Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria della Vedova Allegra di Franz Lehàr al Teatro Verdi di Trieste, ma non c’è poi tanto da ridere.

Beh, è vero che ufficialmente la stagione operistica triestina si concluderà con il Barbiere di Siviglia programmato per novembre, però abbiamo 5 mesi davanti e quindi la Vedova allegra di ieri sera segna almeno l’inizio della pausa estiva, che sarà piuttosto lunga.
L’operetta di Lehàr in questa occasione ha fatto un po’ da tappabuchi, perché è andata a colmare il vuoto creato dalla presunta commedia musicale di Pirandello, C’est ainsi, che è scomparsa dalla programmazione nei mesi scorsi, per motivi che rimangono tuttora misteriosi.
Inoltre in questo modo lo staff dirigenziale del Verdi ha cercato, a mio parere indarno indarno, di dare un contentino agli appassionati dell’operetta, privati del Festival per le note questioni economiche.
Una cosa è certa, il pubblico triestino non ha gradito particolarmente perché, confermando un tragico trend negativo che perdura ormai da tempo, ha disertato in massa il teatro, che ieri si presentava vuoto come poche volte l’ho visto in tanti anni di frequentazione. Oddio, non c’ero per Albertazzi seminudo, è vero, ma lì non si trattava di musica lirica ma di porno soft (smile).
Certo, per onestà si può chiosare che ieri a Trieste la squadra di basket era impegnata in un incontro fondamentale (che ha vinto, per fortuna) e che in televisione c’era la partita dell’Italia per gli Europei di calcio, ma è una difesa debole, me ne rendo conto anch’io che notoriamente non sono un’aquila.
Il fatto è che come già ho scritto più volte l’emergenza vera non è la contingenza economica sfavorevole, per quanto grave, ma piuttosto il disamore che è intervenuto tra il teatro e il pubblico.
L’allestimento era una ripresa di quello (firmato Federico Tiezzi) che debuttò nel 2009, di cui ho già riferito anche qui oltre che su OperaClick, e per l’occasione è stato affidato a Giulio Ciabatti che poverino, ha fatto quello che ha potuto con immagino pochi mezzi e in condizioni difficili.
Lo spettacolo ha perso alcuni pezzi scenografici, non so come mai, e ha guadagnato una coreografia – a cura del Corpo di ballo del Teatro di Pécs guidato da Gábor Keveházi – abbastanza gradevole.
Visto a distanza di tre anni lo spettacolo sembra aver perso smalto e risaltano in modo più evidente alcuni difetti. Insomma questa Vedova più che allegra sembra piuttosto moscia, mancano brio e brillantezza da un lato e allo stesso tempo non si percepisce neanche quella malinconia vaporosa e decadente che è la cifra identificativa di questo genere.
Purtroppo anche dal punto di vista musicale non ci sono notizie particolarmente positive.
Il direttore Antonio Pirolli, sul podio di una buona Orchestra del Verdi, mi è sembrato corretto e attento alle esigenze del palcoscenico ma anche piuttosto distaccato: ne hanno risentito in particolare i primi due atti che sono risultati freddi e poco coinvolgenti. Migliore, invece, il terzo atto, anche perché il can-can “chez Maxim” è sempre una garanzia.

Valeria Esposito e Alessandro Safina

Il delizioso lavoro di Lehàr richiederebbe la presenza di una protagonista di spessore artistico importante e di personalità carismatica. Valeria Esposito è solo volenterosa dal punto di vista attoriale e inoltre – almeno ieri sera – interprete vocale assai modesta, tanto da risultare di frequente inudibile dalla platea, causa vocina ina ina puntuta e querula, dal timbro quasi fastidioso da cartone animato. E non c’è molto altro da aggiungere.
Se la cava in qualche modo Alessandro Safina, che disegna un Conte Danilo convincente soprattutto per le capacità attoriali. Purtroppo dalla platea assomiglia tanto a Formigoni, mannaggia, e la circostanza non contribuisce alla credibilità del personaggio (strasmile).
Discreta la prova di Marco Frusoni, un Camille languoroso ma virile e buona quella di Alida Berti quale brillante Valencienne, che si disimpegna con onore anche nel can-can.

Gennaro Cannavacciuolo

Il resto della compagnia artistica (in fondo al post c’è la locandina completa) è stato soddisfacente e mi fa piacere segnalare in particolare le belle prestazioni del divertente Gennaro Cannavacciuolo (Njegus) e della spiritosissima Marzia Postogna (Praškowia). Sia detto fuori dai denti, a me sono sembrati gli unici Artisti con la maiuscola della serata.
Brillante il lavoro del Coro, preparato da Paolo Vero.
Il pubblico, ripeto assai scarso, ha accolto bene lo spettacolo e ha giustamente premiato con un’ovazione Gennaro Cannavacciuolo.
Tra qualche giorno scriverò il consueto post di fine stagione e “saranno nominati” i migliori (e i peggiori…) protagonisti della stagione, perciò a presto.
Un saluto a tutti.

Hanna Glawari Valeria Esposito
Conte Danilo Alessandro Safina
Valencienne Alida Berti
Camille de Rosillon Marco Frusoni
Barone Mirko Zeta Marcello Lippi
Njegus Gennaro Cannavacciuolo
Visconte Cascada Dario Giorgelè
Raoul De Saint-Broche Andrea Binetti
Bogdanowitsch Alessandro De Angelis
Sylviane Anna Bordignon
Kromow Stefano Consolini
Olga Miriam Artiaco
Pritschitsch Federico Benetti
Praškowia Marzia Postogna
Maestro concertatore e direttore Antonio Pirolli
Regia Federico Tiezzi, ripresa da Giulio Ciabatti
Scene Edoardo Sanchi
Costumi Giovanna Buzzi
Coreografia Gábor Keveházi
Luci Roberto Zanellato
Maestro del Coro Paolo Vero
Orchestra del Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste
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18 risposte a “Recensione semiseria della Vedova Allegra di Franz Lehàr al Teatro Verdi di Trieste, ma non c’è poi tanto da ridere.

  1. Enrico 16 giugno 2012 alle 6:20 am

    NON MI SONO MAI ANNOIATO TANTO AD UN’OPERETTA !!!! Veramente un brutto spettacolo

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    • amfortas 16 giugno 2012 alle 7:28 am

      Enrico, leggo ora sul Piccolo che ci sono state contestazioni sonore alla fine. Non mi passa neanche per la testa di mettere in dubbio la parola della Ferialdi, ma io non le ho sentite. Tu o altri potete confermare? Io sono restato sino alle singole e poi sono uscito dal teatro, magari i buuuu sono arrivati dopo?
      Ciao a te e grazie a chi eventualmente mi saprà rispondere.

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  2. biondasirocchia 16 giugno 2012 alle 2:13 pm

    Non c’è proprio un bel tubo del tubo fino a Novembre? Avevo strappato a mio marito la promessa di visitare Trieste verso settembre – ottobre, e speravo di infilare nella gita anche una bella operina…

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  3. amfortas 16 giugno 2012 alle 3:34 pm

    Bionda, credo che spettacoli operistici non ce ne saranno, in quel periodo, mentre se vuoi sabato prossimo presentano la stagione sinfonica, quindi ti farò sapere.
    Ciao 🙂

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    • Alan 18 giugno 2012 alle 11:14 am

      Purtroppo questa volta il turno E ha l’ultima rappresentazione, il 23 giugno, quindi per i “commenti dal secondo cast” (anche se in questo caso il cast è unico) bisognerà aspettare.
      Invece ti chiedo, anche se non sarebbe compito tuo, sai dirmi qualcosa di più su quando fanno la presentazione della sinfonica, visto che in giro non ho trovato notizie?
      Grazie! 🙂

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      • amfortas 18 giugno 2012 alle 11:18 am

        Alan, mi hai beccato al computer :-). La conferenza stampa di presentazione è prevista per sabato prossimo alle 11.30, non so se aperta al pubblico o meno. Io ho ricevuto l’invito in qualità di critico musicale. Se ci sarai, fammi un fischio, che se ce la facciamo ci beviamo un aperitivo.
        Ciao!

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      • Alan 18 giugno 2012 alle 11:34 am

        Rispondo qui perché per qualche motivo la tua risposta non ha il pulsante “risposta” (probabilmente WordPress non vuole troppi annidamenti nei commenti).
        Grazie mille per la notizia. Di solito queste cose sono pubbliche, o almeno lo erano negli anni scorsi. Vediamo se magari tra qualche giorno pubblicano qualcosa sul sito del Verdi, altrimenti sabato provo a passare lo stesso facendo lo gnorri… 😉

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  4. gabrilu 16 giugno 2012 alle 5:41 pm

    @Amf scripsit:

    un tragico trend negativo che perdura ormai da tempo, ha disertato in massa il teatro

    Mi guardo bene dall’entrare nel merito (sia dello spettacolo che del pubblico triestino. Su questi due punti mi fido e mi affido a te).

    Quello che invece vorrei dire (perché il tuo post mi ci ha fatto pensare ancora una volta; il pensiero non è nuovo) è che prima o poi qualcuno dovrà pure aprire il capitolo *** FRUIZIONI*** o meglio: ***CAMBIAMENTI NELLA MODALITA’ DI FRUIZIONE DI…***

    Film, libri, opera lirica, musica concertistica, musica da camera, jazz, e quant’altro.

    La modalità di fruizione di tutte quelle robe lì è cambiata (piaccia o non piaccia questo è comunque un fatto) ma in troppi posti si continua a far finta che così non sia.

    …Poi, certo, ci sono tutte le cose che dici tu. E certo c’è la crisi, e certo che c’è lo SPREAD, e certo che c’è la partita di calcio, e certo che c’è di tutto e di più.

    Ma se una buona volta si affrontasse a gamba tesa anche il tema dal titolo: “SE E COME E’ CAMBIATA LA MODALITA’ DI FRUIZIONE” di (vedi sopra) chissà, potrebbero venir fuori cose interessanti.

    Sempre @Amf scripsit:
    ieri si presentava vuoto come poche volte l’ho visto in tanti anni di frequentazione.

    Piccola appendice:

    A me di calcio importa poco o nulla.
    Però mi ha fatto ridere un tizio (mi pare fosse tal Mazzocchi — che immagino strapagato, e buon per lui se immagino bene) che dalla Polonia si stracciava le vesti guaendo: “ma come mai sono così pochi gli italiani venuti qui in Polonia a seguire gli Europei?! ”

    Un tizio, su uno dei forum (mi pare del Corsera) gli ha risposto: “mai sentito parlare di crisi economica? Di Spread?”

    Ma mi rendo conto che sto aprendo un altro fronte.

    In realtà, quello che davvero mi appassiona è il primo (MODALITA’ DI FRUIZIONE

    Bacioni e sempre grata per la tua pazienza

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    • amfortas 17 giugno 2012 alle 8:18 am

      gabrilu, certo “cambiamento della fruizione”. È un argomento che abbiamo sfiorato più volte. Tutto cambia, anche il linguaggio, com’è ovvio, e l’operetta che è infarcita di dialoghi che erano spiritosi 100 anni fa avrebbe bisogno di una bella rinfrescata.
      Molti teatri cercano di attrezzarsi in qualche modo, al cambiamento, per questo molti soprattutto all’estero – ma anche in Italia – trasmettono in streaming le opere, per esempio. Ma non basta. Bisogna che i teatri si aprano davvero al pubblico, un pubblico che oggi quasi mai ha 4 ore di tempo consecutive libere per sentire una musica che non gli appartiene perché non la conosce. Perché sai credo che il problema sia solo in parte dell’odierno appassionato, che nella peggiore (si fa per dire) delle ipotesi decide di stare a casa e si ascolta un disco o guarda un DVD. Il problema è il ragazzo che arriverà a 20 anni senza aver mai sentito una nota di lirica. Ci sono alcuni che cercano di portare i ragazzi all’opera, meritoriamente, su questo se ho tempo tornerò perché ho un po’ di materiale “fresco”.
      E a proposito di cambiamento di fruizione, pensa che io sono felice possessore di un eReader, da qualche tempo. Per ora ci guardiamo con sospetto, però…
      Ciao e grazie!

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  5. Minny41 16 giugno 2012 alle 9:36 pm

    Grazie dello stile brillante e giustamente cattivello!

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  6. Enrico 18 giugno 2012 alle 1:23 pm

    Immagino tu abbia notizie dell’attività di Alessandro Svab quando ti riferisci al “materiale fresco” riguardo alle iniziative per portare i giovani all’opera giusto?
    Credo abbiano appena finito di rappresentare “L’elisir d’amore”.
    Saluti.

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    • amfortas 18 giugno 2012 alle 1:38 pm

      Enrico, sì mi riferisco alla attività della Accademia Lirica di Santa Croce, guidata da Svab. Purtroppo però ho poco tempo e non voglio mettere giù una roba raffazzonata, perciò ho scrivo una cosa che mi soddisfa oppure sarà per un’altra volta :-).
      Ciao e grazie!

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  7. Alan 24 giugno 2012 alle 2:32 pm

    Un commento rapido dal solito turno E.
    Devo dire che questa volta sono abbastanza d’accordo con la recensione.
    L’allestimento mi è piaciuto parecchio, direi più di quello, quasi uguale, del 2009 – forse perché, appunto, ha perso qualche pezzo scenografico non necessario. Molto più che buono il Corpo di ballo del Teatro di Pécs che ha ben vivacizzato uno spettacolo che forse era effettivamente un po’ moscio ma che, tutto sommato, non mi è dispiaciuto.
    Antonio Pirolli alla guida dell’Orchestra si è dimostrato all’altezza senza risultare, almeno a mio parere, poco coinvolgente. Poi è chiaro che il terzo atto è un’esplosione di vivacità (osservavo le violiniste e credo che poche volte si siano divertite così tanto, sia sull’aria di Njegus sia sulla festa “Chez Maxim’s” 😀 ) ma anche i primi due non erano male.
    Confermo l’impressione su Valeria Esposito: onestamente si faticava sia a sentirla che a capire esattamente le parole (peraltro, domanda: perché non c’erano i sopratitoli per le canzoni? Capisco che è un’operetta, ma in più di un punto avrebbero aiutato).
    Molto buoni Alessandro Safina, Marco Frusoni e Alida Berti su cui faccio mie le cose dette nella recensione.
    Tra i comprimari indubbiamente vanno citati non solo Gennaro Cannavacciuolo come Njegus – che credo, un po’ come succede a Elio Pandolfi, sia abituato alla parte e sappia esattamente dove colpire per far divertire il pubblico – e Marzia Postogna come Praškowia – che, dopo la recente magnifica prova alla Sala Bartoli con un recital su Kurt Weill (credo, peraltro, prodotto proprio dall’Associazione Internazionale dell’Operetta), avrei preferito in una parte più ampia – ma anche Andrea Binetti come Raoul De Saint-Broche – che aveva indubbiamente la voce più potente tra tutti gli interpreti della serata e che, quando non gigioneggia troppo, è un ottimo interprete – e Stefano Consolini come Kromov – che, pur avendo una parte “sciocchina” e in fin dei conti alquanto ripetitiva, ha comunque mantenuto degli ottimi tempi comici.
    Il teatro era discretamente pieno. In particolare, almeno nella zona in cui ho io il posto, mancavano alcuni abbonati (non capisco perché, visto che lo spettacolo era parte del cartellone e, tutto sommato, era alquanto godibile) ma in compenso era pieno di giovani (e nonostante fosse sabato sera!), e questo in qualche modo mi ha fatto piacere.
    Sono finito lungo anche questa volta. Mi scuso augurando a tutti buona estate. Ci si rivede a settembre. 🙂

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    • amfortas 24 giugno 2012 alle 5:11 pm

      Alan, non sono d’accordo sull’allestimento, che per me senza proiezioni e altro perde un po’ di originalità, ma fa niente!
      Ciao e ancora grazie per i tuoi circostanziati commenti.

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      • fabrizio 24 giugno 2012 alle 7:10 pm

        Se posso aggiungere la mia impressione in breve sulla replica di giovedì scorso (turno C), e premettendo che non sono un “operettologo” esperto, ma pur tuttavia un ascoltatore anagraficamente “consumato”, come Paolo sa bene … confermo in sostanza la valutazione sufficiente ma non entusiasmante della recensione, con qualche attenuante in più a favore di tutti gli elementi dello spettacolo censiti , ma anche con un aggravante – almeno per quanto riguarda la mia serata – nei confronti di uno soltanto, ma purtroppo importantissimo: la protagonista Valeria Esposito, che ho trovato francamente imbarazzante soprattutto sotto il profilo strettamente vocale (registro centrale inesistente, acuti striduli e forzati, dizione problematica, gusto interpretativo irritante da sopranino leggero d’antan), per non parlare dell’assenza di carisma scenico (ma quello, sinceramente, è di pochissime). Mi dispiace per questa cantante che in altre prove al Verdi ha dato dei buoni risultati – ho un ricordo positivo, in particolare, di una sua Manon di qualche anno fa), ma qui non ci siamo proprio. Aggiungo che, a mio parere, la direzione pesante e sovradimensionata nelle sonorità del direttore d’orchestra tendeva a coprire un po’ tutti e rendeva ancora più precaria la comprensione dell’insieme.
        Aggiungo anche, a onore di cronaca, che il teatro era notevolmente affollato, più della media degli spettacoli di questa stagione, e che gli applausi sono stati discreti anche se non eccezionali per tutti indistintamente gli interpreti senza distinguo.
        In conclusione … per consolarmi, la sera dopo mi sono rivisto e riascoltato l’edizione in DVD Oren-Bolognini, con Kabaivanska, Mazzuccato, Melbye, Canonici (1991): ecco una Vedova memorabile in cui ogni elemento è al posto giusto, all’apice delle sue possibilità canore e sceniche, e sembra convinto e divertito di quello che fa (consiglio se qualcuno non la conoscesse ancora!)
        Un caro saluto a Paolo, Fabrizio

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      • amfortas 25 giugno 2012 alle 9:41 am

        Fabrizio, ciao! La Esposito in quella produzione di Manon fu molto brava, il suo Cavaliere mi pare fosse Kunde. Ma io la ricordo pure come Amina e Adina e, se non mi sbaglio, pure come Konstanze.
        Questa volta non è stata all’altezza, succede.
        La Vedova che citi? Dici cotica :- direbbe una mia amica romana! Avercene.
        Mi fa piacere sapere che c’era pubblico, è importante.
        Ciao e grazie, a presto!

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  8. Pingback:Modena cultura e spettacolo-marzo 2015|Vivere in Emilia

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