Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Consuntivo semiserio della stagione operistica 2011/2012 del Teatro Verdi di Trieste: premi, bocciature, varie ed eventuali.

E comunque se domani sera non sapete che fare, prendete in considerazione una serata alternativa:

08/07/2012
h 21.00
Accademia lirica di Santa Croce presenta
Elisir d’amore di Gaetano Donizetti

Anche quest’anno è arrivato il momento delle pagelle. Nella speranza, s’intende, che di post sull’argomento ne possa scrivere un altro l’anno prossimo, ché con questi chiari di luna non sono certo di nulla.
Nel frattempo, in quel di Sappada, un wedding planner ha ben pensato di dare un’idea a qualche regista per sorprendere il pubblico nel momento di uno dei tanti matrimoni, più o meno nefasti, dell’opera lirica.
Gli sposini.
Credo sia il sogno di molti registi geniali: due spaventapasseri al posto dei cantanti, categoria che ormai sembra aver perso lo status di protagonista del teatro lirico che ha detenuto per tre secoli.
Oddio, in qualche caso la sostituzione di soprano e tenore con due fantocci muti non sarebbe poi così perniciosa eh (strasmile)?
Dal momento che so benissimo che molti dei lettori sono perfettamente a conoscenza delle vicende del Teatro Verdi di Trieste, non mi soffermo sulle circostanze che hanno portato, anche quest’anno, alla sostituzione in corsa di molti artisti che erano stati dati per certi alla conferenza stampa di presentazione della stagione. Solo per gli smemorati richiamo qui i due post che scrissi in occasione degli incontri con la stampa.

Conferenza stampa 1
Conferenza stampa 2
Nel complesso e viste le premesse, credo di poter dire che si è trattata di una stagione di transizione e che più di così non si poteva fare. Non è un’assoluzione per nessuno, ma una disarmata constatazione.
In questo senso, i più meritevoli dell’annata sono quindi al di là di ogni dubbio l’Orchestra e il Coro del Verdi, perché hanno garantito sempre – in condizioni psicologiche e logistiche orribili – prestazioni di alto livello artistico.
Ricordo che ufficialmente la stagione si concluderà nel prossimo novembre, con Il barbiere di Siviglia di Rossini.

Ma ecco qui di seguito le mie valutazioni:

Migliore spettacolo: La Bohème di Giacomo Puccini, proposta in un allestimento iper tradizionale sempreverde già visto, ma che è invecchiato bene e risulta rispettabile sotto ogni punto di vista, di buon gusto.

Peggiore spettacolo: Rigoletto di Giuseppe Verdi. Anche qui allestimento d’antan, ma che il passare del tempo ha reso quasi insopportabile alla vista, anche per i cambi di scena segnati da tempi biblici. I fondali dipinti possono anche andare bene, ma ci vuole un regista con un’idea che sia una. Ci torno.
Migliore regia: quest’anno non assegno il premio, perché anche gli allestimenti più meritevoli non mi hanno colpito per un’ambientazione particolarmente originale, né tantomeno ho visto muovere le masse e i protagonisti con un disegno preciso.

Peggiore regia: qui invece non ho dubbi, anche se sarebbe meglio parlare di non- regia. Il premio se lo becca Michele Mirabella, al quale era stata affidata la regia del Rigoletto: non pervenuto, semplicemente. Inoltre si trattava di una ripresa e siccome è facile immaginare che Mirabella sia pure costato molto, mi pare giusto – soprattutto in una contingenza economica sfavorevole – segnalare il suo contributo che definirò, facendo un doppio salto mortale, impalpabile.

Migliore scenografia: anche qui sono in ambasce e vale il discorso che ho già fatto per la regia. Non assegno il premio.

Peggiore scenografia: qui vado sul sicuro e torno sul Rigoletto, non tanto per demerito intrinseco ma perché mi è sembrato di fare un salto indietro nel tempo. Ho visto uno spettacolo di trent’anni fa, vero, ma con la schiena del 2012 (strasmile)!

Migliori costumi: Chiara Barrichello (che peraltro non ha avuto molti competitor) per la Bohème.

Peggiori costumi: Paul Brown per l’Anna Bolena di Donizetti. Il costumista mi ha costretto a scrivere che l’interprete di Enrico, dai tratti somatici piuttosto duri, pelle scura e con in testa una parrucca rosso ambrato, l’effetto era ambiguo. Diciamo la versione viados dell’incredibile Hulk, che non è esattamente quanto di più regale possa passare per la testa (strasmile).
Migliore tenore: Francesco Meli per la sua interpretazione del Duca nel Rigoletto di Giuseppe Verdi, a suo tempo scrissi così:

Francesco Meli è andato oltre, interpretando un Duca pressoché ideale che ammette pochi confronti nel panorama artistico attuale. Voce solare, bellissima, di lirico pieno, che corre per tutto il teatro. Meli canta con eleganza e musicalità, dizione chiarissima, fraseggia con attenzione e ha doti tecniche che gli consentono di risolvere con apparente facilità anche le frasi musicali più impegnative: la pericolosa progressione del duetto con Gilda (adunque amiamoci…d’invidia agli uomini) è risolta con un legato inappuntabile e il si bemolle è raggiunto con facilità. Il difficile attacco del cantabile “Parmi veder le lagrime” è pulitissimo e qualche piccolo segno di fatica si percepisce solo sull’acuto finale, un po’ stiracchiato. Bene anche nella famosa canzone del terzo atto, seguita da un’impeccabile “Bella figlia dell’amore”.
Ribadisco, difficile trovare di meglio, oggi.

Peggiore tenore: Alberto Casals per l’interpretazione di Percy nell’Anna Bolena di Donizetti. Ha qualche attenuante, come potete vedere dalla critica qui estrapolata dalla recensione:

Albert Casals, tenore. Percy. Stiamo parlando di uno dei monumenti delle parti per tenore dell’Ottocento. Ok, il giovane spagnolo è arrivato all’ultimo minuto, in sostituzione di Celso Albelo. Sì, ma se ogni nota sopra il sol3 è crescente non c’entra quando sei arrivato in teatro e neanche che tu abbia fatto poche prove. Con il massimo rispetto possibile sembrava un dilettante allo sbaraglio e chi mi segue da tanti anni qui e altrove sa che non sono uno che spara per il gusto di sparare, anzi.

Migliore baritono: Luca Salsi per la prestazione – era all’esordio – nel title role nel Rigoletto di Giuseppe Verdi:

Il baritono ha la voce giusta per Rigoletto, di timbro moderatamente scuro e facile agli acuti, peraltro elargiti con relativa parsimonia. Salsi ha scelto, per esempio, di non fare la puntatura di tradizione al sol nel monologo “Pari siamo”: qualcuno all’intervallo è rimasto sorpreso, ma Verdi quell’acuto non l’ha scritto.
Inoltre, l’artista cerca di approfondire la complessa psicologia del buffone calibrando con equilibrio il lato teneramente paterno con quello più scopertamente grossier del pagliaccio di corte, grazie a un fraseggio vario e attento alla parola scenica.
Direi che si è trattato di una buona prova, suscettibile di miglioramenti man mano che il baritono maturerà la parte, che è difficile sotto ogni punto di vista.

Peggiore baritono:nessuno si è coperto d’ignominia, quindi non c’è un “vincitore”.

Migliore soprano: qui in molti penseranno, con buone ragioni, a Mariella Devia. Bene, però pur non potendo che ammirare la grande Mariella io ritengo di assegnare il premio a Alexia Voulgaridou, che è stata una Mimì (Bohème) molto convincente:

Alexia Voulgaridou, Mimì, non può contare su di uno strumento prezioso, il timbro è abbastanza anonimo, ma ha altre frecce al suo arco, che poi sono le stesse del suo collega tenore, con l’eccezione di una dizione non sempre nitidissima. L’accento però è sempre convincente, la recitazione sobria – in una parte che, in questo senso, è piuttosto insidiosa – e la voce ha un che di dolente che si adatta benissimo al personaggio. Dolente e non piagnucoloso, stucchevole. Quindi, emoziona, anche se un paio di acuti sono risultati vetrosi. Il “Donde lieta uscì” è stato il momento migliore di una serata complessivamente riuscita.

Peggiore soprano: Julia Novikova, sia per la prestazione in sé sia perché le mie aspettative erano alte, una vera delusione:

Voce piccolina, di timbro anonimo, ma non è certo questo il problema. Il fatto è che il personaggio rimane confinato nell’ambito delle Gilda di tradizione, un po’ linfatiche e bamboleggianti, senza però possedere le qualità tecniche dei soprani di quella tradizione.
In particolare l’intonazione è sembrata piuttosto imprecisa in varie occasioni sia negli attacchi sia nella salita agli acuti. L’atteso “Caro nome” è scivolato via senza pathos e anche senza che si sentissero particolari preziosismi tecnici: i trilli, per esempio, sono parsi di effetto rivedibile. Riuscito, ma striminzito e flebile il mi bemolle in chiusura del duetto con Rigoletto del secondo atto (Sì, vendetta).

Miglior mezzosoprano: Laura Polverelli nei panni di Giovanna Seymour nell’Anna Bolena di Donizetti.

Peggior mezzosoprano: nessuna mi ha colpito in modo talmente negativo da essere nominata.
Migliore Direttore d’Orchestra: Donato Renzetti per la Bohème la spunta di poco su Fabrizio Maria Carminati , che ha ben diretto L’amico Fritz di Mascagni.

Peggiore Direttore d’Orchestra: qui non ci sono dubbi, Josip Brott che ha diretto male tutto quello che gli è capitato: Anna Bolena e La Battaglia di Legnano. Assolutamente soporifero, e soprattutto col primo Verdi è un’impresa ragguardevole (smile)!
Sorpresa positiva: ho molto apprezzato la prova del soprano Cinzia Forte, nel cast alternativo dell’Anna Bolena.

Sorpresa negativa: non è una sorpresa, perché anche l’anno scorso l’avevo sottolineato, ma vale la pena ribadire che quest’anno il pubblico è stato poco numeroso anche per titoli come la Bohème o Rigoletto. Non è un buon segno.

Varie ed eventuali: copio e incollo dal post dell’anno scorso.

Ora, visto che ho scritto una lenzuolata terrificante non posso esimermi dal ringraziare per la loro cortesia Nicoletta Cavalieri e Cristina Moschioni dell’Ufficio Stampa del Verdi, che sono sempre disponibili e gentili con me anche quando, da vecio insempiado quale sono, sbaglio ora della recita o quando chiedo un posto comodo dove posteggiare la mia carcassa macilenta e dolorante per il mal di schiena (che non mi molla, peraltro).

Non posso che confermare anche quest’anno!
Ricordo ancora che il Teatro Verdi è anche su Facebook e che a metà settembre comincerà la stagione sinfonica.

Un saluto a tutti.

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42 risposte a “Consuntivo semiserio della stagione operistica 2011/2012 del Teatro Verdi di Trieste: premi, bocciature, varie ed eventuali.

  1. alucard4686 6 luglio 2012 alle 1:25 pm

    Povera Mariellestà… non la fai mai vincere 🙂
    Direi che la pagella è condivisibile, come al solito, anche se la palma di peggior mezzo io però la darei all’interprete di Smeton.
    Bohème riuscitissima, con tanto di mia lacrimuccia.
    Si sa nulla dei cantanti dello Stabat?
    A prestooo

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    • amfortas 10 luglio 2012 alle 9:01 am

      Alu, probabilmente hai ragione, però sai che io se posso non infierisco sugli artisti. La parte di Smeton, poi, non giustifica un “premio” 🙂
      So qualcosa degli interpreti ma preferisco aspettare, magari tra qualche giorno ti mando una mail.
      Ciao!

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  2. CASSANDRO 8 luglio 2012 alle 12:17 pm

    CASSANDRO

    Caro Amfortas, nel blog di Vitty ho inserito un commento con breve riferimento musicale. Spero che tu gradisca leggerlo: dove si parla di musica tu non puoi mancare di venire alla mente.

    Per inciso, aspetto di leggere le tue recensioni sulle prossime esecuzioni di musica sinfonica che si terranno dalle tue parti. Lo hai promesso e come mi insegnava mio padre “ogni promessa è debito”. Ciao

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    • amfortas 10 luglio 2012 alle 9:03 am

      CASSANDRO, scusa il ritardo ma ero fuori dal consorzio (in)civile per qualche giorno :-).
      Ho letto il tuo intervento da Vitty e ho commentato, però al momento – non so come mai – la mia breve considerazione non compare. Boh! Comuqnue sì, quest’anno dovrei seguire anche la stagione sinfonica.
      Ciao!

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  3. Paolo Locatelli 8 luglio 2012 alle 3:40 pm

    Ciao Amfortas! Come sempre concordo quasi su tutto, l’unica eccezione è lo spettacolo più brutto: io non avrei avuto dubbi su La Battaglia di Legnano, una delle serate a teatro più noiose della mia vita, forse anche perchè l’ho vista il giorno dopo aver assistito allo stupendo Così Fan Tutte di Michieletto a Venezia. Brutto anche il Rigoletto ma nel complesso compensato da una buona esecuzione musicale (ad eccezione della Gilda). Certo la regia di Mirabella è stata qualcosa di incredibilmente grottesco, una parodia dell’opera. Purtroppo non ce l’ho fatta a vedere l’amico Fritz. Speriamo nel Barbiere, se non altro il cast promette bene.

    PS Sei stato alla Carmen di Bieito alla Fenice? Io ho visto la prima e, approfittando della presentazione del libro di Mattioli, ci sono tornato ieri. Spettacolo forte ma bellissimo, protagonista che non lascia indifferenti, direzione straordinaria di Wellber (sempre IMHO).

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    • amfortas 10 luglio 2012 alle 9:09 am

      Paolo, ciao. Sì capisco il tuo fastidio per quella regia, che a me è sembrata più inutile che brutta, per questo non l’ho “premiata”.
      La Carmen di Bieito non l’ho vista live ma solo in video e ti dirò che non mi convince molto. Peraltro quasi tutti coloro che l’hanno vista in teatro ne sono rimasti entusiasti, tanto che i miei colleghi critici hanno assegnato l’Abbiati proprio a questo allestimento.
      Avevo una mezza idea di andare a Venezia, ma poi sono subentrati altri impegni.
      Mattioli si è comportato bene o ha detto qualche parolaccia? È un ragazzaccio.
      Ciao 🙂

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  4. vitty 11 luglio 2012 alle 8:45 pm

    Mi dispiace davvero tanto Amfortas che tu abbia trovato difficoltà per lasciarmi un commento. Non riesco a capirne la ragione.Forse,ma questa è una mia ipotesi, la causa potrebbero essere i molti commenti spamm che mi sono arrivati fra ieri e oggi. Ogni tanto accade,per questo ho messo la moderazione ( vale però solo per i siti non conosciuti e per il primo commento ). Mi ha fatto comunque un gran piacere rieleggere il tuo nome nel mio blog!

    A proposito di blog. Alcuni blogger Tiscali che non scrivono più,hanno aperto un sito su Fb chiamato “Colazione da Tiscali”. Hanno invitato sia me,sia Cassandro,sia mia sorella Elle a partecipare a questa “Colazione”. Sarebbero lieti di avere anche la tua partecipazione. Io non ci sarò perchè non ho simpatia per i network in genere. Sono su tiscali da nove anni,sempre allo stesso indirizzo. e se qualcuno avesse una gran voglia di sapere come sto…penso proprio saprebbe come fare !!!

    Ciao carissimo,auguri per il tuo lavoro sempre così interessante.

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  5. amfortas 12 luglio 2012 alle 7:37 am

    Vitty, allora se avevi il blog moderato dovresti ritrovare il mio intervento, credo.
    Le rimpatriate non piacciono molto nemmeno a me…e poi non ho un account su FB. Magari vedo se riesco a trovare qualche notizia con quello di mia moglie 🙂
    Ciao e grazie.

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  6. giuliano 12 luglio 2012 alle 8:07 pm

    questa tua amica Vitty mi piace, bel commento. Anni fa, all’inizio della storia dei telefonini, un mio collega che mi conosceva da dieci anni almeno mi aveva detto “ti avrei telefonato, ma non avevo il tuo numero”.
    Poi mi ha dato tre suoi numeri, uno per ogni operatore…
    Indovina che fine hanno fatto quei tre numeri.
    🙂
    poi ognuno fa quello che gli sembra giusto, mi sembra ovvio

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  7. amfortas 13 luglio 2012 alle 8:02 am

    Giuliano, anche a me piace Vitty, peccato non avere più il tempo di partecipare più attivamente al suo blog, dove si svolgono sempre discussioni interessanti.
    Io e te però non facciamo testo, perché dovremmo vivere in una grotta e comunicare con i segnali di fumo :-), anzi, io preferirei il tam tam tanto per poter criticare anche quello!
    Credo di averti già detto che proprio all’inizio dell’era Facebook mi feci un account, grazie o a causa (smile) di una mia amica tecnologica; ne avevo e ho tuttora uno pure su Twitter, ma proprio quei luoghi virtuali non fanno per me.
    Credo però che sia profondamente sbagliato il mio atteggiamento, perché bisogna stare al passo con i tempi e sfruttare la tecnologia per i tanti vantaggi che ci porta. Forse il problema è un altro e cioè che non mi piace più la gggente, specialmente quella che si ritiene ancora tanto tanto ggggiovane…che ci vuoi fare, io già ho un caratteraccio e litigo ovunque, perché dovrei aprire nuovi fronti di guerra? 🙂
    Ciao!

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  8. vitty 13 luglio 2012 alle 8:31 am

    Mi dispiace Amfortas,ho guardato attentamente fra i commenti moderati, ma ho trovato solo dello spamm. A parte i disturbi inutili ( ricordi quando mi perseguitò un certo “paperino?”) non pratico nessuna censura. Perciò penso sia stato qualcosa che non ha funzionato!

    Ringrazio Giuliano per l’apprezzamento. L’esempio riportato non l’ho molto capito. Forse allude al fatto che quando qualcuno ha veramente desiderio di interloquire con un amico,non c’è bisogno di tanti giri di parole,indirizzi telematici o più abbonamenti a gestori telefonici?

    Se è così mi trova perfettamente d’accordo. Sono una persona piuttosto diretta,non amo l’ipocrisia.

    Buona giornata a tutti e due 🙂 e buon fine settimana!

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  9. amfortas 13 luglio 2012 alle 8:42 am

    Vitty, si ricordo “paperino” 🙂
    Comunque da qualche parte il mio commento ci deve essere, perché alla seconda volta che ho cercato di postarlo il sistema non me l’accettava perché diceva che era già stato scritto. Boh! Fa niente, i contenuti non erano certo tali da meritare questa inchiesta da Sherlock Holmes 🙂
    Ciao, buona giornata!

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  10. giuliano 13 luglio 2012 alle 8:58 am

    per Vitty: esatto!
    🙂
    con amfortas ci sentiamo da molti anni, per questo mi sono permesso di abbreviare un po’ il discorso.
    il mio timore con twitter etc. è che molta gente ne apprezzi la brevità proprio perché non ha niente da dire…per il resto, niente in contrario alle novità, gli sms per esempio sono comodissimi e non disturbano chi li riceve.

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  11. vitty 13 luglio 2012 alle 8:49 pm

    Alleluia Amfortas!!! Ho trovato il commento. Era fra gli spamm. Non capisco come ci sia finito,e perchè non l’abbia visto prima.Ho ricontrollato anche stamani. Comunque tutto è bene quel che finisce bene. Scusa per questo qui-pro-quo 🙂

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  12. amfortas 14 luglio 2012 alle 11:08 am

    Vitty, bene! Non che fosse un commento epocale, però mi fa piacere che sia ricomparso 🙂
    Ciao!

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  13. Maria Luisa 24 gennaio 2013 alle 12:01 pm

    Il mio non e’ un commento,ma forse e’ questo il luogo adatto per avere risposta ad una mia domanda.Ho ascoltato di recente due versioni ( Pavarotti -Sutherland e Di Stefano-Callas) del finale del terzo atto del Rigoletto (bella figlia….).La Sutherland termina con un acuto fortissimo,mentre la Callas ha un tono piu’ smorzato.Ma Verdi come l’aveva scritto?Io, da amante della lirica ma da non espertissima,penso che l’acuto della Sutherland rientri nelle sue caratteristiche,mentre la nota della Callas rispecchi quello che Verdi aveva scritto.E poi la Callas non sarebbe stata seconda a nessuno ,o no?

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  14. Amfortas 24 gennaio 2013 alle 2:13 pm

    Maria Luisa, quell’acuto è di tradizione e – a quanto mi risulta – Verdi non l’ha scritto. Nella prassi esecutiva poi è il direttore, di concerto con i cantanti, a decidere se eseguirlo o meno. Nel Rigoletto ci sono acuti di tradizione ma non scritti anche per il baritono e il tenore.
    Nel caso specifico la Sutherland – straordinaria in quasi tutto ciò che cantava – aveva il suo punto forte negli acuti e sovracuti e quindi credo si sia imposta…sul marito Bonynge 🙂 se ti riferisci all’edizione Decca del 1971.
    Spero di essere stato esaustivo, ciao e grazie 🙂

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    • Maria Luisa 24 gennaio 2013 alle 3:16 pm

      Grazie per la sollecita risposta che mi conforta perche’ e’ quello che pensavo.Alla prossima!

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      • Amfortas 24 gennaio 2013 alle 3:54 pm

        Maria Luisa, figurati, ciao e a rileggerti, ché domani mi tocca Wagner 🙂

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      • Maria Luisa 24 gennaio 2013 alle 4:46 pm

        A proposito di Wagner! Sono stata alla Scala per il Lohengrin e,stendendo un velo pietoso sulla regia di cui tutto e’ stato detto e di cui io penso ancora peggio(se la batte con quella dei ratti di Bayreuth) ho una mia interpretazione del pianoforte in scena che i protagonisti cercavano di suonare e che alla fine e’ stato messo sul palcoscenico rovesciato a terra. Mi ha fatto venire in mente le parole del Peer Gynt di Ibsen “Strano istrumento la vita! O e’ muto,o risponde con note false.Vorremmo suonarlo. Non sappiamo come!” Che ne pensi? Almeno cosi’ avrebbe un senso.Certo non proprio comprensibile.Ciao.

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  15. Amfortas 24 gennaio 2013 alle 5:25 pm

    Maria Luisa, sul Lohengrin ho e abbiamo già detto di tutto e di più (ma Il “Rattengrin” è inarrivabile :-), come puoi notare dal mio avatar), a tanti è piaciuta l’idea di Guth dell’eroe per caso e suo malgrado. La tua ipotesi non è neanche strampalata, quando vedo Guth glielo chiedo :-), ciao!

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    • Maria Luisa 1 febbraio 2013 alle 3:39 pm

      Ho letto le considerazioni su Rustioni(I Masnadieri)e mi fa piacere sentire che la pensi come me.Io ho avuto modo di vederlo dirigere una sola volta (a settembre alla Scala,nella Boheme -dove sono le vocali con gli accenti non lo so- con l’allestimento bello ma a mio parere sempre sovraffollato di Zeffirelli) e mi e’ piaciuto molto.Credo proprio che questo direttore,non ancora trentenne,ci fara’ ascoltare bellissima musica.A proposito di Zeffirelli non lo so come la pensi tu perche’ e’ pochissimo che ti ho scoperto ma te ne racconto una: Opera di Roma,Traviata,festa a casa di Flora,calice gettato a terra con impeto,calice di cui sopra saltella sul palcoscenico perche’ di plastica.Visconti si sara’ rivoltato nella tomba!!!

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      • Amfortas 1 febbraio 2013 alle 4:21 pm

        Maria Luisa, ciao. Era anche la mia prima volta con Daniele Rustioni dal vivo. Credo che in futuro ci serberà belle sorprese, perché quest’occasione era complicata – il primo Verdi è difficilissimo – e il fatto che sia giovane gli garantisce un’evoluzione.
        Su Zeffirelli: grande scenografo, discreto regista con qualche intuizione straordinaria, che è stato un regista operistico figlio del suo tempo.
        Visconti, sia come regista cinematografico sia come regista operistico era un’altra cosa, decisamente.
        Ciao e grazie per l’intervento!

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  16. Maria Luisa 3 febbraio 2013 alle 10:30 am

    Ciao. Riflessione domenicale che mi sento di condividere con un critico fuori dagli schemi (per fortuna!) che non ti fa sentire una incompetente totale (anche un po’ idiota!) L’anno passato sono stata a Salisburgo e l’atmosfera che si vive nel periodo del Festival mi ha fatto piombare in un mondo che non c’e’ piu’, tra gente che ama veramente la musica e la tratta col rispetto che merita(se sbaglio dimmelo,perche’ mi piacerebbe confrontarmi con te).Quest’anno era mia intenzione trascinare il mio compagno a Bayreuth, ma la lettura di Parsifal e l’incantatore e di L’armonia delle tenebre (di Nicola Montenz) mi hanno fatto nascere,sotto il profilo umano, una profonda antipatia per Wagner .Mi dirai che la musica e’ un’altra cosa,e probabilmente superero’ questo fastidio.Ma adesso capisco l’antipatia che c’era a casa mia per Wagner e che io criticavo come forma di bieco provincialismo.(IL COMPOSITORE era Verdi e IL SOPRANO

    la Tebaldi,perche’-sempre per loro,ma non per me- la Callas strillava).E’ razionale per te che ci si lasci condizionare dal comportamento di chi artisticamente e’ un genio? Ne ho conosciuto bene uno che come artista era straordinario ,ma che -anche lui- come uomo lasciava moltissimo a desiderare! Scusami per questa chiacchierata logorroica e buona domenica.Ancora ciao.

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    • Amfortas 3 febbraio 2013 alle 11:55 am

      Maria Luisa, in proposito della questione Wagner tu fai un “errore” di fondo, che tendiamo a commettere tutti in varie circostanze, che esulano perlopiù dalla musica: valutiamo cioè con la razionalità quello che proprio non si può, e cioè la reazione emotiva. Chiaro che sapere (anche se ci sarebbe da discutere a lungo) che Wagner esprimeva in qualche modo un certo anisemitismo (Strauss è stato peggiore, e non solo lui, ci sono fior di artisti che si potrebbero nominare) ci provoca una (re)azione di rigetto nei confronti dell’uomo prima e della sua musica poi. Ma è sbagliato, almeno a mio parere. L’opera d’Arte – quando è Arte vera e non celebrazione di un’ideologia – ha un valore assoluto che prescinde dalle convinzioni i azioni dell’autore. Quindi, per spiegarmi meglio, io posso benissimo detestare l’uomo Wagner e adorare la sua musica.
      Spero di essere stato chiaro, se non convincente.
      Quindi ti do un consiglio non richiesto: se puoi, vai a Bayreuth – io non ci sono mai stato e, credo, mai ci andrò – e divertiti.
      Ciao, grazie e buona giornata!

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      • Maria Luisa 3 febbraio 2013 alle 10:22 pm

        Grazie,sei stato chiaro e convincente,anche perche’ io volevo essere convinta!Ciao

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      • Amfortas 4 febbraio 2013 alle 8:54 am

        Maria Luisa, bene, mission accomplished, allora 🙂

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      • Maria Luisa Pelucchini Migneco 18 novembre 2013 alle 3:10 pm

        Ciao. E’ passato quasi un anno dall’ultima comunicazione. Nel frattempo non sono stata a Bayreuth perché il mio compagno ha preferito andare in Namibia,ma mi ripropongo sempre di convincerlo a fare un’immersione in Wagner. E’ però arrivato il momento della Scala e dell’Opera. Ho visto che Diane Damrau sarà Violetta. Vorrei sapere se tu la consideri adatta al ruolo. Ti stimo molto, mi sei simpatico e ti chiedo un parere. Ti dico il mio: la conosco poco (la regina della notte nel Flauto Magico- dove è bravissima- e una Traviata con Domingo che mi sembra meno convincente) ma non mi pare molto adatta al tipo di voce che Verdi cercava per Violetta. Poco morbida, forse un po’ teutonica, non lo so. E. la prima volta che la sentirò dal vivo e vorrei sapere su cosa dovrò fissare la mia attenzione. Alfredo(Piotr Beczala) non lo conosco proprio. Sono ignorante? Se si, non mi offendo a sentirmelo dire. Tu che ne pensi? Per quanto riguarda Ernani, lasciando stare Muti che per me è quanto di meglio abbiamo (anche se i milanesi lo odiano perché dicono che ha rovinato la Scala), ti farò sapere le mie impressioni sul cast che mi capiterà. Buon lavoro (ce ne fossero come te!) . Maria Luisa

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      • Amfortas 18 novembre 2013 alle 7:04 pm

        Maria Luisa, ciao! La Damrau (Diana, non Diane) è una magnifica cantante e una grande interprete. La mia opinione è che potrebbe essere una buonissima Violetta ma, ovviamente, dipende da molte circostanze. Bisogna vedere, per esempio, come ambienterà l’opera il regista Tcherniakov che potrebbe anche proporre una lettura spiazzante. Poi la prima della Scala è sempre emozionante sia per il pubblico sia per gli artisti e anche questo ha la sua rilevanza. Dal punto di vista tecnico potrebbe essere che la Damrau soffra un po’ il terzo atto, ma non è detto, mentre sicuramente dovrebbe essere a proprio agio nel primo. La mia cartina di tornasole, il momento in cui io aspetto al varco l’interprete di turno di una Traviata è il duetto con Germont padre (V scena, II atto), ma è una mia fissazione :-). Oltre alle pagine più note, ascolto con attenzione la frase che Violetta dice a Germont subito dopo la comparsa del vecchio scemotto bigotto: Donna son io, signore, ed in mia casa; Ch’io vi lasci assentite, Piu’ per voi che per me. Una frase importante, che racchiude tutto il mondo di Violetta, il suo orgoglio e il suo essere donna in un mondo che le donne disprezza. Deve essere resa in modo incisivo, emozionante.
        Su Beczala ti posso dire che mi pare oggi uno dei migliori interpreti della parte di Alfredo, ma anche per lui valgono le “spigolature” che ho scritto qui sopra per la Damrau: la Scala è un ambientino difficile.
        Ti ringrazio molto per la stima, i complimenti fanno sempre piacere e fammi sapere dell’Ernani, mi raccomando.
        Ciao e grazie!

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      • Maria Luisa 19 novembre 2013 alle 12:33 am

        Sono tornata adesso dall’auditorium dove ho sentito il concerto in re maggiore di Beethoven suonato da una straordinaria violinista (Isabelle Faust) che usa uno Stradivari del 1704. La sesta,diretta da Jonathan Nott,non mi ha particolarmente entusiasmato. Invece mi sono entusiasmata leggendo la tua risposta.Vedi come si sbaglia? La Damrau a me sembrava piu’ un soprano da Macbeth,invece,se tu dici che potrebbe soffrire il terzo atto,significa che non ho capito niente.Ti ringrazio per le “spigolature”alle quali prestero’ particolare attenzione (ti dico pero’ che anche per me l’incontro Violetta -Germont e’ molto importante).Oggi ho ascoltato molto Beczala,ma devo ancora farmi un’opinione.Grazie per la risposta e ti faro’ sapere sia della Traviata che dell’Ernani. Mii hai fatto prendere un colpo quando mi hai detto che la regia di Tchemiakov potrebbe essere spiazzante! Soprattutto in Verdi non amo le stranezze.Speriamo bene.Ciao alla prossima.(Lo sai che mi piacerebbe venire a Trieste per vedere un’opera e leggere poi il tuo commento?)

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      • Maria Luisa Pelucchini Migneco 18 novembre 2013 alle 4:01 pm

        Mi sto documentando su Beczala (meno male che c’è you tube,lui si,quel’altro no!)

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  17. Maria Luisa Pelucchini Migneco 18 novembre 2013 alle 4:02 pm

    mi sono persa una elle

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    • Maria Luisa 19 novembre 2013 alle 9:31 am

      Rileggendo:se la difficolta’potrebbe manifestarsi in “addio del passato”o in “Parigi o cara”,allora forse non e’ tanto peregrina la mia osservazione che la voce non corrisponde del tutto a quella che avrebbe voluto Verdi per Violetta. Scusa l’ ignoranza.E ancora grazie per

      le spiegazioni.

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      • Amfortas 19 novembre 2013 alle 7:12 pm

        Maria Luisa, la Damrau nasce come soprano leggero di coloratura. Non vorrei sbagliare, ma credo che abbia debuttato proprio come Regina della Notte e comunque si è costruita (meritatamente!) la carriera nell’ambito delle parti di soprano leggero. In ogni caso di Verdi ha in repertorio solo Gilda, che di verdiano in senso ampio ha poco, e appunto Violetta.
        Peraltro, come forse saprai, non è certo il primo soprano leggero che affronta la parte di Violetta, ci sono davvero tanti esempi illustri, non sto neanche a nominarli: pensa solo a Mariella Devia, per restare ai nostri giorni.
        Una volta si diceva che per cantare Violetta ci volessero tre voci: da soprano leggero nel primo atto, da soprano lirico nel secondo, da soprano drammatico nel terzo. A me è sempre sembrata una baggianata, perché un cantante qualsiasi repertorio affronti deve mantenere omogeneità di emissione, che si ottiene sempre e solo senza simulare una voce che NON si possiede e con una buona tecnica vocale.
        Sappiamo che la prima interprete di Traviata fu Fanny Salvini Donatelli, e sappiamo anche che – per circostanze troppo lunghe da spiegare – la scelta dipese più che altro da ragioni che prescindevano dall’effettiva capacità dell’artista di rispondere alle esigenze della scrittura verdiana. Sai con quale personaggio debuttò in teatro Miss Salvini? Con la Rosina del Barbiere rossiniano, cioè quanto di più lontano ci sia rispetto a una Violetta, sia per ragioni drammaturgiche sia per motivi intrinsecamente legati alla vocalità. Per non parlare della totale estraneità tra gli organici orchestrali previsti 🙂
        Il fatto è che quando ci avventuriamo alla ricerca di “quello che voleva Verdi” camminiamo su un terreno franoso e accidentato, anche perchè i cantanti di quei tempi passavano con facilità estrema non solo da un repertorio all’altro, ma anche da un registro vocale all’altro! La storia è piena di cantanti che hanno interpretato parti baritonali o tenorili, da contralto o sopranili. Piena zeppa.
        Perciò cosa vorrebbe Verdi? Credo che Verdi, nei panni di Violetta, vorrebbe “solo” una cantante che sia complessivamente convincente dal punto di vista vocale e scenico. La mia opinione è che la Damrau – sentite anche le prove precedenti – possa essere un’eccellente Violetta, ma se sto prendendo un abbaglio lo scoprirò solo il 7 dicembre e il giorno successivo ne parleremo qui sul blog.
        Ciao e grazie, a presto!

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      • marialuisa migneco 19 novembre 2013 alle 8:41 pm

        Ti ringrazio proprio tanto per le spiegazioni che mi hai dato. Alcune cose le sapevo, ma resta il fatto che non è facile trovare una persona competente disposta  a perdere tempo con una che magari lo infastidisce  con i suoi dubbi ma che però cerca sempre di “capire meglio” quello che va a vedere o a sentire! Ciao a dopo il 7 dicembre. Io nel frattempo cercherò di documentarmi meglio.

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      • Amfortas 20 novembre 2013 alle 9:50 am

        Maria Luisa, figurati, nessun fastidio. E poi mi piace parlare di lirica, altrimenti non scriverei di musica da tutti questi anni 🙂
        Ciao e grazie.

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      • Maria Luisa 8 dicembre 2013 alle 11:16 pm

        Sono appena tornata a Roma da Milano dove ho assistito alla Traviata.Avevi ragione sulla Damrau che e’ stata bravissima ed ha ricevuto meritatissimi applausi.Secondo me ha saputo dare voce alle Violette di tutti e tre gli atti.Ha una grande presenza scenica,rovinata dal gesticolare esagitato e dal correre qui e la’ sul palcoscenico che le sono stati imposti dalla regia.Sono stata molto attenta all’incontro con Germont padre e”donna son io signore ed in mia casa” forse avrebbe avuto bisogno di maggiore enfasi,comunque si tratta -come dici tu-di spigolature. In “addio del passato”e’ stata superba,commovente,anche perche’ e’ stato uno dei pochi momenti in cui la regia ha dato meno fastidio.Ti confesso che sono stata tra quelli che ha gridato buh! a gran voce e con sconcerto di chi stava con me quando Tcherniakov e’ salito sul palcoscenico.Volgarissima l’apertura,con Annina che sembrava una tenutaria e con i partecipanti che mi sembravano tanto i nani e le ballerine di antica e meno antica memoria.Nella festa a casa di Flora,la padrona di casa pareva la figlia di Toro seduto,sempre circondata dal solito branco di smandruppati . E non parliamo dell ‘incontro padre -figlio! Il tenore Beczala( non me lo ricordavo,ma lo avevo visto diretto da Rustioni nella Boeme -non trovo l’accento-sempre alla Scala) ,non e ‘ che mi abbia molto impressionato,a volte non mi e’ sembrato all’altezza,comunque anche lui e’ stato costretto a fare la pasta,a tagliare le zucchine,i peperoni,a correre avanti e indietro sul palcoscenico,disturbando moltissimo il pubblico,che avrebbe forse preferito non essere distratto ,e credo ancora di piu’ il baritono ,costretto a cantare,immobile come un cetriolo,mentre un figlio esagitato gli vorticava intorno.A proposito del baritono,Lucic,e’stato molto applaudito,ma a me la sua voce non ha dato particolari emozioni ( che invece mi ha dato Bruson).Tu che ne pensi?Ha una tonalita’ che non mi piace molto,ma forse sono io che ho altro nelle orecchie.Comunque TUTTi,con un’altra regia e forse con un altro direttore ,sarebbero stati molto piu’ nei ruoli.A proposito di Gatti,e’ stato fatto tanto schiamazzo sui violini costretti a suonare un’ottava sopra,ma a me non ha dato alcun fastidio.Ci sarebbe invece altro da dire.C’e’una cosa su cui vorrei conoscere come la pensi.Ogni tempo ha la sua musica,ed ogni musica e’ figlia del suo tempo,cosi’come ogni rappresentazione ha una sua collocazione storica(anche se tratta di sentimenti che coinvolgono l’uomo e che sono gli stessi in qualunque periodo l’uomo viva) . Non ti sembra che forzare la mano troppo sia una mancanza di rispetto nei confronti dell’autore ?Verdi non si sara’ girato nella tomba a vedersi rappresentato come lo abbiamo visto ieri sera?In vita mia avro’ assistito ad almeno 20 traviate.Quella di ieri e’ stata la piu’ brutta.Mi dispiace per la Damrau che, in un altro contesto ,potrebbe dar vita ad una Violetta veramente straordinaria.Ne ha le capacita ‘.Ed io aspetto.Scusami per le chiacchiere troppo lunghe e buona notte.(martedi’ andro’a vedere Ernani.Poi ti diro’. )Ciao

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      • Amfortas 8 dicembre 2013 alle 11:23 pm

        Marialuisa, hai sbagliato – credo – a postare il commento 🙂 , c’è un post con la recensione della Traviata e parecchi commenti 🙂

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  18. Amfortas 19 novembre 2013 alle 10:10 am

    Maria Luisa, ti rispondo più tradi, ché ora sono un po’ affaccendato 🙂

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    • Maria Luisa 8 dicembre 2013 alle 11:43 pm

      Si potrebbe spostare il mio sproloquio sul post che contiene i commenti?

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      • Maria Luisa Pelucchini Migneco 21 gennaio 2014 alle 6:01 pm

        Ciao Amfortas, ti scrivo perché voglio condividere un momento che per me è stato emozionante. Ieri sera ero all’Auditorium per un concerto di Pappano e Yuja Wang. Prima dell’inizio il direttore e il presidente hanno ricordato Abbado, tra il silenzio sinceramente addolorato del pubblico che gremiva la sala. Poi Pappano ha diretto, dedicandolo ad Abbado, come fuori programma, con tutti gli orchestrali, anche quelli che non erano impegnati nell’immediato, Nimrod, di Edward Elgar. E’ stato commovente. Una standing ovation lunghissima, di tutta la sala ,è stato l’ultimo omaggio che il pubblico dell’Auditorium ha riservato ad un direttore che, a mio parere, è stato un grande- impegnato socialmente e politicamente- rigoroso, sempre proiettato verso il nuovo, capace di regalarci un Pierino e il lupo divertente come quello con Benigni. Io ho avuto occasione di seguirlo solo o con la Argerich ogni volta che dirigeva a Roma e sapere che non verrà più mi crea un vuoto, come se avessi perso un amico.

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      • Amfortas 21 gennaio 2014 alle 6:55 pm

        Maria Luisa, ciao e grazie della tua testimonianza. Pappano si conferma un grande anche in situazioni come queste.

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