Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Giornata della memoria: il mio contributo.

È raro che scriva qualcosa al di fuori dell’argomento musica lirica, però ogni tanto bisogna fare un’eccezione.
Scrissi questo articolo qualche tempo fa, lo ripropongo tale e quale.

Il momento in cui il cittadino, di qualsiasi censo, può valutare il grado di civiltà del paese in cui vive è quando è malato.
A me è capitato una volta sola di dover seriamente fare i conti con il sistema sanitario nazionale, e vi assicuro che nonostante spesso, sugli organi d’informazione, si parli male di questo servizio, la mia testimonianza è positiva.
Senza sostenere nessuna spesa, sono stato portato all’estero, perché i medici locali, una volta individuato il problema, si erano resi conto di non avere il know how sufficiente per garantire la mia completa guarigione.
Siccome la natura del mio problema era palese, sono stato aggregato a molti altri che accusavano gli stessi sintomi. Tutti insieme, in maniera che il virus non si diffondesse a macchia d’olio.
Il mezzo scelto dalle autorità sanitarie è stato il treno, ed anche questo dimostra una considerevole lungimiranza e la giusta attenzione ai problemi ecologici.
Appena arrivati al polo sanitario assegnato, la prima preoccupazione dei medici è stata che tutti noi non ci sentissimo abbandonati, in quanto la condizione psicologica corretta è una delle componenti fondamentali di una guarigione completa. Quindi, sempre in gruppo, perché non ci affannassimo smarriti e non perdessimo la nostra identità (quante volte, negli ospedali, si è ridotti ad un numero?) siamo stati sottoposti alle prime cure. Sostanzialmente si è trattato di precauzioni igieniche ma è noto che la cura della persona, la pulizia, è una delle condicio sine qua non per una buona riuscita di qualsiasi cura.
Prima di tutto ci hanno fatti spogliare completamente nudi, per vedere con chiarezza se mostravamo segni del nostro male sfuggiti ad un primo controllo; poi ci hanno levato, perché è nota l’interazione negativa d’alcuni metalli preziosi con le medicine, tutti gli inutili orpelli tipo catenine in oro, orecchini, finanche le fedi che qualcuno portava all’anulare.
Il passo successivo è stato inebriante: ci hanno portato tutti, ricchi e poveri, in una grande sala spoglia e ci hanno lavato con l’acqua gelida, che sgorgava violentemente, quasi a metafora di una vitalità recuperabile, da una pompa.
Poi insieme, uomini e donne, ormai mondati e lindi, siamo stati tutti rasati con accuratezza straordinaria in ogni parte del corpo: il pube liscio, le ascelle liliali, il cranio lucido. Quasi un ritorno al felice periodo dell’infanzia.
C’è stato assegnato un lavoro, piuttosto duro. Qualche sconsiderato, evidentemente incapace di capire che il moto, la fatica, sono propedeutici ad un dimagrimento e quindi ad un buono stato di salute, ha protestato. Purtroppo, nel novero di una massa elevata di persone, la probabilità che ci sia qualcuno un po’ altezzoso c’è sempre. In linea con questa severa disciplina terapeutica, ed ancora una volta dimostrando una lungimiranza notevole, c’è stata attribuita la dieta: pane ed acqua, entrambi ammaniti con parca moderazione, allo scopo di evitare gonfiori ed i noti problemi d’accumulo nelle arterie di quel killer pericolosissimo e silenzioso che è il colesterolo.
Per temprare ulteriormente i nostri corpi e le nostre menti, ci hanno costretto a dormire nudi o ricoperti di stracci, al gelo se d’inverno, al caldo torrido d’estate.
Periodicamente i medici eseguivano controlli sanitari accuratissimi, e quelli di noi che non rispondevano alle cure erano selezionati e separati dal resto del gruppo, perché non minassero col loro atteggiamento negativo il morale di chi, invece, con lodevole responsabilità, si sottoponeva volentieri al trattamento.
Col passare del tempo molti hanno cominciato a dare manifestazioni di squilibrio sia mentale sia fisico, segno che purtroppo, nonostante la severa e mirata terapia d’urto, il male aveva proseguito il suo percorso letale.
Questi poveri disgraziati hanno avuto la fortuna di trovarsi in un centro specializzato, dove l’eutanasia non è certo uno stupido tabù, ma il segno tangibile del rispetto che si deve all’ammalato che soffre. Spettava a noi sani accompagnarli in ampie sale, dove erano eliminati senza strepiti e in assenza di dolore, semplicemente accentuando le dosi di farmaci normalmente usati per un’anestesia locale. I medici fornivano anche un supporto psicologico fondamentale a questi malati terminali, non rivelando, dimostrando un’umanità straordinaria, il vero fine ultimo di quelle riunioni di gruppo. Inoltre, se per caso qualcuno particolarmente robusto restava pervicacemente attaccato alla propria vita malata dopo il trattamento, un’equipe di chirurghi scelti per la loro particolare abilità diagnostica, li sezionava ancora vivi nell’apposita sala settoria. Rimanendo coscienti, potevano dare utili indicazioni agli specialisti, che sarebbero state utilissime per una campagna di prevenzione di massa, già pianificata da tempo.
La specializzazione era tale, in questo centro, che le persone decedute erano immediatamente bruciate in appositi forni ed il calore generato dalla combustione delle ossa, nell’ambito di un virtuoso progetto di risparmio energetico, forniva acqua calda e riscaldamento agli studi dei medici ed alle abitazioni dei loro familiari.
Niente sostanze inquinanti, come il carbone, responsabili di quelle emissioni così deprecabili che favoriscono il global warming, un problema che in futuro, probabilmente, qualcuno dovrà affrontare seriamente.
Un giorno, purtroppo, anch’io ho ceduto all’avanzata del virus nel mio corpo, ma per fortuna un medico pietoso, senza nessuna esitazione, mi ha sparato un colpo alla nuca, mettendo fine alle mie sofferenze.
Sono grato alla fortuna, perché mi è stata concessa la possibilità di lasciare ai posteri testimonianza di questa vetta della civiltà umana, che si raggiunse qui, non in Italia (solo a Trieste c’era un piccolo centro così attrezzato come questo), ma a Mauthasen-Gusen, culla della civiltà mitteleuropea.
Fanno bene, gli attuali governanti di tutto il mondo, a mandare in questo posto le scolaresche: sin da bambini bisogna essere coscienti di come l’uomo, al di là delle stupide divisioni politiche, economiche e razziali, quando è fortemente motivato dalla cura per il benessere comune, possa dimostrarsi davvero degno della sua provenienza divina.
Chiedo scusa a tutti se la mia testimonianza non è particolareggiata come le circostanze meriterebbero, oppure sgrammaticata, ma ho dovuto scrivere in fretta ed in uno stato permanente ed angosciante d’agitazione. Alcuni sporadici sobillatori, proditoriamente, sostengono che molti, invidiosi dei risultati ottenuti, vogliono cancellare le prove dell’esistenza di questo centro di benessere e cura.
Ne sento già, da lontano, i passi pesanti e rumorosi.

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23 risposte a “Giornata della memoria: il mio contributo.

  1. Davide 27 gennaio 2012 alle 10:16 am

    Magnifico, sobrio e intelligente. Amfortas/Paolo al suo meglio. Grazie.

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  2. gabrilu 27 gennaio 2012 alle 3:41 pm

    Caro Amf, solo a dare un’occhiata in giro per la rete, a me vengono i brividi.
    Assisto a una nuova ondata di

    *** negaziosimo (=non è successo niente, sono tutte balle, quel Wiesel che ciancia tanto non ha nemmeno il numeretto tatuato sul braccio, Anna Frank se la sono inventata…),

    *** “benaltrismo” (=si, vabbè, magari sarà pure successo, sono cose che succedono, ma in ogni caso è storia vecchia, ci sono i massacri freschi di giornata di qui e di là, c’è ben altro di cui occuparsi, oggi…” come se il ricordare l’uno comportasse necessariamente non parlare o non denunciare altro) etc. etc.

    Tutto questo mi preoccupa molto.

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    • amfortas 28 gennaio 2012 alle 8:42 am

      gabrilu, hai perfettamente ragione. Purtroppo questi sono i tempi e credo che non possiamo farci nulla. L’unica cosa è dare il nostro contributo, ecco. Inoltre in tempi di crisi la ricerca del capro espiatorio è un classico, storicamente provato, e questo forse è il dato più preoccupante.
      Ciao.

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  3. Margot 27 gennaio 2012 alle 6:04 pm

    Lo sai vero che se passa di qua qualcuno “serio” potrebbe scriverti che non si scherza su questo argomento?
    Bellerrimo questo post, vorrei scrivere “geniale” ma so che poi mi diresti “genializza ‘sto…”

    La Calimera Margot :p

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    • amfortas 28 gennaio 2012 alle 8:46 am

      Margie, oddio la fine del mondo è vicina! Tu che commenti! Ci voleva un post serio eh? Ascolta, lo sai vero che uno scrittore recentenemente deceduto, Carlo Fruttero, aveva scritto un libro intitolato La prevalenza del cretino? Ecco. Però come vedi almeno per ora non abbiamo avuto il piacere di ospitarne uno.
      Ciao 🙂

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  4. 'povna 27 gennaio 2012 alle 7:26 pm

    Un bellissimo post. Penso che ti farò leggere ai miei alunni.
    Anche io tremo dall’assenza in rete. Tremo molto.
    Il mio contributo, qui

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  5. Christian 28 gennaio 2012 alle 12:03 pm

    Ma certo che lo faccio per il tuo bene! anche la nostra democrazia a questi stati “canaglia” bisogna imporla con un pò di forza, visto che con le buone non funziona… La nostra non è la religione dell’AMORE?
    E le nostre radici cristiane, dove le mettiamo? meno male che Umberto c’è…
    Ci manca solo che “gli altri, i diversi” vengano a reclamare che hanno gli stessi diritti. Salterebbero tutte le PROIEZIONI, e allora, dove andremmo a finire con le nostre “certezze”?
    Grazie per la tua lucidità.

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  6. Christian 28 gennaio 2012 alle 12:09 pm

    Non so come mai il mio commento parte a nome di Christian, ma sono Marisa. Ciaio

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  7. marisa 29 gennaio 2012 alle 12:09 pm

    Veramente volevo sottolineare proprio il tuo post estendendone il significato a tutte le situazioni in cui l’utilizzo del “capro espiatorio” attraverso la proiezione alimenta razzismi e esporta conflitti.
    Forse non si è capito per l’uso paradossale del linguaggio, ma ho cercato di imitare il tuo 🙂

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    • amfortas 29 gennaio 2012 alle 12:47 pm

      marisa. evidentemente non sono lucido come pensi…specialmente di domenica mattina 🙂 Certo che a fare brutte figure non mi batte nessuno eh?
      Doppio grazie e ciao!

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      • pasquale 1 febbraio 2012 alle 12:47 am

        grazie per questo post mai dimenticare cosa è stato l’olocausto,e i campi di concentramento,bisogna sempre tenerne viva la memoria, anche perchè ahime l’uomo ha la memoria corta.

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      • amfortas 1 febbraio 2012 alle 8:20 am

        Pasquale, ciao e grazie dell’apprezzamento. Quest’anno c’è stato un notevole calo dei post di questo tipo, a maggior ragione bisogna tenere desta l’attenzione. Ciao.

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  8. Adriana 1 febbraio 2012 alle 9:50 pm

    Veramente io l’ho letto prima che ci fosse anche solo il primo commento: non ho trovato le parole adatte, ma adesso vedo che Gabrilu in primis e poi via via gli altri ne hanno trovate anche per me.
    Ho letto qui e là, nel web e su FB, ma il tuo post resta uno dei migliori.
    No, non si scherza su queste cose, ma tu non hai mica scherzato..
    Grazie! Adriana

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  9. Enrico 5 febbraio 2012 alle 6:06 am

    E’ risaputo che il Nazismo fu la manifestazione piu’ efferata di un odio secolare contro gli ebrei, o meglio millenario in quanto le persecuzioni contro questo popolo risalgono ai tempi delle prime Crociate. Se ben ricordo, l’esercito radunato per una delle prime Crociate (forse la stessa Prima Crociata) massacro’ popolazioni ebraiche di diverse città tedesche e dell’ Europa Centrale.
    E poichè parliamo (giustamente, bravo Amfortas) di questa tragedia su un sito che diffonde cultura, suggerisco, per capire quanto profonde siano le radici anti-ebraiche in Europa, la lettura di uno dei “Racconti di Canterbury” di Geoffrey Chaucer,(XIV secolo) considerato il padre della letteratura inglese come Dante, Petrarca e Boccaccio lo sono per quella italiana. Si tratta del “Racconto della Madre Priora”, davvero impressionante per l’odio che vi è profuso contro gli Ebrei.

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    • amfortas 5 febbraio 2012 alle 9:46 am

      enrico, ti ringrazio della segnalazione perché non conosco quel racconto, vedrò di provvedere.
      Mi dai l’occasione per ricordare che purtroppo l’iconografia dell’ebreo malvagio o comunque diverso è enorme.
      E, ribadisco, quest’anno ho letto poco di questo argomento, molto poco.
      Ciao e grazie.
      P.S.
      Mi conforta invece vedere quante volte è stato letto questo post.

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      • Adriana 6 febbraio 2012 alle 9:07 pm

        Neanch’io conosco il racconto citato da Enrico.. vedrò di provvedere. Mi manca, benchè cinquantacinque anni fa ( chilo più, chilo meno )studiando letteratura inglese al Ginnasio, abbia “fatto” i Canterbury Tales, ovviamente: Chaucer è appunto uno dei padri.
        Ma non mi stupisce quello che si è costretti una volta di più a desumerne.. purtroppo!
        Grazie ad entrambi: passare di qui è sempre fruttuoso.
        Adriana

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      • amfortas 7 febbraio 2012 alle 8:55 am

        Adriana, io ho studiato matematica, figuriamoci…la parte umanistica era lasciata alla buona volontà 🙂
        Ciao!

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  10. edgardo 24 febbraio 2012 alle 11:16 am

    Intelligente e commovente, davvero molto bello, complimenti amfortas!

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