Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Lo Stabat Mater di Gioachino Rossini al Teatro Verdi di Trieste: una grande serata di musica.

Dopo l’appuntamento veneziano col giovane Rossini buffo, mi sono dovuto confrontare di nuovo con il compositore pesarese, a 24 ore di distanza. Questa volta era un Rossini…pensionato, come si può evincere dal breve “cappello” alla recensione.
In una Trieste apparentemente distratta dalla Barcolana, un evento come la proposta – nell’ambito della stagione sinfonica – dello Stabat Mater di Gioachino Rossini avrebbe potuto passare inosservato. Tale mi era sembrata la situazione quando all’incontro con il M° Gianluigi Gelmetti presso il Ridotto del Teatro Verdi eravamo presenti in pochi intimi. Per fortuna, invece, l’affluenza del pubblico sia nella prima serata – dedicata all’ITIS, una benemerita istituzione che si occupa di anziani –  sia nella replica di sabato scorso è stata numerosa e partecipe.
La tribolata genesi di questa sequenza liturgica in musica è singolare e appartiene al periodo in cui Rossini si era ritirato a vita privata e non componeva più. Nel 1832 il fortuito incontro con un prelato spagnolo spinse il compositore pesarese a un ripensamento, non troppo convinto evidentemente, perché in un primo tempo furono scritti solo sei dei dieci pezzi dello Stabat. Solo una complessa controversia giudiziaria convinse poi Rossini all’ultimazione del suo lavoro, che fu eseguito per la prima volta nel 1842, ovviamente a Parigi dove raccolse un successo strepitoso. In Italia lo Stabat Mater arrivò qualche mese dopo, a Bologna, e a dirigerlo – ancora con straordinario successo –  fu Gaetano Donizetti.

Gianluigi Gelmetti

Gianluigi Gelmetti, rossiniano raffinatissimo, ha dato una lettura di grande carattere e impatto teatrale a questa riflessione religiosa ai piedi della croce, magnificamente supportato dall’Orchestra e dal Coro del Teatro Verdi di Trieste, che hanno confermato una volta di più il loro valore artistico assoluto.
Gelmetti ha scelto sonorità vigorose, intense, ma perfettamente equilibrate con le pagine più intime e spirituali, creando un’atmosfera di grande tensione emotiva e accompagnando con attenzione i solisti nelle loro bellissime arie.
Per l’occasione lo staff dirigenziale del Verdi ha scelto un quartetto di solisti di grande livello, che hanno contribuito in modo sostanziale all’eccellente riuscita della serata.
Impossibile non sottolineare in primis la prova di Serena Gamberoni, che debuttava a Trieste, e che si è resa protagonista di una prestazione che definirei memorabile per pertinenza stilistica, temperamento, accento. Il tutto a servizio di una voce bellissima che mi è sembrata – rispetto a qualche tempo fa – notevolmente irrobustita nel registro centrale e soprattutto più libera nell’espansione in acuto. Il suo Inflammatus è stato, probabilmente, il momento artisticamente più alto della serata.

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Molto bene ha figurato anche Edgardo Rocha, che ha una voce leggerina ma gradevole e ben proiettata, adatta al repertorio rossiniano che infatti frequenta spesso. Il tenore ha affrontato con una certa spavalderia la sua difficile aria (Cuius animam) e ha superato con tranquillità anche lo scoglio del pericoloso re bemolle finale.
Laura Polverelli ha cantato con grande sicurezza, anche nell’impegnativo duetto con il soprano, ricco di virtuosismi, e si è distinta per nobiltà d’accento nella sua cavatina Fac ut portem.
Grande impressione ha destato pure il basso Luca Tittoto, dalla voce morbida e ampia, che ha risolto con ottimi risultati la famosa Pro peccatis.
Va da sé che con simili solisti l’effetto del quartetto a cappella Quando corpus è stato magnifico.
Alla fine il pubblico ha tributato un meritatissimo trionfo a tutta la compagnia artistica, a degna conclusione di una serata da ricordare.

Un saluto a tutti, a presto!

Soprano Serena Gamberoni
Mezzosoprano Laura Polverelli
Tenore Edgardo Rocha
Basso Luca Tittoto
Direttore Gianluigi Gelmetti
Maestro del Coro Paolo Vero
Orchestra e Coro del Teatro Verdi di Trieste

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20 risposte a “Lo Stabat Mater di Gioachino Rossini al Teatro Verdi di Trieste: una grande serata di musica.

  1. Maura 15 ottobre 2012 alle 5:08 pm

    Lo so che tu non approvi ma io continuo a segnalare che il Piccolo non ha neanche accennato a una recensione.Bello schifo!

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    • amfortas 15 ottobre 2012 alle 7:44 pm

      Maura, in che senso non approvo? Io credo che il Piccolo dovrebbe dare più spazio alle recensioni, è ovvio, però è altrettanto ovvio che la carenza di spazio per la lirica in generale non è certo un problema esclusivo del Piccolo.
      Ciao e grazie.

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  2. Maura 16 ottobre 2012 alle 10:18 am

    Avrai ragione non voglio dire di no però oggi sul giornale parlano di L’occasione fa il ladro a Venezia e non dello Stabat mater a Trieste.Considera quel “parlano” letteralmente perchè non fanno certo una critica seria come la tua nella pagina precedente.

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    • amfortas 16 ottobre 2012 alle 4:54 pm

      Maura, le mie critiche sono semiserie, non serie :-). Comunque hai ragione, questa volta il giornale ha perso un’occasione per fare un po’ di pubblicità positiva al Teatro Verdi, peccato.
      Ciao e grazie.

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  3. don josè 16 ottobre 2012 alle 11:14 am

    condivido proprio TUTTO quello che hai detto sullo stabat mater: ho provato le tue medesime sensazioni, negli stessi momenti, per la gamberoni soprattutto……
    giulio

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  4. Daniele Scarpetti 16 ottobre 2012 alle 2:43 pm

    Complimenti per la bella recensione, farebbe la voglia di essere stati lì presenti anche perché, indubbiamente, lo Stabat Mater di Rossini è molto bello. Che dire? Peccato che Radio tre non mandi mai in onda qualcosa da Trieste!

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  5. giuliano 17 ottobre 2012 alle 9:39 am

    come si pronuncia il cognome Tittoto? sdrucciolo o piano?
    🙂
    (ho appena rivisto il film tv su Puccini, quello con Alberto Lionello; Puccini dice “codesti versi sdruccioli non riesco a musicarli” e Illica gli spiega che non sono sdruccioli, con il seguente esempio: “stupido è sdrucciolo, cretino è piano” ) (ma poi la Boheme la fanno lo stesso)

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  6. principessasulpisello 17 ottobre 2012 alle 3:56 pm

    Bellissima composizione! L’ho ascoltata, per la prima volta, all’Arena… tanti anni fa.

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  7. Silvia 18 ottobre 2012 alle 8:11 pm

    Tittoto si pronuncia con l’accento sulla prima o, e vorrei segnalare che è stato un artista del coro del verdi per una decina di anni prima di intraprendere la carriera solista. Grazie per le critiche sempre puntuali e pertinenti!

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    • amfortas 19 ottobre 2012 alle 7:27 am

      Silvia, sì sì lo sapevo, grazie.
      Ti chiedo una cortesia, visto che sei la mia Kate Pinkerton preferita :-): mi ringrazi tutti coloro che, come te, hanno avuto belle parole per le mie recensioni? Purtroppo non ho un account su FB e non so come fare.
      Speriamo che siano così comprensivi anche quando scriverò cose spiacevoli!
      Ciao e grazie 🙂

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  8. alucard4686 19 ottobre 2012 alle 4:47 pm

    Veramente un bellissimo spettacolo.
    Mi è piaciuto moltissimo lo Stabat, di cui conoscevo solo l’Inflammatus 🙂

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  9. giuliano 21 ottobre 2012 alle 4:18 pm

    per Silvia: è una questione di famiglia, mia mamma ha un cognome sdrucciolo ma tutti lo pronunciano con l’accento piano.
    🙂
    per questo sono sensibile al problema (il mio cognome invece è bisillabo)

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