Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Il nuovo libro di Elvio Giudici: Il Teatro di Verdi in scena e DVD.

Considerate che l’Otello comincia con un uragano o, se preferite, una tempesta. Beh, direi che per ora non sappiamo se alla Fenice Gregory Kunde sarà un Moro convincente, ma invece è evidente che l’orrida Venezia sta cercando di creare l’atmosfera giusta (smile!).

Accidenti ci voleva solo l’acqua alta per farmi amare ancora di più la città lagunare.
C’è anche una notizia importante che riguarda il Teatro Verdi di Trieste: Claudio Orazi è stato nominato sovrintendente dal neonato consiglio di amminstrazione della fondazione triestina.
Comunque, non è questo l’argomento di oggi bensì un evento editoriale.
In molti, tra gli appassionati di musica lirica, si chiedevano quando sarebbe uscito l’ultimo libro di Elvio Giudici, che insistenti rumors davano in sofferta gestazione da parecchio tempo.
Ebbene, è arrivata l’ora, perché l’ultima fatica del controverso – in senso buono – critico, “Il Teatro di Verdi in scena e in DVD” è disponibile dal 9 novembre, pubblicata dalla casa editrice Il Saggiatore.
Lo si può trovare qui, ad esempio.
Il 2013 com’è noto è l’anno della celebrazione del bicentenario verdiano e il timing è quindi perfetto, sarà un sollievo non doversi scervellare per trovare un regalo di Natale gradito agli amici melomani!
L’idea del libro nasce dalla crescente popolarità e diffusione del DVD che, a tutti gli effetti, ha sostanzialmente rimpiazzato il compact disc – per tanti motivi, non ultima la contingenza economica: i costi di registrazione in studio sono ormai insostenibili anche per le major più potenti – negli scaffali degli appassionati.
Teatro verdiano, quindi, e la chiave di lettura e la motivazione più profonda del libro sta proprio in quel sostantivo teatro, inteso come rappresentazione di una storia tramite la combinazione virtuosa di azione scenica e musica. Ma su quest’argomento è l’Autore stesso a essere esaustivo nella bella prefazione.
Il lavoro di Giudici è davvero impressionante per dimensione e qualità, perché abbraccia un arco temporale di sessant’anni di rappresentazioni delle opere di Verdi in rigoroso ordine alfabetico, dall’Aida di Sophia Loren (mi riferisco ovviamente al famoso film del 1953) ai Vespri Siciliani del 2011 per la regia di Davide Livermore.
Ma non vorrei che si pensasse che si tratti di un’arida lista leporelliana di spettacoli, perché anzi è proprio la quantità e la qualità dei particolari a rendere appassionante la lettura.
Giudici, infatti, apparecchia il piatto forte delle recensioni con un essenziale ma più che esaustivo inquadramento storico della singola opera, corredando la pietanza con notazioni musicologiche, rimandi letterari e cinefili, aneddoti e retroscena sulle composizioni dei cast.
Ovviamente il tutto nella sua ben nota prosa che io ho sempre definito rossiniana, nel senso che è scoppiettante, spregiudicata, acrobatica e brillante ma allo stesso tempo rigorosa, agile e colta senza che traspaia – almeno per me – quell’esibizione di Kultura che gli è rimproverata dai detrattori.
Io trovo che solo uno scrittore bravo, prima ancora che un critico, possa far convivere in armonia e senza cadere nel ridicolo l’ironia di paragrafi intitolati “Quando i cessi parlano d’etica” oppure “Operazione vintage a San Pietroburgo” assieme a una sintetica spiegazione delle differenze tra le varie versioni della Forza del destino.
Certo, poi si potrà non essere d’accordo con alcuni giudizi, e detestare fortemente alcuni allestimenti che invece l’Autore magnifica, ma questo è tutt’altro discorso.
Quello che conta è il messaggio, che personalmente approvo incondizionatamente, e cioè che questa incredibile forma d’Arte che è l’opera lirica per continuare a vivere (e non sopravvivere!) deve esprimersi non solo attraverso le note ma anche e soprattutto adeguando ai tempi il linguaggio teatrale. Come fa il cinema, come fa il teatro di prosa.
Non credo di sbagliarmi affermando che questo volume diventerà, come già il precedente “L’opera in disco e video”, un punto di riferimento per coloro che amano la musica lirica. Anzi, il Teatro lirico.

Qui potete trovare anche una bella intervista rilasciata da Elvio Giudici a Operadisc.

Un saluto a tutti, a presto.

 

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5 risposte a “Il nuovo libro di Elvio Giudici: Il Teatro di Verdi in scena e DVD.

  1. Luca 13 novembre 2012 alle 9:57 am

    Ciao Paolo, non sapevo del nuovo libro di Giudici!!! Grazie per l’informazione e fatti sentire ogni tanto 🙂

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  2. Daniele Scarpetti 13 novembre 2012 alle 10:10 pm

    «Quello che conta è il messaggio, che personalmente approvo incondizionatamente, e cioè che questa incredibile forma d’Arte che è l’opera lirica per continuare a vivere (e non sopravvivere!) deve esprimersi non solo attraverso le note ma anche e soprattutto adeguando ai tempi il linguaggio teatrale. Come fa il cinema, come fa il teatro di prosa.»
    Paolo, questa frase la sottoscrivo in toto. Ma detto questo penso sia opportuno chiarirsi sul come fare per rinnovare il linguaggio teatrale lirico. Su questo argomento, in realtà come ben tu sai, si potrebbe aprire un forum e personalmente ritengo che il rinnovamento di questo linguaggio possa passare attraverso anche lo stravolgimento dell’epoca o dei luoghi in cui si svolge il melodramma in questione, possa spingersi ben oltre a certe limitazioni morali e di costume dettate dal periodo in cui sono state concepite ma non debba mai arrivare a stravolgimenti che cozzano apertamente con il testo.
    Ben vengano dunque dei “Fidelio” che spostano la loro azione al tempo del nazismo, o delle “Cavalleria rusticana” che, come in quella di Martone, mettono al centro della scena anche un “casino” da dove gli uomini escono dopo aver saziato le proprie voglie per poi recarsi in chiesa, ma assurdo è gridare “Toreador, toreador” e sulla scena teatrale vedere un Escamillo che, in mezzo ad un ring con guantoni nelle mani, mimi il pugilato…!
    A proposito di “Carmen” ora interrompo perché debbo ascoltare quella che danno dal Regio di Torino in diretta su Radio tre.
    Ciao Paolo e come sempre grazie delle tue recensioni!

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    • amfortas 14 novembre 2012 alle 9:28 am

      Daniele, sì condivido tutto. A me la cosa peggiore che possa capitare in teatro – e mi è successo spesso – è che ci sia distonia o incoerenza tra quello che vedo sul palco e ciò che sento dall’orchestra. Per spiegarmi in parole poverissime: se il direttore sceglie una lettura spumeggiante della partitura, anche di un dramma o di un momento particolarmente tragico, mi è assolutamente insopportabile vedere un’azione scenica fiacca, lenta, piatta.
      E poi, come è stato detto innumerevoli volte, le regie non sono moderne o tradizionali, ma semplicemente intelligenti o sceme.
      Ciao e grazie!

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