Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Jessica Pratt e Michael Spyres, la nuova coppia di fatto della lirica e una bella iniziativa di una coppia “vecchia”!

La lirica ha bisogno di “divi”, di artisti che in qualche modo riescano d’un tempo a risvegliare la passione assopita dei melomani di lungo corso, che tendono a intristirsi e fossilizzarsi sui vecchi idoli, e contemporaneamente veicolino l’arte del belcanto verso nuovi appassionati. I quali, per quanto mi riguarda, non è fondamentale che siano giovani. Mi accontenterei che fossero nuovi.
Houston, abbiamo un problema: i divi dovrebbero essere bravi e non è scontato che sia sempre così.
Ora, a prescindere dalle solite polemiche di bottega in stile chiacchiera da bar, credo che all’angusto orizzonte operistico siano apparsi due nuovi potenziali divi nell’ultimo anno e che sappiano pure cantare bene. Un miracolo. Si tratta del soprano Jessica Pratt e del tenore Michael Spyres, consacrati (la Pratt un po’ di più, meritatamente) al definitivo successo dagli esiti del recente Ciro in Babilonia al ROF.
I due artisti avevano già dato nel recente passato prova della loro bravura, non sono certo degli sconosciuti, ma ora sono noti a tutto il popolo dei melomani.
In attesa di avere l’opportunità di parlare – spero prestissimo – di qualche incisione in studio di Jessica Pratt, mi occupo oggi della prima fatica discografica di Michael Spyres, del quale segnalo intanto questa bella e illuminante intervista che raccolse OperaClick qualche tempo fa.
E a proposito di divi a tutti gli effetti, mi fa molto piacere pubblicizzare attraverso il blog questa iniziativa di Erwin Schrott e Anna Netrebko, una coppia di grandi artisti che, evidentemente, non hanno perso il senso della realtà e meritevolmente sfruttano la loro popolarità planetaria per fare del bene. Bravi!
Ho collocato anche sulla colonna di destra il banner che porta al sito, quando torno a Trieste vedrò di renderlo più visibile.
Ma andiamo avanti.
Il disco è del 2011 e s’intitola “A fool for love”. È un recital discografico piuttosto scontato nella scelta dei titoli ma interessante perché fornisce una visione piuttosto ampia delle possibilità vocali del tenore, che spazia da Mozart a Stravinsky.
Come nel disco di Sondra Radvanovsky – la casa discografica è la stessa – la direzione d’orchestra è affidata a Constantine Orbelian, qui alla guida della Moscow Chambers Orchestra. E, anche in questo caso, il direttore non brilla particolarmente, scegliendo sempre tempi lentissimi e limitandosi perlopiù ad un accompagnamento alquanto anonimo. Tra l’altro l’orchestra non è impeccabile, soprattutto nella sezione fiati.
Ma veniamo alla tracklist.
Il primo brano è un classico del repertorio dei tenori lirico leggeri, la famosa aria dei nove do Ah mes amis dalla Fille du regiment di Donizetti, ed è forse il pezzo meno riuscito. Certo i do ci sono e pure facili, ma c’è la sensazione che la voce si assottigli molto e si sbianchi un po’, perdendo quel timbro virile che è invece una delle caratteristiche migliori di Spyres. Ho sentito, spesso, di meglio.
È molto buona invece l’esecuzione dell’aria successiva, Here I stand, da The Rake’s Progress di Stravinsky: qui è fondamentale la possibilità di cantare in lingua inglese (Spyres è del Missouri), circostanza che consente all’artista di cantare con particolare proprietà d’accento.
Cessa di più resistere, aria mitica dal barbiere rossiniano è una vera scoperta, perché si apprezza la disinvoltura di Spyres anche nelle zone gravi del pentagramma, di solito assai perigliose per i tenori leggerini.
Un po’ meno interessante l’interpretazione della Furtiva lagrima dall’Elisir d’amore di Donizetti, in cui il tenore sembra mancare di personalità, anche se bisogna dargli il merito di evitarci eccessivi sdilinquimenti.
Davvero convincente l’aria di Don Ottavio dal Don Giovanni di Mozart, Il mio tesoro intanto. Apprezzabile l’omogeneità della linea di canto, il legato, l’accento che mi hanno ricordato nientemeno che Cesare Valletti (che era un tenore straordinario, molto di più di quanto oggi si riconosca).
Le due successive incursioni nel repertorio francese non mi hanno convinto molto, perché affrontate con uno stile troppo tardo pavarottesco  – nel senso che si percepisce una certa genericità canzonettistica, estranea allo spirito delle arie – teso solo a esibire i muscoli (le corde vocali, in questo caso). Ma né Je crois entendre encore né, tantomeno, Pourquoi me rèveiller si prestano a queste scelte.
Bellissima invece la terribile aria dal Rosenkavalier, Di rigori armato il seno, in cui si evidenzia ancora come la linea di canto di Spyres sia fluida e sicura.
Routinaria, ma di buon livello l’esecuzione della Gelida manina dalla Bohème di Puccini, che tra l’altro non è abbassata di mezzo tono come spesso succede.
Non poteva mancare La donna è mobile dal Rigoletto di Verdi, ma anche in questo caso (terribile qui l’orchestra) non usciamo da un’aurea mediocritas.
Molto bella la grande scena (recitativo e aria) dalla Lucia di Lammermoor di Donizetti, Fra poco a me ricovero, chiusa con un’insolita cadenza.
Sorprendente il risultato nella celeberrima aria Kuda, kuda dall’Eugene Onegin di Tchaikovsky, forse uno dei pezzi più riusciti di questa incisione.
Non straordinaria, ma senza ignominie particolari, scorre È la solita storia del pastore, dall’Arlesiana di Cilea.
Chiude la tracklist una bella interpretazione della frequentatissima Dein ist mein ganzes Herz da Das Land des Lächelns di Lehar, nella quale Spyres esibisce tutto il fascino di una vocalità solare e di una comunicativa non comune.
Dunque, riepilogando, il disco è senz’altro godibile e mette in luce i molti pregi dell’artista (legato, squillo, accento, omogeneità tra i registri) e anche qualche difetto. Una qualche genericità, che deriva forse nella scelta dei brani assai ampia dal punto di vista stilistico, qualche inflessione tipicamente yankee nella pronuncia, qualche mezzavoce sgradevolmente sfalsettante. Nel complesso però considerata anche la giovane età di Spyres è un ottimo esordio discografico e, visto il grande successo ottenuto anche in teatro (al ROF sì, ma prima alla Scala, a Roma e a Parigi) credo di poter dire che è nata una stella nel firmamento della lirica odierna.
Ascoltando il disco con calma, si può forse notare come l’incisione “fotografi” uno Spyres diverso da quello odierno, che ha una voce più scura e corposa che a me però sembra un’evoluzione e non un artificio.
Credo sia un tenore da seguire con interesse, soprattutto nel Rossini serio ma anche in certo Donizetti. Inoltre, l’artista ha caratteristiche vocali che gli consentono di affrontare parti mitiche in opere poco o punto allestite proprio per la mancanza di tenori adatti. Non a caso, Spyres è stato protagonista della recente ripresa di La muette de Portici di Daniel Auber a Parigi e nei mesi precedenti si è cimentato con successo nel Raoul di Meyerbeer (Les Huguenots). Già in molti sognano, io per primo, un allestimento di Robert le Diable o addirittura La Juive.
Di seguito il suo Masaniello:

Un saluto a tutti!
P.S.
Ho scritto questo post con una connessione a vapore, segnalatemi eventuali castronerie…

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8 risposte a “Jessica Pratt e Michael Spyres, la nuova coppia di fatto della lirica e una bella iniziativa di una coppia “vecchia”!

  1. megacle 1 settembre 2012 alle 12:34 pm

    Complimenti, analisi puntuale e condivisibile 🙂
    finalmente dei cantanti seri e professionali che non son tali solo sulla carta! Se proseguono nello studio costante senza sedersi sugli allori della propaganda d’agenzia son destinati a una meritatissima carriera (la Pratt potrebbe puntare a Semiramide).

    Bravo!

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    • amfortas 1 settembre 2012 alle 5:37 pm

      megacle, mi fa assai piacere che tu condivida. E hai anche ragione sul resto, nel senso che speriamo si rendano conto che devono studiare ancora tanto. Il pericolo è che il sistema li fagociti proponendo parti al di sopra delle attuali possibilità.
      Ciao e grazie.

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  2. Federica 5 settembre 2012 alle 3:42 pm

    Tutti e due sono specializzati nel repertorio Rossiniano si sono fatti le ossa al festival di Wildbad sotto la cura di Alberto Zedda. Preferisco pero la Pratt in un repertorio più Romantico (è perfetta per Bellini) vedremo a Napoli nel Demetrio e Polibio..

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    • amfortas 6 settembre 2012 alle 11:20 am

      Federica, la Pratt è sicuramente più ortodossa anche come tecnica, ma credo che Spyres possa risultare più eccitante in certe parti, anche in repertori desueti come ho scritto nel post. Vedremo!
      Ciao e grazie per l’intervento.

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  3. Ugo Benelli 22 dicembre 2012 alle 4:22 am

    La Pratt è il GRANDE FUTURO della Lirica! La nuova grande DIVA nel senso professionale non divistico. Non ascolto molto di lirica…non ne posso più….troppe arie mi rintronano nel cervello…..ma aperta la TV e ascoltando una certa Pratt che non conoscevo nel Concerto di fine anno dalla Fenice…non seguendo molto ciò che avviene in teatro…..SONO RIMASTO INCOLLATO al televisore e ho dovuto ascoltarla sino alla fine ….sorpreso di tanta arte, bellezza vocale e fisica….. Non mi succedeva da diversi anni! La stessa emozione di quando ascoltai nel vecchio diroccato Carlo Felice tanti e tanti anni fa… una certa Sutherland allora ancora sconosciuta ai più!

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    • amfortas 22 dicembre 2012 alle 6:35 pm

      Ugo, omonimia interessante, la tua 🙂
      La Pratt è una brava cantante, spero confermi nei prossimi anni tutte le promesse e faccia scelte di repertorio sensate. Ho letto qualche intervista e mi pare una ragazza in gamba e molto determinata, quindi…spero di risentirla in teatro al più presto.
      Ciao e grazie!

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