Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria e crepuscolare della Battaglia di Legnano di Giuseppe Verdi al Teatro Verdi di Trieste.

Spiace cominciare la recensione con una nota negativa, ma credo sia giusto sottolineare che tra il Teatro Verdi di Trieste e il suo pubblico si sia rotto qualcosa. E non dite cosa, grazie (smile).
Partitura Battaglia di Legnano

Il fatto è che anche sabato sera, in occasione della prima della Battaglia di Legnano di Giuseppe Verdi, il teatro era ben lungi dall’essere pieno, anzi, i vuoti in tutti i settori erano davvero rilevanti.
Certo, la programmazione discutibile che ha portato ai risultati che ho evidenziato in questo post, è fondamentale. Ieri però al Verdi c’era un’opera che non è certo di frequente programmazione e che due generazioni di triestini non hanno mai visto rappresentata nel proprio teatro. Ok, non è un lavoro popolarissimo, ma basta a giustificare tanta disaffezione? A me sembra di no, ma una cosa è certa: bisogna che lo staff dirigenziale trovi il modo di recuperare gli spettatori, altrimenti la situazione, già fortemente compromessa, potrebbe divenire irrecuperabile.
Gli aspetti prettamente risorgimentali dell’opera si caricano quindi di valenze di stretta attualità, perché mai come ora il Teatro Verdi avrebbe bisogno di una spinta unitaria, risorgimentale appunto, per uscire dalla gravissima crisi economica che, al pari di pressoché tutti gli altri teatri italiani, l’attanaglia.
Oggi i Barbarossa da sconfiggere sono senz’altro le gestioni finanziarie scriteriate ma anche, a parer mio, la più ampia e radicata, volgare illusione che l’Arte – di cui la Lirica è una delle massime espressioni – debba rispondere esclusivamente a logiche mercantili, neanche fosse un’attività commerciale qualsiasi. Citando Proust si potrebbe affermare che bisogna ricordarsi anche dei profitti intellettuali, che hanno valore inestimabile. Ma il pubblico, oggi, ha voglia di “guadagnare” in questo senso?
Nel mettere in scena un lavoro così intrinsecamente sanguigno si può incorrere in qualche eccesso di retorica ma, al contrario, l’allestimento del regista Ruggiero Cappuccio è invece sostanzialmente anodino, statico e mai coinvolgente.
L’idea del museo come metafora dell’identità di un popolo e della necessità di un restauro delle nostre menti è apprezzabile e realizzata bene dalle scene di Carlo Savi, che cura anche i costumi, invero piuttosto anonimi. Bello l’impianto luci di Nino Napoletano.
Con queste premesse il simbolismo del risorgimento appare epidermico, irrisolto, anche perché la recitazione dei cantanti è manierata, ancorata a stilemi se non obsoleti almeno poco evoluti.
La direzione di Boris Brott, alla guida di un’orchestra del Verdi discreta, in qualche modo si adegua allo spettacolo, perché si limita all’accompagnamento dei cantanti rinunciando a colorare d’intensità drammatica – salvo cadere in improvvisi clangori – anche i momenti in cui la narrazione orchestrale richiederebbe accensione e vigore. Una direzione frammentaria che alla fine non soddisfa.
Andrew Richards, a dispetto di una voce di timbro non certo privilegiato, interpreta con proprietà d’accento il valoroso Arrigo e si disimpegna bene sia nell’aria d’entrata (O magnanima e prima…La pia materna mano) sia nel faticoso duetto con Lida che chiude il primo atto. Nel prosieguo dell’opera, pur con qualche forzatura nella scena del giuramento, il tenore conferma un buon feelingcon la parte risolvendo anche la scena finale senza eccessivi problemi. Rivedibile la recitazione, ma come già scritto sopra, è stato un problema per tutti i cantanti.

Andrew Richards e Dimitra Theodossiou

Leonardo Lopez Linares punta sulla voce di volume piuttosto importante per risolvere il personaggio di Rolando in modo stentoreo. Scelta discutibile, che paga – parzialmente – nel finale del terzo atto quando scopre Lida con Arrigo, ma che non soddisfa in pieno quando il baritono deve affrontare i momenti più lirici della parte, qual è per esempio tutta la quarta scena del terzo atto stesso, in cui un accento più sorvegliato e partecipe avrebbe giovato a rendere meglio lo strazio del distacco dalla famiglia e dal figlio (Digli ch’è sangue italico).

Da sinistra: Lopez Linares, Andrew Richards, Dimitra Theodossiou

Dimitra Theodossiou convince nei panni di Lida.
Il soprano affronta la parte con qualche cautela – nel bellissimo recitativo che precede l’aria Quante volte come un dono si è percepito qualche slittamento d’intonazione – ma esce con sicurezza sia nel primo duetto con Arrigo sia nel terzo atto per poi confermare una prestazione più che buona nel finale.
Dimitra Theodiossou1
C’è da rilevare che l’artista greca non si fa certo sconti e affronta tutte le difficoltà della parte – impegnativa come tutte quelle per soprano del primo Verdi, perché di stretta derivazione belcantistica e al contempo di grande impatto drammatico – senza eccessive concessioni ad ambigue liricizzazioni che ne snaturerebbero il senso. Quindi certo, filati e pianissimi, ma anche franche e penetranti salite all’acuto e agilità di forza sicure.
Enrico Giuseppe Iori
Il basso Enrico Giuseppe Iori è stato convincente, incisivo, nella breve parte del Barbarossa, cantata con accento vigoroso e protervo e voce potente.
Tutti i comprimari, con l’eccezione dello spento Araldo di Alessandro De Angelis, meritano una citazione positiva: Francesco Musinu (Primo Console di Milano), Federico Benetti (Secondo Console di Milano), Giovanni Guagliardo (Marcovaldo), Sharon Pierfederici (Imelda), Nicola Pascoli (Scudiero di Arrigo) e soprattutto Gabriele Sagona (Podestà di Como) che ha fatto sentire una bella voce di basso.
Molto buona la prova del Coro, che sembra aver recuperato la compattezza di qualche tempo fa.
Dimitra Theodiossou 2
I pochi spettatori presenti hanno comunque tributato allo spettacolo e a tutta la compagnia di canto un ottimo successo, con particolari manifestazioni d’entusiasmo per il terzetto di protagonisti e ovazioni a Dimitra Theodossiou – che nel ricevere gli applausi è il più grande soprano di sempre (strasmile) – qui molto amata per le grandi serate che ha regalato negli anni passati.
Va segnalato un accenno di contestazione, piuttosto contenuto, alla regia.
Si replica sino al 3 marzo, in alternanza col secondo cast che spero di riuscire ad andare a sentire.

Se qualcuno ha intenzione di venire da fuori Trieste faccia un fischio, ché magari ci beviamo un caffè insieme. Ok, non è una proposta incentivante, me ne sto a casa e giuro che non mi faccio vedere (strasmile).

Un saluto a tutti.

Annunci

24 risposte a “Recensione semiseria e crepuscolare della Battaglia di Legnano di Giuseppe Verdi al Teatro Verdi di Trieste.

  1. daland 27 febbraio 2012 alle 2:34 pm

    Delle idee di Proust i simpaticoni di S&P, Moody’s e Fitch (e i loro ammiratori) se ne fanno un baffo. Per loro: no money? no party!
    Però i triestini – e foresti – che hanno disertato la Battaglia non credo siano l’effetto dei principi venali di quei simpaticoni, ma forse, ahinoi, la causa!

    Mi piace

    • amfortas 27 febbraio 2012 alle 5:25 pm

      daland, lo so. Il gatto che si mangia la coda, dici? Non lo so. La situazione però è drammatica perché, come dicevo a wave, guai se il pubblico abbandona il teatro. “Quelli” non aspettano altro.
      Ciao.

      Mi piace

  2. Alessandro 27 febbraio 2012 alle 4:31 pm

    Gen.mo Sig. Bullo,
    sono lo spento Araldo. Con il massimo rispetto nei suoi confronti e per le sue idee, vorrei mi spiegasse come può un intervento di 35 secondi scarsi con una frase, risultare spento o meno.
    Ed è curioso che il mio piccolo intervento meriti un giudizio di riguardo, mentre parti decisamente più importanti e rilevanti non lo siano state.
    Molto curioso, ma ripeto… Con il mio massimo rispetto nei suoi confronti e per le sue opinioni.
    Buona giornata e i miei cordiali saluti.
    Lo spento Araldo

    Mi piace

    • amfortas 27 febbraio 2012 alle 5:38 pm

      Caro Sig. De Angelis, le copio qui le mie numerose valutazioni sulle sue prestazioni al Verdi e alla Tripcovich, tratte dalle recensioni che ho scritto sul blog:

      Tabarro: Discreto Alessandro De Angelis (venditore di canzonette).
      Traviata: Sufficienti tutti gli altri comprimari Alessandro De Angelis (Giuseppe)
      Samson et Dalila: Routinari gli interventi di Alessandro De Angelis (Premier Philistin)
      Salome: La lista dei coprotagonisti è sterminata, ma credo che tutti meritino almeno la citazione perché hanno contribuito in modo essenziale alla riuscita dello spettacolo, perciò eccoli qui Alessandro De Angelis (uno degli Ebrei)
      Francesca da Rimini: Meritano la citazione però anche tutti gli altri: Alessandro De Angelis (Un balestriere)

      Come vede sono tutte sostanzialmente positive, ma nessuna si riferisce a una lunga parte da protagonista.
      Eppure lei non ha eccepito, a suo tempo, di fronte alle mie parole. Credo che non le abbia lette, perché altrimenti dovrei pensare che lei mi ritenga affidabile quando parlo bene e inaffidabile quando parlo male.
      In questo sarebbe in compagnia di tenori celeberrimi, peraltro.
      Però il tempo passa per tutti e anche per me, può essere benissimo che in 3 anni il mio udito si sia affievolito e la mia capacità di giudizio vilipesa dall’incombente confusione dovuta alla ormai prossima terza età.
      In realtà sono io che, ahimé, sono spento.
      Buona giornata a lei.
      Paolo Bullo
      P.S.
      Accettare serenamente le critiche negative è il primo passo per diventare un artista di rilievo.

      Mi piace

      • Alessandro 27 febbraio 2012 alle 8:15 pm

        Caro Sig. Bullo, molto probabilmente mi sono espresso male e non sono riuscito scrivendo ad esternare ciò che volevo chiederle.
        Innanzitutto ho sempre apprezzato ciò che lei ha scritto nei miei confronti e anche in questa occasione io non ho niente da dire, in quanto credo che in un paese libero ognuno possa esprimere il proprio pensiero liberamente e apertamente, positivo o negativo che esso sia. Mi chiedevo solo come avrei potuto essere non-spento in un frase della durata esatta di 20 secondi, dove devo essere impalato per fare il soldato. La mia non era assolutamente una polemica e mi scuso pubblicamente, se questo è sembrato. Mi sono solo permesso di chiederle perchè secondo lei sono stato spento, tutto qui.
        La ringrazio ancora e ci tengo a precisare che non mi sono assolutamente permesso di insinuare che fosse inaffidabile.
        Buona serata.
        Cordiali saluti

        Mi piace

      • amfortas 27 febbraio 2012 alle 8:44 pm

        Alessandro, pensi che mi sono persino riascoltato la registrazione della serata. Vero che è difficile fare bella figura in una frase, però le confermo che la voce è flebile, velata. Mica è la fine del mondo. La riascolterò con piacere alla prossima occasione.
        Ciao.

        Mi piace

  3. Alessandro 27 febbraio 2012 alle 9:31 pm

    Non volevo fare alcuna polemica, ma vedo che invece lei l’ha presa in questo verso. Così non mi rimane che augurarle, con voce flebile e velata…
    Buona serata.

    Mi piace

  4. amfortas 27 febbraio 2012 alle 10:25 pm

    Alessandro, guardi che nella mia seconda risposta non c’era alcuna intenzione polemica. Comunque, buonasera anche a lei.

    Mi piace

  5. Daniele Beretta 28 febbraio 2012 alle 1:54 pm

    Voglio essere solidale con lo spento Araldo:

    Immagino non sia facile cantare solo una frase di soli 20 secondi, perché magari con la tensione della prima e sapere che si gioca la sua credibilità in poche manciate di secondi deve essere una cosa molto difficile, la regia super statica sicuramente non ha giovato ne a lei ne ai suoi colleghi e sinceramente neanche a me come spettatore, posso capire non sia piacevole diventare la “pecora nera” del cast della Battaglia di Legnano a Trieste, comunque ha visto, se parti come la sua hanno fatto bene viene citato il nome e se fanno male vengono riportate le cose negative, questo a mio parere la dice lunga, ma voglio evitare polemiche in questo senso, perché scopro che di solito i recensori sono spesso quelli che per primi non accettano critiche e diventano piu’ permalosi degli artisti.

    Se le può’ essere di conforto ho seguito sia la recita di Sabato che quella di Domenica e le posso dire che nella recita di domenica, a mio parere i suoi 20 secondi li ha cantati benissimo, quindi non se la prenda, anzi accetti un giudizio libero, sinceramente non penso che il Sig. Bullo si svegli alla mattina con l’idea di trattare male l’Araldo della Battaglia di Legnano, sa quanti suoi colleghi illustrissimi iniziano “spenti” i loro primi 20 o 30 secondi o anche minuti dei loro primi interventi?
    anzi può’ capitare che sono “spenti” per i 3/4 dell’opera poi azzeccano l’aria dell’ultimo atto e portano a “casa” la recita,

    Concludendo Auguro al Tenore De Angelis, di andare avanti per la sua strada, essere umile e di studiare sempre per conquistare sempre più minuti di palcoscenico, in modo che possa dimostrare davvero quello che vale.

    Al Signor Bullo i miei complimenti perché ho trovato la sua recensione, scritta molto bene e molto pertinente, però mi permetta, la riposta all’artista l’ho trovata sgradevole, se lei nel passato ha avuto esperienze negative con illustri colleghi del Signor De Angelis, questo non significa che il Signor De Angelis deve essere trattato con sufficienza, a mio avviso lei l’ha fatto, visto che non era un dialogo privato ma pubblico e visto che il Signor De Angelis nei suoi confronti è stato gentile e lei un po prevenuto, tutte queste ricerche delle critiche del passato riguardanti questo tenore per dimostrare, non so cosa, che lei è bravo che è un giusto? Non sono critiche semi-serie? Mi scusi e chi se ne frega, bastava rispondere direttamente alla domanda posta.

    Cito questa frase che mi piace molto e che vorrei fosse chiara a tanti:

    un critico è come un eunuco in un harem. Può osservare, studiare,analizzare.. ma, da parte sua, non può far niente (Isaac Asimov)

    Buona giornata, anzi ciao.

    Daniele B.

    Mi piace

  6. amfortas 28 febbraio 2012 alle 2:17 pm

    Daniele, accetto volentieri le tue osservazioni, però permettimi di chiosare che io non tratto con sufficienza mai nessuno, anzi! Ne è prova proprio il fatto che dò rilievo anche alle prestazioni dei comprimari – buone o cattive che siano – quando invece il 99% della critica ufficiale e non a stento si ricorda di citarli in locandina.
    Detto questo, credo che possiamo tutti considerare chiuso l’argomento.
    Conoscevo la frase di Asimov, è un cult.
    Ciao.

    Mi piace

  7. Daniele Beretta 28 febbraio 2012 alle 4:41 pm

    Gentile Sig. Bullo,

    Solo per chiarire, se lei da rilevo alla prestazione dei comprimari rende il suo lavoro completo, corretto e giusto quindi nessuna lode a proposito, piuttosto è il 99% della critica ufficiale che dimostra di lasciare un lavoro a metà, niente di strano visto quello che penso della critica in generale, probabilmente loro la frase cult l’hanno dimenticata da un bel pezzo.

    Con rispetto e Cordialità

    Daniele

    Mi piace

  8. amfortas 28 febbraio 2012 alle 5:02 pm

    Daniele, guarda che la critica ufficiale – di cui tra l’altro indegnamente faccio parte – ha molte giustificazioni. Non mi riferisco alle opinioni che possono essere discusse come quelle di tutti, se si ha la conoscenza specifica per farlo, ma piuttosto della possibilità di esprimere queste opinioni. Voglio dire che fermo restando che sarebbe auspicabile una maggior attenzione a tutta la compagnia di canto, oggi sui giornali è già un miracolo che ci sia lo spazio per scrivere 20 righe a proposito di uno spettacolo, a meno che non sia allestito alla Scala.
    La lirica non interessa a nessuno, i melomani tra un po’ saranno costretti a radunarsi di notte in cinema abbandonati, avendo cura di mettere qualcuno di guardia per non essere scoperti 🙂
    Ciao!

    Mi piace

  9. Alucard4686 29 febbraio 2012 alle 10:05 am

    Io vado oggi e speriamo bene.
    P.S. Ieri primo spettacolo dal MET (Ernani) a Monfalcone con sala stracolma, ma età media calcolabile solo grazie al carbonio 14.

    Mi piace

  10. amfortas 29 febbraio 2012 alle 10:23 am

    Alu, beh mi fa piacere, se non altro si renderanno conto che fare un po’ di promozione serve. Ieri sul Piccolo hanno scritto qualcosa, per la prima volta. Non so come sia andata qui alle Torri.
    Ciao e fammi sapere di stasera!

    Mi piace

    • Alucard4686 29 febbraio 2012 alle 10:42 am

      Certo !
      Ieri sera c’era tanto di assessore che presentava e la promozione deve essere stata tanta: una cosa seria. E alla fine la gente prenotava già per gli spettacoli successivi.
      Poi spettacolo molto bello, la Meade fantastica !

      Mi piace

      • amfortas 29 febbraio 2012 alle 7:18 pm

        Alu, bene, sono contento. Chi cantava Ernani, Giordani vero? L’anno scorso qui a Trieste mi ha deluso nella Francesca da Rimini, anche se bisogna dire che arrivò in sostituzione all’ultimo momento.
        Ciao!

        Mi piace

  11. alessio 29 febbraio 2012 alle 11:27 am

    Purtroppo all’ultimo minuto ho deciso di andare a vedere il secondo cast (il mio programma orginale avrebbe previsto le Nozze a Venezia)….ho passato una serata veramente triste, di quelle che ti fanno domandare se vale la pena sbattersi come una piuma al vento a destra e a manca nei teatri….questo spettacolo viene dopo 2 Aide da psicofarmaci antidepressivi a PR e MI….un febbraio LE TA LE !! !!.
    Tali premesse mi han fatto uscire più deluso di quanto forse questo secondo cast possa meritare, ma il combinato disposto di UN TEATRO VUOTO E SPENTO, una REGIA INESISTENTE (se non per l’idea guida e la calata sipario/cornice), una DIREZIONE ancora una volta tra l’insipido e lo sgangherato, un TENORE in veste di strumento di tortura per melomani colpevoli recidivi, sono stati elementi troppo negativi anche per un approccio senza attese….
    *Zulian è una persona con una bella voce in natura ma non è un cantante lirico, alterna canto in stile leggero (buono x sanremo), al parlato, evidenti e continue stonature, spesso la linea và fuori registro, gli acuti li avrebbe ma li emette senza alcun controllo, ci sono solo lampi di canto assolutamente casuali….una tortura la sua presenza nei duetti terz e quartetti quando realizza l’esempio ideale per spiegare il concetto di “voce fuori dal coro”.
    *La Galli prova a cantare un ruolo che è fuori dalla sua portata, la linea è sempre tirata, l’emissione sempre forzata anche nel registro medio, gli acuti tiratissimi, il timbro si sgrana, poi nel 3e4 atto la fatica prende il sopravvento…
    A parte Iori discreto e coro alterno ma sufficiente, l’unico raggio di luce è stato *Caoduro che ti fà sentire cosa sia un cantante professionista, la linea è precisa, il canto morbido, l’emissione sempre ben controllata per cercare accenti e colori…purtroppo il suo limite naturale di un’estensione che quasi si interrompe nel registro acuto (la voce si tronca ed il volume si abbassa) lo mette un pò alle corde per un ruolo come questo….PERO’ lui consapevole dei suoi limiti riesce a controllare anche i suoi difetti e non nè diventa mai vittima come fanno di solito quell’esercito di cantanti impreparati…….
    QUELLO che ormai non riesco più a TOLLERARE sono i cantati tecnicamente sgangherati e assolutamente impreparati per svolgere un lavoro, gli IMprofessionisti del canto….E’ INACCETTABILE, se io svolgessi il mio lavoro completamente mancante delle basi minime verrei semplicemente licenziato!
    La differenza tra un primo e secondo cast, tra un cantante bravo e/o famoso e un cantante di 2° e 3° fascia DOVREBBE ESSERE soltanto il talento naturale della voce, la sua bellezza ricchezza etc MAI DOVREBBE essere l’assenza totale di tecnica e mancanza assoluta dei principi basilari del canto…..
    La differenza tra un calciatore campione, uno di serie A e uno di serie C è data dal talento tecnico, nessuno accetterebbe che giocasse in serie C una persona che non sà correre, che non ha idea della posizione in campo o che dopo 20′ non ce la fà più a muoversi !!!!!!!
    Ieri sera Caoduro ha mostrato di essere un ottimo professionista, la Sig.ra Galli di non avere un grande talento (soprattutto x questo ruolo) ma di essere una professionista, il Sig.Zulian di non essere affatto un cantante (ma solo di avere in potenza una bella voce).
    NON LO ACCETTO PIU’ !!!
    PS: lungo eh….non scrivo più da…..

    Mi piace

    • amfortas 29 febbraio 2012 alle 7:16 pm

      Alessio, mi ero chiesto come mai non ci fossi alla prima, credo saresti rimasto abbastanza soddisfatto. Non vedrò il secondo cast, lo seguirà un mio collega per OperaClick, vedremo che ne pensa lui.
      Fammi sapere se vieni per il Rigoletto, ciao!

      Mi piace

  12. Alan 29 febbraio 2012 alle 10:40 pm

    Visto ieri sera (come al solito turno E, secondo cast).
    Regia, costumi e scene erano semplicemente insensati. Sul programma di sala ci sono quattro pagine di spiegazioni del regista che non ho (ancora) letto. Comunque quell’ibrido inutile di stili ed epoche l’ho trovato semplicemente brutto e, appunto, insensato.
    La direzione di Boris Brott non era malvagia. Anni luce meglio della Bolena e tutto sommato discreta. Ammetto, non avevo mai ascoltato “La battaglia di Legnano” prima di ieri sera, quindi non potevo fare confronti, ma ugualmente mi sembrava che l’opera fosse molto più nelle corde del Maestro Brott rispetto alla precedente.
    Il coro, piuttosto, era abbastanza sporco (vocalmente parlando, naturalmente), a tratti poco compatto e poco convinto. Siccome leggo che alla prima invece è andato molto meglio, immagino fosse semplicemente un po’ di stanchezza generale.
    Sara Galli come Lida a me non è dispiaciuta nel complesso, anche se effettivamente molti acuti erano decisamente tirati. Nell’insieme, però, a me è sembrata una prova discreta, anche se ho sentito attorno a me pareri contrari.
    Renzo Zulian come Arrigo è stata la vera perla nera dello spettacolo. Appena la melodia saliva un po’ navigava a vista: tutto il registro alto era praticamente assente. Non so se fosse mancanza di tecnica o cos’altro, ma è stato davvero uno strazio.
    Giorgio Caoduro come Rolando, invece, è stata una rivelazione. Molto bravo, capace, intenso, preciso, pulito. Un vero piacere ascoltarlo.
    Riguardo i comprimari, che erano gli stessi del primo cast, concordo perfettamente con l’analisi del post, nel bene e nel male (e ci siamo capiti…).

    Mi piace

    • amfortas 1 marzo 2012 alle 8:18 am

      Alan, a mio parere l’idea di base della regia non è malvagia, anzi mi è parsa abbastanza originale (L’idea del museo come metafora dell’identità di un popolo e della necessità di un restauro delle nostre menti come da recensione). Ho trovato invece che mancasse un po’ il lavoro sui cantanti, forse perché io sono tra quelli che vorrebbe una recitazione meno stereotipata – quella classica da artista lirico, mano sul cuore ecc ecc -, non so.
      Sono sopreso che già due spettatori eccepiscano in qualche modo sulla prestazione del Coro, che alla prima davvero ha fornito una bella prova.
      Sara Galli, non so se ricordi, aveva cantato un’Aida accettabile un paio d’anni fa, Lida è una parte molto più belcantistica e magari non le si addice. Non ho dubbi sulla buona prestazione di Caoduro, invece. Su Zulian non so che dire, perché non l’ho mai sentito dal vivo, a quanto ricordo.
      Ciao e grazie del tuo contributo.

      Mi piace

  13. Alucard4686 1 marzo 2012 alle 3:06 pm

    Io ero presente alla recita di ieri.
    Devo dire che nel complesso l’opera non mi pare un capolavoro e di sicuro la regia statica non la rendeva meno noiosetta.
    Direzione meglio della Bolena, un po’ moscia, ma a momenti mi è parsa persino buona. Spesso però il direttore non era assieme al coro.
    Il tenore non era male, salvo acuti nasaleggianti e un momento Tarzan: meglio di Percy.
    Il baritono dava dei bellissimi accenti alle frasi, ma aveva spesso un vibrato fastidioso.
    La Dimitra era in serata sì. Ci ha regalato un due stecche nei filati della prima aria e in seguito qualche acuto era strindente, ma ha eseguito la parte, credo, come è scritta e mi pare sia davvero ingrata. Tuttavia qualche acuto non fa la recita, è un signor soprano ed era l’unica che cantava sul fiato.
    Segnalo che la critica all’Araldo mi pare sia servita, perché non era affatto spento in questa recita.

    P.s. Sì Ernani era Giordani 🙂 Vieni alla Manon !

    Mi piace

  14. amfortas 1 marzo 2012 alle 3:59 pm

    Alu, bene, grazie della testimonianza. Pensavo, in generale, che l’allestimento fosse più apprezzato. Credo che alla Manon ci sarò, probabilmente a Trieste. Ciao!

    Mi piace

  15. Furio 3 marzo 2012 alle 11:44 pm

    Ero presente all’ultima del 3 marzo (secondo cast).
    La mia opinione è diversa, positiva, in particolare per le voci principali maschili.
    Zulian: una voce chiara, ricca di armoniche, un grande studio della parte per cui le diverse frasi avevano significato e rilievo. Qualcuno si infurierà, ma mi ricordava il primo Licitra.
    Caoduro: nella seconda parte dell’opera un’interpretazione impetuosa ed una voce che via via migliorava. Finale emozionante, anche sul piano scenico.
    Spesso sono un criticone, ma dal loggione questa volta me la sono goduta.

    Mi piace

    • amfortas 4 marzo 2012 alle 9:31 am

      Furio, se la serata (il pomeriggio) è stata positiva io non posso che esserne contento. Oggi leggerò le impressioni del mio collega di OperaClick, che era presente in sala.
      Ciao e grazie!

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: