Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione crepuscolare e autoironica del Recital liederistico di Ian Bostridge: Politeama Rossetti, Trieste.

Dopo la trasferta fiorentina avevo in programma il recital liederistico di Ian Bostridge, qui a Trieste.
L’evento rappresentava l’ultimo appuntamento della stagione della Società dei Concerti, benemerita associazione culturale alla quale va tutta la mia stima perché, con mezzi finanziari non certo straripanti, riesce sempre ad allestire serate di buon livello artistico con qualche punta di eccellenza.
Il recital di Lieder è visto spesso come il corrispondente della Corazzata Potemkin di fantozziana memoria, il più delle volte da chi non sa cosa sia un Lied. Si sa che parlare a vanvera è uno sport in cui eccelle un sacco di gente. Probabilmente anch’io rientro nel novero di costoro, anzi, ne sono certo.
In quest’occasione, oltre alla curiosità per l’inconsueta serata, c’era pure molta attesa per il tenore Ian Bostridge, che presentava un programma interessante e impegnativo incentrato sulle composizioni di Robert Schumann e Johannes Brahms.
In realtà, purtroppo, gli esiti artistici sono stati tali da confermare agli scettici il luogo comune che i Lieder debbano essere praticati solo da cantanti in disarmo, mentre tutti noi competentoni sappiamo che non è così.
Basterebbe scorrere i nomi dei cantanti con i quali ha lavorato negli ultimi quarant’anni l’eccellente pianista che ha affiancato Bostridge. Si va da Victoria de los Angeles a Peter Pears, passando per Brigitte Fassbaender per arrivare a Matthias Goerne, Thomas Hampson e Margaret Price. E questo tralasciando nomi altrettanto importanti o addirittura ancora più famosi, magari solo ai melomani.
Quindi, da subito va detto che a Graham Johnson il titolo di pianista accompagnatore va strettissimo, in quanto è un grande virtuoso dello strumento e soprattutto perché con la sua Arte si è guadagnato sul campo, anche lunedì scorso, il plauso di tutti. Anzi, direi proprio che la sua prestazione ha offuscato quella del più celebre tenore.
I due artisti, com’è ovvio, lavorano in simbiosi, ma a me è sembrato che a “condurre la danza” sia di più Johnson, che se è vero che in qualche modo deve seguire gli istrionismi di Bostridge è anche vero che spesso gli indica la strada in modo netto.
Ora, che dire del Bostridge cantante?
Beh, sicuramente crede molto nella sua “missione” di liederista e lo dimostra sul palco anche e soprattutto esprimendo una visibile sofferenza e partecipazione corporale: sofferenza che è stata anche mia nel sentire certe note.
Bostridge si contorce, si avviluppa, si arrotola, si dimena, si spreme, si attorciglia su se stesso e si arrampica sulle note, spesso scivolando e rischiando di cadere. Anzi, un paio di volte è caduto, nel senso che ha steccato e in un altro paio d’occasioni si è aggrappato – scusate la metafora – alla radice di qualche albero salvandosi miracolosamente.
E questi sono i pregi (smile).
La voce è minuscola, non si contano le fissità e certo l’acustica – notoriamente schifosissima – e le ampie dimensioni della sala del Politeama Rossetti contribuiscono ad accentuare la carenza di peso vocale. Un mio amico ha acutamente osservato – ciao Lorenzo – che lo spazio consono alla voce di Bostridge sarebbe un soggiorno: un tenore da camera e cucina, diciamo.
Inoltre il timbro è bianchiccio, anodino, asprigno, non certo gradevole. La salita ai moderati acuti difficoltosa, perché la voce già oltre il FA va evidentemente indietro, come si dice in gergo.
Poi, certo, l’artista conta pure qualche qualità. L’accento, il legato, la consapevolezza della parola e anche un certo magnetismo, un’allure e un’eleganza che probabilmente sono i fattori principali, oggi, del suo successo planetario.
Per fortuna – lo dico senza ironia, credo che sia una scelta ponderata – lo spettacolo è durato circa un’ora con un salvifico intervallo di una ventina di minuti, non credo che oggi Bostridge possa stare più a lungo sul palcoscenico.
Nonostante tutto ciò, in particolare nel ciclo dei Liederkreis (composti nel 1840, anno del matrimonio di Schumann con Clara Wieck) in sala si è creata un’atmosfera di piacevole tensione e partecipe attenzione.
Pubblico, anche in questo caso ma è già più comprensibile che in altre occasioni, piuttosto scarso, che però ha gradito molto la serata manifestando convinti applausi che hanno spinto il tenore a un bis probabilmente già programmato.
Alla riuscita della serata ha contribuito in modo decisivo l’ottima organizzazione logistica approntata dallo staff della Società dei Concerti, che ha scelto di far scorrere contemporaneamente i testi nella lingua originale – che è il tedesco, se qualcuno non lo sapesse – e nella traduzione italiana.
Infine segnalo l’ottimo lavoro di Stefano Bianchi, che ha scritto un esauriente programma di sala centrato sulle affinità elettive dei compositori con la poetica di Heinrich Heine.
Per finire una nota decisamente positiva e cioè la presenza di una nutrita rappresentanza di giovani, che da un lato mi ha fatto enormemente piacere e dall’altro mi ha ricordato che potevo essere il papà scemo di tutti loro.
Credo che il sorriso che molti di questi ragazzi avevano alla fine dello spettacolo fosse motivato anche dalla presa di coscienza dello scampato pericolo.

Di seguito il programma, un saluto a tutti.

tenore Ian Bostridge
pianoforte Graham Johnson
PROGRAMMA
Robert Schumann
Dein Angesicht op.127 n.2
Lehn deine Wang op.142 n.2
Es Leuchtet meine Liebe op.127 n.3
Mein Wagen rollet langsam op.142 n.4
Liedekreis op.24
Johannes Brahms
Sommerabend op.85 n.1
Mondenschein op.85 n.2
Meerfahrt op.96 n 4
Der Tod, das ist kuehle Nacht op.96 n.1
Lieder und Gesänge op.32

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13 risposte a “Recensione crepuscolare e autoironica del Recital liederistico di Ian Bostridge: Politeama Rossetti, Trieste.

  1. Luciana 9 maggio 2012 alle 10:27 pm

    Hai ragione! Non credo che il pubblico si è rreso conto di come cantava Bostridge. Ho letto ora che ormai sei una celebrità e mi fa piacere perchè dici cose sempre giuste con equilibrio e tanta tanta ironia.ciao

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  2. principessasulpisello 10 maggio 2012 alle 5:29 am

    Anche un atteggiamento elegante , senza dimenamenti, fa parte dello stile di un artista.

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  3. giuliano 10 maggio 2012 alle 8:53 am

    un cantante che non ho mai sopportato. Io i lieder di Brahms li ho su un dc cantati da Hans Hotter, figurati!
    Queste vocine striminzite le metterei alla pari con la moda dei controtenori, su cento ce ne è uno discreto, ma guai a dirlo. Comunque Bostridge non è paragonabile nemmeno ad Alfred Deller.
    Sai chi ci vorrebbe, per i lieder? Uno come Schipa, come Kraus. Hai presente (ovvio che sì) l’attacco di “E’ la solita storia del pastore…”? E’ già un Lied. Li cantava così anche Hotter, anche la Schwarzkopf, anche la Ferrier…
    (per tacere di queste vocine Bostridge-style in Monteverdi…)

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  4. giuliano 10 maggio 2012 alle 8:54 am

    ho scritto dc invece di cd! (mamma mia che lapsus…magari in privato ti spiegherò chi è stata per me DC)
    🙂

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    • amfortas 10 maggio 2012 alle 7:16 pm

      giuliano, hai perfettamente ragione su tutto, sarei solo un po’ più generoso con i controtenori, almeno alcuni.
      Io per i Lieder ho un solo dio (si fa per dire): Fritz Wunderlich. Ma apprezzo davvero anche tanti altri cantanti, tra i quali sicuramente Hotter. Tra i contemporanei adoro Waltraud Meier, sentila qui già bella anzianotta:

      Ciao!

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  5. Enrico 13 maggio 2012 alle 6:17 am

    Un tenore con la voce che va indietro già sul FA…..si commenta da solo!
    Ma quali opere ha in repertorio, data la vocina di cui si parla?

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    • amfortas 13 maggio 2012 alle 8:06 am

      enrico, Bostridge ha in repertorio numerosi cicli di Lieder e ha cantato Britten, Mozart e poco altro che mi risulti così a memoria: soprattutto l’ha fatto sempre (o quasi) con direttori specialisti. Organici orchestrali ridotti, direttori ad hoc. Non nego che alcune sue registrazioni siano anche discrete, ma dal vivo, almeno in quest’occasione, è stato estrtemamente deludente.
      Quello che è inconcepibile e che dopo un’intervista un paio di giorni prima del recital, il nostro (non so se anche tuo, ma credo di sì) quotidiano non ha pubblicato alcuna recensione.Boh.
      Ciao!

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  6. laura codirosso 13 maggio 2012 alle 6:29 pm

    Nella mia prossima vita vorrei diventare pianista accompagnatore. I Lieder infatti mi piacciono moltissimo, ma mi sa che dovrei nascere altrove… 😉
    Peccato per la deludente esperienza in cui sei incappato. Alla faccia dello specialista! Un caro saluto. Laura

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  7. winckelmann 14 maggio 2012 alle 11:20 pm

    Fin dalla prima volta che ho visto una sua foto ho avuto l’impressione di una reincarnazione al maschile di Virginia Woolf. Secondo me è un suo bisnipote segreto… 🙂
    Che dire? Quando lo sentii (in disco) cantare Idomeneo, pensai ai tanti che in questi tempi tristanzuoli non sanno dove la vergogna stia di casa. Facciamoci coraggio.
    E sempre viva Wunderlich!!!

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    • amfortas 15 maggio 2012 alle 7:30 am

      winckelmann, cavolo hai ragione, della Woolf anziana, ma è lui! A dire il vero non conosco il suo Idomeneo, ma mi pare di capire che non mi perdo molto. Quanto a Wunderlich, siamo proprio su di un altro pianeta, il pianeta del Bello e dell’Arte.
      Ciao!

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