Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

I Premi Abbiati 2011.

Assegnati i Premi Abbiati, quest’anno i miei voti devono essere andati persi, accidenti! Vabbè, evidentemente ho gusti più sofisticati dei miei colleghi (strasmile). Anzi, ci metto pure il tag “nuovi mostri”, così imparano.

ASSOCIAZIONE NAZIONALE CRITICI MUSICALI
segreteria: 74100 Taranto, via Euclide 15 – tel. 338 7465026 – http://www.criticimusicali.org e-mail info@criticimusicali.org
XXXI PREMIO DELLA CRITICA MUSICALE “FRANCO ABBIATI”

SPETTACOLO. Mosè in Egitto di Gioachino Rossini (Pesaro, ROF, Teatro Rossini).
Per la ricca, anticonvenzionale, coraggiosa lettura proposta dal regista Graham Vick, vitale nel confronto simbolico, tutto al presente, con la
drammaturgia dell’opera, affiancato dallo scenografo Stuart Nunn, dalla sontuosa trama sinfonica nei concertati messa in luce dal direttore Roberto
Abbado, e dalla coinvolta compagnia di canto, che nelle pregevoli voci di Alex Esposito, Sonia Ganassi, Dmitri Korchak, Riccardo Zanellato e Yijie
Shi, fino alle giovani comparse locali, trasformava l’infelice PalaAdriatic Arena in un moderno modello di teatro.
NOVITÀ ASSOLUTA. Quartett di Luca Francesconi (commissione del Teatro alla Scala).
Eseguita e portata in palcoscenico in modo eccellente, la partitura si vale del celebre testo di Heiner Müller, da cui il compositore ha tratto il libretto.
Nella complessa concezione si accostano o intrecciano l’estrema mobilità della scrittura del complesso in buca (che crea un rapporto nervoso e
flessibilissimo col duttile mutare delle inflessioni vocali) e il dilagare del suono dell’orchestra grande e del coro invisibili, che danno voce a
dimensioni diverse da quella ‘chiusa’ della mortale partita a due giocata dai protagonisti.
DIRETTORE. Daniel Harding,
Per la consapevole interpretazione, storicizzata, del dittico Pagliacci-Cavalleria Rusticana alla Scala, restituito con fine complessità, snellito da ogni
retorica verista. E per i pregevoli impaginati sinfonici, con la Mahler Chamber Orchestra, l’Orchestra Regionale Toscana, l’Orchestra Sinfonica della
Radio Svedese e la Filarmonica scaligera, dominati con gesto autorevole e personalità spiccata dal direttore nato a Oxford, dal precocissimo debutto,
ora maturo trentasettenne.
REGIA. Calixto Bieito.
Ambientata in una malfamata terra di confine tra Spagna e Africa, la Carmen messa in scena da Bieito con scene di Alfons Flores e costumi di
Mercè Paloma al Teatro Massimo di Palermo (coproduzione con i teatri di Barcellona, Torino e Venezia) restituisce al capolavoro di Bizet la sua
teatralità ruvida, svelata da istantanee vitali e a volte scioccanti che si susseguono in sintonia con i momenti cruciali della partitura componendo uno
strepitoso racconto.
SCENE e COSTUMI. Tom Pye e Chloe Obolensky.
Per la funzionale suggestione dell’allestimento di Death in Venice di Britten (Milano, Teatro alla Scala), capace di richiamare in vita con soluzioni
minimaliste e raffinate – come il piano lievemente inclinato che evoca un mare onnipresente, rilucente e livido, o i costumi primi Novecento giocati
su tinte avorio e pastello – una Venezia malata e febbrile ma quasi metafisica, e di predisporre il palcoscenico ideale alla rappresentazione
dell’ossessione della bellezza senza derive morbose voluta dallo spettacolo.
SOLISTA. Isabelle Faust.
La felicissima intesa con Claudio Abbado ha reso ancor più nitida la qualità interpretativa della violinista tedesca, oltre che nelle mirabili
realizzazioni dei Concerti di Beethoven e di Berg, nell’ardua prova mozartiana, dove la Faust è sembrata svelare la voce segreta del Concerto in La
maggiore cogliendo dietro le movenze di un’eloquenza sostenuta e pure leggiadramente divagante nella brillantezza della turcheria finale i momenti
di intima drammaticità, grazie ad un violinismo di rara finezza nella sinuosità del fraseggio, senza concessione all’effetto.
CANTANTI.
Joyce Di Donato.
Nel breve giro di un mese ha piegato la pregevole voce di mezzo–soprano alle esigenze del lirismo straussiano e del virtuosismo rossiniano offrendo
una mirabile interpretazione di Oktavian di Der Rosenkavalier di Strauss e di Elena in Donna del lago di Rossini (Milano, Teatro alla Scala) e
dimostrando che il belcanto e le sue regole stanno alla base dell’intero repertorio. Individuato con precisione lo stile di ognuno dei titoli, ha disegnat
i personaggi con l’avvenenza della figura e l’efficacia di un gioco scenico incisivo e credibile.
John Graham-Hall.
Uno dei più duttili ed intelligenti tenori inglesi delle ultime generazioni, interprete di spicco della produzione di Benjamin Britten. In Death of
Venice di Britten (Milano, Teatro alla Scala) ha dato piena e completa realizzazione alla figura del protagonista, Gustav von Aschenbach. Ha reso
con naturalezza e rigore la complessità di un canto che si attua nel rapporto stretto e particolare tra suono e parola. Ha disegnato con indubbia
originalità il personaggio, di cui ha penetrato la complessa e tormentata psicologia.
INIZIATIVA. “Settimane Musicali al Teatro Olimpico” – Vicenza.
Per il costante valore della proposta musicale varia e stimolante, e di un’attività ventennale svolta nella straordinaria cornice dell’Olimpico e
in tournées internazionali. Per l’interesse della strutturazione in organici cicli triennali dei programmi che ha consentito la riscoperta e la riproposta
di opere mai o raramente eseguite in tempi moderni, accanto a versioni ‘alternative’ di capolavori di Mozart e Rossini.
PREMIO SPECIALE. Integrale di Pergolesi – Fondazione Pergolesi Spontini – Jesi.
Per l’audace progetto di esecuzione dell’opera omnia iniziato nel 2009 e caparbiamente concluso, nonostante le drastiche e imprevedibili riduzioni
dei finanziamenti pubblici, con una serie di produzioni operistiche e concertistiche di qualità musicale, chiamando a collaborare voci, concertatori e
complessi strumentali italiani di significativa competenza stilistica e proprietà interpretativa, e proponendo letture sceniche non scontate.
PREMIO “FILIPPO SIEBANECK”. “Donatori di Musica”.
Ideata e avviata nel 2009 da Gian Andrea Lodovici, la rete di musicisti, medici e volontari che realizzano e coordinano stagioni di concerti negli
ospedali, è cresciuta per la dedizione di numerosi eccellenti artisti che, disinteressatamente, continuano a esibirsi nelle corsie di varie città,
divulgando il patrimonio musicale d’arte e trasmettendo le emozioni feconde e confortanti della musica dal vivo.
Bergamo – Teatro Donizetti – venerdì 25 MAGGIO – ore 17
Cerimonia di premiazione dei vincitori
a cura del Comitato Organizzatore
in collaborazione col FESTIVAL PIANISTICO INTERNAZIONALE DI BRESCIA E DI BERGAMO

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10 risposte a “I Premi Abbiati 2011.

  1. daland 17 aprile 2012 alle 1:10 pm

    Effettivamente i mostri abbondano… ma bisogna pur dargli onorevole sepoltura (smile!)

    Mi piace

  2. alucard4686 17 aprile 2012 alle 1:29 pm

    Ma il premio ad Harding secondo te è meritato?

    Mi piace

  3. amfortas 17 aprile 2012 alle 4:07 pm

    Daland, i mostri sono ovunque!

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  4. amfortas 17 aprile 2012 alle 4:10 pm

    Alu, ti dirò che io avevo votato Antonello Manacorda, però credo che il premio a Harding sia meritato e condivido le motivazioni.
    Io spererei in un suo impegno maggiore alla Scala.
    Ciao!

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  5. giacominolosi 18 aprile 2012 alle 8:33 am

    Il premio al Mosè mi sembra sacrosanto (visto anche l’argomento…)

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    • amfortas 18 aprile 2012 alle 9:25 am

      giacominolosi, io non sono d’accordo. O meglio, capisco le motivazioni del premio al Mosè, ma a prescindere dalla controversa regia – che comunque aveva un suo forte afflato civile – la parte musicale dello spettacolo era piuttosto modesta.
      Meglio, molto meglio i Vespri a Torino, ugualmente “impegnati” e soprattutto cantati – pur con qualche imperfezione – in modo assai più convincente.
      Ciao e grazie.

      Mi piace

  6. principessasulpisello 20 aprile 2012 alle 9:53 am

    Non c’entra niente col post, ma volevo sapere se hai visto la diretta streamig di Turandot, da Genova….

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