Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Svevo e la sua musica: multum in parvo.

Da qualche giorno sono perplesso proprietario di questo oggettino e il primo libro che mi sono scaricato da Amazon è stato “La coscienza di Zeno” di Italo Svevo.
Vi stupirò, ma l’ho fatto non perché è a costo zero (smile), ma perché in questo modo ho realizzato il sogno di avere sempre con me una delle mie coperte di Linus, tale è per me l’opera omnia di Svevo e in particolare la Coscienza.
E chissenefrega, direte voi e non so darvi torto.
Peraltro questo piccolo cappello mi è utile per introdurre non una recensione semiseria, bensì una piccola testimonianza intramuscolare sull’ampio e dibattuto – nonché controverso – argomento del “fare cultura”.
Cultura si fa a Trieste a Palazzo Gopcevich, sede del Museo Teatrale Carlo Schmidl, immagino tra le consuete difficoltà economiche e chissà quali altri mostri, grazie alle iniziative del Comune di Trieste e soprattutto in virtù del lavoro di Stefano Bianchi che le coordina e propone.
Ieri l’appuntamento era dedicato alla Musica vocale nei romanzi sveviani, di cui mi ero perso – purtroppo – la prima parte che si è svolta qualche settimana fa. Peccato, perché eravamo a Wagner con annessi e connessi.
L’idea che anima il progetto è di far interpretare alcune pagine di Svevo da un attore professionista intervallando la lettura con l’esecuzione di pagine musicali citate nel testo.
Successo clamoroso per un pubblico straripante – forzatamente non si parla di grandi numeri, diciamo un centinaio di persone – in rapporto allo spazio angusto.
Peana e inni di gloria virtuali a tutti gli artisti coinvolti in questa iniziativa alla quale, tra l’altro, si entrava gratuitamente.
In ordine di apparizione, eccoli qui.
Il bravo Adriano Giraldi, convincente Zeno Cosini, che ha interpretato con intelligenza le ironiche pagine (che spero celeberrime) del tormentato rapporto con la Signorina Carla, aspirante cantante di variegate e molteplici virtù (smile).Adriano Giraldi
Il soprano Laura Antonaz, che ha cantato con gusto spaziando dal primo dei Wesendonck-Lieder  di Wagner (Der Engel) a Mozart, Schubert e Liszt.

Laura Antonaz
La multitasking Marzia Postogna che da par suo si è esibita in canzoni popolari triestine e un paio di romanze di Tosti (Ideale e Malia, l’interpretazione di quest’ultima è stata così intensa che lo scrivente ha nascosto a stento la commozione. Ma vabbè lo sapete che sono un vecchio sentimentale).

Marzia Postogna
Tutti gli artisti sono stati accompagnati al pianoforte da Cristina Santin, che è stata all’altezza dei suoi colleghi.
Insomma, un’ora e mezza di spettacolo alla fine della quale avrei voluto che si potesse proseguire, più o meno il contrario di quello che mi capita quando vado a vedere un’opera lirica (smile).
Ho visto che in sala c’erano un paio di telecamere, perciò ho la speranza che tutti quei momenti NON vadano perduti come lacrime nella pioggia. Nel caso ve ne darò conto e comunque spero di essere presente al prossimo appuntamento di questa “trilogia”.
In attesa del Rigoletto della prossima settimana, un saluto a tutti.

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15 risposte a “Svevo e la sua musica: multum in parvo.

  1. giuliano 6 marzo 2012 alle 7:43 pm

    essere vicini ai musicisti è sempre una bella esperienza, spesso il problema è che la musica che ascoltiamo è stata scritta per sale piccole, anche per Mozart (come ben sai) già la Scala comincia a essere troppo grande…
    Insomma, hai ascoltato e visto l’esatto contrario di un concerto di Baglioni con centomila persone allo stadio!

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    • amfortas 6 marzo 2012 alle 9:34 pm

      Giuliano, considerazione giustissima, la tua. Orchestre ipertrofiche dove non servirebbe, direttori che interpretano il proprio ego invece della partitura, tutto contribuisce a un ascolto spesso falsato.
      Nel capitolo in questione – La moglie e l’amante – sono citate (se non mi sbaglio) solo tre canzoni: “La mia bandiera” di Augusto Rotoli, “Rosina te xe nata in un casoto” di Edoardo Borghi e “No steme tormentar” di Bruno Guisa aka Ugo Urbanis.
      Domani provo a fare una ricerca in rete, credo che qualcosa si trovi 🙂
      Ciao!

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  2. giuliano 6 marzo 2012 alle 7:45 pm

    dimenticavo: in Svevo sono indicati titoli precisi, come fa Joyce? Mi sembrerebbe di no, ma lì per lì non mi viene in mente niente, a parte il momento in cui Zeno si rende conto che Guido è molto più bravo di lui col violino…

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  3. fabrizio 6 marzo 2012 alle 8:35 pm

    Ringraziando Paolo per questa interessante testimonianza di uno dei tanti “eventi” che purtroppo sono costretto a perdere per impegni di lavoro, chiedo se nell’incontro sia stato evocato quel capitolo centrale di “Senilità” in cui i quattro protagonisti del romanzo partecipano contemporaneamente, e ciascuno con le sue personali reazioni ed approcci emotivi e intellettuali, alla prima rappresentazione triestina di Valchiria. Grazie, saluti
    Fabrizio

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    • amfortas 6 marzo 2012 alle 9:37 pm

      Fabrizio, che piacere! Sai che ero convinto d’incontrarti? Peccato che tu non ce l’abbia fatta. Da quello che ho capito l’episodio al quale ti riferisci è stato ricordato nella prima giornata di questo progetto, che come ho scritto purtroppo mi sono perso. Magari qualche triestino che ci legge ci dà qualche informazione in più, chissà?
      Ciao!

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  4. gabrilu 7 marzo 2012 alle 5:08 pm

    Che cosa bella, queste iniziative in cui si coniugano le pagine di uno scrittore con le musiche da lui citate e/o amate… Penso anche che questo tipo di eventi siano molto più fruibili e godibili quando si svolgono in uno spazio adeguato, e non di fronte a masse oceaniche.
    Non per velleità elitarie, ma perché ogni tipo di musica, di rappresentazione richiede i suoi propri specifici spazi.
    La musica da camera, ad esempio, non è fatta per i grandi teatri: non per niente si chiama “musica da camera” e si suonava nei salotti.
    A proposito, e saltando di palo in frasca ma mica tanto, poi: ti informo che io **adoro**le romanze di Tosti (“Ideale” una delle mie preferite”). Nel mio CD sono cantate da Carreras, dal vivo le ho ascoltate invece, anni fa, da Ruggero Raimondi.
    Come vedi non sei l’unico “vecchio sentimentale” in questa sala 😉
    Ciao!

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    • amfortas 7 marzo 2012 alle 6:38 pm

      gabrilu, sì sono iniziative molto interessanti e hanno anche il pregio – di questi tempi tutt’altro che secondario – di essere di costo contenuto. Discorso che ci porterebbe lontano, ovviamente.
      Quanto alle “velleità elitarie” questo tipo di musica – ma direi quasi tutta la musica “seria” – è ormai da considerarsi elitaria, non per scelta ma per progressiva scomparsa di fruitori, diciamo così. Moriremo da elitari, porca miseria.
      Ciao 🙂

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      • gabrilu 7 marzo 2012 alle 8:30 pm

        Non ho dati e statistiche, perciò vado “a naso”: credo che il problema da “ultimi dei Mohicani” si ponga soprattutto per la lirica, penso che per la sinfonica e la musica da camera la situazione sia diversa(=migliore).
        Sbaglio clamorosamente, sono un’illusa e troppo ottimista secondo te/secondo voi?

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      • amfortas 8 marzo 2012 alle 9:28 am

        gabrilu, penso che il tuo naso funzioni bene, è la lirica quella che sta peggio, anche e soprattutto perché richiede tempi, modi e costi diversi (onerosi, voglio dire). E, come già abbiamo accennato in passato, direi innanzitutto tempi e modi: chi si può permettere oggi di investire 3-4 ore del proprio tempo per ascoltare qualcosa che è così incomprensibile? In una società in cui anche i comici – che c’è di più popolare della comicità, magari sbracata – si bruciano in una stagione?
        Ciao.

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  5. CASSANDRO 7 marzo 2012 alle 9:25 pm

    CASSANDRO

    D’accordo, Amfortas, col tuo “quasi tutta la musica ‘seria’ è ormai da considerarsi elitaria, non per scelta ma per progressiva scomparsa di fruitori, diciamo così. Moriremo da elitari, porca miseria”, aggiungendo solo che scompariranno a poco a poco anche gli orchestrali per mancanza di richiesta di momenti musicali, appaganti ed emotivamente salutari. Fra l’altro la gente non ha più tempo da perdere andando in giro per teatri ad orari fissi. Con un iPad oggi hai quasi tutto a disposizione quando vuoi tu.

    Fai arrivare le nuove generazioni, fai sclerotizzare la crisi finanziaria e di pensiero ed il gioco sarà fatto.

    Che non ci fosse più bisogno di sentimento in questo orbe terracqueo a venire?

    LA MUSICA DAL VIVO

    La musica dal vivo? Ma non è
    uno spreco di uomini e di mezzi?
    Ma che bisogno c’è, mi chiedo, che
    un direttore la schiena si spezzi

    per dirigere sì tante persone
    con violoncelli, flauti, violini,
    nonché aggeggi vari a percussione,
    tromboni, trombe ed altri strumentini,

    per un’ora e più quando oggi basta
    fare un “programmino” e registrare
    perfettamente tutti quei suoni,
    filtrare, amalgamare e ben zippare

    il tutto, ovvio senza eccezioni,
    comprese voci liriche . . . ed ascoltare
    musiche pure, senza imperfezioni?
    Insomma, “Musicawikipediare”?

    Se tutto registrar si può, ebbene
    si faccia pur per musica. Conviene.

    E se ne soffrirà emotività
    “no problem” . . . ci si abituerà.

    Le mie idee non so se ho bene reso:
    il sentimento umano è solo un peso.

    (Cassandro)

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    • amfortas 8 marzo 2012 alle 9:34 am

      CASSANDRO, di sicuro ci sono già molti cantanti di medio livello che hanno grosse difficoltà a trovare ingaggi. I professori stanno un po’ meglio, ma mica tanto, oggi è un lavoro a rischio perché i costi dell’orchestra incidono parecchio sui bilanci.
      Quello che dici nei tuoi versi è vero, sai? Solo che si dovrebbe sfruttare la tecnologia come una risorsa, per conoscere e approfondire, non solo per “risparmiare”. E poi, ma si che sei d’accordo, vuoi mettere quei 3 minuti prima dell’alzata del sipario con un download? Ciao e grazie.

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  6. Enrico 9 marzo 2012 alle 1:27 pm

    Mi permetto di andare fuori tema, in quanto ho avuto notizia che il Maestro Bergonzi, indubbiamente tra i piu’ grandi tenori del XX secolo, si trova in condizioni di salute piuttosto precarie.
    Ne sai qualcosa?
    Grazie e saluti.

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    • amfortas 9 marzo 2012 alle 3:49 pm

      Enrico, non ho notizie dell’ultim’ora, ma la salute di Carletto Bergonzi è da un po’ che preoccupa. Incrociamo le dita, se so qualcosa di più preciso, da fonte affidabile, magari te lo faccio sapere. Ciao.

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  7. Margot 9 marzo 2012 alle 2:02 pm

    “…lo sapete che sono un vecchio sentimentale…” Uahahahahahahah, soprattutto sei un gran comico, diciamolo!!!

    La “nonhovogliadilasciarecommentiseri” Margot 🙂

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