Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Richard Wagner e Anton Bruckner al Teatro Verdi di Trieste.

Comincio con una considerazione di carattere generale, che vale sia in riferimento alla serata di venerdì scorso, alla quale si riferisce la recensione, sia a tutte le altre volte che si mette piede in un teatro per ascoltare un’opera o una sinfonia.
I dischi, questi maledetti oggetti di un culto che spesso sfiora il feticismo, bisogna scordarseli! Ma non certo perché non abbiano il loro valore intrinseco (figuriamoci!) ma perché tendiamo a dimenticarci che sono un prodotto finito sul quale si è lavorato per mesi in sala d’incisione e oltretutto quasi sempre con un solido lavoro di post editing.
Lo scrivo perché non mi capacitavo di alcuni commenti percepiti fuori dal Verdi, il cui tema dominante era pressappoco questo: “Ah ma il cd della Deutsche Grammophon con Karajan e i Berliner era un’altra cosa!”.
Davvero, che gran scoperta! E quindi?
Ragazzi miei è indispensabile conoscere il passato – ripeto, indispensabile – ed è anche giusto che i confronti si facciano ai massimi livelli, però poi bisogna ricordarsi che un concerto dal vivo, in teatro, è tutt’altro di una registrazione per quanto possa essere straordinaria.
E, aggiungo, io non cambierei mai una serata a casa prostrato ai piedi delle casse stereo con un’ora di teatro vero, anche quando nell’arco di quell’ora percepisco qualcosa che non è perfetto.
Augh, Grande Capo (sì certo) Amfortas ha parlato.
E ora andiamo avanti.
Il penultimo appuntamento per la stagione sinfonica al Teatro Verdi di Trieste prevedeva un programma che definire impegnativo è davvero un eufemismo: l’Ouverture dai Meistersinger di Richard Wagner e, nientemeno, la Sesta Sinfonia di Anton Bruckner.
A maggior ragione quindi l’ottimo risultato complessivo ottenuto dall’Orchestra del Verdi deve essere sottolineato con più enfasi del solito, perché queste sono pagine musicali non solo difficili ma che richiederebbero anche una frequentazione che non sia saltuaria e, solo per fare un esempio, Wagner non si sente a Trieste da parecchio (troppo?) tempo.
Onore e gloria quindi anche al M° Will Humburg -del quale ricordo un magnifico Fliegende Holländer proprio qui a Trieste – che è riuscito a ottenere un esito artistico rilevante con un numero di prove che mi dicono essere stato limitato.
Humburg è molto partecipe sul podio e il suo vigore interpretativo traspare dal gesto energico ma preciso e puntuale col quale guida e sollecita l’orchestra.
Nell’Ouverture si sono distinti per efficacia e incisività gli ottoni e mi fa piacere rilevarlo, perché spesso in questa pagina sono i principali responsabili di esecuzioni approssimative e fracassone, che trasformano il pezzo in una specie di delirio bandistico.
Dopo un brevissimo intervallo è stata la volta della Sesta Sinfonia di Bruckner, che non è poi così nota come forse meriterebbe per la grande espressività e il magnifico alternarsi di momenti meditativi ed elegiaci ad altri più eroici.
Interessante e assolutamente condivisibile, in questo senso, una nota di Gianandrea Gavazzeni riportata sul libretto di sala:

La Sesta Sinfonia sembra racchiudere una sorta di vocabolario del linguaggio e delle materie portate a compiutezza estetica nelle nove opere, e insieme significare quasi la sublimazione e l’allegoria di una intera esistenza morale ed artistica.

In questo caso ho apprezzato la grande prova degli archi e particolarmente dei nobilissimi violoncelli.
Anche in quest’occasione il pubblico – molti i giovani presenti – era numeroso e ha manifestato grande entusiasmo per la serata con calorosi applausi e ripetute chiamate al proscenio per il direttore Will Humburg.
La stagione sinfonica triestina si concluderà la prossima settimana, con un interessante appuntamento con la musica di Ferruccio Busoni.

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6 risposte a “Richard Wagner e Anton Bruckner al Teatro Verdi di Trieste.

  1. giuliano 21 ottobre 2012 alle 4:25 pm

    molto bello il tuo commento iniziale, sono completamente d’accordo
    purtroppo Trieste da qui xe un po’ lontana, però l’orchestra di Bruckner in concerto è uno spettacolo anche da vedere. Da quando l’ho vista diretta da Solti (l’Ottava di Bruckner) quando la ascolto penso sempre ad una macchina perfetta, queste cose nei dischi non ci sono e non ci saranno mai.
    Per esempio, avevo ascoltato un’infinità di volte la Quinta di Mahler e non mi ero mai accorto – incredibile – che comincia con un assolo di tromba. E adesso ce l’avevo lì vicina, e mi faceva venire i brividi….
    Le registrazioni (microsolco, cd, mp3, eccetera) oltre che come documentazione vanno bene per noi poveri mortali che non sappiamo leggere le partiture, ecco la verità.

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    • amfortas 21 ottobre 2012 alle 6:29 pm

      Giuliano, è che sono rimasto molto colpito da quel tono un po’ snob di chi la sa lunga, capisci? Quella puzzetta sotto al naso di chi vuol passare per intenditore, che a me dà un fastidio terribile.
      Quanto a Solti che citi, peroprio oggi ho visto – lo segnala Roberto Mastrosimone sul suo blog – che la Decca lo onora con alcune belle iniziative.
      Anch’io ogni tanto mi stupisco di quello che capisco in teatro e che magari mi è sfuggito in compact o comunque su supporto.
      Ciao!

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  2. giampiero del Mercato 21 ottobre 2012 alle 5:12 pm

    d’accordissimo sulla superiorita’ sempre e comunque (per me almeno) di uno spettacolo dal vivo (mi riferisco soprattutto all’opera) su qualsiasi registrazione. Quando mi chiedono quale sia la mia opera preferita rispondo sempre ” quella che ho visto ieri sera”!!!
    Bruckner mi affatica, ma pensavo me lo facesse anche Schumann, invece ieri sera, al Musikverein, con Wiener diretti da Rattle ho sentito per la prima volta Il Paradiso e la Peri……e non mi sono annoiato neanche un po’!!!!!
    Giovincore, alias Giampiero

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    • amfortas 21 ottobre 2012 alle 6:31 pm

      Giampiero, beh hai passato una bella serata, direi 🙂
      Quanto a Bruckner, anch’io faccio fatica sai? E anche e soprattutto nelle sue sinfonie più celebrate, mentre questa Sesta mi ha soddisaftto molto.
      Ciao e grazie.

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  3. principessasulpisello 22 ottobre 2012 alle 10:44 am

    L’Alta Fedeltà e solo quella che senti nei teatri, il resto è invenzione per far soldi , e disabituare il pubblico ad ascoltare con le proprie orecchie e giudicare col proprio cervello.

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  4. amfortas 22 ottobre 2012 alle 5:09 pm

    Marina, hai ragione sull’Alta Fedeltà, assolutamente! Poi i dischi servono e sono pure utili, ma l’ascolto in teatro è un’altra cosa.
    Ciao!

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