Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Il Corsaro di Giuseppe Verdi al Teatro Verdi di Trieste: prima incursione, abbastanza seria.

La scelta di aprire la stagione operistica 2013 del Teatro Verdi di Trieste con Il Corsaro di Giuseppe Verdi mi pare tutto sommato condivisibile, perché risponde a numerose istanze di cui le principali sono l’urgenza di onorare l’anno verdiano in primis e, in seconda battuta, la necessità di ricordare a chi ha la memoria corta (tanto per non essere criptici: i politici che determinano l’allocazione delle risorse finanziarie) quale importanza ha rivestito in passato il teatro triestino. Conoscere il passato per affrontare il presente e programmare il futuro: non è uno slogan ma un’esigenza primaria.
Io sogno il giorno in cui sarà la politica ad avere bisogno della musica lirica, e non viceversa.
In attesa della prolusione di Gianni Gori, che sarà sicuramente ricca e documentata, scrivo anch’io un piccolo post al quale seguirà nei prossimi giorni un altro, più scanzonato dedicato ai primi interpreti dell’opera.
Intorno a questo Corsaro c’è sempre stata molta diffidenza da parte della critica, per motivi che a me paiono oscuri in quanto dal punto di vista artistico è un’opera che non ha assolutamente nulla da invidiare a nessuno dei lavori coevi di Verdi, con l’ unica eccezione del Macbeth, che peraltro si giova di una provenienza letteraria e di una drammaturgia molto più forti.
Teniamo presente inoltre che l’opera è stata eseguita pochissimo dal 1850 in poi, quindi sono ben pochi coloro che hanno parlato a ragion veduta, dopo un allestimento teatrale.
Probabilmente l’aneddotica, spesso romanzata, del gran rifiuto del compositore di presenziare alla prima rappresentazione presso l’allora Teatro Grande di Trieste, il 25 ottobre 1848, ha contribuito a questa specie di damnatio memoriae dell’opera.
In realtà i motivi dell’assenza furono dovuti più a questioni economiche e di principio che a una reale disaffezione per il neonato lavoro. In particolare furono determinanti i litigi e le ripicche tra Verdi e l’impresario Francesco Lucca.
Del resto, basti pensare ai cantanti scelti per l’esordio: Gaetano Fraschini, il soprano Marianna Barbieri-Nini, il baritono Achille De Bassini. Tutti artisti di primissimo livello. Sul cast della prima tornerò nel prossimo post.

Francesco Maria Piave.

Francesco Maria Piave.

Ancora, ci sono fior di dichiarazioni nelle lettere di Verdi che smentiscono la teoria dell’opera scritta con la mano sinistra (smile). Io faccio Il Corsaro o niente! Scrisse il compositore all’impresario in una lettera. Per non parlare poi del modo col quale rispose a Francesco Maria Piave (come sempre trattato malissimo!), che reclamava indietro il suo libretto che, com’è noto, è basato sul poema The Corsair di Byron:

Ma che? Sei diventato matto o il sei per diventare? Che io ti ceda il Corsaro? Va va all’ospedale e fatti curare il cervello!

Non so quante volte mio padre mi ha detto: Ma va in manicomio va, che xe meio! Ma stendiamo una pesante coltre su questo argomento (smile).
Poi c’è anche la famosa lettera di Verdi alla Barbieri-Nini, scritta il 6 ottobre 1848, a ridosso del debutto quindi, dove il Maestro dà consigli alla primadonna:

Nel terzetto finale non dimenticate che avete ucciso un uomo, ed in tutte le vostre parole, nei conforti stessi che date a Medora, fate travedere sempre il rimorso.

Qui potete leggere l’intera lettera.

Molto semplicemente perciò l’opera deve essere considerata di transizione tra gli anni di galera e il Verdi più maturo di qualche anno dopo, quello della cosiddetta trilogia popolare (Rigoletto, Trovatore, Traviata).
L’opera ha numerosi momenti felici, soprattutto dal punto di vista melodico e l’aria di Corrado del terzo atto, in particolare, è paradigmatica della vocalità verdiana.
La scrittura è centrale ma richiede capacità di legato, respirazione perfetta, mezzevoci, altrimenti non si porta a casa con risultati almeno apprezzabili.
In due parole, anzi un nome: Carlo Bergonzi.
Un saluto a tutti, alla prossima!

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4 risposte a “Il Corsaro di Giuseppe Verdi al Teatro Verdi di Trieste: prima incursione, abbastanza seria.

  1. Daniele Scarpetti 6 gennaio 2013 alle 4:38 pm

    Paolo, gli auguri per un nuovo anno pieno di felicità te li ho già fatti nel mio blog ma, ora qui nel tuo, voglio rinnovarteli.
    De “Il corsaro” e delle sue motivazioni circa il perché il teatro triestino apre la sua stagione riproponendolo, ne abbiamo già parlato quando tu presentasti il programma nel suo complesso. Da parte mia, pur comprendendo appieno queste motivazioni e leggendo quanto da te ora scritto in questo tuo post, non posso che ripetere quello che penso di quest’opera, anzi, lo faccio attraverso le parole di Gabriele Baldini , su cui sostanzialmente mi riconosco: «Non aggiunge gran che alla fama del maestro. Ma non è che non vi aggiunga proprio nulla. Si tratta d’una o due arie, di qualche concertato organizzato con dottrina, ma non fino al punto di scatenare il dramma».
    Detto ciò invece voglio concentrare il mio commento su una frase che tu hai scritto:

    «Conoscere il passato per affrontare il presente e programmare il futuro: non è uno slogan ma un’esigenza primaria.
    Io sogno il giorno in cui sarà la politica ad avere bisogno della musica lirica, e non viceversa.»

    Ora, caro Paolo, se la prima parte fino al punto, mi commuove e mi trova completamente consenziente con te, la seconda, non che io non sia d’accordo… Assolutamente! È che, come penso tu sia perfettamente consapevole, fa parte delle dolci utopie che, a chi come noi ama alla follia il melodramma e la grande musica in generale, fa piacere pensare. In realtà per far si che la musica lirica non abbia bisogno della politica ma viceversa, bisognerebbe che essa avesse un seguito almeno quasi pari a quello della musica rock, cosa che, allo stato attuale e penso anche per il futuro, è assolutamente improbabile.
    Cosa che dovremmo invece auspicare – se non dire proprio pretendere – è che la Cultura e l’Arte – e quindi anche la grande musica – ovvero quello che ha reso veramente grande questa nostra civiltà occidentale, sia e rimanga nei secoli dei secoli, di assoluta e primaria importanza per chiunque governi e amministri queste nostre nazioni… e dunque per ogni classe politica indistintamente.
    Parafrasando una frase di una famosa canzone di Giorgio Gaber, la Cultura e l’Arte nel loro valore intrinseco ed estrinseco, non sono né di destra né di sinistra; la loro salvaguardia e il loro perpetuarsi deve – o dovrebbe – essere un valore assoluto e comune a chiunque abbia responsabilità amministrative e di governo di un Paese.
    Nostro compito – per chi come noi ama e vive studiando, ascoltando e contemplando quanto di più bello è uscito dalle mani e dai cervelli umani nel corso dei secoli – è continuare a scriverne, parlarne, cercando di farla conoscere ed amare a chiunque ad esse voglia avvicinarsi. Ma non solo! Penso che sarebbe dovere di chiunque abbia a cuore tutto ciò, domandarsi – fra le altre importantissime cose – se chi voterà nel segreto dell’urna, sia veramente portatore di volontà a far si che questo avvenga.
    Paolo, hai riportato nel tuo post estratti di lettere verdiane, ebbene voglio qui concludere riportandone uno anch’io che mi commuove e che vuole essere per quest’anno e per i tempi a venire un messaggio di ottimismo. Si tratta di un estratto da una lettera del 23 dicembre 1867 – l’anno del Don Carlos, opera che fra altre prediligo – a Vincenzo Torelli:

    «Non lo gonfino le lodi né lo spaventino i biasimi. Quando la critica, anche la più onesta, gli si parrà davanti (…) tiri diritto sempre. La critica fa il suo mestiere: giudica e deve giudicare secondo norme e forme stabilite; l’artista deve scrutare il futuro, veder nel caos nuovi mondi, e se nella nuova strada vede in fondo un lumicino, non lo spaventi il buio che l’attornia; cammini e se qualche volta inciampa e cade, s’alzi e tiri diritto sempre (…) ma che diavolo vado io chiacchierando!!»

    Già Paolo, ma di che sto chiacchierando io…soprattutto!?!!??

    Ciao!

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    • Amfortas 6 gennaio 2013 alle 5:58 pm

      Daniele, mi hai lasciato un commento graditissimo e, francamente, non mi pare che io possa risponderti in alcun modo perché hai detto benissimo tutto tu.
      L’unica precisazione è che – come hai anticipato tu – ovviamente io so benissimo che le mie sono utopie, ma so anche che bisogna puntare in alto nella vita, sempre e comunque. Avere standard elevati non costa nulla ed è entusiasmante. L’importante è conoscere i propri limiti, in questo caso quelli di un blog in cui si cerca di parlare di musica senza isterismi e con una strizzatina d’occhio a una divulgazione che sia il più lontana possibile da certe liturgie noiose, utili solo ad alimentare il proprio ego(centrismo).
      Scrivo in Rete dal 1999 e ho avuto riscontri importanti sulla bontà di questa impostazione. Il tuo commento, come tutti gli altri raccolti negli anni, ne è la prova più evidente.
      Grazie ancora per l’intervento e rinnovati auguri per il 2013!

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  2. alucard4686 6 gennaio 2013 alle 11:37 pm

    1. Come al solito attendevo con ansia la tua incursione;
    2. ma ce l’hai proprio con la Barbieri-Nini ! Ahahahahah;
    3. mi perderò la prolusione perché ho lezione, uff;
    4. allo Schmidl domani c’è un confronto Aida Tebaldi – Aida Callas: tradizioni e innovazioni interpretative (Lo saprai già, ma io volevo dirtelo lo stesso!)
    Ciauuuuu

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    • Amfortas 7 gennaio 2013 alle 9:32 am

      Alu
      1) Mi spiace ti metterti ansia
      2) Vedrai il prossimo post, qui mica ho detto nulla sulla povera Marianna
      3) Io sono in dubbio, ma credo di farcela ad andare
      4) Sì lo sapevo, se non sono dal dentista (argh!) vado a vedere.
      Ciao 🙂

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