervento in primis, e che se Casals ha cantato meglio non posso che esserne contento.

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      • piotr 22 gennaio 2012 alle 2:46 pm

        amfortas, sì mi vedo quelle del primo cast e oggi pom il II. amo la lirica, per questo stavolta ho avuto da ridire e molto, ma la devia è sempre la devia, sperando che canti ancora per qualche anno!!! ciao, a presto e continua sempre con i tuoi scritto e con i tuoi ospiti.

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      • amfortas 22 gennaio 2012 alle 6:24 pm

        piotr, mi fa piacere, se hai voglia fammi sapere come ti è sembrato il secondo cast, e grazie per gli incoraggiamenti 🙂

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  14. piotr 23 gennaio 2012 alle 11:05 pm

    il secondo cast! cinzia forte bene, molto bene. la rinaldi meno, ma comunque dignitosa. del basso non so che cosa devo aggiungere… smeton non mi ha entusiasmato, ma io alle sue arie non farei i daccapo, per esempio, a meno che non siano cantate da un contralto eccezionale e non è questo il caso né nel primo né nel secondo cast. il più deficitario è il tenore, proprio no. sia per la voce sia per l’intonazione sia per l’interpretazione. non è assolutamente dotato. albert casals è stato abbondantemente buato e sicuramente alla prima non ha fatto bene, ma ha pagato anche troppo di essere al posto di albelo ed è stato più che professionale, al punto che la seconda sera ha avuto anche applausi alla sua aria.
    il maestro, purtroppo è lo stesso, quindi anche il secondo cast ne risente, e molto. la forte però riesce a destreggiarsi di molto bene, tanto più che il suo è un debutto. brava.

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    • amfortas 24 gennaio 2012 alle 8:30 am

      piotr, ciao. Sono contento per Cinzia Forte, che è una solida professionista che ho apprezzato in altre occasioni anche qui a Trieste. Sono d’accordo anche per la questione dei daccapo però sai, poi forse avremmo scritto che c’erano troppi tagli ecc ecc. Tra l’altro anche la Traversi per esempio, l’ho sentita più in palla altre volte. Sono abbastanza d’accordo su Casals, ma del resto si recensisce quello che si sente e alla prima la sua prestazione è stata modesta a dire poco. Vedi però che quando mi hanno detto di un rendimento migliore nelle repliche l’ho segnalato. C’era un po’ di pubblico? Grazie, ciao.

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      • piotr 24 gennaio 2012 alle 12:11 pm

        AMFORTAS
        il loggione straripava!! platea e palchi pieni. la domenicale pomeridiana è sempre un investimento sicuro. anche io sono contento per la forte, ma mi confermo che con questo direttore c’è ben poco da fare .. mi ha deluso il tenore, molto, ma anche qui la conferma che percy non è un ruolo per tutti. celso albelo lo avrebbe fatto benissimo, ma … sì ho visto che hai messo una nota in rosso su casals e ho ammirato ancor di più la tua onestà intellettuale, che è uno dei motivi per cui leggo questo blog e questa volta ho scritto. io non scrivo mai, ma stavolta sono successe troppe cose strane e qui mi sembra che ci sia molta obiettività e si smussano gli angoli. grazie amfortas!

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  15. amfortas 24 gennaio 2012 alle 4:30 pm

    Beh, sono contentissimo che il pubblico abbia partecipato numeroso, era ora! Ciao e grazie.

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  16. guido rovati 29 gennaio 2012 alle 10:41 pm

    buona sera a tutti. ho visto lo spettacolo venerdi 27 con primo cast. vi dico solo che la scenografia si è rotta e quindi l’ultima parte dello spettacolo è stata rappresentata in forma semi scenica. ciononostante, la signora devia ha cantato “al dolce guidami” sdraiata come previsto da regia, in una posizione che solo lei può permettersi di sostenere! fantastica ed emozionante come sempre. lo spettacolo non è brutto, per carità, ma statico e la direzione soporifera non ha aiutato. le due protagoniste sono state molto brave, ma il resto del cast veramente pessimo. una vergogna per un teatro di tradizione come trieste. va bene dover sostituire all’ultimo momento celso albelo, ma perchè non trovare un tenore almeno intonato???? che peccato…. e non voglio riferire dei suoni emessi da Faria e dalla Traversi. Osceni. ora, non si chiede l’eccellenza, ma almeno il decoro. cmq la signora devia valeva da sola il viaggio milano-trieste. grazie, Sua Marriellistà!

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    • amfortas 30 gennaio 2012 alle 8:42 am

      Guido, io ho visto la pomeridiana di sabato con il secondo cast, e purtroppo non è stato possibile rimediare all’inconveniente della scenografia. Sono cose che succedono. Se ho tempo scrivo qualcosa della recita, vedo in giornata. Grazie per la tua testimonianza e ciao 🙂

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  17. Fiordiligi (Francesca) 31 gennaio 2012 alle 10:18 pm

    Anch’io ho visto la recita del 27. Devo dire che Casals non mi è dispiaciuto (salvo qualche problema in acuto) fino a “Vivi tu”, in cui, purtroppo, è affondato sotto il peso di un’aria obiettivamente micidiale. La Devia cauta fino alla scena finale, dove ha dato il meglio di se. Brava la Polverelli, anche se gli acuti finali dell’aria del secondo atto non sono andati a segno. Concordo pienamente con Guido Rovati per tutto il resto.

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    • amfortas 1 febbraio 2012 alle 8:18 am

      Francesca, ciao, mi pare di capire che non ci siano state grandi novità rispetto alla prima, con l’eccezione di Casals che deve aver migliorato almeno un po’ il suo rendimento. Speriamo che sia intonato Albertazzi, stasera 🙂
      Ciao e grazie!

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  18. wave 22 febbraio 2012 alle 11:29 am

    SIETE PRONTI ALLA BATTAGLIA DI LEGNANO? SE LA SARÀ GALLI SUPERA LE PROVE. . . .SARÀ UN’ESPERIENZA!!!!””””””””””O:-)

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  19. amfortas 23 febbraio 2012 alle 8:23 pm

    wave, oggi l’ho vista in forma però, la Sara. Speriamo lo sia anche dal punto di vista vocale 🙂

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  20. amfortas 25 febbraio 2012 alle 2:18 pm

    E Brott, è andata meglio che nella Nonna Bolena? Ciao 🙂

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    • wave 25 febbraio 2012 alle 6:13 pm

      EH….ANCHE LI’ ……NON E’ CHE L’ORCHESTRA ABBIA UN BUON RAPPORTO CON LUI…DI CONSEGUENZA IL RISULTATO NN E’ DEI MIGLIORI…….VEDREMO STASERA…………….invece volevo sapere qualche commento su Albertazzi e co. ..io non sono andata a vedere nemmeno una recita……….

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      • amfortas 25 febbraio 2012 alle 7:09 pm

        wave, in bocca al lupo per stasera, io mi sto avvolgendo nel tricolore e tra un po’scendo in centro dalla lontanissima Opicina.
        Scusa, cosa ti fa pensare che io abbia voluto vedere Albertazzi discinto? Me lo sono evitato anch’io 🙂 e quindi non so che dirti.
        Ciao!

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  21. wave 27 febbraio 2012 alle 1:35 am

    pensa che io, frequentando il bar teatro me lo sono visto sullo schermo per un mese di fila…………cmq la prima mi è parsa gradita…..la seconda un pò meno…..per evitare fischi ai ringraziamenti hanno fatto uscire tra il soprano tra il tenore e il baritono….

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    • amfortas 27 febbraio 2012 alle 8:20 am

      wave, ora pubblico la recensione della prima, spero di aver tempo di ascoltare anche il secondo cast.
      Quanto allo sfogo di Antoniozzi lo conoscevo già, dice cose sensate con il suo stile e la sua prosa piacevole. È una persona intelligente, è un contributo che dovrebbe essere diffuso in modo mirato e non come ha fatto il quotidiano ieri, perché sembrava che fosse scritto e quindi diretto solo alla situazione triestina: in questo modo si fa disinformazione.
      Ciao e grazie.

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      • wave 27 febbraio 2012 alle 2:20 pm

        EH CERTO CHE SEMBRA PER NOI,… E’ ANCORA PIU’ TRISTE PENSARE CHE RIGUARDA INVECE TUTTA ITALIA…….

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      • amfortas 27 febbraio 2012 alle 5:23 pm

        wave, vero, ed è per questo che sono rimasto costernato dalla mancanza di spettatori alla prima. Guai se il pubblico abbandona il teatro. Ciao!

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      • wave 27 febbraio 2012 alle 7:26 pm

        ALL’USCITA DELLA SECONDA RECITA, MI AVVICINA UN SIGNORE SUI SETTANTA IL QUALE MI CHIEDE SE IL SOPRANO FOSSE DI TRIESTE…IO RISPONDO CHE NO E CHE MI RISULTA ESSERE DI MILANOE CMQ NON DI QUI (IO NON SO MORTE E MIRACOLI DI TUTTI I SOLISTI)…E MI FA: “NO, PERCHE’ MALE, SA? IL SOPRANO HA FATTO MALISSIMO , VOCE ORRENDA STONATA, INASCOLTABILE DIREI QUASI IMBARAZZANTE…IO HO ORGANIZZATO UN PULMANN DA DUBROVNIK PER VEDERE LA BATTAGLIA DI LEGNANO, MANON TORNERO’ PIU’ DOPO QUESTA SERA…….”” CIAO WAVE

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      • amfortas 27 febbraio 2012 alle 8:40 pm

        wave, ora però non possiamo certo dare colpe eccessive a un’artista, anche se, come dici tu, ha cantato male una sera. A maggior ragione spero di riuscire a sentire il secondo cast. Il signore di Dubrovnik e i suoi ospiti non verranno più a Trieste perché delusi dalla prova di un soprano? Beh, suvvia, ce ne faremo una ragione no? Certo, spiace sempre che le serate non siano soddisfacenti, ma non succede certo solo a Trieste. Pensa a quello che succede alla Scala. Se tutti ragionassero col metro dell’amico croato, il Giappone a causa delle prestazioni dei cantanti alla Scala ci dovrebbe dichiarare guerra 🙂 Ciao!

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      • wave 27 febbraio 2012 alle 11:57 pm

        UH! UH! UH!………Grazie comunque!!!!!CIAO!!

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  22. wave 27 febbraio 2012 alle 1:44 am

    Ci hanno preso, spolpato fino all’osso, si son mangiati il mangiabile e adesso abbandonano la carcassa. In prosa come in lirica.

    Sono arrivati, si sono impossessati dei teatri, con la scusa del sostegno all’arte e alla cultura hanno messo i loro uomini (quasi sempre gente che col teatro non aveva nulla a che fare) alla testa delle programmazioni e delle assunzioni, hanno assunto chiunque volessero, hanno messo i loro protetti dietro un tavolo d’ufficio, i loro servi ai posti di combattimento, i loro portaborse alle direzioni artistiche.

    Hanno svilito le professionalità presenti in teatro derogando la costruzione di scene e costumi a società terze, presumibilmente mangiandosi una fetta degli appalti (non ho le prove, ma non mi servono. Come diceva Pasolini: io sono un intellettuale, non un magistrato, non sta a me cercarle. Le cose le so perchè ho gli occhi che vedono e il cervello che tira le somme).
    Hanno ridotto le sarte teatrali italiane a mere attaccatrici di bottoni e riparatrici di orli, i nostri macchinisti e scenotecnici a meri rifinitori di imperfezioni e schiacciolatori di cantinelle, facendo prosperare scenotecniche e sartorie esterne.

    Hanno permesso a registi e scenografi e costumisti di usare i loro scenotecnici e sarti di fiducia, in alcuni casi fottendosene allegramente del fatto che alcuni di questi registi e scenografi e costumisti erano in partecipazione societaria con le società scelte.

    Hanno commissionato scene e costumi a celebri artisti italiani (Pomodoro, Guttuso, De Chirico…) per poi esporli una volta e lasciarli marcire nei magazzini o dandogli fuoco per far spazio a nuovi stoccaggi.

    Hanno strapagato, sì, strapagato cantanti lirici. Cinquanta milioni a sera per una Turandot che arrivava alla generale. Trenta milioni a sera per un Calaf che non portava a termine l’opera. Cinque milioni a sera per dire una frasetta. Io c’ero. Lo so.

    Hanno permesso ad alcuni agenti senza scrupoli di fare il bello e il cattivo tempo, probabilmente anche in questo caso per personali tornaconti economici, se non per mera cecità e incapacità gestionale. In entrambi i casi, nessuna scusante.

    Hanno assunto otto portieri per teatri in cui ne bastavano due. Dieci addetti stampa quando ne bastavano tre. Venti ragionieri quando ne bastavano cinque.

    Hanno chinato il capo di fronte ad assurde richieste sindacali: decenni di indennità di trasferta per teatri senza sede perché in restauro trentennale, quando il teatro di ripiego era a cinquecento metri dalla sede naturale.

    Hanno firmato il via libera ad allestimenti miliardari che non potevano in nessun modo essere ammortizzati. Sì, miliardari. Io c’ero. Lo so. Hanno coprodotto spettacoli inamovibili che in nessun modo avrebbero potuto esser portati in un altro teatro perché non si è tenuto conto delle specifiche tecniche.

    Ci hanno saccheggiati, spolpati, ridotti all’osso. E adesso ci dicono “arrangiatevi”.

    La nostra colpa? Quella di aver taciuto. La nostra vergogna? Quella di aver, nei limiti del possibile, mangiato anche noi (ma se non altro noi stavamo facendo il nostro mestiere e obbedivamo alle leggi del mercato vigente). La nostra discolpa? Quella di esser stati sempre dei cani sciolti, che se avessero parlato sarebbero stati allontanati con una pedata, perdendo il lavoro. Chi ci ha provato, come me e altri come me, lo sa. Ancora ricordo la risposta : “Voi avete ragione, ma tenete conto che se insistete su questo punto non metterete mai più piede in questo teatro”.

    E anche adesso, non mollano. Vogliono anche il midollo. Non se ne vanno.

    E noi, noi artisti, noi tecnici, noi registi, noi macchinisti, noi artisti del coro, noi elettricisti, noi sarte, noi professori d’orchestra siamo costretti a cercarci lavoro altrove o ad inventarcene un altro perché non solo non ci finanziano, ma non si inventano uno straccio di soluzione politica, una legge che ci consenta di far bene e senza sprechi il nostro mestiere.

    Non se ne vanno. Piuttosto chiudono i teatri. Piuttosto li lasciano marcire. Ma non se ne vanno. Non se ne andranno mai.

    E ancora adesso, abbiamo paura di parlare e di far fronte comune. Comune. Insieme a tutti quelli che lavorano in teatro e che di teatro sono appassionati.

    Continuiamo pure ad aver paura. Presto, non ci sarà più nessuna ragione di preoccuparsi di perdere il lavoro: ci avranno costretti da tempo a trovarcene un altro.

    Facciamo casino, ragazzi, tutti insieme. Riprendiamoci i nostri teatri, riprendiamoci il nostro mestiere, riprendiamoci la nostra vita.

    ALFONSO ANTONIOZZI

    ho fatto un copia incolla di questa frase di Alfonso Antoniozzi perchè mi parevano proprio il nostro pensiero…………

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