Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria di Tosca di Giacomo Puccini al Teatro Verdi di Trieste.

Tosca, Trieste 10 maggio 2013

Un’altra Tosca? Mi hanno obiettato in molti a suo tempo. C’è una spiegazione, però.


Quando, mesi fa, è stato definito il cartellone della stagione triestina, è sembrato subito chiaro che la scelta di un titolo come Tosca era stata dettata dalla crisi economica. I risultati del botteghino, di questi tempi, hanno importanza fondamentale e il capolavoro pucciniano (visto a Trieste solo quattro anni fa) garantisce un’affluenza rilevante e, allo stesso tempo, accontenta la parte di pubblico di gusti più tradizionalisti. Passano in secondo piano perciò le lamentazioni e gli alti lai di chi vorrebbe che dietro alla programmazione di una stagione operistica ci sia una strategia culturale precisa. L’auspicio è che il futuro economico e politico del paese sia più sereno, che si possa superare questo momento terribile d’emergenza e si recuperino i mezzi finanziari per pianificare una quotidianità artistica che non sia figlia di scelte obbligate.
Dopo aver brevemente chiarito la situazione, va detto subito che quest’allestimento di Tosca ha soddisfatto le aspettative sotto ogni punto di vista, soprattutto se il critico (che sarei indegnamente io, in questo caso) non si fa travolgere dalla terribile sindrome della matita rossa, malattia che trasforma la critica musicale in una sorellina povera e sfigata delle investigazioni alla Sherlock Holmes, perdendo di vista il risultato complessivo e gonfiando i valori negativi dei particolari. Un esercizio che è comune a molti, e non solo in Rete.

Alexia Voulgaridou e Alejandro Roy

Alexia Voulgaridou e Alejandro Roy

Di conseguenza, in una serata che per molti versi è stata un ritorno al passato – a partire dalle scenografie storiche, e belle, di Adolf Hohenstein – bisogna sottolineare che ci sono state alcune risposte a domande non banali: per esempio che è dalle masse artistiche del Verdi, Coro e Orchestra in primis, che si deve cominciare a ricostruire. Ottimo infatti è stato il rendimento dei complessi triestini, guidati con professionalità da Donato Renzetti sul podio.
Il direttore è riuscito ad esaltare le pagine più infuocate della partitura senza ricorrere a clangori e ottenendo dall’orchestra un suono vigoroso e, allo stesso tempo, rilevare i numerosi squarci lirici senza cadere nella trappola di melassa del puccinismo deteriore. Due esempi paradigmatici: l’imponente chiusura con il Te Deum del primo atto e la trattenuta spiritualità, carica di presagi infausti, dell’Alba di Roma che apre il terzo atto.
Dicevo di una specie di ritorno al passato, che si è manifestato anche nei costumi tradizionali ma curati di Anna Biagiotti, nell’impianto luci di Claudio Schmid e, soprattutto, nella regia di Giulio Ciabatti.TOSCA foto Parenzan IMG_2876TOSCA al Verdi di Trieste foto Parenzan IMG_2382
Il regista ha lavorato con cura particolare – mi è sembrato – sulle piccole cose, in pieno accordo con il teso o a volte sommesso canto di conversazione tipico di Puccini: allora ecco l’ambiguo gioco delle mani che si sfiorano più volte tra Tosca e Scarpia, i due personaggi psicologicamente più complessi dell’opera che comunicano anche col silenzio. Le inquietudini della Diva, le indecisioni durante il terribile secondo atto. La protervia nei gesti del potentato romano, anche nell’entrata minacciosa in chiesa. Un po’ meno curato, ma lo impone il carattere più rettilineo del personaggio, è sembrato Cavaradossi il quale, peraltro, era interpretato da un artista che non fa certo della sottigliezza e del non detto i suoi punti di forza.Voulgaridou e Roy in TOSCA al Verdi di TSfoto Parenzan IMG_5047
Piuttosto muscolare, infatti, è parsa l’interpretazione del “signor pittore” da parte di Alejandro Roy, il quale, pur essendo relativamente giovane è tenore vecchio stampo, di quelli che per necessità non si concentrano troppo sulle sottigliezze psicologiche del personaggio ma si limitano a un’esteriorità che esibisce una voce più grossa che grande, acuti sfrontati ma piuttosto forzati e poco altro. Nel contesto di questa serata old style ci sta, anche se al suo Cavaradossi soprattutto nella romanza del terzo atto qualche ripiegamento psicologico in più e un tono meno stentoreo avrebbero giovato.
Più attenta alle sfumature invece è sembrata Alexia Voulgaridou, che conta su di uno strumento non particolarmente potente e dal timbro non privilegiato, ma che è sempre espressiva ed efficace. Certo, gli acuti (in particolare nel Vissi d’Arte, ma anche il do della lama non era propriamente una folgore) sono qua e là ghermiti e non hanno quella penetrazione che si vorrebbe, ma il soprano fraseggia attentamente e – pur con qualche eccesso di troppo, nulla di grave – anche dal lato scenico si impone riuscendo a caratterizzare Tosca sia nella fragilità della vittima sia nel temperamento passionale di una donna decisa e innamorata.

Alexia Voulgaridou e Roberto Frontali

Alexia Voulgaridou e Roberto Frontali

Roberto Frontali ha convinto nella parte assai complicata del Barone Scarpia, anche se si è affidato più a un acceso Sprechgesang che a un più insinuante canto di conversazione, ma il personaggio è riuscito bene soprattutto perché l’artista è riuscito a mantenere l’interpretazione scevra da forzature attoriali che avrebbero compromesso la qualità della sua prova. Il baritono è stato efficace nella sortita in chiesa e convincente nel “suo” secondo atto, segnatamente nella drammatica quinta scena.TOSCA al Verdi di Trieste 2 - Voulgaridou e Frontali foto Parenzan IMG_4391
Buono il rendimento di Gabriele Sagona (Angelotti) e riuscito – in linea con la tradizione più popolare – il Sagrestano di Paolo Rumetz, vocalmente a posto, ma forse un po’ troppo macchiettistico.
Hanno ben figurato nelle parti minori tutti gli altri artisti. Nicola Pamio, viscido Spoletta, Christian Starinieri (Sciarrone), la giovanissima Emma Orsini (Pastorello) e soprattutto il centratissimo Giuliano Pelizon nella parte del Carceriere, per il quale vale, una volta di più, la considerazione che non esistono piccole parti ma semmai piccoli artisti: bravissimo.
Brillante anche dal lato scenico il rendimento del Coro di Voci Bianche preparato da Cristina Semeraro.
Il pubblico che affollava il teatro ha sommerso di applausi tutta la compagnia di canto, dimostrando di aver apprezzato lo spettacolo in toto. Alle singole entusiasmo per Alexia Voulgaridou, Roberto Frontali e Donato Renzetti. Successo calorosissimo per tutti gli altri.
Un saluto a tutti, alla prossima!

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21 risposte a “Recensione semiseria di Tosca di Giacomo Puccini al Teatro Verdi di Trieste.

  1. enrico 11 maggio 2013 alle 11:29 pm

    Devo dire che Roy non mi ha convinto per niente. A acuti sforzati seguivano momenti in cui la voce latitava …secondo duetto con Angelotti .. La Volgaridou invece a mio parere nei filati spesso mugugna comunque mi è parsa più in parte della scarsa Mimi dello scorso anno.
    Un appunto alla regia. Perché il quadro è sempre in bella mostra durante tutto il duetto fra i due amanti??? Comunque bella serata.
    Sai qualche titolo della prossima stagione??? Il pubblico la deve conoscere per tempo e non come quest’anno abbonarsi a scatola chiusa!
    Scusa per lo sfogo !!!

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    • Amfortas 12 maggio 2013 alle 8:47 am

      enrico, ciao. Su Roy mi pare di aver scritto abbastanza chiaramente che non è stato un fulmine di guerra, ma almeno dalla mia posizione non ha mai difettato di volume. È noto però che in teatro le sensazioni sono anche molto diverse in base al settore dal quale ascolti, e non solo a Trieste.
      Per quanto riguarda la regia credo che Ciabatti abbia fatto il possibile, nel senso che intervenire su di un allestimento che non è stato pensato è sempre un problema. Tutto sommato, in questo senso c’erano più luci che ombre.
      Sulla prossima stagione non so nulla di preciso, ma considera che io non faccio mai gossip né pettegolezzi e non chiedo mai nulla a nessuno :-). Ragionevolmente credo che ci vorrà ancora qualche tempo prima che esca il nuovo cartellone, per ora accontentiamoci del Liebesverbot del prossimo autunno.
      Speriamo in una bella stagione sinfonica, invece. A me piacerebbe tanto che fosse inserito – anche un po’ arbitrariamente! – un bel recital di canto, magari di Lieder o altro. Credo però che gli equilibri da rispettare siano tanti, difficile parlare senza conoscere bene tutte le problematiche interne, anche sindacali.
      Ciao e grazie!

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      • enrico 12 maggio 2013 alle 11:36 am

        Ah i bei tempi di Zanfagnin quando all’ultimo spettacolo veniva dato il programma della stagione successiva!!!

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      • Amfortas 12 maggio 2013 alle 5:19 pm

        Enrico, tieni presente che ora i tempi sono cambiati per tanti motivi, non ultimo, per quanto riguarda la presentazione della stagione, che ora ci si basa sull’anno solare. Tecnicamente l’ultima opera del 2013 sarà il Liebesverbot.
        Certo, anch’io (e lo scrivo da sempre) sarebbe meglio mettere in scena altri titoli meno rappresentati che possono esercitare lo stesso richiamo di Tosca, ce ne sono tanti.
        Ciao e grazie.

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  2. Marzio 12 maggio 2013 alle 3:43 pm

    Mi è parsa dignitosa, questa Tosca. Ho visto lo spettacolo di sabato pomeriggio, e quindi il secondo cast; magari non grandi voci ma nel complesso spettacolo godibile. Una nota: ho dovuto prendere l’ingresso in loggione perché era tutto esaurito; perciò, se la funzione era “titolo di richiamo”, direi che ha funzionato.

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    • enrico 12 maggio 2013 alle 5:02 pm

      Io sono sempre dell’idea di titoli di richiamo poco rappresentati e soprattutto non dati negli altri teatri cosicché Trieste possa essere una piazza appetibili per opere fuori dalla routine .

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    • Amfortas 12 maggio 2013 alle 5:21 pm

      Marzio, mi hanno riferito di un teatro sold out per la pomeridiana di ieri pomeriggio, in effetti. Il cast mi pareva solido, sulla carta, con l’eccezione del soprano che ho sentito solo in parti da comprimaria ma che mi hanno detto essere stata all’altezza.
      Ciao e grazie anche a te!

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      • enrico 12 maggio 2013 alle 5:29 pm

        Mi dispiace contraddirti ms Orazi ha detto di voler riportare le stagioni al modo usuale da novembre a giugno quindi das Liebesverbot è risaputo che sarà l’opera inaugurale in serata di gala della stagione 2013/14

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      • enrico 12 maggio 2013 alle 5:32 pm

        E a dicembre voci danno un titolo col maestro Gelmetti come seconda opera in cartellone per cui mi sembra corretto dare tutti i titoli. Ciao

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  3. Amfortas 12 maggio 2013 alle 6:07 pm

    Enrico, figurati, non lo sapevo proprio. Si vede che nel mesetto in cui sono stato assente mi sono perso questa notizia, oppure, più facilmente, mi sono distratto 🙂
    Ciao!

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  4. alucard4686 14 maggio 2013 alle 9:24 am

    Parto col gossip: io ho letto di uno Stabat mater diretto da Gelmetti questa estate e di un Attila (credo itinerante). Altro nn so.

    Per quanto riguarda la recita, io sono uscito canticchiante e questo per me è sempre un buon segnale 🙂
    Nel complesso mi è piaciuta, oserei dire, molto. Poi certo, come dici tu se uno sta lì col microscopio i difetti li può trovare, ma sto imparando che quello che conta è la resa generale, visto che l’opera è un “evento polisemiotico”. Così mi dicono.
    P.S. Mi ha fatto piacere verdi ! 😀

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  5. Heldentenor 14 maggio 2013 alle 5:36 pm

    Stabat mater a Lubiana il 10 luglio alla Slovenska filharmonija diretto da Gelmetti, sponsor della serata il sindaco di Lubiana Jankovic, il sindaco di Trieste Cosolini e l’ambasciatore italiano signora Franchini Sherifis.

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  6. Furio P. 20 maggio 2013 alle 6:36 pm

    La tua recensione ha colto nel segno!, ho provato dal vivo i diversi aspetti che hai descritto con precisione.
    Ho rivisto in DVD la versione della Scala con Licitra (come mi piaceva il suo timbro!), Guleghina e Muti: incredibilmente ho trovato quella versione bella nei singoli aspetti, ma – non so come – la recita di Trieste “teneva” nel suo complesso di più.
    L’interpretazione di Scarpia mi ha dato qualcosa: non più mellifuo e insinuante, ma un uomo di potere che gioca sapendo di vincere sempre, un nuovo aspetto nell’interpretazione.
    Mi faceva notare mia moglie un aspetto che non avevo preso in considerazione ancora, pur avendo visto l’opera più volte: l’ultimo pensiero di Tosca prima di morire non è per Mario, ma per Scarpia. Terribile!

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    • Amfortas 20 maggio 2013 alle 7:06 pm

      Furio, ciao! Mi fa sempre piacere essere d’accordo con i miei lettori, è un buon segno 🙂
      Licitra aveva una voce meravigliosa, accidenti…e comunque la musica va vissuta live, non c’è nulla da fare, quel mondo si vive in teatro.
      Tua moglie ha notato bene, del resto sul rapporto vittima/carnefice c’è tutta una letteratura e tra Scarpia e Tosca l’attrazione, malsana ok, è evidente.
      Ciao e grazie.

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      • Furio P. 22 maggio 2013 alle 10:51 pm

        … e qui Puccini ha gioco, facendo cambiare il finale di Sardou

        Spoletta, à Floria qui, pendant ce temps, a gagne le fond.
        —Ah! Démon!… je t’enserrai rejoindre ton amant!
        Floria, debout sur le parapet.
        —J’y vais, canailles!

        Il Nostro fa cattivi pensieri… ma come diceva il Divino Giulio: “A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”

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      • Amfortas 23 maggio 2013 alle 7:24 am

        Furio, ciao! Come saprai sono molte, non solo in Tosca, le differenze tra le fonti drammaturgiche e le riduzioni dei librettisti. In questa arte Verdi era un vero maestro, anche se per ottenere quella brevità che tanto gli interessava era costretto a vere e proprie sevizie sui vai Piave, Cammarano ecc ecc.
        Per quanto riguarda Puccini, credo che davvero i suoi cambiamenti (e la sua musica) abbiano reso immortale un testo non straordinario, destinato se non all’oblio, almeno a una sopravvivenza stentata.
        Ciao e grazie 🙂

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