Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria di Così fan tutte di Mozart alla Fenice di Venezia, ovvero la scuola dei gabbiani assassini.

Le mie cronache semiserie dall’orrida Venezia non sarebbero tali se non cominciassi, come sempre, con qualche nota di costume. Perciò mi sento obbligato d’informare che nella città lagunare è ormai prassi, attraverso le calli, una specie di senso unico alternato per i pedoni.
Così fan tutte, Venezia 19 maggio 2013
L’alternanza consiste nella possibilità di essere investiti dal trolley di 150 kg trascinato a stento da una giapponesina oppure essere travolto da un gruppo d’alpini in evidente stato euforico (non chiedetemi che ci facessero gli alpini a Venezia, forse un raduno?). Io, che sono notoriamente aperto a tutte le esperienze, ho deciso, con un certo orgoglio, di provare entrambe le opzioni. Son cose che si raccontano ai nipoti, con quell’espressione un po’ choosy (ma che in realtà è dovuta al rimbambimento dell’età) di chi è sopravvissuto ad avventure memorabili e ormai la sa lunga sulla vita.
C’è poi il problema dei gabbiani affamati, più volte affrontato su queste pagine.
Ora, il gabbiano è un uccello che una volta viveva soprattutto di pesci e per tirar su il pranzo doveva faticare non poco in mare aperto, seguendo le scie dei pescherecci o delle navi e disputandosi una mezza sardina con gli squali e le orche. Una lotta dura per la sopravvivenza. La bestiolina, potenza dell’evoluzione, a un certo punto ha notato che sulla terraferma, al riparo dai marosi e dalle correnti, gli umani lasciavano in giro un sacco di cibo e che anzi, in casi particolari ma non rarissimi, alcuni di questi umani potevano diventare loro stessi un alimento altamente proteico. Non solo, appiccicati l’uno all’altro nelle strettissime calli gli uomini non hanno possibilità di fuga, quindi perché perdere un’opportunità di trovare cibo a rischio zero?

Un "cucciolo" di gabbiano assassino.

Un “cucciolo” di gabbiano assassino.

Questa e altre circostanze hanno trasformato gli eleganti volatili in assassini spietati, che dall’alto si buttano in picchiata sugli uomini appena abbattuti dai trolley (o dagli alpini), li smembrano con gli acuminati artigli e ne straziano poi i corpi con il becco.
Insomma, son diventate bestie pericolose e, vi dirò, spesso di dimensioni non trascurabili: ipotizzo i 35-40 kg, visto che anche ieri, sotto ai miei occhi, un paffuto neonato americano è stato ghermito dalla culla sotto lo sguardo inebetito dei genitori che si stavano mangiando una pizza del diametro di un metro.
Insomma, la ricerca del cibo regola la vita degli animali e degli uomini. Così fan tutti, si potrebbe dire.
Ritroviamo questa visione un po’ cinica della vita, in qualche modo, anche nell’allestimento di Damiano Michieletto per il Così fan tutte di Mozart.
Si potrebbe discutere a lungo – ed è stato fatto – se questa lettura crudele del testo di Da Ponte e soprattutto della musica di Mozart sia strettamente pertinente: a me pare che sia un’interpretazione convincente, perché in quest’opera ci sento un notevole retrogusto amarognolo e non solo la constatazione che le esperienze negative aiutano ad affrontare meglio il futuro.
Nel contesto, quindi, il finale meno lieto del consueto fotografa lo smarrimento delle due giovani coppie, forse troppo segnate dagli avvenimenti trascorsi e subiti per “fare finta di niente”.
Al di là delle speculazioni filosofiche, come sempre bisogna dare atto a Michieletto di portare avanti con coerenza la propria idea drammaturgica e, soprattutto, di realizzarla in modo sontuoso attraverso le splendide scenografie di Paolo Fantin.
La vicenda si svolge in un Hotel a cinque stelle che lo spettatore vede da varie prospettive. La hall, il bar, i corridoi, la camera delle due sorelle Fiordiligi e Dorabella. Il tutto è possibile grazie all’impiego dello stesso impianto girevole già usato per il Don Giovanni e per Le nozze di Figaro, e l’azione scenica scorre fluida, senza intoppi. I particolari dei singoli ambienti sono curati con cura viscontiana, tutto sembra vero e non solo realistico. In un bar così ci porterei volentieri gli amici, intendo. E sono certo di non aver mai dormito in una stanza così lussuosa.3voun1368449656
I costumi, di Carla Teti, sono bellissimi e ricordano – specie quelli di Ferrando e Guglielmo – quell’atmosfera glamour che fa (ceva) tanto Milano da bere, ma non trascurano la caratterizzazione degli altri personaggi, in particolare la spumeggiante servetta Despina. Molto centrate anche le luci di Fabio Barettin.
Inoltre Michieletto fa muovere tutti i personaggi, coro compreso, secondo un disegno preciso, rigoroso, che garantisce quel furibondo e teatralissimo alternarsi di malintesi, equivoci e travestimenti di cui la trama è ricchissima.
La parte musicale è stata all’altezza della regia e cioè convincente e addirittura, per certi versi, entusiasmante, a cominciare dalla direzione di Antonello Manacorda che ha confermato una volta di più il suo feeling con le partiture mozartiane della trilogia.
Forse nel Così fan tutte la prova del direttore è stata addirittura migliore di quanto lo sia stata nelle occasioni precedenti. Quello di Manacorda è un Mozart virile, corposo, che però non suona mai pesante o clangoroso e anzi, approfondisce la sensualità e la dolcezza di alcune pagine musicali. Paradigmatico, in questo senso, lo straordinario accompagnamento al Rondò (Per pietà, ben mio, perdona) di Fiordiligi o al terzetto Soave sia il vento. D’altro canto ammirevole è sembrata la leggerezza e la trasparenza ottenute – da un’Orchestra della Fenice strepitosa – nei momenti in cui la musica è connotata di brillantezza (i due terzetti iniziali, l’aria di Guglielmo del primo atto, le scorribande di Despina).
Una prova da incorniciare.Così Bar
Tra i protagonisti ha svettato su tutti Maria Bengtsson, una Fiordiligi impeccabile nel canto (nel Rondò già nominato, ma anche nell’altrettanto temibile Come scoglio) per pertinenza stilistica, fraseggio e intonazione immacolata. L’artista – come peraltro tutti gli altri, ma a mio parere Fiordiligi è il personaggio più tormentato dell’opera – è stata anche magnifica nella resa scenica, per la recitazione e per l’indubbia avvenenza della figura.
Molto bene ha figurato anche José Maria Lo Monaco, voce di mezzosoprano importante dal timbro gradevole, che episodicamente negli acuti è sembrata forzare un po’, ma che ha risolto il personaggio di Dorabella brillantemente, trovando espressività nei momenti più riflessivi della parte.3xzeu1368449948
Reputo eccellente la caratterizzazione di Caterina Di Tonno, che ha affrancato il personaggio da eccessi scenici e vocali che spesso riducono Despina a una macchietta, quando invece è dopo Don Alfonso, il motore della vicenda. Una donna concreta, non una vanesia zoccoletta.
Don Alfonso è forse il personaggio che Michieletto ha connotato con eccessiva pesantezza (un alcolista, forse è troppo), ma anche in questo caso pur soddisfacendo le esigenze del regista Luca Tittoto è stato intelligente a compensare col canto nobile eventuali forzature sceniche.3nmvu1368450114
Alessio Arduini si è mosso con disinvoltura nei panni di un Guglielmo dalla vivacità mascolina prorompente ma temperata d’ironia. Il giovane baritono (molto bravo nell’aria Donne mie la fate a tanti) ha voce omogenea, di buon volume ed è spigliato in scena.
Anicio Zorzi Giustiniani, anch’egli ottimo dal lato attoriale, ha accusato un attimo di stanchezza nella cavatina del secondo atto (Tradito, schernito) che si è manifestata con una certa tensione negli acuti, ma ha cantato assai bene l’aria Un’aura amorosa, per la quale si è meritato l’applauso a scena aperta.
Bene anche il Coro, preparato da Claudio Marino Moretti.
Da sinistra: Luca Tittoto, Alessio Arduini, José Maria Lo Monaco, Maria Bengsston, Marlin Miller, Caterina Di Tonno.
Il pubblico, numerosissimo, non solo è stato generoso di applausi con tutta la compagnia artistica ma ha manifestato il suo gradimento anche durante la recita, con applausi a scena aperta e sottolineando con contenute risate i passaggi più divertenti.
Non credo di riuscire a rivedere il Don Giovanni e Le nozze di Figaro, perciò linko qui le recensioni scritte gli anni scorsi.
Don Giovanni
Le nozze di Figaro

Un saluto a tutti, alla prossima.
A seguire, la locandina.

VENEZIA, TEATRO LA FENICE, 19 maggio 2013: Così fan tutte di W.A.Mozart

 

Fiordiligi Maria Bengtsson
Dorabella José Maria Lo Monaco
Despina Caterina Di Tonno
Don Alfonso Luca Tittoto
Ferrando Anicio Zorzi Giustiniani
Guglielmo Alessio Arduini
 

Maestro concertatore e Direttore Antonello Manacorda

Regia Damiano Michieletto
Scene Paolo Fantin
Costumi Carla Teti
Luci Fabio Barettin
 

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice

Maestro del Coro Claudio Marino Moretti

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10 risposte a “Recensione semiseria di Così fan tutte di Mozart alla Fenice di Venezia, ovvero la scuola dei gabbiani assassini.

  1. Heldentenor 20 maggio 2013 alle 10:55 pm

    Sembra interessante, forse è l’opera di Mozart che meno mi piace, ma messa così, caro Amfortas, mi viene voglia di andarla a vedere.

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    • Amfortas 21 maggio 2013 alle 9:20 am

      Heldentenor, ciao, tutta la trilogia mozartiana di questa produzione è molto interessante. Gli allestimenti possono essere discussi ma, almeno a mio parere, sono comunque meditati e realizzati assai bene.
      Ciao e grazie.

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  2. Iris 21 maggio 2013 alle 7:31 am

    “Cosi’ fan tutte” ovvero “Tutto il mondo e’ paese”. Parecchi anni fa, sull’onda della passione per i libri di Rosamunde Pilcher, visitai la Cornovaglia. Purtroppo un gabbiano atlantico assassino (atlantico, non mediterraneo, ovvero con un’apertura alare simile a quella di un albatros) attacco’ il mio bambino, portandogli via il suo cornish pasty e lasciandogli, per furtuna, tutte le dita. Ando’ peggio al giapponese seduto accanto a noi che stava leccando il gelato e che se la cavo’ con alcuni punti di sutura al labbro superiore. E guarda che non sto scherzando.
    Ciao!
    IRIS

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  3. Mattioli 22 maggio 2013 alle 8:46 am

    Ciao Paolo,

    contento di averti visto alla Fenice in eccellente forma (gabbiani permettendo). Non ho capito se la tua recensione si riferisce alla matinée di domenica 19 maggio (nella scheda è scritto aprile); nel caso, ti segnalo che Ferrando non era Miller, ma Anicio Zorzi Giustiniani. A me questo Così è piaciuto un sacco (e chi se ne frega me lo dico da solo).
    Ciao ciao

    AM

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    • Amfortas 22 maggio 2013 alle 9:15 am

      Alberto, ciao! Quest’anno, per motivi troppo lunghi da spiegare, la confusione tra aprile e maggio (mia e di altri) mi sta procurando un sacco di problemi. Che siano gli effetti postumi dell’anestesia generale? 🙂 Spero di sì, perché l’alternativa è il rincoglionimento, pure quello generale. Ma, visto che ormai questo post è diventato chiaramente un’appendice di Nat Geo Wild, preferisco pensare che trovandomi in laguna ho preso un granchio :-). Quando hai mangiato le moleche l’ultima volta?
      A parte gli scherzi, grazie per la correzione. Approfitto dell’occasione per fare le mie scuse ad entrambi i tenori coinvolti in questo equivoco.
      Spettacolo molto buono e anche cantato assai bene, come già abbiamo constatato.
      Ciao e grazie, ci ribecchiamo.

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  4. principessasulpisello 24 maggio 2013 alle 10:42 am

    Gabbiani Killer!? Maledizioneeeee

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  5. Sara 14 settembre 2013 alle 1:17 pm

    L’introduzione alla recensione è qualcosa di meraviglioso!!! Ora mi leggo tutte le tue cronache veneziane…

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  6. Amfortas 14 settembre 2013 alle 4:29 pm

    Sara, certo che anche tu te le cerchi! Guarda che le recensioni dall’orrida sono tante 😉
    Ciao e grazie!

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